IL BUCO IN TESTA

Domenica, 15 Novembre 2020

Il buco in testa, il nuovo film di Antonio Capuanosarà presentato in prima mondiale, fuori concorso, alla 38ma edizione del Torino Film Festival.  Il film, con Teresa SaponangeloTommaso Ragno e Francesco Di Leva, è prodotto da Eskimo con Rai Cinema in associazione con Minerva Pictures e Mad Entertainment.

Sinossi:  Maria S. vive vicino al mare, in provincia di Napoli. Ha un lavoro precario, nessun amore. Una madre praticamente muta. Quarant’anni prima, un militante dell’estrema sinistra ha ammazzato suo padre, vicebrigadiere di polizia poco più che ventenne, nel corso di una manifestazione politica. 

Maria è nata due mesi dopo…

Un giorno apprende che l’omicida del padre ha un nome, un volto, un lavoro. Ha scontato la sua pena e vive a Milano. “Adesso so chi odiare”, pensa Maria. Si tinge i capelli e prende un treno veloce per andare a incontrarlo. Ha con sé una pistola. 

Cast

 

Maria Serra

 

TERESA SAPONANGELO

 

Guido Mandelli

 

TOMMASO RAGNO

 

Fabio Violante

 

FRANCESCO DI LEVA

 

Alba Veneruso Serra

 

VINCENZA MODICA

 

Rita Serra

 

GEA MARTIRE

 

Dottoressa Mayer

 

ANITA ZAGARIA

 

Titti

 

DARIA D’ANTONIO

 

Myra

 

BRUNA ROSSI

 

Danilo De Chiara

 

ALBERTO RICCI HÖISS

 

Dionisio Montuori

 

VINCENZO RUGGIERO

 

Il figlio di Guido Mandelli

 

MARCO RISIGLIONE

 

L’amico di famiglia

 

ANGELO IMPERATORE

 

 

Note di regia

 

Dimmi il motivo per cui vuoi fare un film sulla mia vita”, disse la ragazza.

Eravamo al telefono. Io non la conoscevo, né l'avevo mai vista. Avevo solo sentito la sua voce alla radio, un’intervista.

Era nata nell'autunno del 1977, in una cittadina della fascia costiera a sud di Napoli, orfana di padre. Un padre ammazzato prima che lei nascesse. A Milano, mentre prestava servizio durante una manifestazione di militanti di estrema sinistra. Vicebrigadiere di Pubblica Sicurezza Antonio Custra, 25 anni, III Reparto Celere.

Il racconto che ne faceva era semplice, spedito, quasi allegro. I media le stavano prestando attenzione, perché questa ragazza - dopo 30 anni! - aveva voluto incontrare, caso unico, l'assassino del padre.

Lo volevo guardare negli occhi”, diceva. “Forse sarei riuscita a liberarmi dall'odio che mi blocca da quando sono nata. Ho un buco in testa, dal quale ancora non riesco a venir fuori.”

Io ero incollato alla radio, come sempre succede, quando avverto intorno a me un corto circuito. Subito pensai che quell’emozione, quella storia, dovevo trasferirla, muoverla avanti. La vita di quella ragazza "nata morta" come lei diceva di sé, bisognava farla conoscere, rivivere.

Mi misi subito a cercare i suoi recapiti, il numero di telefono, eccetera. E le telefonai. Le dissi che l'avevo sentita alla radio e quanto mi era piaciuta. Le dissi il mio nome, cognome, quello che faccio. Lei mi ringraziò, sembrava semplice e franca. Da allora più di una volta la chiamai, e sempre parlammo cordialmente. Poi le dissi che avrei voluto, dalla sua storia, tirar fuori, potendo, un film. Lei cominciò a difendersi, sottrarsi. Diceva che la sua storia era troppo brutta.

Non tengo la testa per queste cose, e poi da che so' stata a Milano e l'ho incontrato… mi pare, non lo so, che qualcosa sta cambiando. Come se averlo conosciuto mi avesse squagliato tutti i brutti sentimenti.”

Ma io non la mollai e dopo un po' lei mi chiese di dirle il motivo vero che avevo. E a che, e a chi, sarebbe servito un film così.

Se non raccontiamo queste cose al cinema a che ci serve il cinema? dissi ad Antonia.

Dall'altro lato, lei se ne stava zitta. La tua vicenda, dissi, ha molti elementi e risvolti di interesse… È la nostra storia. La “lotta armata” degli anni ‘70, in Italia, in Europa, vogliamo ancora parlarne o no? Di quelli che quelle lotte fecero o subirono… Dove sono adesso, che fanno, come vivono? Vogliamo provare, questo è il caso, ad entrare nella casa di uno di loro? Hanno scordato tutto?

No”, disse lei. “Si pensa che col tempo passa pure il dolore ma non è così. I ricordi fanno male per sempre.”

Le dissi anche, un film che parli anche di te, Antonia, serve anche per non lasciarti sola. Vorrei che tutti noi potessimo conoscerti. Stare con te, quando mangi, la sera, in cucina con tua mamma. Quella giovane sposa subito vedova. Quando entrando dal balcone, guardi la foto di quel giovane poliziotto dietro un vaso di rose rosse. Sentire il battito del tuo cuore quando arrivi a Milano Centrale in mezzo a tutta quella gente. Quando entri nel bar e lo vedi. Quello che uccise tuo padre. Dapprima da lontano. Vorrei vedervi, insieme. Che vi parlate. Tu cosa gli dirai? Che ti risponderà, lui?

Sentivo il suo respiro

Questo, più o meno, ci siamo detti quel giorno, con Antonia.

Antonio Capuano

Il regista

antonio capuano è nato a Napoli, dove ha sempre lavorato e vissuto.

Scenografo, pittore, sceneggiatore, regista, autore per il teatro, docente all’Accademia di Belle Arti della sua città.

 

Dopo aver lavorato a lungo come scenografo nel Centro Produzione Rai di Napoli, approda al cinema, nel 1991, con Vito e gli altri, dapprima “Premio Solinas” per la sceneggiatura, poi “Miglior Film” tra quelli presentati alla “Settimana della Critica” nell’ambito della Mostra del Cinema di Venezia e “Nastro d'argento” per il miglior regista esordiente. Racconto audace e asciutto della difficile vita dei bambini di strada a Napoli, è il film che segna l’inizio di quella che sarebbe poi stata considerata la “nuova onda” del cinema napoletano negli anni Novanta.

 

Dopo il cortometraggio Pallottole su Materdei (al Torino Film Festival, 1995) e il film collettivo L’unico paese al mondo (1994), cine-manifesto contro l’ascesa del potere di Silvio Berlusconi, nel 1997 Pianese Nunzio, 14 anni a maggio con Fabrizio Bentivoglio, sul tema scabroso della pedofilia nella chiesa, in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, lo fa conoscere al grande pubblico.

 

Del 1998 è I vesuviani, film collettivo in cinque episodi (il suo è Sofialorèn, gli altri sono di Corsicato, De Lillo, Incerti, Martone), anch’esso in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. L’anno successivo dirige e presenta al Festival di Locarno Polvere di Napoli, scritto con il futuro premio Oscar Paolo Sorrentino. Nel 2001 Luna rossa, storia di malavita costruita come una tragedia greca, con Toni Servillo e Licia Maglietta (“Globo d’oro” della stampa estera come “Miglior Film”), è ancora in concorso a Venezia.

Con La guerra di Mario (2005), in Concorso al Festival di Locarno, e poi a quello di Toronto, Capuano torna al tema centrale della sua cinematografia, l’infanzia. Per la sua interpretazione, Valeria Golino vince il “David di Donatello” come miglior attrice protagonista.

 

Le sue opere più recenti sono Achille Tarallo (2018) e Bagnoli Jungle (2015). Con quest’ultimo è tornato, venticinque anni dopo Vito e gli altri, alla “Settimana della Critica” a Venezia, come evento speciale di chiusura.

Negli anni precedenti aveva anche realizzato Giallo? (2009) in collaborazione con tecnici e allievi dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli, e L’amore buio (2010), presentato alle “Giornate degli Autori” della Mostra del Cinema di Venezia e vincitore del “Premio Fice” come “Miglior Regista Indipendente”.

Nel 2005 il MoMa Museum of Modern Art di New York ha programmato una retrospettiva completa delle sue opere.

 

Il buco in testa (2020), presentato in anteprima mondiale al 38. Torino Film Festival, sarà distribuito nel 2021.

 

teresa saponangelo è nata a Taranto e si è formata, professionalmente, soprattutto a Napoli. Da ragazza abita nel quartiere Monte di Dio, nel palazzo che ospita il Teatro Politeama e in qualità di “vicina” è ammessa eccezionalmente alle prove generali di spettacoli storici, come La Gatta Cenerentola di Roberto De Simone con la Nuova Compagnia di Canto Popolare, o Anna dei miracoli, il celebre testo di William Gibson nella versione di Giancarlo Sepe con Mariangela Melato. Debutta in palcoscenico appena quindicenne e al teatro resta poi profondamente legata: recitando in compagnia dapprima con Giacomo Rizzo (Ce penza mammà), poi con Mario Martone (I dieci comandamenti da Viviani), Toni Servillo (è premio Ubu nel 2000 per Il tartufo), Giorgio Barberio Corsetti e, più recentemente, con Valerio Binasco e Francesco Saponaro.

È grazie al cinema tuttavia, alla metà degli anni Novanta, che comincia a farsi maggiormente conoscere e apprezzare. Esordisce nel 1996 ne Il verificatore di Stefano Incerti (con cui collaborerà anche ne I vesuviani), cui fanno seguito, a strettissimo giro, Ferie d’agosto di Paolo Virzì, Isotta di Maurizio Fiume, Pianese Nunzio 14 anni a maggio di Antonio Capuano, con cui torna a lavorare in Polvere di Napoli. Per quest’ultimo film è premiata, nel 1998, con il “Sacher d’oro”, mentre il “Premio De Santis”, l’anno successivo, la elegge “miglior attrice emergente”. Seguiranno, negli anni, il “Premio Fice” e il “Premio Vittorio Mezzogiorno” nel 2004, il “Premio Magna Grecia” nel 2005.

Negli anni è stata diretta, tra gli altri, ancora da Paolo Virzì (Tutta la vita davanti, 2007), Silvio Soldini (Le acrobate, 1996; Cosa voglio di più, 2010), Sergio Rubini (Tutto l’amore che c’è, 1999), i fratelli Taviani (Luisa Sanfelice, 2003), Cristina Comencini (Bianco e Nero, 2007), Silvana Maja (protagonista, nel 2006, di Ossidiana nel ruolo della pittrice suicida Maria Palligiano), Pippo Mezzapesa (Il paese delle spose infelici, 2011 e Il bene mio, 2017), Ascanio Celestini (La pecora nera, 2010), Gianfranco Cabiddu (La stoffa dei sogni, 2016). È stata due volte candidata come miglior attrice protagonista ai Nastri d’Argento: per In principio erano le mutande di Anna Negri e Te lo leggo negli occhi di Valia Santella.

Molte, soprattutto negli ultimi anni, anche le partecipazioni a film e serie per la televisione. È per tre stagioni consecutive, a partire dal 2008, nel cast de La nuova squadra, interpretando il ruolo del sovrintendente di polizia Alessia Marciano; nel 2006 è coprotagonista, con Raul Bova in Attacco allo Stato per la regia di Michele Soavi. Più recentemente la si è vista ne Il sindaco pescatore di Maurizio Zaccaro (2016), Sirene di Davide Marengo (2017), Vivi e lascia vivere (2020) di Pappi Corsicato. Ha inoltre condotto un programma tv sul teatro, Palco e retropalco, lavorato per la radio, con Stefano Bollani e soprattutto con Toni Servillo (Bordello di mare con città e Don Giovanni involontario), inciso audiolibri di narrativa contemporanea italiana per l’editore Storytel.

Intenso il rapporto artistico con Antonio Capuano che oltre che nei film citati – e ne Il buco in testa – l’ha diretta anche a teatro: in Flusso di coscienza dell’intellettuale Giana in atto di fellatio, un testo di Pasolini rielaborato da Francesco Piccolo e in Le serve da Genet.

 

tommaso ragno è nato a Vieste e si è formato alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano, debuttando in teatro nel 1988 ne La seconda generazione per la regia di Mario Martone (che lo dirigerà anche in Woyzeck da Georg Büchner). Negli anni a seguire ha lavorato con Luca Ronconi, Giorgio Strehler, Toni Servillo, Valerio Binasco, André Ruth Shamma, Emma Dante, Marco Sciaccaluga. E soprattutto ha stretto un sodalizio di lunga durata con Carlo Cecchi, sotto la cui direzione ha interpretato capolavori di Shakespeare, Cechov, Büchner, Ibsen.

Alla fine degli anni Novanta, all’impegno sul palcoscenico si sono affiancati anche cinema e televisione. Per il grande schermo ha esordito nel 1997 con Tutti giù per terra di Davide Ferrario; nel 2002 il primo ruolo da protagonista, accanto a Iaia Forte, in Chimera di Pappi Corsicato; nel 2007 è accanto a Isabelle Huppert in Médée miracle di Tonino De Bernardi. Molti i ruoli e le partecipazioni degli ultimi anni: con Bernardo Bertolucci (Io e te, 2012), Paolo Virzì (La pazza gioia, 2016), Emidio Greco (Il consiglio d’Egitto, 2002, L’uomo privato, 2007), Roberta Torre (Riccardo va all’inferno, 2017), Maria Sole Tognazzi (Io viaggio sola, 2013), Pupi Avati (Un ragazzo d’oro, 2014), Alice Rohrwacher (Lazzaro Felice, 2018), Eros Puglielli (Copperman, 2019). Tra le sue ultime interpetazioni, Il cattivo poeta di Gianluca Iodice e Tre piani di Nanni Moretti, tratto dall’omonimo romanzo di Eshkol Nevo, in sala nel 2021.

In televisione è stato tra i protagonisti di Distretto di Polizia 11, delle serie Sky 1992 e 1993 e de Il miracolo, serie diretta da Niccolò Ammaniti, per la quale, nel 2019, ha ricevuto il “Premio Flaiano” per la miglior interpretazione. Nello stesso anno, per il film tv diretto da Roan Johnson La stagione della caccia, tratto da uno dei romanzi storici di Andrea Camilleri, ha vinto il “Premio nazionale Franco Enriquez”. Sempre per il piccolo schermo ha partecipato al film tv di Raiuno Fabrizio De André – Principe libero di Luca Facchini, alle due stagioni de La porta rossa per la regia di Carmine Elia e, per Netflix, alla prima e seconda stagione di Baby, diretto da Andrea De Sica. Negli Stati Uniti ha inoltre partecipato alla quarta e ultima stagione di Fargo, la pluripremiata serie ispirata dall’omonimo film dei fratelli Coen.

francesco di leva è nato a Napoli e la sua carriera di attore ha inizio alla fine degli Anni Novanta, con l’avvio di un’intensa collaborazione con il regista Aurelio Grimaldi (molti film, fino al recente Il delitto Mattarella). Facendosi poi apprezzare, tra gli altri, in Pater familias (2003) di Francesco Patierno, Vento di terra (2004) di Vincenzo Marra, Certi bambini di Andrea e Antonio Frazzi, Noi credevamo di Mario Martone. Ma è soprattutto l’interpretazione in Una vita tranquilla (2011) di Claudio Cupellini a guadagnargli prestigiosi riconoscimenti (il “Premio Biraghi – migliore rivelazione dell’anno” del Sindacato dei Giornalisti Cinematografici, il “Premio LARA” dell’associazione degli agenti cinematografici, la targa per il “Miglior Attore non protagonista” al Bobbio Film Festival) compresa la candidatura ai David di Donatello come miglior attore non protagonista.

A teatro è stato uno dei protagonisti dell’adattamento teatrale di Gomorra (Oscar per il teatro Miglior attore rivelazione nel 2008), e di molte drammaturgie contemporanee e regie soprattutto di Giuseppe Miale Di Mauro (Bianco polvere, 12 baci sulla bocca, Educazione siberiana), con il quale ha fondato il Teatro Napoli Est Teatro (NEST), sala e centro di produzione teatrale, nato dal recupero di una scuola abbandonata della periferia napoletana. È nell’ambito delle attività di quest’ultimo che nasce la collaborazione con Mario Martone e la produzione de Il sindaco del rione Sanità da Eduardo, “Premio le Maschere del teatro” come miglior spettacolo dell’anno, da cui è stato poi tratto il film, “Premio Pasinetti” alla Mostra del Cinema di Venezia 2019, grazie al quale è stato candidato come miglior attore protagonista ai David di Donatello e ai Nastri d’argento. Per Martone ha anche recitato nel recentissimo Qui rido io.

Non poche infine anche le partecipazioni a film e miniserie per la tv: Il clan dei camorristi, Squadra antimafia, Tutti pazzi per amore, Distretto di polizia fino alla recente serie Amazon Maradona – Sueno bendito di Edoardo de Angelis.

 

 

 

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