Viviroma.it spettacoli a Roma - Recensione di: L'amore a domicilio

Martedì, 23 Giugno 2020

Perché non dovete perdevi questa brillante commedia d’amore? Perché è come un medicinale che dovete assumere per sentirvi meglio dopo questo lock-down. 
Perché tutto nasce da una detenzione domiciliare ed è una situazione che abbiamo provato noi tutti in questi mesi di quarantena sanitaria. 
Poi però esce sempre il sereno, ed è questa la vera lezione, quando ‘amor che nulla amato amar perdona’
Il film è di Emliano Corapi, distribuito da Adler Entertainment, uscito direttamente in streaming su Amazon Prime Video. Racconta di un amore che fa fare cose impensabili. ‘L'amore a domicilio’ è un film da vedere: una storia molto originale, brillante e divertente. E abbiamo Miriam Leone sempre più capace di dare spessore alla storia e che per la prima volta usa la sua lingua, il catanese. Per i suoi fan e per tutti noi è un piacere sentirla nella sua lingua natia. Sembra più corposa la sua recitazione e il personaggio acquista veridicità. Anna, la protagonista, è vera. La sua storia di redenzione è recitata con passione, si sente il lavoro fatto insieme al coprotagonista, Simone Liberati, non è una commedia girata tanto per fare cassa e gli interpreti ci tengono e credono nel soggetto, anche se di contenuto leggero. 
Inoltre la location dell’appartamento ai domiciliari stimola la recitazione come se fossimo a teatro.


L’incipit :
‘A 12 anni mi hanno regalato una bicicletta per andare a scuola. Che io ricordi quella bicicletta è stata la cosa che più ho desiderato nella vita. Passavo le lezioni con la paura che fuori me la rubassero: un'ansia senza fine. Finché un giorno sono uscito, e la bicicletta non c'era più. È stata una liberazione.’
E’ la weltanschauung di Renato, chiuso nel suo mondo del disimpegno. La paura di soffrire per qualcosa, lo blocca nell’indifferenza. Quando incontra Anna segregata in casa, per lui è una festa: nessuno potrà portargliela via, come quella bici. 
Lasciamo la parola al regista e sceneggiatore Emiliano Corapi:
 ‘Il film ruota attorno a questa ambientazione degli arresti domiciliari. Anna si trova in'questa situazione. Renato, uno che ha sempre evitato il coinvolgimento, a un certo punto decide di intraprendere un'avventura sentimentale perché pensa di essere garantito da questa cosa degli arresti domiciliari. Da qui viene risucchiato dentro una storia e diventa il vero prigioniero’.
Sono due anime congelate dalle delusioni.
Corapi: ‘È lui che sfida la sua prigione, che è quella della paura. Un'altra prigione è quella della solitudine di Anna.‘
Miriam Leone invece suggerisce recitare in dialetto, idea che è subito piaciuta, racconta: ‘Mi sembrava interessante raccontare un personaggio immaturo sentimentalmente tornando al mio passato, alla mia storia. Il mio passato universitario era il momento della mia incompiutezza. Sono andata a cercare dei personaggi che avevo conosciuto nella mia storia, personaggi originali nella Catania dei primi 2000, l'Università dei Benedettini, un posto originale. E mi sembrava interessante tornare a questa radice. Questa giovane donna matura nell'arco del film, i suoi sentimenti sono completamente chiusi, non ha nessun rapporto con l'altro se non da questa finestra. Mi sembrava interessante ricorrere al mio dialetto. Quando trovi un personaggio con luci e ombre in te si accende qualcosa e mi interessa molto questa bad girl, per la sua dimensione di animale in gabbia.’
Tutti noi pensiamo a Veronica Castello di 1992,1993, 1994, personaggio che  ha un po congelato la sua recitazione in un luogo comune. Miriam ci spiega: ‘È un territorio che ho esplorato molto, perché è lontano da me. La cosa più bella di questo mestiere è mettersi nei panni degli altri, fare cose che non faresti mai: non credo che diventerò mai una rapinatrice, e ringrazio Emiliano perché mi ha dato la possibilità di esplorare questo aspetto di una criminale che è tale perché è sola, è un animale in fuga. Mi affascina chi nel bivio della vita prende la scelta sbagliata, ma magari ha una redenzione, è un percorso affascinante’.
Simone Liberati è la controparte ideale di Miriam. Dal classico esordio nel Cinema Delle Periferie con Cuori puri si libera con la Profezia dell’armadillo e ci piace fin dall’inizio a passeggio per Roma.
Noi abbiamo una grande tradizione rivalutata ultimamente: Steno, Salce, Puccini. E poi sono i 100 anni di Alberto Sordi. Anche in questo film si ride e si pensa, e non delude. E il finale con l’esame su Dante, ottimo pretesto per spiegare tutto e dare un senso a quel maledetto verso 103. Ma qual’è il vero inferno?
Bravo Emiliano.

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