Abbiamo visto TUTTO L’ORO CHE C’È di Andrea Caccia

Domenica, 24 Novembre 2019

Solo quando ci siamo perduti - in altre parole solo quando abbiamo perduto il mondo - cominciamo a trovare noi stessi, e a capire dove siamo, e l’infinita ampieazza delle nostre relazioni. (H.D.Thoreau)

Cento minuti di immagine documentaristiche si intrecciano con cinque storie nell'area del Ticino:
 

- Un fiume. Un ragazzino.

- Un uomo nudo tra gli alberi.

- Un’ arma. Un cacciatore in attesa di una preda.

- Un carabiniere errante

 - Un anziano cercatore d’oro.

A queste si alternano altri personaggi, umani, animali, opere dell'uomo e della natura, che un filo di trama percorre senza pretendere di spiegare alcunché. Semplicemente osservando attentamente, come se la natura scrutasse l'uomo che passa, a volte con il fragore di un elicottero, altre con la delicatezza di un corpo nudo.

Il film/documentario, proiettato sabato scorso al cinema Massimo di Torino nell’ambito del 37° Torino Film Festival, racconta la vita e a tratti la desolazione dei luoghi vissuti dal regista nella sua infanzia. E lascia del tempo allo spettatore per riflettere, cosa rara oggi al cinema.

OFF TuttoLOroCheCe 03

Titolo Originale: Tutto l’oro che c’è

Genere: Documentario di creazione

Durata: 100’ Colore,

DCP 2k,

Dolby 5.1

No dialoghi

Soggetto, Sceneggiatura e Regia Andrea Caccia 

Fotografia Massimo Schiavon | Andrea Caccia 

Suono di presa diretta Luca Bertolin

Montaggio del Suono Riccardo Studer | Tommaso Barbaro

Sound Design Massimo Mariani

Montaggio Cristian Dondi | Andrea Caccia

interpreti Filippo Caccia | il ragazzino

Rinaldo Molaschi | il cercatore d’oro

Francesco Falzone | il carabiniere

Daniele Ferrario | il naturista

Roberto Vailati | il cacciatore

Prodotto da Dugong Films (IT), Rough Cat (CH), Picofilms (FR) Coprodotto da RSI, Radiotelevisione Svizzera Italiana In associazione con Shoot & Post (Sweden)

Con il supporto di Eurimages, Mibac DG Cinema, Lombardia Film Fund, Piemonte Doc Fund, Ticino Film Commission, CNC Fonds a l’innovation Audiovisuelle e Scam

Persone reali che passano le loro giornate immerse nella natura; dove la realtà assume di volta in volta le tinte del racconto poliziesco, della fiaba, del poema metafisico. Cinque esistenze che non si incontrano mai, parte di un’unica, instancabile e sospesa narrazione.

Tutto l’oro che c’è nasce da questo sguardo. Dai pomeriggi nel bosco con mio figlio Filippo e dalla fortuna di avere conosciuto Rinaldo - il cercatore d’oro - che con i suoi racconti mi ha permesso di vedere oltre l’orizzonte del fiume. L’idea ha preso forma e le figure inizialmente immaginate sono diventate persone in carne e ossa. Un ragazzino, un anziano, un cacciatore, un carabiniere e un naturista; esseri umani che ri- spondono a una logica naturale di azioni. L’incontro successivo con Roberto, Daniele, Francesco ha cominciato ad aprire quel diaframma che separa l’idea dalla pratica, la fantasia dalla realtà, svelandomi una luce e una prospettiva nuova per guardare il mondo che volevo raccontare. Adattandomi al loro passo, lasciandomi guidare nelle zone nascoste - distinte ma sovrapponibili - del loro cuore, ho finito per trovare lo scenario del film. Lentamente, la loro ricerca quotidiana si è fatta la mia ricerca di realtà.

Una racconto dalla morfologia incerta, che come un fiume, cambia continuamente; si muove, ramifica, rallenta e mai si ferma. Che mostra la complessità del reale, mediante la scomposizione delle parti. Un film di osservazione. Dal movimento alla sospen- sione, verso una sorta di immobilità percettiva che sia punto di equilibrio tra natura e mente. Crasi visiva in cui cinema del reale e cinema di finzione, si nascondono uno dietro l’altro, finendo per abbattere la loro (in)naturale separazione.

Un film scolpito con la natura e il tempo

Da quando sono tornato ad abitare nei pressi del fiume Ticino, ho conosciuto molte persone che vivono a stretto contatto con la natura del luogo. Nelle passeggiate lungo il greto del fiume o nello scuro dei boschi, spesso mi sono imbattuto in figure “ataviche”, che mi hanno parlato, incuriosito,
stupito, spaventato. Corpi, volti, gesti, forme, provenienti dalle profondità del tempo, ma ancora capaci di suggerire significati profondi e incredibilmente attuali, sul rapporto tra uomo e natura, tra conoscenza e istinto, tra mente e corpo.

Mi sono sempre piaciuti i fiumi. Sono nato a Novara e cresciuto a Romentino, uno dei paesi del Parco Naturale del Ticino Piemontese. Da bambino non vedevo l’ora di andare con mio padre e mio fratello a tirare i sassi nel fiume. Contavamo i rimbalzi sull’acqua e ogni volta ci stupivamo di come sembrassero volare sulla linea d’argento che sottolineava la fine della sponda. Ci dicevamo di come tirandoli, avevamo modificato il loro destino. Ricordo i picnic con la famiglia e poi da adolescente, le birre con gli amici. Le tracce degli uomini sotto i ponti, nelle anse, sulla rara sabbia. Ricordo l’odore dell’acqua salmastra che rimaneva sulla pelle dopo il bagno, che dava la sensazione di essere parte della natura. Il profumo dell’estate e gli insetti. Tutti quei cartelli con scritto riserva di caccia. Ricordo il freddo e la paura. Il caldo e la noia. La sensazione di essere fermi nel tempo e nello spazio.

Per 15 anni ho vissuto a Milano. Mi sono sposato, ho avuto due figli e da qualche tempo vivo a Cuggiono, paese del Parco Lombardo della Valle del Ticino. Sono sull’altra riva rispetto a venti anni fa. Quando riesco porto i bambini a tirare i sassi nel fiume. Guardo i loro lanci e nell’istante del rimbalzo sull’acqua che precede l’affondo della pietra, mi chiedo come si può pensare anche solo per un momento, che le nostre azioni, pos- sano davvero modificare il corso delle cose. Vedo gli alberi mutilati dalla piena, i resti dei picnic spazzati via. I teli da spiaggia abbandonati tra i sassi bianchi. L’or- gia di libellule sulla riva. L’acqua del fiume che cambia continuamente colore. Osservo immobile lo scorrere della vita, mentre cerco qualcosa che possa brillare come quella luce che vedevo da bambino.

IL REGISTA

Andrea Caccia nasce sulle sponde piemontesi del Fiume Ticino. Dopo gli studi di pittura e regia, si dedica al documentario creativo e all’insegnamento del linguaggio visivo, come principale strumento di analisi della realtà.

Curioso sperimentatore delle tecniche di messa in scena, di ripresa e montaggio, ha diretto lavori molto diversi tra loro, attraversando con naturalezza i generi e dando vita a uno stile sfuggente e del tutto personale.

I suoi lavori hanno ricevuto riconoscimenti e sono stati selezionati da numerosi festival in tutto il mondo, tra i quali Venezia, Locarno, Rotterdam, Karlovy Vary.

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