Viviroma.it spettacoli a Roma - Abbiamo visto JUDY con una RENÉE ZELLWEGER da Oscar

Lunedì, 04 Novembre 2019

Bellissimo il film visto in anteprima alla Festa del Cinema di Roma. La storia di Judy Garland, della sua voce straordinaria, della vita prestata allo spettacolo.

Dopo un flashback che mostra Judy bambina alle prese con il casting del Mago di Oz il film ci racconta una fase problematica della sua carriera, quando la Garland, per le sue intemperanze ed assenze, ormai non riesce più a lavorare e rischia di perdere anche la custodia dei figli.

Una trasferta a Londra farà ritrovare a Judy (interpretata da una strepitosa Renée Zellweger) i fasti del passato allontanandola però dai figli.

La maternità, la genitorialità più in generale, attraversa molti dei film visti alla RomaFF14, qui è raccontata benissimo da RUPERT GOOLD. 

Due scene valgono da sole tutto il film:

- l'incontro con i due assidui fan che, dopo una vana ricerca di un ristorante aperto, finisce con una cena a casa loro con attimi di dolcissima condivisione;

- il momento in cui Judy rimane senza parole dall'emozione sul palco di Londra ed il pubblico inizia ad intonare la sua canzone; brividi puri.

Film imperdibile!

judy manidefestojpg

JUDY 

un film di 

RUPERT GOOLD 

con 

RENÉE ZELLWEGER 

distribuito da 

NOTORIOUS PICTURES 

durata 118' 

DAL 19 DICEMBRE AL CINEMA 

 

CAST ARTISTICO 

RENÉE ZELLWEGER in Judy Garland 

JESSIE BUCKLEY in Rosalyn Wilder

FINN WITTROCK in  Mickey Deans

RUFUS SEWELL in Sid Luft

MICHAEL GAMBON 

RICHARD CORDERY 

ROYCE PIERRESON 

DARCI SHAW 

ANDY NYMAN
DANIEL CERQUEIRA 

BELLA RAMSEY
LEWIN LLOYD
TOM DURANT-PRITCHARD 

JOHN DAGLIESH
ADRIAN LUKIS 

GEMMA-LEAH DEVEREUX 

GUS BARRY
JODIE MCNEE 

Siamo nell’inverno del 1968 e la leggenda dello showbiz Judy Garland (Renée Zellweger) arriva nella Swinging London per esibirsi al "The Talk of the Town". Sono passati 30 anni da quando è diventata una star grazie a Il Mago di Oz, e anche se la sua voce si è indebolita, ne ha però guadagnato in intensità drammatica. Mentre si prepara per lo show, Judy litiga con i manager, affascina i musicisti e si abbandona ai ricordi insieme agli amici e agli adorati fan: il suo spirito e il suo entusiasmo risplendono. Persino i suoi sogni più romantici sembrano prendere vita, mentre inizia a essere corteggiata da Mickey Deans, che diventerà presto il suo quinto marito. Eppure Judy è fragile. Dopo aver lavorato per 45 dei suoi 47 anni, è esausta, afflitta dai ricordi di un’infanzia perduta e tormentata dal desiderio di tornare a casa dai suoi figli. Riuscirà a trovare la forza per andare avanti? 

LA TRAMA 

1939, Hollywood: una giovane Judy Garland (16 anni) ripensa alla sua vita da bambina; è esausta per il pesantissimo programma delle riprese e si scaglia contro il controllo esercitato dallo Studio su ogni aspetto della sua vita.
Il capo della MGM, Louis B. Mayer, le dice che ha una scelta: o fare tutto quello che lui le chiede, così da diventare una star, o andare via e cadere nel dimenticatoio. 

Trent'anni dopo, la Garland si prepara per esibirsi in un piccolo teatro di Los Angeles con i suoi figli piccoli, Lorna e Joey. Lo show business è tutto ciò che lei abbia mai conosciuto, ma la sua voce non è quella che era un tempo, il suo pubblico sta diminuendo e lei è profondamente indebitata. Judy è ridotta ad accettare paghe di poche centinaia di dollari.
Arrivata al suo hotel più tardi quella notte, Judy scopre che il conto non pagato ha portato il manager a dare la sua suite ad un altro ospite. 

Senza avere altra scelta, Judy si rivolge a malincuore al padre dei bambini, Sidney Luft, per avere un posto in cui stare. Judy e Sid sono divorziati e in guerra per la custodia. Dopo aver messo i bambini a letto, Sid e Judy discutono sulla loro vita; Sid li vorrebbe a casa con lui, ma Judy non sopporta l'idea di separarsi da loro: ha bisogno che stiano con lei anche quando è in viaggio. 

Lasciando i bambini da Sid per la notte, Judy si incontra con la figlia più grande, Liza Minelli, a una festa in una casa sulle colline di Hollywood. Mentre è lì, un giovane uomo d'affari, Mickey Deans, si presenta. Il suo fascino e le lusinghe conquistano Judy, così passano la notte a ridere e parlare. Tra di loro scatta la scintilla. 

Judy fa visita al suo avvocato che le dice che ha bisogno di guadagnare soldi se vuole pagare i 4 milioni di dollari che deve al fisco e se vuole dare una casa ai suoi figli. Le offerte lavorative potrebbero essersi esaurite negli Stati Uniti, ma Londra la ama ancora: allora perché non accettare l'invito di Bernard Delfont ad apparire in una serie di spettacoli per un periodo di 5 settimane nel suo nightclub alla moda, "The Talk of the Town"? 

Judy acconsente e si stacca dolorosamente dai suoi figli. Arriva a Londra dove incontra Delfont e Rosalyn Wilder, che è stata assunta per occuparsi della notoriamente inaffidabile Signora Garland. Judy si innervosisce oltremodo durante la prima prova e si rifiuta di cantare, sostenendo di star preservando la sua voce per la serata di apertura. Wilder e il leader della band, Burt Rhodes, sono comprensibilmente preoccupati, ma tutto ciò che possono fare è lasciarla tornare nel suo hotel per riposarsi prima del suo debutto la notte seguente. 

Non avendo potuto parlare con i suoi figli al telefono e preoccupata per la sua voce, Judy non riesce a dormire.
La sera del debutto, Judy non si riesce a trovare da nessuna parte. Rosalyn si precipita nell'hotel di Judy e irrompe nella sua camera, per trovare una Judy priva di sonno e piena di sedativi, troppo nervosa per cantare, che implorare Rosalyn di cancellare lo spettacolo. Rosalyn riesce a mettere a Judy un vestito da sera e la porta al nightclub. 

Judy inciampa sul palco, l'accogliente applauso del pubblico la elettrizza: il palcoscenico è la sua casa, i suoi fan sono il suo amore più grande. Offre una performance di grande successo. 

Dopo lo spettacolo, Judy si riprende nel suo camerino; è completamente esausta e la sua voce è rauca. Ha paura di non arrivare fino alla fine.
Di nuovo in albergo, ha ancora difficoltà a dormire. La sua mente torna ai suoi giorni dello Studio, quando le venivano somministrate pillole per aiutarla a dormire, pillole per aiutarla a stare sveglia e pillole per aiutarla a perdere peso. Ricorda una festa in piscina per il suo sedicesimo compleanno – o meglio la data ritenuta più conveniente dallo Studio per una festa di compleanno nella sua agenda fitta di appuntamenti – quando le è stato vietato di mangiare la sua torta di compleanno e lei si ribella saltando nella piscina completamente vestita. 

Le esibizioni di Judy al Talk of the Town continuano a ricevere grandi consensi, ma ogni sera si sente sempre più stanca e, senza i suoi figli, sempre più sola. Una notte, dopo lo spettacolo, trova due dei suoi fan più accaniti, Stan e Dan, che aspettano alla porta per il suo autografo. Sono stupiti quando Judy suggerisce di cenare insieme e finiscono per portarla a casa per una omelette. 

Judy viene a conoscenza delle difficoltà che i due omosessuali hanno avuto nel nascondere la loro relazione a causa delle persecuzioni legali: la musica di Judy ha fornito loro conforto per tutta quella sofferenza. Lei è profondamente commossa. Judy torna nel suo albergo per passare un'altra notte insonne. Viene sbalzata fuori dal letto da un martellare alla porta e dall'improvvisa apparizione di Mickey Deans che la travolge tra le sue braccia. Judy è entusiasta: vanno a fare shopping, lei lo presenta alla band – si sente di nuovo giovane. 

La sua felicità finisce con un'intervista televisiva in cui l'intervistatore le chiede dell'impatto che la sua carriera ha avuto sui suoi figli. Judy si sente in colpa e beve molto dopo l'intervista. Non è in grado di esibirsi quella notte ma insiste per andare in scena - inevitabilmente viene fischiata sul palco. 

In quel dolore, Judy ricorda le conseguenze del suo atto di ribellione alla sua festa del 16° compleanno. Louis B. Mayer la affronta e le ricorda che potrebbe portarle via la fama e la fortuna con la stessa facilità con cui gliele ha donate. Spaventata, dice che non lo deluderà mai più. 

Tornando al 1968, il giorno dopo essere stata fischiata sul palco, Judy si scusa con Delfont. Lui insiste sul fatto che lei veda il suo medico, che le comunica che la sua salute è cagionevole e che dovrebbe stare a casa, a rilassarsi con i suoi figli. Mickey riesce a farla uscire dal suo stato malinconico, annunciandole di aver iniziato un accordo con una catena di cinema che le permetterà di ritirarsi e comprare una casa a Los Angeles - sarà in grado di passare tutto il suo tempo con i suoi figli. 

Judy è euforica - non può immaginare la sua vita senza Mickey al suo fianco e gli propone di sposarsi. Lui, preso dal suo entusiasmo, accetta. 

Felicemente sposata, e con Mickey negli Stati Uniti per chiudere l'accordo con i cinema, Judy ritorna sul palco e continua i suoi spettacoli al Talk of the Town. Tutto è perfetto, finché una notte Sid vola a Londra per dirle di persona che sebbene i bambini la amino, vogliono comunque continuare a vivere con lui. Judy è devastata e si rifiuta di credergli. Si precipita in albergo, dove scopre che Mickey è tornato dagli Stati Uniti. La sua gioia si trasforma in disperazione e rabbia quando apprende che l'affare del cinema è fallito. Non potrà ritirarsi e non potrà tornare a casa. 

Più sola che mai, Judy beve molto prima di salire sul palco - dimentica le sue canzoni, la sua voce è spezzata, e sotto un fiume di fischi, inciampa e cade. Fuggendo dal club, fa una telefonata a Lorna per chiedere se lei e Joey volessero davvero stare con Sid. Quando Lorna le dà conferma di ciò, Judy nasconde la sua devastazione e conforta sua figlia, dicendole che è una cosa buona che vogliano stare con il padre. 

Dopo la disfatta della notte precedente, Rosalyn arriva all'albergo di Judy per informarla che Delfont ha cancellato il resto degli spettacoli.
Judy riflette sulla sua fortuna, incluso il vero amore che riceve dai suoi fan. Chiede a Rosalyn di poter tornare con lei al Talk of the Town, solo per dire addio. 

Judy ricorda il momento in cui nel 1939 decise di mettere l'adulazione dei suoi fan prima di ogni altra cosa. Dopo tutti questi anni, Judy non è ancora in grado di resistere al pubblico. Chiede il permesso di salire sul palco per un'ultima volta. Sebbene la sua esibizione sia trionfale, la sua voce vacilla mentre si avvicina alla fine di Over the Rainbow. Ma il suo pubblico non la abbandona e – guidato da Stan e Dan - si alza in piedi e canta con lei la canzone. 

 

IL FILM
Judy Garland: The talk of London Town 

Fino al 1969 Judy Garland si è esibita in teatro e al cinema con una carriera durata oltre quarant'anni, conquistando tutto il mondo con il suo spirito, la sua intensità e le sue incredibili doti vocali.
"Sono solo una delle milioni di persone che si sono innamorate di lei", dice Renée Zellweger del suo personaggio nel film Judy. 

"È amata e venerata a livello internazionale, come probabilmente la più grande performer che sia mai esistita".
Eppure, nonostante ciò, il 1969 vide una Garland molto diversa dalla baby star degli anni '30 e la celebrità hollywoodiana degli anni '40 e '50. La vita dura l'aveva resa inaffidabile e, mentre il lavoro diminuiva, si era indebitata e aveva perso la casa.
Nel tentativo di guadagnare denaro per provvedere ai suoi figli piccoli, Judy ha accettato un lavoro redditizio, cantando per una stagione di cinque settimane a Londra al Talk of the Town, l'elegante night club di Bernard Delfont. 

Londra è stata l'ultima risorsa per Judy in molti modi, afferma lo sceneggiatore Tom Edge: "Londra era uno degli ultimi posti di cui Judy aveva ancora dei ricordi affascinanti e spensierati. Per Judy era sia un’ancora di salvezza che un'opportunità per dimostrare a se stessa e agli altri che poteva ancora farcela". 

Rosalyn Wilder, assunta da The Talk of the Town per occuparsi di Judy durante la sua permanenza, ha ricordato l'enorme cambiamento che aveva attraversato Londra nel decennio precedente, rendendola una mecca culturale: "Non c’era la buona cucina, la cultura, la moda; poi ad un tratto è arrivato tutto, tutto. Le persone avevano i soldi, le persone volevano vedere spettacoli, le persone volevano andare fuori, fare cose e essere viste". 

È stato il periodo che il drammaturgo Peter Quilter ha esaminato nel suo successo teatrale, "End of the Rainbow", che il produttore del film, David Livingstone, ha visto e da cui è stato ispirato per sviluppare un’analisi più profonda del personaggio di questa icona globale. 

Dopo aver acquisito i diritti sullo spettacolo di Quilter, Livingstone si è affidato al premiato scrittore Tom Edge per tradurlo sul grande schermo: "David mi ha chiesto di dare un'occhiata a quell’opera, poiché sentiva che c'era una grande storia da raccontare a proposito del periodo di Garland a Londra. Non sapevo molto di lei – forse portavo con me il cliché della Garland. Ma mentre iniziavo a guardare le sue interviste televisive dalla fine degli anni '60, ho visto subito che si trattava di una donna che era davvero appassionata, arguta, acuta e consapevole di sé – una donna che conosceva i cliché esistenti su di lei ed era disposta a giocarci. Scrivere quel personaggio, cercando di trovare la mia versione della Garland, mi è sembrata una grande sfida". 

Edge ha ampliato la portata della storia includendo scorci sul passato di Judy, per aiutare il pubblico a capire meglio la Judy che vedono sullo schermo. Ma era anche deciso a non far percepire Judy come una vittima del suo passato - era una sopravvissuta e non si arrese mai - era questa qualità che tanto ispirava le sue legioni di fan e che Edge desiderava celebrare alla fine della sua sceneggiatura. "David mi parlava del film già da alcuni anni", dice Cameron McCracken, uno dei produttori esecutivi del film e Managing Director di Pathe, principale finanziatore e distributore del film, "Ma ero titubante, per la percezione generale di Judy come figura tragica. Ciò che mi ha fatto cambiare idea è stata la sceneggiatura che David ha sviluppato con Tom. Non si è allontanato dalle tragedie della vita di Judy, ma è riuscito a celebrare il suo genio e il suo spirito indomito - è stata mostrata come una figura ispiratrice piuttosto che tragica. E il finale del film è stato meravigliosamente edificante!". Questa forte reazione al materiale è stata condivisa da BBC Films e Ingenious Media, che sono entrati subito a far parte della produzione. 

Per il pluripremiato regista, Rupert Goold, "Una delle cose che mi ha davvero attratto della sceneggiatura è che riguardasse in particolare due momenti della carriera di Judy: l'inizio e la fine. Il film sarebbe potuto diventare una sorta di opera passionale sulla tragica fine e apoteosi di una specie di santa secolare. Sia una storia sulle origini che di una redenzione finale". 

Questo equilibrio di come il passato trasformi il presente e di come le performance nascondano la realtà, ha affascinato Goold: "Garland è una star di Hollywood all'antica. È remota, come lo sono tutte le stelle dell'età dell'oro, ma ero interessato al mondo in cui bilanciare la leggenda con la donna umana e reale: la madre e il mito. Ciò che sembrava molto umano era l'esplorazione nella sceneggiatura del bisogno di Judy di trovare l'amore e di trovare una casa - dopo tutto "non c'è un posto come casa" - per trovare la normalità". 

Portare la storia lontano dalla consueta struttura del biopic - uno sprint cronologico attraverso i "pezzi migliori" della vita di una persona - e invece concentrarsi in profondità su un particolare momento, è stato anche un importante punto di forza per la sua attrice protagonista, Renée Zellweger: "Pensavo che in questo film ci fosse l'opportunità di esplorare qualcosa che non viene spesso considerata quando si pensa a questa personalità immensa – cosa lei riponeva nel suo lavoro e quanto ciò le sia costato. Questo era un periodo della sua vita in cui lavorava perché aveva bisogno di lavorare, ma fisicamente aveva bisogno di riposare. La sua voce, la cosa che le dà valore e autostima, è anche la cosa che lei sta distruggendo, pur di prendersi cura dei suoi figli". 

Il film analizza anche il perché le performance di Judy le abbiano tolto tanto. "La maggior parte delle persone mette una maschera di fronte alla telecamera o ad un pubblico", dice Zellweger, "Penso che con Judy, invece, si veda la persona vera". "Penso che si sia come capovolta e abbia portato ogni singola sensazione, esperienza, relazione e sogno all'esterno del suo corpo", aggiunge Jessie Buckley, che interpreta Rosalyn Wilder. 

Rufus Sewell, che interpreta Sid Luft, è d'accordo. "Riesce a prendere qualsiasi canzone e caricarla di tutta la sua esperienza personale, un barlume di qualcosa di molto più grande; fa sentire la canzone come la punta di un iceberg". 

La sua capacità di sopravvivere a una vita di performance estenuanti era anche qualcosa che Edge voleva enfatizzare nella sua sceneggiatura: "Mi sono reso conto che la Garland che immaginavo era unidimensionale, e in realtà si trattava di una donna che racchiudeva molto di più". 

Anche il catturare quelle sfumature nel personaggio e lo spirito divertente che Judy non aveva mai perso è stato un fattore importante per Rupert Goold: "Ero interessato a cercare di riconnettermi con il suo lato sexy, spiritoso, pericoloso ed emotivamente disponibile". 

La storia di Rosalyn 

Concentrarsi su un periodo così specifico della storia di Judy Garland richiedeva una conoscenza e un livello di comprensione che David Livingstone e Tom Edge non riuscivano a trovare in nessuna delle numerose biografie di Garland. Fortunatamente, hanno avuto accesso a una testimone oculare - e non una qualsiasi testimone oculare. 

Rosalyn Wilder, che si occupava di Judy per Bernard Delfont durante la sua permanenza a Londra, è stata in grado di fornire un resoconto del suo periodo con Garland al The Talk of the Town. Dopo averla rintracciata tramite un'intervista con la fanzine di Judy Garland, la sua guida come consulente per il film si sarebbe rivelata indispensabile. 

"Rosalyn è stata la porta d’ingresso su tutto ciò che riguarda questa storia; tutto il film è davvero cambiato grazie a lei", spiega Livingstone. "È una donna formidabile - divertente, allegra, con un'enorme quantità di informazioni sul mondo delle discoteche londinesi degli anni '60 e su come la Garland era dal vivo". 

"Le mie prime impressioni su Judy Garland erano che fosse estremamente piccola, molto fragile e piuttosto silenziosa, in qualche modo si tendeva a proteggerla", spiega Rosalyn Wilder. "Le persone o sono star o non lo sono. Judy Garland lo era di certo". 

Tuttavia, anche se i concerti sono iniziati bene, "sono state alcune settimane difficili", mentre Rosalyn cercava di gestire a fatica le ore di lavoro con Judy. "Rosalyn e Judy hanno una delle relazioni più interessanti nel film" commenta Rupert Goold. "Vediamo una ragazza molto normale, scettica nei confronti di tutti i pettegolezzi che vengono affibbiati agli artisti e alle celebrità, che incontra una diva vecchio stile". 

Jessie Buckley, che è stata scritturata per interpretare il ruolo della Wilder nel film, commenta: "Penso che abbiano stretto amicizia perché c'è un punto in cui le loro maschere cadono per entrambe e capiscono che ognuna sta solo cercando di risalire con la propria vita, il modo in cui vogliono viverla, senza dover giocare a essere qualcosa o qualcun altro. La professionalità di Rosalyn è qualcosa che sovrasta i suoi sentimenti personali, eppure Judy riesce a scalfirla. Creano sicuramente una sorta di amicizia". 

Diventare Judy 

L'interesse di Renée Zellweger era chiaro fin da subito quando è stata scelta per interpretare il ruolo di Judy: essendo una sua grandissima fan da sempre, era un'opportunità e una sfida che non poteva lasciarsi sfuggire.
Per Livingstone e Goold, Zellweger era la scelta più ovvia per interpretare la parte di Judy. 

"Non c'era nessun altro che avesse la capacità di cantare, recitare ed entrare nella parte in quel modo. E per fortuna, Renée aveva la stessa età di Judy nel momento in cui lei ha fatto questi spettacoli a Londra", spiega Livingstone.
"Avevamo bisogno di qualcuno che avesse anche un lato comico, tra le altre cose, perché Judy era esilarante, e rinomata per quello", aggiunge Goold. "Penso che poiché Renée abbia fatto molte commedie di alto profilo, la gente potrebbe riuscire a metter da parte film come Ritorno a Cold Mountain, per il quale ha vinto un Oscar®, e alcuni degli altri film drammatici che ha realizzato. Nonostante sia straordinariamente bella e talentuosa, riesce a connettersi con le persone reali in un modo incredibile". 

Zellweger aveva le sue motivazioni per raccontare questa storia: "Come persona creativa, non c'è niente di più eccitante che uscire dalla propria zona di comfort. Volevo anche dedicarmi a quei momenti intermedi che sembrano superflui quando si sta raccontando la storia di una persona". 

Con Renée a bordo, il passo successivo è stato quello di catturare il look di Judy Garland.
David Livingstone spiega: "Quando Renée ha accettato il ruolo, voleva essere sicura di essere reale, onesta e autentica, non sembrare quindi una caricatura". 

Un anno prima che iniziassero le prove ufficiali, Renée iniziò ad allenarsi con un vocal coach negli Stati Uniti, prima di iniziare a provare per 4 mesi con il direttore musicale del film, Matt Dunkley.
"Ciò che mi ha attratto di questo progetto cinematografico è stato che era un'opportunità unica per rivisitare queste canzoni classiche e il meraviglioso repertorio di canzoni americane, con alcuni arrangiamenti davvero magnifici", dice Dunkley

Nonostante abbia avuto precedenti esperienze di canto in film come Chicago, l'allenamento per diventare Judy Garland è stato un enorme passo verso l'ignoto per Zellweger.
Per impersonare una figura così singolare non bastava solo il canto: l'accento distintivo, il tono della voce e i movimenti durante le esibizioni sul palco, tutto doveva essere perfetto. Dunkley ha sempre avuto fiducia nell'abilità di Zellweger su quel fronte: "È un'attrice che sa cantare piuttosto che una cantante che sappia recitare. Quindi, ho sempre saputo che il lato della recitazione sarebbe stato fantastico. Si è allenata con un vocal coach per ottenere il suono della voce di Judy e la sua pronuncia e ha lavorato con un coreografo per duplicare il suo modo di muoversi. Judy era piuttosto nervosa nei movimenti del suo corpo e il modo in cui Renée la imita è incredibile". 

Rupert Goold è rimasto ugualmente colpito dalla trasformazione fisica di Zellweger: "Una delle mie parti preferite della sua performance è come lei tiene le spalle. Judy aveva questa curvatura della spina dorsale che la faceva apparire molto più vecchia e fragile di quanto non fosse realmente nella seconda parte della sua vita. Il primo giorno ho pensato: Oh wow, lei è un’attrice perfetta, è qualcuno che interpreta un ruolo, non sta solo indossando un vestito". 

Per Renée Zellweger, la trasformazione fisica che è stata in grado di manifestare è dipesa molto dalle abilità del parrucchiere e del make-up designer Jeremy Woodhead, quanto quelle della costumista Jany Temime.
Jeremy Woodhead ha apprezzato la sfida, resa ancora più piacevole dal suo soggetto: "Lavorando a stretto contatto con gli attori come facciamo noi, di solito instauriamo un buon rapporto con loro abbastanza velocemente, ma è bastato un momento con Renée. Mi sono innamorato subito di lei; lei è così semplice ma al contempo così professionale. Il suo umorismo è tangibile; il suo amore per la vita, la sua energia e la sua eccitazione per tutte le cose sono reali e molto simili a ciò che sembrava avere la Garland". 

Le ricerche sull'aspetto di Judy all'epoca erano fondamentali. "La cosa buona sulla Garland è che la sua vita è molto ben documentata; i suoi sguardi sono molto ben fotografati", continua Woodhead, "Si tratta di raccogliere tutte le informazioni e capire quali acconciature e quali trucchi possano stare bene su Renée, scartandone alcuni e spingendo su altri per compensare il fatto che le loro forme del viso sono piuttosto diverse. Abbiamo poi affinato le diverse acconciature che Judy Garland aveva in quel periodo e abbiamo deciso quali avrebbero funzionato meglio su Renée". 

Di uguale importanza è stato assicurarsi che i costumi si percepissero i più autentici possibili in quel periodo della vita di Judy.
"Tutti questi costumi sono interamente creati da Jany Temime, e tutti sono influenzati da ciò che Judy Garland indossava in determinati momenti, pur rilevando la progressione del suo personaggio", afferma David Livingstone. "Jany è fantastica perché quando ha un'idea diventa intransigente; lei non si accontenta di qualcosa di meno straordinario", dice Zellweger. "Questi costumi erano fantastici e poterli indossare uno dopo l'altro e con una costruzione del personaggio così perfetta, era incredibile. Ha anche adattato e costruito i vestiti in base alla postura di Judy, che è un po’ diversa dalla mia, infatti se mi alzavo in piedi come faccio di solito io, gli abiti non mi stavano più bene". 

"Ho voluto fare il film perché ero una fan, una superfan di Judy Garland", dice Temime. "Abbiamo anche avuto la possibilità di ricreare dei look molto belli della Londra del 1968 e dell'iconica Hollywood degli anni '30. Era una scatola dei sogni per me e ho disegnato tutti i costumi del 1938 con quello spirito: come un film di Hollywood nel più grande periodo di Hollywood". 

Judy non era la prima collaborazione tra Temime e la Zellweger: "Ho lavorato con Renée molto tempo fa su Bridget Jones e siamo rimaste in contatto. È un'attrice incredibile e interpreta Judy incredibilmente bene. La prima scena che abbiamo girato mentre lei cantava... stavo quasi piangendo". 

I look sul palco e quelli fuori scena erano nettamente diversi tra loro, commenta Temime: "I costumi di scena sono ispirati a quelli che indossava Judy Garland: luccicanti, color oro, costosi. Indossa costumi da spettacolo perché è una donna che sa offrire uno spettacolo. Poi per la Judy nella vita reale, ho pensato di vestirla come se si fosse portata a casa alcuni abiti di scena, perché penso che molte attrici portassero a casa quello che indossavano nel film. Renée indossa davvero una borsa Chanel e una sciarpa Hermes di mia madre! Anche nella vita normale, lei sembrava sempre pronta per i paparazzi. Ma quando è in albergo da sola, tutto cambia". 

L'outfit preferito da Temime è l'abito blu polvere per il suo matrimonio con Mickey Deans: "C'è qualcosa di così tenero. Mi è stato detto che l'ha disegnato lei stessa. Quello che ha disegnato per lei è blu chiaro, pieno di piume - sembrava un pollo! 

Ma è bellissimo e abbiamo creato un vestito ispirato a quello originale, e Renée lo indossa con così tanto brio".
Lavorando insieme, Woodhead e Temime sperano di aver creato qualcosa di speciale per Zellweger. 

"Volevamo ricreare quel periodo senza renderlo ammuffito o polveroso. Spero che sia tutto abbastanza vivo", afferma Woodhead.
David Livingstone è rimasto sbalordito dalla trasformazione totale di Renée. "Renée indossa delle lenti a contatto colorate, delle protesi e una parrucca. La sua postura del corpo si basa sullo studio prolungato di Judy. Ha ascoltato ossessivamente le registrazioni delle esibizioni di Judy per avvicinarsi ai suoi manierismi e al suo modo di parlare. È una trasformazione straordinaria". 

Tutto il cast e la troupe sono stati travolti dall’interpretazione di Renée.
Per Wilder, che ricordava la vera Judy com'era allora, la trasformazione fisica era sbalorditiva: "Renée Zellweger ha questa capacità unica di trasformarsi in chiunque le venga chiesto di essere. Quando ho visto come il trucco e i vestiti l'hanno trasformata, sono rimasto assolutamente sbalordito. Non avevo mai visto una tale trasformazione nella mia vita; era quasi impossibile da credere".
"Quando la guardi sui monitor o sul set, è spaventoso quanto lei sembri viva", aggiunge Jessie Buckley. "Ci sono momenti in cui lei si immerge completamente e Renée non assomiglia più a Renée. Sembra solo Judy; la sua fisicità, la sua voce, il suo ingegno e la sua paura sono proprio lì nei suoi occhi".
Tom Edge è d'accordo sugli elementi che Zellweger porta al ruolo: "Ci sono un nervosismo e una fragilità nella sua fisicità, che Renée ha assolutamente catturato. Stava imparando a cantare come Judy Garland alla fine della sua carriera, quando la voce era spezzata e c'erano note che non raggiungeva più. Renée è in grado di offrire quei piccoli momenti in cui si vedono la confusione e il dolore della Garland". Nonostante interpreti la protagonista, tuttavia, Zellweger si è sentita solo una piccola parte di una squadra molto più grande, che ha lavorato per dare vita a Judy: "Con il lavoro di Jany sui vestiti, il lavoro di Brett Tyne con la voce, la bellezza degli arrangiamenti di Matt e la direzione di Rupert, tutto insieme ha dato vita a qualcosa di unico".
"Renée è incredibilmente gentile" aggiunge Tom Edge. "A tutte le ore delle riprese, anche quelle notturne più lunghe, andava in giro chiedendo agli attori secondari: 'Come stai?'. Penso che l'intera troupe abbia fatto gli straordinari senza lamentarsi, e lo ha fatto per lei, per il modo in cui lavora, per la sua gentilezza e generosità durante questo processo". 

Non sei iscritto, partecipa a Vivi Roma!

Eventi

Chi è in linea