Viviroma.it spettacoli a Roma - Abbiamo visto THE IRISHMAN di Martin Scorsese alla Festa del Cinema di Roma

Lunedì, 21 Ottobre 2019

Abbiamo vissuto queste tre ore e mezzo di cinema come il testamento cinematografico di Martin Scorsese che è ritornato a dirigere Rober De Niro, per la prima volta in coppia con Al Pacino.

TheIrishman

Il film nasce grazie a Netflix che ha messo a disposizione del regista 160 milioni di dollari per realizzare un racconto epocale che si avvale di tecnologie sperimentali per ringiovanire gli attori.

A differenza di quanto avveniva in passato infatti, non sono stati scelti attori differenti per interpretare i protagonisti da giovani ma un incredibile lavoro di sei mesi di post produzione ha ringiovanito Robert De Niro e compagni dove serviva.

Il risultato è sorprendente ed apri nuovi scenari nel mondo del cinema: in futuro risusciteremo i vecchi divi di Hollywood?

UNA NUOVA TECNOLOGIA

“La prima volta che io e Marty abbiamo parlato del film abbiamo discusso di come fosse difficile rendere gli attori più giovani di venti o trent’anni”, racconta Pablo Helman, supervisore agli effetti speciali di Industrial Light & Magic (ILM). “Marty era preoccupato perché voleva girare questo film ma non era sicuro di poterlo fare. Di certo il fatto che gli attori dovessero recitare in una versione più giovane di se stessi era un ostacolo. Abbiamo parlato della possibilità di sviluppare una tecnologia che potesse fare una cosa simile, cioè farli ringiovanire.

“Eravamo a Taiwan a girare Silence, e lui mi ha dato il copione. L’ho letto in una notte. Ero entusiasta. ‘Ci sto’, ho detto. ‘Facciamo che Bob De Niro ringiovanisca di trent’anni, facciamo in modo che sia come in Quei bravi ragazzi. Facciamo una prova.”
Il regista non era del tutto convinto.

Racconta Helman: “Marty mi ha detto: ‘Di una cosa sono certo. Bob è un attore vero. Anche Pacino e Pesci lo sono. Di certo non si metteranno in testa un casco con due mini telecamere e non si faranno disegnare dei puntini su tutto il viso per fare qualcosa come la motion capture e diventare versioni più giovani di se stessi.’ Capivo il problema. Ho fatto un respiro profondo e ho detto: ‘Svilupperemo la tecnologia, una nuova tecnologia’. Così abbiamo inventato qualcosa di completamente inedito. Niente casco per l’attore e neanche puntini sul viso di qualsivoglia genere.”

Il sistema di telecamere e software sviluppato da ILM è stato in grado di catturare le espressioni facciali degli attori sul set a fianco di altri personaggi, senza l’uso di telecamere o segni visibili sul viso, e di ringiovanirli grazie alle loro versioni 3D computerizzate.

IL FILM

Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci sono i protagonisti di THE IRISHMAN di Martin Scorsese, un'epica saga sulla criminalità organizzata nell'America del dopoguerra, raccontata attraverso gli occhi del veterano della Seconda Guerra Mondiale, Frank Sheeran - imbroglione e sicario - che ha lavorato al fianco di alcune delle figure più importanti del 20° secolo. Il film racconta, nel corso dei decenni, uno dei più grandi misteri irrisolti della storia americana, la scomparsa del leggendario sindacalista Jimmy Hoffa, e ci accompagna in uno straordinario viaggio attraverso i segreti del crimine organizzato: i suoi meccanismi interni, le rivalità e le connessioni con la politica tradizionale.

INFORMAZIONI SULLA PRODUZIONE

Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci recitano nel film di Martin Scorsese THE IRISHMAN, un’epica saga sulla criminalità organizzata negli USA del dopoguerra raccontata dal punto di vista di Frank Sheeran, reduce della Seconda guerra mondiale, truffatore e sicario che ha lavorato per alcuni dei nomi più tristemente famosi del ‘900. Il film copre diversi decenni e racconta uno dei maggiori misteri irrisolti della storia americana, la scomparsa del leggendario sindacalista Jimmy Hoffa, offrendo un viaggio grandioso attraverso i segreti del crimine organizzato, tra i suoi meccanismi interni, le rivalità e i legami con la politica. Questo film drammatico con Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci, tratto dal libro ​“L'irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa” di Charles Brandt, è diretto Scorsese per Netflix e sceneggiato da Steven Zaillian. I produttori sono Martin Scorsese, Robert De Niro, Jane Rosenthal, Emma Tillinger Koskoff, Irwin Winkler, Gerald Chamales, Gaston Pavlovich, Randall Emmett e Gabriele Israilovici.

Con ​The Irishman Martin Scorsese, Robert De Niro e Joe Pesci tornano a lavorare insieme per la prima volta dopo 24 anni, un evento fortemente atteso e che verrà segnato negli annali del mondo della celluloide. Le collaborazioni tra Scorsese e De Niro in numerosi film, tra cui ​Taxi Driver, Re per una notte e Mean Streets - Domenica in chiesa, lunedì all'inferno, e con Pesci in Toro scatenato, Quei bravi ragazzi e Casinò, sono elencate tra i capolavori nella storia del cinema. Inoltre ​The Irishman segna la collaborazione storica tra questi tre artisti e Al Pacino. Pacino ha già lavorato con Robert De Niro, ma questo è per lui il primo film con il celeberrimo regista.

Robert De Niro è Frank Sheeran che, attraverso il racconto in prima persona della sua vita da sicario, ci conduce negli angoli più oscuri della criminalità organizzata, con le sue procedure, gli scontri, un’arcana organizzazione sociale e legami con la politica.
Al Pacino è Jimmy Hoffa, il controverso presidente dell’International Brotherhood of Teamsters (Fratellanza internazionale degli autotrasportatori) che ha consolidato il proprio potere tra gli anni ‘40 e ‘50 diventando il celebre leader del sindacato più potente del paese. Negli anni ‘60 Hoffa, personaggio ambizioso assetato di potere e coinvolto in attività criminali, era stato condannato per corruzione, frode e per aver manipolato una giuria. Dopo cinque anni esce dal carcere deciso a tornare agli antichi splendori. La sua arroganza e imprevedibilità lo portano a inimicarsi gli esponenti della malavita a cui è legato.

Joe Pesci è Russell Bufalino, detto il ‘il tranquillo Don’, un uomo che dietro alla sua azienda di tendaggi nascondeva enormi attività illegali. Bufalino introduce Frank Sheeran nel mondo della criminalità e caldeggia una sua amicizia con Hoffa, con conseguenze pesanti per tutti.
Inoltre il film vede la partecipazione di Harvey Keitel, Ray Romano, Bobby Cannavale, Stephen Graham, Anna Paquin, Domenick Lombardozzi, Stephanie Kurtzuba, Kathrine Narducci, Jesse Plemons e Welker White.

 

ALLA RICERCA DI QUALCOSA DI SPECIALE

Nel 1995, dopo Casinò, Martin Scorsese e Robert De Niro si sono messi a cercare un manoscritto con il quale continuare la loro storica e fruttuosa collaborazione. Hanno valutato storie e sceneggiature di generi diversi, senza trovare qualcosa che conquistasse la loro immaginazione. Entrambi hanno continuato con i

loro impegni individuali e inevitabilmente sono passati gli anni durante i quali ognuno ha partecipato ad altri film. Così è trascorso un decennio, poi due. Sembrava proprio che questa rimpatriata non sarebbe mai più avvenuta.
“Quando abbiamo girato Casinò siamo arrivati a un punto di svolta. È stata una specie di bivio”, afferma Scorsese. “Abbiamo continuato a cercare progetti da fare insieme, ma in quel periodo le nostre vite e carriere avevano preso direzioni diverse.”

In questo modo gli anni si sono trasformati in decenni.
“Dopo così tanto tempo, solo un progetto molto speciale avrebbe potuto rimettere assieme Bob e Marty”, dichiara la produttrice Jane Rosenthal, riferendosi a Robert De Niro e Martin Scorsese. In effetti la storia ‘molto speciale’, che avrebbe ispirato i due riportandoli assieme in quello che sarebbe diventato The Irishman, aveva catturato l’attenzione di De Niro già nel 2007.
Durante la lettura del libro “L'irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa” di Charles Brandt, De Niro era rimasto colpito dall’intricata saga del sicario Frank Sheeran e dai suoi legami con la criminalità organizzata. Così si è reso conto che questo racconto complicato e accattivante avrebbe potuto rappresentare l’occasione perfetta per tornare a lavorare con Scorsese.
“Con Marty avevamo parlato di un film che raccontasse la storia di un sicario anziano e stavamo per far partire la produzione”, racconta De Niro. Ma all’attore erano venuti dei dubbi. “Ho chiamato Marty è gli ho detto: ‘Dovresti proprio leggere il libro perché questa è la storia che dovremmo raccontare’”.
Il titolo originale “I Heard You Paint Houses” è intenso ed evocativo. Ecco un racconto di prima mano dell’operato di un sicario della malavita, oltre a una descrizione approfondita della criminalità organizzata e della corruzione dilagante che permeava gli USA durante il secondo dopoguerra, quando i boss si erano infiltrati in sindacati, governo e grandi aziende.
Questo libro aveva tutti gli elementi tipici di Scorsese: azione travolgente in un periodo d’oro per la mafia, un ricco ritratto di protagonisti indimenticabili e un’ampia scelta di personaggi secondari particolari di grande interesse, oltre a una storia di amicizia e famiglia e alle orribili conseguenze del tradimento.
De Niro ha spedito “L'irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa” al regista, ma Scorsese afferma che era convinto già prima di sfogliare la prima pagina.
“Bob ha descritto il libro fin nei più minimi particolari, soprattutto a proposito di Frank Sheeran. E mentre parlava, s’infervorava sempre di più. Mi sono reso conto che esisteva un legame profondo e che c’era, e uso di proposito questa parola, tanto ‘oro’ lì dentro”, dichiara Scorsese . “Sapevo che, se lui era stato in grado di entrare nel personaggio in quel modo, basandosi sulla struttura della storia e sulla situazione in cui Frank e le persone che incontra si sono ritrovati, allora mi sarebbe andata bene perché voleva dire che tutto era vero e genuino.”
Questa reazione vigorosa alla storia da parte di entrambi ha rappresentato il fattore determinante nella decisione di provare a realizzare un film. Il legame tra loro, un passato comune, il gusto e l’istinto sono stati tutti elementi che in passato hanno alimentato la loro collaborazione. Si tratta di qualcosa precedente a Mean Streets - Domenica in chiesa, lunedì all'inferno, il primo film che hanno girato insieme. Un legame così collaudato sarebbe funzionato di certo anche in questo caso. I due si conoscono da tantissimo tempo, come entrambi puntualizzano, visto che si sono incontrati la prima volta da adolescenti.
“Bazzicavo a Little Italy, il quartiere di Marty. Eravamo dei ragazzini e c’era un tipo che faceva da spola tra il nostro gruppo e quello di Marty”, racconta De Niro.

Scorsese rammenta che quando si sono conosciuti avevano più o meno sedici anni. “Poi però ci siamo persi di vista”, aggiunge. Poi molti anni dopo “Brian De Palma ci ha fatti incontrare di nuovo. E allora ho detto a Bob: ‘Mi ricordo di te. Tu sei Robert e andavi in giro con questo e quello’”.
“In quel momento io gli ho detto quanto mi fosse piaciuto ​Chi sta bussando alla mia porta”​ , commenta De Niro, citando una delle prime pellicole firmate del regista.

Aggiunge Scorsese: “In poche parole è l’unico che conosce le mie origini, che conosce il mondo che conosco io e penso che questo abbia portato ai film che abbiamo fatto insieme, a partire da ​Mean Streets - Domenica in chiesa, lunedì all'inferno​.”.
Oggi, dopo 46 anni, è evidente che la saga di Frank Sheeran, i suoi legami con i bassifondi e i rapporti con l’imprevedibile e pericoloso sindacalista Jimmy Hoffa rappresentano una storia che regista e attore vogliono esplorare unendo le forze in un particolare periodo della loro vita.

Quello descritto nel libro “L'irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa” è sicuramente un mondo ben noto a Scorsese, un ambiente che, parole sue, “ho già affrontato con ​The Departed - Il bene e il male, Quei bravi ragazzi, Casinò e ​Mean Streets - Domenica in chiesa, lunedì all'inferno​. Anche in ​Toro scatenato ci sono elementi legati alla malavita organizzata.

“Questa storia si svolge in questo tipo di ambiente, ma si tratta solo del contesto.”
La differenza con gli altri film è legata al punto di vista.
“Io e Bob abbiamo più di settant’anni, abbiamo una percezione diversa della vita e osserviamo le cose da una prospettiva diversa”, commenta il regista. “Ora siamo capaci di osservare i personaggi nella loro umanità, quella di persone vicine tra loro, che sono leali e si amano e che forse sono più profonde di quanto noi non lo siamo mai stati.”
“Il film è incentrato su lealtà, amore, fiducia e poi, alla fine, tradimento”, dichiara Scorsese, che ha concepito il progetto “come un film riflessivo, il film con personaggi più anziani”. In un certo senso si tratta di un "film da camera". Nella storia ci sono azione, emozioni e tutto il resto. È imponente, un grande canovaccio. Ma ha anche lo stesso ritmo dei nostri pensieri quando torniamo al passato.
“Frank Sheeran è un reduce dalla Seconda guerra mondiale, durante la quale ha fatto qualcosa come 411 giorni di battaglia senza alcuna pausa”, afferma Scorsese. “Dopo aver sfiorato la morte, torna in un mondo nel quale non è rimasto nulla per cui valga la pena di vivere. Anche se qui ha una famiglia per la quale si fa in quattro, è ben consapevole che senza un’istruzione o un’occasione non andrà da nessuna parte. In questa fase incontra inaspettatamente alcune persone che lo apprezzano.”
Frank conosce per caso Russell Bufalino. Questo personaggio della malavita mette il disilluso Sheeran sotto la propria ala e lo introduce nella sua organizzazione che, come dice Scorsese, “rappresenta la criminalità organizzata nel nordest degli USA, tra Filadelfia, Pittsburgh e Detroit”. Ed è qui che Frank trova la sua famiglia allargata.
“La storia che raccontiamo si svolge tra il 1949 e l’anno 2000, con tutta una serie di flashback e slittamenti temporali. All’inizio c’è un uomo di 82 anni che parla di una trasferta per un matrimonio nel 1975 e poi ti ritrovi negli anni ‘50, ‘60 e ‘70 ma anche nel presente.”
Nonostante le dimensioni epiche del dramma, al centro della trama ci sono i rapporti tra i protagonisti, Frank Sheeran, Russell Bufalino e Jimmy Hoffa, e l’ambiente in cui vivono.
“La cosa più bella della storia è questo triangolo, questi tre uomini e la classica saga di lealtà, fratellanza e tradimento”, commenta Scorsese. “Si tratta di qualcosa di faustiano che mostra il costo emotivo e psicologico della situazione. Tutto questo ci sembra si adatti benissimo al periodo in cui viviamo.”

LA SCENEGGIATURA

Fin dal principio le produttrici del film Jane Rosenthal ed Emma Tillinger Koskoff si sono rese conto di trovarsi davanti al progetto tanto atteso da Scorsese e De Niro. Così non hanno perso tempo e hanno imbastito la produzione nonostante i vari impegni che attore e regista dovevano portare a compimento prima di potersi gettare a capofitto in questo progetto.

“Frank Sheeran era il personaggio ideale che Marty e Bob avrebbero potuto esplorare insieme”, commenta Koskoff.
“Bob e Marty hanno già lavorato in passato su personaggi moralmente complessi che di certo non incarnano il classico bravo ragazzo”, dichiara Rosenthal. “Questo film è uno sviluppo naturale per loro.”

Aggiunge Koskoff: “Personaggi indimenticabili, una storia con un’ampia portata e le modalità usate dalla criminalità organizzata per insinuarsi in così tanti ambiti della vita e nella politica negli USA sono elementi rappresentativi di un approccio originale al materiale che aggiungono una nuova dimensione al tutto”. Rosenthal e De Niro avevano già acquisito i diritti del libro di Brandt attraverso Tribeca Productions. Il coinvolgimento di Koskoff e di Scorsese, con la sua Sikelia Productions e Tribeca Productions in qualità di società di produzione, ha reso possibile l'avvio del progetto. Per la sceneggiatura Scorsese, De Niro e i produttori hanno ingaggiato lo sceneggiatore premio Oscar Steven Zaillian, già responsabile dell’adattamento per Scorsese di ​Gangs of New York.​

Zaillian ha incontrato più volte Scorsese e De Niro prima di iniziare a lavorare alla sceneggiatura e durante la sua revisione. Inoltre i tre hanno parlato con Charles Brandt, l’autore del libro.
Durante il suo lavoro Zaillian ha condotto diverse ricerche approfondite in numerosi ambiti, tra cui la storia del sindacato degli autotrasportatori (Teamsters), Jimmy Hoffa, i personaggi della malavita in Pennsylvania, i politici, le sedute del Senato e i processi.

“Una delle maggiori sfide è stata affrontare l’adattamento della biografia di Frank Sheeran, un periodo di una sessantina di anni, e decidere su quali parti e su quali eventi storici concentrarsi”, dichiara Zaillian.
“Il copione ha una struttura diversa rispetto al libro. Ho voluto trovare dei modi per inquadrare e delineare la storia per temi.”

I suoi sforzi sono stati coronati dal successo. L’adattamento di Zaillian ha soddisfatto pienamente le aspettative dei realizzatori. La sceneggiatura cattura ogni aspetto del libro e in particolare la dimensione leggendaria dei tre indimenticabili personaggi principali.
Una volta ricevuto un copione così dinamico ed epico i realizzatori hanno deciso di organizzare una prima lettura. Il casting per i personaggi principali praticamente non c’è mai stato. La scelta degli attori più adatti per i vari ruoli era per tutti ovvia e cosi gli attori si sono riuniti per la lettura del copione in un’atmosfera per certi versi magica.

Il personaggio di Frank Sheeran era naturalmente perfetto per il versatile De Niro. E, naturalmente, la rimpatriata tra Scorsese e De Niro non sarebbe stata completa senza la presenza di Joe Pesci. C’era un problema però. Il premio Oscar, che le indimenticabili interpretazioni in ​Toro scatenato, Quei bravi ragazzi, Mamma, ho perso l'aereo e ​Mio cugino Vincenzo hanno reso uno degli attori più amati negli USA, si era ufficiosamente ritirato dalle scene.

A Scorsese è venuta un’idea per convincerlo. Così gli ha offerto un cambio di ritmo con il ruolo del tranquillo Don Russell Bufalino, in netto contrasto con i personaggi mutevoli che ha interpretato in passato.

Pesci aveva una certa familiarità con ​L'irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa.​ Si ricorda di aver sentito dire che Scorsese e De Niro prima o poi ci avrebbero fatto un film, e questo prima che la cosa accadesse veramente. Ma non aveva molta voglia di tornare nel mondo del cinema.
Comunque, la sua prima reazione dopo aver letto il copione è stata: “Potrei fare la pare di Tony Pro”. Anthony Provenzano è l’iracondo autotrasportatore che ricopre un ruolo nella fine di Jimmy Hoffa. “Marty invece mi ha detto: ‘In questo film non sarai il malavitoso che fai di solito’”.

“Russell è un ruolo interessante per Joe perché è esattamente l’opposto del tipico personaggio che ci viene in mente quando pensiamo a lui”, dichiara Scorsese. Si tratta del personaggio che mette in moto tutta la storia. Scorsese ha detto a Joe: “Nei panni di Russell hai il controllo su tutto. Sei tu che fai incontrare Frank e Hoffa”.

“C’è comunque voluto un paio di anni per convincerlo”, aggiunge De Niro.
Alla fine Pesci ha accettato, cosa che d’altronde tutti e tre sapevano fin dall’inizio.
Un ultimo ruolo da protagonista rimaneva scoperto: Jimmy Hoffa. Il fatto è che per tutti era scontato chi fosse l’unica persona adatta a ricoprire questa parte a fianco persone del genere. Scorsese, De Niro e i produttori sapevano che lì ci poteva stare solo Al Pacino. Così gli hanno inviato il copione e non hanno dovuto aspettare molto per ottenere una risposta. Ad Al Pacino era piaciuto molto ciò che aveva letto. E così anche lui era della partita. L’attore non vedeva l’ora di lavorare di nuovo con De Niro ed era felicissimo di poter partecipare per la prima volta a un progetto firmato da Scorsese.
“Mi sono reso conto che ‘L'irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa’ è un libro affascinante”, dichiara Pacino. Ne aveva comprata una copia che aveva letto praticamente tutta d'un fiato. “È un racconto veramente appassionante.”
E per l’attore è stato impossibile resistere al personaggio di Jimmy Hoffa.
“Nel suo periodo migliore Jimmy Hoffa era l’uomo più famoso degli Stati Uniti, subito dopo il presidente”, commenta Pacino.
Anche lui ha partecipato alla lettura del copione, un’esperienza elettrizzante per chi ha potuto assistere alla cosa.
“La presentazione del copione e la lettura sono state veramente incredibili”, raccontano i produttori. “Il progetto ha preso vita nel migliore dei modi.”
“La cosa che ci ha colpito, oltre al dramma e al fascino della storia, è stata il suo lato divertente”, aggiunge Rosenthal. “È stata una rivelazione.”
“E il cast è andato oltre la perfezione”, aggiunge Koskoff. “Una squadra incredibile, con Marty, Bob e Joe che tornano a lavorare insieme e la storica partecipazione di Al Pacino, una delle più grandi star dei nostri tempi. Ecco un allineamento di talenti che avviene una sola volta nella vita.”
Il successo della lettura del copione aveva convinto i produttori del fatto che fosse arrivato il momento di procedere. Gli innumerevoli impegni delle persone coinvolte hanno però richiesto una pianificazione certosina per poter trovare il momento in cui fare le riprese. E in effetti sono dovuti passare diversi anni prima che, nel 2017, si presentasse il momento giusto che potesse andare bene a tutti.
Rimaneva comunque un grande problema di fondo. Per una parte significativa del film i protagonisti avrebbero dovuto rappresentare i personaggi in un momento in cui erano più giovani. Ora, però, tutti gli attori avevano superato i settant’anni. Come fare?

 

IL CAST ARTISTICO E IL CAST TECNICO

Dopo la messa a punto della tecnologia e la scelta degli attori principali è arrivato il momento di trovare i finanziamenti per il film. The Irishman è stata una produzione di peso con molte componenti. I produttori hanno contattato Netflix, che ha potuto fornire i fondi necessari. Ted Sarandos, Chief Content Officer di Netflix, ha sottolineato come fosse un onore per lui e per l’azienda poter collaborare con la squadra capitanata da Scorsese e De Niro per un progetto così importante e cruciale.

Dopo aver assicurato i finanziamenti e la tecnologia, Scorsese e la casting director Ellen Lewis, assieme ai produttori Robert De Niro, Emma Tillinger Koskoff e Jane Rosenthal, hanno intrapreso la ricerca degli altri 160 attori previsti per il film. Gli interpreti principali, Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci e Harvey Keitel, erano arrivati come per allineamento astrale. Ciò che restava da fare era una un’ampia scelta di parti minori e di comparse, ognuna delle quali però aveva una funzione fondamentale nella storia.

“Come capita sempre per un film di Scorsese, ci sono attori con cui Martin si è trovato molto bene a lavorare in passato”, commenta Lewis. “È sempre interessante provare a indovinare chi potrebbero essere queste persone.
In questo caso Bobby Cannavale (​Vinyl​) è stato ingaggiato nel ruolo di Skinny Razor, delinquente nella zona sud di Filadelfia. Ray Romano (​Vinyl​) è stato chiamato per la parte di Bill Bufalino, un avvocato della malavita, e Stephen Graham (​Gangs of New York, Boardwalk Empire: L'impero del crimine)​ è Tony Pro, personaggio insolente che diventa la nemesi di Hoffa.”

Tra i principali personaggi femminili, con Scorsese sono tornate a lavorare Stephanie Kurtzuba (​The Wolf of Wall Street​) nel ruolo di Irene, la seconda moglie di Frank; mentre Aleksa Palladino (​Boardwalk Empire: L'impero del crimine​) è Mary, la prima consorte di Frank, e Welker White (​Quei bravi ragazzi, The Wolf of Wall Street​) è Josephine, moglie di Hoffa. Questo film rappresenta il debutto con Scorsese di Kathrine Narducci (​Bronx, Madoff​), in passato già a fianco di Robert De Niro, che recita nel ruolo di Carrie, moglie di Russell Bufalino.

“Una novità per tutti noi è Anna Paquin (​Lezioni di piano, True Blood)​ , premiata agli Oscar, con il personaggio chiave di Peggy la figlia di Frank”, dichiara Lewis. “È sempre un piacere presentare a Marty attori con cui non ha mai lavorato prima.”
Oltre a Paquin, nel cast sono arrivati Jesse Plemons (​The Post, Hostiles - Ostili)​ nel ruolo di Chuckie, figlio ‘adottivo’ di Hoffa, e Jack Huston (​Ave Cesare!, Above Suspicion​) Louis Cancelmi (​The Looming Tower​) è il temibile criminale Sally ‘Bugs’ e Domenick Lombardozzi (​Il ponte delle spie​) ricopre il ruolo di Fat Tony Salerno.

Una delle cose che Lewis apprezza di più quando si occupa di provini per Martin Scorsese è la libertà che ha di valutare attori non tradizionali. Nel caso di ​The Irishman questo ha significato coinvolgere attori di commedia e musicisti, oltre alle persone del mondo dei club del sigaro, delle feste legate all’Italia e delle serie TV trasmesse su emittenti locali. Durante questa esplorazione, Lewis ha ingaggiato l’attore e comico Sebastian Maniscalco, nei panni del gangster di New York Joey Gallo; Jim Norton (comico e attore) nel ruolo di Don Rickles; Action Bronson (rapper e ospite televisivo) come Casket Salesman e Bo Dietl (ex agente della polizia di New York, ora investigatore privato e attore) per il personaggio di Joey Glimco.

Per poter chiamare molti attori che a volte non hanno neanche una battuta è stato fondamentale immergersi nel mondo vero. Scorsese è convinto che ogni viso sullo schermo sia importante e Lewis ne è consapevole. Quindi il lavoro di Grant Wilfley, casting director delle comparse, e dell’assistente Sabel, è stato fondamentale per completare il cast di ​The Irishman​.

Mentre si svolgevano i provini, i produttori hanno messo assieme il team creativo. Sono stai chiamati quasi tutti i collaboratori di lunga data di Scorsese, tra cui Irwin Winkler, produttore, il direttore della fotografia Rodrigo Prieto (​The Wolf of Wall Street, Silence​) e lo scenografo Bob Shaw (​Boardwalk Empire: L'impero del crimine, The Wolf of Wall Street, Vinyl)​ . La tre volte premio Oscar Sandy Powell (​Gangs of New York, The Aviator)​ si è occupata dei costumi in collaborazione con Christopher Peterson (​The Departed - Il bene e il male​).

Inoltre nella squadra è entrata la tre volte premio Oscar Thelma Schoonmaker (​The Departed - Il bene e il male, Silence)​ , montatrice di Scorsese da più di quarant’anni e responsabile del montaggio di tutti i suoi lungometraggi a partire da Toro scatenato. Per Schoonmaker è un grande onore e un’emozione poter lavorare a un film che ha rimesso insieme il regista con l’attore superstar.

LE LOCATION

A questo punto è stata presa la decisione logistica di girare nello stato di New York un film ambientato in buona parte in Pennsylvania, Michigan, Ohio e a Miami. Così è iniziata la caccia alle location nell’area della Grande Mela.

Il location manager Kip Myers era ben consapevole dell’importanza di questo incarico.
“Questo film ha rappresentato una sfida continua”, ricorda. “Basta leggere mezza pagina del copione ed ecco spuntare cinque location diverse. Questa è una storia decisamente notevole, con al centro un viaggio e

flashback su flashback che coprono un periodo di decenni. Credo che alla fine la mia squadra abbia dovuto trovare quasi 160 location, oltre al lavoro per i set in studio.”
“Fin dall’inizio avevo capito che saremmo stati in grado di trovare nell’area di New York praticamente tutto ciò che cercavamo. Ed è stato così.”

Myers e il suo team hanno lavorato su un sistema di location vicine tra loro.
“Nelle contee di Rockland, Westchester e Putnam avevamo trovato diversi gruppi di location che permettevano di passare da una all’altra senza fare grossi spostamenti”, ricorda.
“All’inizio delle nostre esplorazioni avevano individuato a Ridgewood, nel Queens, nel cuore della città, una location che aveva tutto il necessario per le azioni dell’area sud di Filadelfia. Fin da subito avevo capito che eravamo nel posto giusto. Una volta scoperto questo luogo avevamo capito che New York sarebbe stata perfetta per noi.”

La produzione di ​The Irishman è iniziata il 18 settembre 2017 a Manhattan, sull’Isola di Randalls, la location che sostituisce la Columbus Circle degli anni ‘70 dove un killer solitario uccide Joseph Columbo.
Il giorno dopo la troupe si è trasferita sulla prima delle tante location a Westchester per una scena ambientata negli anni ‘50, l’incontro fatidico a una pompa di benzina tra Russell Bufalino e Frank, dopo un guasto al camion guidato da quest’ultimo.

Una volta completata la scena, la troupe si è spostata più a nord per girare l’inizio di un viaggio che funge da filo conduttore di tutto il film. Si tratta di un itinerario in auto dalla Pennsylvania fino a Michigan intrapreso da Frank e Russell in compagnia delle mogli Irene (Stephanie Kurtzuba) e Carrie (Kathrine Narducci) per le nozze della figlia di Bill Bufalino a Detroit. Questo percorso, però, aveva un oscuro secondo fine non dichiarato.

Bill (Ray Romano), è l’avvocato di Russell, ma anche suo ‘cugino’. Questo viaggio di piacere per partecipare al matrimonio prevede numerose tappe durante le quali Frank e Russell fanno affari, riscuotendo i soldi del racket. Lungo la strada, incrociano per caso emblemi degli anni passati, quando Frank era un astro nascente della malavita e, ogni volta, ecco arrivare un flashback.

Numerose altre sequenze di questo viaggio attraverso la Pennsylvania e l’Ohio sono state filmate a Putnam Valley, nella zona nord dello stato di New York, come la scena in cui Frank e Russell cambiano una gomma a terra, o quella in cui si fermano a una pompa di benzina oppure in un’altra stazione di servizio in cui Frank fa una telefonata fatidica a Hoffa. Dopo che la troupe si è trasferita a Long Island, ecco la scena all’Howard Johnson’s, il motel dove le due coppie si fermano a dormire.

“Per quanto riguarda le location Marty ha un approccio particolare”, racconta Kip Myers. “Naturalmente è consapevole che non stiamo girando un docudrama, ma vuole che tutto sia il più possibile autentico.
Per quanto riguarda l’Howard Johnson’s, ha insistito che fosse quello vero. È stata dura. La Howard Johnson’s non esiste più. Non ero certo sul da farsi. Arriva un colpo di fortuna: dopo tante ricerche abbiamo trovato un vero Howard Johnson’s ancora con i colori originali, arancione e verde. Si trovava a Long Island, sulla Jericho Turnpike a Huntington. E abbiamo tirato un sospiro di sollievo!

Poi però ci siamo resi conto che per la scena avevamo bisogno di una piscina. E, come per miracolo, eccola lì: una piscina che cade a pezzi, ricoperta da muffa e detriti e con la vernice scrostata. Ma era comunque una piscina! Gli scenografi l’hanno messa a posto e le hanno ridato vita. Marty era molto soddisfatto.”
Dopo la scena al motel c’è stata una sequenza in un piccolo campo di volo a Farmingdale, Long Island. In seguito la troupe è tornata a nord per un’altra scena nell’ennesima stazione di benzina, per poi raggiungere Ridgewood, nel Queens, dove si è svolta una sequenza ambientata nella chiesa di Mother of Sorrows che si

trova nella zona meridionale Filadelfia. Qui si è tenuto il battesimo di Dolores, la figlia di Frank e della sua prima moglie Mary. Le cineprese sono tornate a Ridgewood in diverse fasi della produzione.

IL RISTORANTE VILLA DI ROMA

Dopo l’episodio della chiesa si susseguono numerose scene, ad esempio quella degli agenti federali che prendono di mira il rivale di Hoffa Tony Pro (Stephen Graham) nella sua residenza in Florida (ricostruita ad Atlantic Beach, Long Island) e le sequenze a casa di Russell Bufalino a Pittson, in Pennsylvania, che sono state girate nella località di Great Neck. A questo punto la troupe si è trasferita all'Armory di Marcy Avenue di Brooklyn per una settimana di lavoro nel Villa di Roma, il ristorante di Filadelfia dove Russell e soci conducevano i loro affari.

Il Villa di Roma ha un ruolo fondamentale nel dramma. Scorsese avrebbe voluto usare un vero ristorante. Naturalmente lo scenografo Bob Shaw si è sentito in obbligo di onorare la sua richiesta.
“Marty ha una fissa per l’autenticità e così in un film del genere facciamo ricerche su ogni aspetto”, commenta. “Lui vuole sempre un look genuino, com’è un luogo nella realtà. Per questa location desiderava fortemente un autentico ristorante. Non voleva girare le scene su un set.

Ha continuato a dire: ‘L’atmosfera di questi luoghi la puoi sentire, la puoi gustare’. E naturalmente ha ragione: in posti del genere la polvere è la stessa da anni, tutto è impregnato con la polvere del tempo, con l’odore del cibo cucinato un giorno dopo l’altro.
Mi sono però sentito in dovere di convincerlo che questa scelta sarebbe stata molto difficile. Ho elencato i problemi legati all’uso di una location del genere. Per esempio, bisogna trovare un ristorante in attività che potesse chiudere per circa sei giorni, il tempo delle riprese. E questo senza considerare le settimane per i preparativi e le ristrutturazioni. Gli ho garantito che usare un set e girare le scene in studio avrebbe funzionato. Gli ho promesso che non si sarebbe accorto della differenza tra il set e una location vera. E quando ha più o meno ceduto mi sono ritrovato a dover mettere in pratica quanto avevo detto.

Abbiamo lavorato molto per ottenere un aspetto autentico. Piccoli ritocchi, strati di polvere sui bocchettoni dell’aria condizionata, come se avessero veramente risucchiato aria per anni. Abbiamo fatto in modo che il pavimento fosse scheggiato e pieno di crepe e abbiamo ricostruito uno di quei controsoffitti a cassettoni. Sapevo che Marty era ben consapevole di come sarebbe dovuto essere un posto del genere. Ho prestato la massima attenzione a ogni dettaglio, facendo addirittura un buco dietro a una panca per far passare un enorme tubo di scarico. Sono rimasto col fiato sorpreso, ma alla fine Marty è rimasto molto soddisfatto.” Scorsese ha girato numerose sequenze fondamentali al Villa di Roma, come la presentazione di Frank ai potenti esponenti della malavita, quando scopre di aver offeso il boss di Filadelfia Angelo Bruno (Harvey Keitel), o il momento in cui Bruno ordina a Frank di vendicarsi di un avversario, o ancora quando Frank racconta a Russell le sue esperienze di guerra e di come ha imparato l’italiano.

Ed è al Villa di Roma che Frank conosce Irene (Stephanie Kurtzuba), una cameriera che poi diventerà la sua seconda moglie.
Ray Romano ha preso parte a questa scena ed è stato felicissimo di far parte dell’azione. Ha percepito un’atmosfera magica.

“Le riprese al Villa di Roma coinvolgevano principalmente Bob De Niro, Joe Pesci e Harvey Keitel. Io e Bobby Cannavale facevano parte della scena, ma in secondo piano. Improvvisavamo e parlavamo a bassa voce tra noi, mentre la cinepresa andava a inquadrare Bob e Joe. In realtà non si poteva sentire cosa ci

stavamo dicendo, e così Cannavale mi ha sussurrato: ‘Ma ti rendi conto che siamo qui, che siamo in una scena assieme a queste leggende?’ Non c’è altro da aggiungere!”

UNA NUOVA GIOVINEZZA

Una volta completate le sequenze al Villa di Roma, la troupe ha raggiunto ancora una volta Putnam Valley per le scene ambientate nella casa di vacanza di Jimmy Hoffa a Lake Orion. Si tratta della fase in cui Al Pacino arriva sul set, cosa che ha aggiunto al lavoro un tocco di trepidazione.
“È stato bello vedere che si può arrivare a progetto iniziato e avere comunque la sensazione di esserci sempre stati e sentire un legame costante con loro e con cosa è stato fatto nel film fino a quel momento”, commenta Al Pacino, riferendosi al fatto che le riprese erano iniziate diverse settimane prima.

“Ho lavorato un paio di volte con Bob ma mai con Marty e Marty è stato così disponibile. Diceva: ‘Fatelo come ti viene, mi sembra che vada bene’.”
Nel primo giorno di riprese con Pacino è saltato subito all’occhio quanto fossero complesse le riprese legate al processo di ‘ringiovanimento’. In questa scena Pacino, nei panni di Hoffa, guarda con la famiglia la vittoria alle elezioni presidenziali dei Kennedy, che lui disprezza.

“Al ha una battuta in cui dice di non riuscire a sopportare ciò che sta vedendo”, commenta Scorsese. “Poi si alza dalla sedia con i movimenti di un uomo della sua età e se ne va. Ci rendiamo subito conto che Hoffa, allora quarantanovenne, si sarebbe spostato in un altro modo rispetto a un settantenne, che è come si era mosso Al.”

I cineasti avevano già la soluzione. La produzione aveva ingaggiato Gary Tacon, fisioterapista, per analizzare i le movenze del corpo. Il suo incarico consisteva nell’elaborare assieme agli attori i movimenti da fare quando recitavano nella versione giovane dei loro personaggi. Ad Al Pacino è bastata una breve sessione. Così la scena è stata girata di nuovo e l’attore si è alzato dalla sedia con più energia e brio, proprio come un uomo più giovane.

“In una scena corro per le scale di corsa e incrocio Ray Romano”, racconta De Niro. “Così scendo le scale come avrei fatto normalmente. Gary mi raggiunge e mi dice: ‘In questa scena hai meno di cinquant’anni. Devi muoverti con un po’ più di foga, come un giovincello’.” Aggiunge De Niro: “A volte è un attimo dimenticare che stai recitano nel ruolo di una persona giovane”.

Scorsese non la smette di ripetere agli attori: “Recitate con tutto il corpo. È incredibile. Dovete impegnarvi con tutto il corpo”.
Pacino, d’altra parte, racconta di quando si era talmente immedesimato nella scena da avere avuto una scarica di adrenalina, iniziando a muoversi con la forza e la velocità di chi è nel fiore degli anni.

“È un po’ come la vecchietta che salta in piedi e si mette a correre quando qualcuno grida ‘Al fuoco’”, commenta Pacino. “Si trattava della scena dopo l’assassinio di Kennedy, quando la bandiera sulla sede del sindacato degli autotrasportatori viene messa a mezz’asta. Hoffa è sulle scale che portano all’edificio e quando si accorge che la bandiera è stata abbassata s’infuria talmente tanto che senza pensarci raggiunge il tetto e la issa fino in cima al pennone.”

“Mi sono messo a correre con un impeto incredibile. Non ho ancora capito da dove arrivasse questa energia. Forse era perché faceva così freddo?”

VERSO IL CASINÒ

Dopo aver completato la prima scena con Hoffa, la troupe si è trasferita verso sud a White Plains per filmare gli esterni di un’abitazione modesta che nella storia si trova a Pontiac, nel Michigan, un edificio che ha un ruolo significativo nella scomparsa di Hoffa. Poi la troupe è tornata nella contea di Putnam per le scene da girare a Salisbury Mills, dove le famiglie Sheeran e Hoffa giocano a minigolf e dove Hoffa soddisfa la sua voglia di gelato in un locale lì vicino.

Scorsese va ancora più a sud, fino a Yonkers, dove in una piccola chiesa filma le nozze della figlia di Bill Bufalino. Poi si occupa di diverse sequenze ambientate nel negozio di tendaggi di Russell Bufalino a Pittson e girate a Suffern, nello stato di New York.
A questo punto è stata la volta di una pista da bowling nel Bronx che ha rimpiazzato un edificio simile di Filadelfia. Dopo tutto questo la troupe ha girato una scena cruciale all'Armory di Marcy Avenue, diventata la sala colazioni del motel Howard Johnson. Qui all’alba Russell ordina a Frank di eseguire un omicidio che avrà contraccolpi importanti per entrambi.

Una volta completata questa scena importante e molto intima, Scorsese ha affrontato una delle sequenze fondamentali del film, nella quale i Teamsters celebrano e ringraziano Frank Sheeran per gli anni al servizio del sindacato. Questa è stata una scena d’azione lunga e complicata ambientata nel Latin Casino del New Jersey.

Per questa festa la squadra di Bob Shaw ha preso l’Alhambra Ballroom, un club abbandonato di Harlem sulla 126a Strada, e l’ha trasformato magicamente nel Latin Casino, uno sgargiante nightclub degli anni ‘70. Qui la troupe ha lavorato per oltre una settimana.
Queste sequenze coinvolgono tutti i personaggi principali del film: nella notte in cui il sindacato celebra Frank, si scatena una lotta di potere tra Hoffa e Russell da una parte, e i boss della malavita dall’altra. Entrambe le parti sono state invitate all’evento. Frank cerca disperatamente di fare da mediatore tra Hoffa e i boss, ma può solo assistere a un aumento della tensione.

Questa scena prevede centinaia di comparse, oltre al cantante Jerry Vale (il celeberrimo Steve Van Zandt, chitarrista di Springsteen) con una piccola orchestra e una sfilza di ballerine che fanno da sfondo al drammatico scontro tra i protagonisti del film.
“Come nel caso del Villa di Roma, siamo partiti praticamente da zero nella costruzione del Latin Casino. Anche se il ristorante era più piccolo, qui le difficoltà sono state maggiori perché c’erano così tante persone”, commenta Bob Shaw.

“Bisogna essere pronti a qualsiasi cosa, sia in studio, sia nelle location, in particolare quando si lavora per Marty. Marty ha una scelta di tipi di ripresa più ampia di qualsiasi altro direttore in attività. Ci sono riprese che si sogna la notte, riprese che nessun altro farà mai e bisogna essere preparati e adattarsi. E poi bisogna saper fare il proprio mestiere.”

ABITI D’EPOCA

Questa cosa vale in ogni ambito. Per Sandy Powell, da anni costumista di Scorsese, affiancata in questo caso dal collega Christopher Peterson, il fatto che il Latin Casino arrivi sulla scia del matrimonio Bufalino illustrava molti dei problemi che ha dovuto affrontare.

“Questo film è così monumentale”, commenta Powell. “Fin da subito ho capito che ci sarebbero volute due persone perché in alcuni momenti, mentre faccio un ritocco a un attore ce n’è un altro che ha bisogno di

attenzione sul set. Chris è l’unica persona con cui avrei potuto condividere questo incarico. Il fatto di aver collaborato in ​The Departed - Il bene e il male e ​The Wolf of Wall Street ci ha permesso di partire alla grande.”

“Io e Sandy abbiamo sviluppato insieme una specie di stenografia creativa”, commenta Peterson. “Inoltre siamo grandi amici e ci rispettiamo a vicenda, tutte cose che hanno reso possibile una collaborazione di successo.”
Questa collaborazione ha permesso ai due di affrontare un progetto enorme.

“Principalmente copriamo tre decenni, dagli anni ‘50 agli anni ì70, ma c’è anche un po’ di anni ‘80 e ‘90 e all’interno di ognuno di questi periodi ci sono grandi differenze in fatto di abbigliamento”, commenta Powell. A volte non è semplice passare da un periodo storico all’altro a metà settimana, a metà giornata o addirittura a metà di un’ora!”

“Bob, Al, Joe e Harvey hanno un’incredibile quantità di cambi di abito lungo i vari decenni. Inoltre ci sono quasi duecento altri personaggi e nel corso delle riprese abbiamo vestito quasi 6.000 comparse. È stato un impegno importante”, commenta Chris.
“Bob ha oltre cento cambi d’abito”, aggiunge Powell.

I grandi allestimenti, ognuno con una gamma di colori e un’ambientazione diversa, richiedevano una moltitudine di comparse e un lavoro certosino e dettagliato, a maggior ragione perché The Irishman è prima di tutto un film di Martin Scorsese.
“Marty è probabilmente il regista più visivo con il quale io abbia mai lavorato ed è emozionante collaborare con qualcuno in grado di comunicare le proprie idee e di apprezzare ciò che facciamo. Questo però aumenta le aspettative”, commenta Powell.

“Marty adora i vestiti, si interessa molto all’abbigliamento e ha una consapevolezza del processo da seguire. A lavorare con una mente come la sua si riceve tanto in cambio”
“Marty apprezza un bel copricapo. Nel film ognuno dei personaggi maschili ha un cappello in uno stile particolare e lo indossa in un modo specificatamente legato al personaggio”, commenta Peterson.

“All’inizio ci ha detto che si tratta di persone normali. Non sono appariscenti, non vogliono mettersi in mostra né farsi notare”, continua Powell. “Non si tratta di alta moda. Non si tratta di ​Quei bravi ragazzi né di ​Casinò​. Qui ci vuole un look a sé stante.”
I designer hanno lavorato con cura per esprimere le caratteristiche dei personaggi grazie al loro abbigliamento, ma si sono anche impegnati a rendere ogni persona unica attraverso gli abiti, i tessuti, il taglio dei completi, le cravatte e le camicie. Tutto sta nei dettagli, nella lunghezza delle cravatte, in una particolare fibbia della cintura.

“Un aspetto importante dipende dagli attori, da come portano i vestiti e dal loro portamento: lo stesso abito indossato da due persone diverse darà impressioni completamente differenti”, commenta Powell.
Lo stesso vale per le comparse.
“C’erano gli uomini in completo, le donne in vestiti sgargianti, l’orchestra e il cantante in blu elettrico e le ballerine in... bianco. Che bel mix. Le persone, i visi: praticamente tutti diventavano dei personaggi.”

La casting director Ellen Lewis ha ricoperto un ruolo importante anche in questo ambito.
“All’inizio della produzione mi era venuta un’idea che mi ha aiutato tantissimo. Ero consapevole che in tutta New York si erano diffusi i club del sigaro. Così li ho passati al setaccio alla ricerca di persone con visi e atteggiamenti che sarebbero piaciuti a Marty”, commenta. “Molti tra loro sono poi finiti nel film in vari ruoli come, per esempio, criminali, le loro mogli e fidanzate, sindacalisti, avventori al Villa di Roma e ospiti al Latin Casino.”

Il casting director delle comparse Grant Wilfley, affiancato dall’assistente Sabel, ha lavorato senza sosta per reclutare uomini e donne. I loro provini nei quartieri italiani popolari e borghesi hanno attirato frotte di persone che hanno incarnato l’immagine e l’epoca del film.

L’IMMAGINE E LO STILE

Per il direttore della fotografia Rodrigo Prieto le varie epoche rappresentate nella trama sono state solo una delle tante sfide di questa pellicola.
“Ogni film che faccio per Marty è a sé stante. Ovviamente ​The Wolf of Wall Street è diverso da ​Silence”​ , commenta Prieto. “​The Irishman potrebbe sembrare un ritorno alle pellicole sulla mafia, ma in realtà è abbastanza diverso dagli altri film di malavita girati da Marty. Infatti questa storia è saldamente legata agli eventi storici degli anni ‘50, ‘60 e ‘70 negli USA e parla di Jimmy Hoffa, una figura allora altamente influente e che oggi è stata quasi del tutto dimenticata. Uno dei temi di ​The Irishman è il trascorrere del tempo e come le cose che un tempo sembravano così importanti, dopo qualche anno perdono il loro significato”, sottolinea Prieto.

“Dal punto di vista stilistico il nostro approccio è stato apparentemente diretto. Per Sheeran, uccidere era solo un lavoro da portare a compimento. Fa parte del suo tran tran per cui, quando si tratta del punto di vista di Frank Sheeran, abbiamo usato un linguaggio cinematografico senza fronzoli. Questo non significa che sia stato facile farlo: spesso infatti la semplicità è la cosa più difficile da raggiungere. Ci sono anche dei momenti precisi in cui la cinepresa vola e sfreccia vertiginosamente.”

Prieto sottolinea quanto sia straordinario lavorare con Scorsese perché lui è molto preciso su come debbano essere fatte le riprese di ogni scena.
“Nella fase di preproduzione Marty ha definito nei minimi dettagli ogni movimento della cinepresa e anche quando deve restare ferma. Ha voluto che le scene di Sheeran mentre sta lavorando fossero molto precise, proprio come un killer efficiente e puntuale in ogni movimento. Quasi sempre abbiamo evitato angoli obliqui e abbiamo mantenuto un’ inquadratura relativamente piatta.”

Per Prieto il compito più importante nel film è stato gestire le scene in cui i personaggi venivano ripresi con il cosiddetto mostro a tre teste per poi essere ringiovaniti grazie agli effetti speciali.
“Gli effetti speciali di ringiovanimento sviluppati da ILM sono una novità assoluta. Hanno richiesto un forte impegno nella ricerca e nello sviluppo da parte della squadra delle riprese per garantire il risultato richiesto e permettere a Marty di muovere la telecamera a piacimento. Si è trattato di un lavoro enorme, ma alla fine le transizioni tra le scene in cui gli attori sono stati ringiovaniti e quelle ambientate decenni dopo e quindi senza effetti speciali avvengono in modo molto fluido.”

Inoltre è stato necessario uno preciso studio dell’immagine e dello stile delle scene ambientate in periodi diversi. Ciò ha comportato l’analisi delle fotografie delle diverse epoche e la riproduzione con la cinepresa della resa dei colori delle emulsioni per pellicole come Kodachrome ed Ektachrome. “Seguendo le indicazioni di Marty abbiamo selezionato emulsioni fotografiche a colori diverse per catturare ogni epoca”, commenta Prieto.
Che si trattasse di una scena intima o di massa, tutti i responsabili dei vari settori hanno lodato l’arma segreta di Scorsese: la ricercatrice e archivista di fama mondiale Marianne Bower.
“Marianne ci ha fornito innumerevoli fotografie che hanno fatto da battistrada, diventando una guida nelle nostre creazioni”, commentano Powell e Peterson. “Il suo lavoro è fondamentale.”
Lo scenografo Shaw è d’accordo.

“Facciamo di tutto per ricreare un look veritiero e, grazie al materiale fornito da Marianne, abbiamo potuto individuare la realtà e il percorso da seguire. Non c’è nessuna informazione che lei non sappia scovare.” Bower ha ricoperto questa funzione in tutti i film più recenti di Scorsese, da ​Gangs of New York e ​The Aviator fino a ​Hugo Cabret​, passando per ​The Wolf of Wall Street ​e ​Silence.​ La diretta interessata sostiene che il suo lavoro è semplice ed elementare.

“Quello che faccio principalmente è raccogliere una scorta di foto sui personaggi e sul periodo, in modo da fornire una panoramica del materiale”, afferma.
”Per me la fonte di maggior valore è forse rappresentata da servizi giornalistici, articoli, archivi di notizie e altre immagini che mostrano molti dei personaggi del film in momenti di vita vera. Naturalmente Hoffa è conosciuto in tutto il mondo, ma questo non vale per buona parte degli altri personaggi della storia. Le immagini e i video di singoli individui o eventi offrono una montagna di informazioni sul loro conto, dando un assaggio di come fossero veramente le persone e i luoghi che frequentavano.

I giornali dell’epoca erano pieni di informazioni sulle attività dei criminali e sugli eventi del sindacato. Si tratta di fonti di inestimabile valore non solo per Marty e per i tecnici, ma anche per gli attori.”
Bower afferma di aver anche letto diversi libri che parlano di questo periodo, come “Hoffa Wars”, la storia del sindacato degli autotrasportatori, o un libro intitolato “Frank Ragano, Mob Lawyer” e tanti altri che hanno permesso una maggiore comprensione del mondo in cui si svolge il film.

DA LONG ISLAND A MANHATTAN

Una volta completata la sequenza cruciale del Latin Casino, la troupe è andata ancora una volta a Long Island per alcune scene ambientate nel Deauville Hotel di Miami Beach. Poi è tornata a Harlem al Palma Social Club per girare le scene in quello che è stato effettivamente il quartiere generale di Fat Tony Solerno (Dominick Lombardozzi).

In centro a New York, sulla 23a​ ​, Scorsese ha ricreato l’ambiente principale del Copa degli anni ‘70. Qui Russell e Frank trascorrono una serata con le rispettive mogli, e mentre ridono alle battute di Don Rickles, incontrano un Joey Gallo (Sebastian Maniscalco) fuori controllo.
Dopo le sequenze ambientate sul terrazzo del tetto della prigione di Springfield e alla Cadillac Linen Service, è arrivata una scena importante girata nel Lower East Side di Manhattan. Seguendo ordini superiori, Frank fa fuori Joey Gallo davanti alla sua famiglia e alla guardia del corpo. L’esecuzione del 1972 aveva catturato l’attenzione dei media ed era avvenuta all’Umberto’s Clam House a pochi isolati di distanza da dove è cresciuto Martin Scorsese.

Il location manager Kip Myers ha definito questa scena una delle maggiori sfide che ha dovuto affrontare in tutto il film.
“All’inizio Marty avrebbe voluto usare la location esatta a Mulberry Street dove i fatti si erano svolti 45 anni prima. Il quartiere, però, era completamente diverso. Il vecchio ristorante non c’è più e l’area è piena di turisti di giorno e di notte. Le visuali erano tutte sbagliate.

“Abbiamo cercato altri luoghi a Brooklyn e nel Bronx, invano. Così siamo tornati a Manhattan e ci siamo avventurati più lontano, nel Lower East Side, dove pensavamo di poter trovare la location perfetta all’angolo tra Orchard Street e Broome Street. Abbiamo mostrato il posto a Marty e lui ha pensato che potesse andare molto bene, tranne per un piccolo dettaglio. La strada era troppo ampia. Non sarebbe mai andata bene, mai, visto l’ambiente della sparatoria originale.

Capivo il problema. Tutto questo faceva parte del pallino di Marty per l’autenticità. Mi sono chiesto, però, se si ricordasse il luogo in modo accurato. E così abbiamo misurato la strada. E abbiamo scoperto che era di solo mezzo metro più larga rispetto a Mulberry Street, quindi all’interno del margine di errore. Marty si è detto d’accordo e così all’angolo tra Orchard e Broome abbiamo ricostruito gli esterni dell’Umberto’s. Lì sul marciapiede Frank, dopo aver fatto fuoco all’interno del locale, dà il colpo di grazia Gallo.

La sessione di riprese notturne si è tenuta il giorno del 75o compleanno di Scorsese e si è trasformata in una festa durata fino alle ore piccole quando la scena è stata completata. Gli interni sono stati girati più tardi, durante le riprese al Kaufman Astoria Studios.

LAVORARE CON MARTY

“Martin Scorsese è dei più grandi cineasti dei nostri tempi”, osserva Al Pacino. “È un uomo veramente eccezionale, una persona incredibile con cui collaborare e per cui lavorare. Ti dà tanta fiducia. Alcuni registi hanno un certo equilibrio. Ti fidi del loro giudizio e questo ti dà una certa libertà.
Mentre lavoriamo su una sceneggiatura veramente interessante, Marty è a capo di questo canovaccio che noi tutti stiamo tessendo. Non si sa mai come andrà a finire questo o quell’aspetto, ma alla fine sarà indubbiamente qualcosa di molto speciale.”

“Bob e Al sono registi, quindi sanno esattamente cosa sta facendo Marty”, commenta Joe Pesci. “Si tratta quasi di uno stile cinematografico documentaristico. Non so come faccia. I suoi film trasmettono la sensazione di un mondo a tutto tondo, con i suoi personaggi e i quartieri.”
“Fin da quando ho incominciato a collaborare con lui, nel 1976 con ​New York, New York e poi con ​Toro scatenato​, ​Quei bravi ragazzi​, ​The Wolf of Wall Street e ​Silence​, Marty dimostra lo stesso, incredibile talento e la stessa passione, ora come allora” dichiara Irwin Winkler. “Ha sempre accettato nuove idee e con ​The Irishman,​ haaccettatounanuovatecnologiaperraccontarelastoriadiFrankSheeran.”

Bob Shaw è convinto che l’amore e l’entusiasmo per la vita, caratteristiche innate di Scorsese, contribuiscano al genio del regista.
“Marty è intellettualmente più curioso di qualsiasi persona di qualsiasi età che abbia mai incontrato”, commenta Shaw. “Dimostra interesse per qualsiasi argomento uno possa citare. E conosce qualcosina di tutto. È incredibile.”

Sandy Powell conferma quanto affermato da Winkler e da Shaw. “Sono stupito dall’energia che dimostra in questo film. Non è una pellicola facile da girare. Ci sono location sparse e bisogna lavorare per tante ore. Marty è presente in ogni fase. Probabilmente nei fine settimana lavora con la sua montatrice Thelma Schoonmaker e, nonostante questo, il lunedì mattina arriva pieno di energia e di entusiasmo. È incredibile. Alla sua età chiunque avrebbe delle difficoltà. Lui adora il suo lavoro.”

Scorsese è riconoscente ma si tiene lontano dai complimenti.
“In fondo, a ogni film che fai ti rendi conto che si tratta di un’esperienza da cui puoi imparare qualcosa. Questo succede ogni volta.”

COMPLETAMENTO DELLE RIPRESE

Dopo una pausa per le feste natalizie, sono state fatte alcune riprese al Bronx County Courthouse (la testimonianza di Hoffa, l’interrogatorio di Frank), al Friendly Lounge di Filadelfia e sono state girate alcune scene ambientate a Filadelfia in varie località a Brooklyn (Red Hook e Gowanus) e a Ridgewood, nel Queens.

A Ridgewood, il location manager Kip Myers e lo scenografo Bob Shaw si sono trovati in un'area miracolosamente simile all'ambientazione richiesta.
“Ridgewood è un quartiere storico senza edifici alti”, spiega Myers. “L'architettura locale, le facciate delle palazzine, le entrate e le scalinate sono identiche a quelle di Filadelfia, quindi siamo potuti tornare qui in diversi momenti della produzione per le sequenze con Frank e Skinny Razor (Bobby Cannavale) nel quartiere di Filadelfia.”

Alcune sequenze importanti sono state completate all'Armory di Marcy Avenue: Hoffa che cerca di influenzare la selezione dei testimoni prima del suo processo; Frank e Hoffa sempre più amici che condividono una camera d'albergo in Florida per un evento del sindacato Teamster, con Hoffa che chiede a Frank di candidarsi per diventare il capo di un'organizzazione Teamster locale; alcuni mafiosi che conducono i loro affari in una sauna e le scene all'interno della casa di Pontiac, in Michigan, luogo chiave per la sparizione di Hoffa.

Alcune sequenze sono state filmate anche al Woodlawn Cemetery del Bronx: il funerale di Irene e una scena in cui Frank sceglie una cripta per se stesso. Scorsese ha girato in una banca di Yonkers la scena in cui un Frank vecchio e malato cerca di riavvicinarsi alla figlia Peggy (Paquin) che non ne vuole sapere, poi seguita dalle scene nell'ex meatpacking district di Manhattan e all'interno del Roosevelt Hotel, dove Scorsese ha ricreato l'omicidio dal barbiere del boss mafioso Albert Anastasia.

La troupe si è poi trasferita nel nord dello stato a Summit Valley, nella contea di Putnam, per diversi giorni di riprese in una casa per anziani dove il vecchio Frank racconta la sua vita e i suoi exploit, scene che fanno da cornice al film.

Scorsese riflette: “Alla fine chi può dire cosa sia veramente successo. Non lo sappiamo. Questa è una delle versioni dei fatti, per così dire. La verità sta nelle relazioni e nei risultati che producono nel mondo degli uomini, il nostro mondo.”
Completate le scene a Putnam, il film è terminato il 5 marzo 2018, dopo 107 giorni di lavorazione.

 INFORMAZIONI SUL CAST

ROBERT DE NIRO ​(Frank Sheeran, produttore) Robert De Niro ha lanciato la sua prolifica carriera cinematografica nel 1969 con “Oggi sposi” di Brian De Palma. Entro la fine del 1974 aveva già vinto il New York Film Critics Award come Miglior attore non protagonista per la sua acclamata performance in “Batte il tamburo lentamente” e il premio della National Society of Film Critic per “Mean Streets - Domenica in chiesa, lunedì all'inferno” di Martin Scorsese.

Nel 1974 De Niro ha vinto l'Oscar come Miglior attore non protagonista per il suo ritratto del giovane Vito Corleone ne “Il padrino - Parte II”. Nel 1980 ha vinto un secondo Oscar, come Miglior attore, per la sua straordinaria interpretazione di Jake La Motta in “Toro scatenato” di Scorsese.

De Niro ha ottenuto candidature all'Oscar per la sua interpretazione in cinque ulteriori film: per il ruolo di Travis Bickle nell'acclamato “Taxi Driver” di Scorsese; per la parte di veterano del Vietnam nel “Il cacciatore” di Michael Cimino; per il ruolo di paziente catatonico riportato in vita in “Risvegli” di Penny Marshall; per la parte di Max Cady, ex truffatore in cerca di vendetta, nel remake di Scorsese del 1992 del classico “

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