CINEMA - Abbiamo visto: SOFIA di Meryem Benm’Barek

Venerdì, 08 Marzo 2019

Sofia di Meryem Benm’Barek sarà in proiezione stasera alle 18:30 nell’auditorium dell’Institut Français Centre Saint Luis in Largo Toniolo 22 nell’ambito della X edizione del Francofilm Festival. Sarà presente la regista. Durata 85’.

Il film sarà in tour nei prossimi giorni in anteprima in molte città italiane e uscirà nelle sale il 14 marzo.

il film patrocinato da Amnesty International Italia ha vinto a Cannes nel 2018 il premio per la migliore sceneggiatura.

Sofia_Locandina 

Una testimonianza commovente e coraggiosa, che si fa portavoce dei deboli e degli oppressi, rivelando una sorprendente sensibilità nei confronti delle incoerenze e delle ingiustizie sociali.

Una rappresentazione lucida e pungente che affronta in profondità le tematiche più attuali e complesse del mondo contemporaneo.

Sicuramente ne emerge un punto di vista pessimistico, un film denuncia che dovrebbe far riflettere “sul fatto che il sistema è come un rullo compressore che non lascia nessuna possibilità ai giovani”.
La regista con questo eccellente lungometraggio evocativo dei sentimenti di rabbia, dolore e frustrazione ha voluto dare il proprio contributo soffermandosi sulla tragicità della condizione socio culturale del Marocco, per spingerci a pensare su come si possano aiutare le nuove generazioni per intervenire sul sistema scuotendolo dal di dentro e con l’obiettivo di trasformarlo.

La narrazione si apre soffermandosi sull’articolo 490 del codice penale marocchino che prevede da un mese a un anno di reclusione per le relazioni sessuali al di fuori del matrimonio.

In esso vengono affrontate le molteplici problematiche che ne scaturiscono non tanto per gli aspetti legati alla libertà sessuale ma per quegli aspetti più umani e inerenti le disuguaglianze sociali: gli abbandoni dei neonati, la contraccezione, l’educazione sessuale, i bambini che nascono senza un padre, chi partorisce in condizioni sanitarie estreme, le donne che non sanno come affrontare queste situazioni.

Il dramma familiare e la condizione della donna fanno da cornice a questa storia per introdurre tematiche ben più ampie e universali come quelle del denaro e delle differenze di classe.

La regista nel corso della narrazione ha voluto evidenziare come la vittima appartiene spesso alle classi sociali più povere e disagiate.
Il cuore del film è proprio la rappresentazione del divario sociale, della lotta di classe, del potere dei soldi, della corruzione e dei complessi rapporti di potere tra i diversi livelli sociali.
Un dramma familiare che diventa dramma sociale dove ciascuno cerca di prevaricare l’altro, e nella ricerca della propria sopravvivenza non esita a usare la sopraffazione.

Ciò che rende estremamente interessante questo film è che la questione sociale non riguarda il Marocco in particolare ma tutti noi.
La società che viene rappresentata con le sue disuguaglianze, le ipocrisie, i giochi di potere, non è una società così diversa da quella occidentale e industrializzata.

Una storia che chiama in causa il genere maschile e femminile per dimostrare che il sistema così come si è sviluppato è dannoso per entrambi.

Questo lungometraggio ci spiega in modo molto efficace e puntuale che la società araba apparentemente patriarcale è molto più complessa e articolata nel gioco dei ruoli familiari.

Anche se è vero che i personaggi femminili sono spesso le grandi vittime, fermarsi a ciò significherebbe voler dare una visione semplicistica o parziale perché le dinamiche legate agli aspetti culturali sono molto sottili e ricche di sfaccettature.

Così mentre da un punto di vista giuridico la società marocchina è fortemente patriarcale vi è un forte contrasto rispetto al fatto che nell’ambito familiare sono le donne a gestire i soldi e a decidere tutto. Questo aspetto matriarcale viene rappresentato in modo molto efficace.

Sofia decide di sposarsi per mantenere una facciata, denuncia il colpevole ma sta al gioco e si adegua a un sistema da cui finisce per esserne ancora di più vittima a causa delle sue stesse scelte.

Sofia sfugge alla sua condizione di vittima - non sentendo la dignità del ruolo e non vedendo un’alternativa - cerca di trovare una soluzione all’interno del sistema.

La situazione si ripercuoterà in maniera oppressiva su di lei conducendola a sposare un uomo che non la ama e che la odia rispetto alla sua scelta.

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Trama

Sofia, vent’anni, vive in centro a Casablanca con i suoi genitori (Zineb e Faouzi, interpretati da Nadia Niazi e Faouzi Bensaïdi). È un po’ sgraziata e introversa, e non le deve essere facile confrontarsi con la personalità della zia Leila (Lubna Azabal), della madre, e ancor più della cugina Lena (Sarah Perles), che è svelta d’intuito e disinvolta. Quest’ultima ha il padre francese - Jean-Luc, fuori campo per tutto il film, ma dalla forte influenza - vive ad Anfa in una casa spettacolare sull’oceano, e se non bastasse è una brillante specializzanda in oncologia. Durante un pranzo di famiglia (presente anche una coppia di imprenditori agricoli francesi che trattano un affare con i genitori e gli zii), Sofia ha violenti crampi allo stomaco. Per Lena, che viene in suo aiuto, è presto chiaro che la cugina è incinta, e che lei per prima ha ignorato i sintomi della gravidanza. 
Usando come scusa la necessità di recarsi in farmacia, Lena prende l'iniziativa di portare Sofia all'ospedale: grazie alle sue conoscenze, riesce a farla entrare e qui dà alla luce il bambino, fuori dal matrimonio, quindi illegalmente. Da questo momento, Sofia (con un volto che ne rivela tutta la stanchezza e la confusione) ha 24 ore per risolvere un grosso problema: sposarsi per non infrangere la legge. 

 

Approfondimenti

La tematica del dualismo sociale si rivela in ogni frangente ed è marcato dai dialoghi franco arabi. Anche per questo si è scelto di lasciare la visione in lingua originale.

La questione della lingua è importante nella rappresentazione della storia di Sofia perché nella società marocchina di oggi la lingua permette di individuare il livello sociale.
Le vecchie generazioni parlano bene il francese ma nelle nuove generazioni i giovani delle classi sociali più basse parlano dialetto arabo mentre le classi medio alte hanno la possibilità di andare a scuole buone, anche private e quindi hanno l’opportunità di parlare un buon francese. L'aspetto linguistico svela la frattura delle classi sociali in Marocco: non parlare la lingua francese ed esprimersi in marocchino rappresenta un vero e proprio complesso per i giovani che non riescono ad esprimersi ed affermarsi.

 

Questo film è stato scritto e diretto da una regista marocchina che ha vissuto anche in Europa. Ciò le ha dato l’opportunità di vedere e rappresentare le situazioni da un duplice punto di vista interno ed esterno rispetto alla cultura marocchina.

Nella narrazione esistono contemporaneamente due punti di vista; si tratta di due visioni diverse che si incontrano e che sono messe a confronto.

Sofia, di estrazione più umile e modesta, rappresenta il punto di vista marocchino che esce dal problema cercando di trarne vantaggio e poi c’è un punto di vista più occidentale che è rappresentato dalla cugina Lena.  

Lena viene da una classe privilegiata, il suo sguardo è molto diverso rispetto a quello della cugina appare generoso e altruista. Però lentamente nello svolgersi degli eventi ci accorgiamo che il suo sguardo si tramuterà in commiserazione e pietismo.
Ala fine tutta la sua ingenuità e le sue ideologie si scontreranno con la situazione reale fatta da enormi divari sociali.

  

Regia

Meryem Benm'Barek è nata nel 1984 a Rabat, in Marocco. Ha studiato arabo all’Institut National des Langues et Civilisations Orientales a Parigi prima di entrare al dipartimento regia dell’INSAS di Bruxelles nel 2010. Durante i suoi studi ha diretto cinque cortometraggi, tra cui Nor nel 2013 e Jennah nel 2014. Quest’ultimo è stato selezionato nella short-list per gli Oscar 2015 e in numerosi festival internazionali. Oltre alla regia, cura effetti sonori e sound design e ha esposto al Victoria and Albert Museum di Londra. Sofia, il suo primo lungometraggio, ha ottenuto il Gan Fondation Prize e il finanziamento del Doha Film Institute. 

 

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