Abbiamo visto - Una storia senza nome

Venerdì, 07 Settembre 2018

Un film poliedrico, che parla del Cinema, dell'Italia, dell'arte offesa: da non perdere!

 

Con

Micaela Ramazzotti

Renato Carpentieri

Laura Morante

Jerzy Skolimowski

Antonio Catania

Gaetano Bruno

con la partecipazione di Alessandro Gassmann

 

Regia di

Roberto Andò

 

Prodotto da Angelo Barbagallo

Una produzione Bibi Film con Rai Cinema

 

Al cinema dal 20 settembre 2018

distribuito da 01distributon.

 

SINOSSI

 Valeria (Micaela Ramazzotti), giovane segretaria di un produttore cinematografico, vive sullo stesso pianerottolo della madre, Amalia, donna eccentrica e nevrotica (Laura Morante), e scrive in incognito per uno sceneggiatore di successo, Alessandro (Alessandro Gassmann). 

Un giorno, Valeria riceve in regalo da uno sconosciuto, un poliziotto in pensione (Renato Carpentieri), la trama di un film. Ma quel plot è pericoloso, “la storia senza nome” racconta infatti il misterioso furto, avvenuto a Palermo nel 1969, di un celebre quadro di Caravaggio, la Natività. Da quel momento, la sceneggiatrice si troverà immersa in un meccanismo implacabile e rocambolesco.

 

 

NOTE DI REGIA

Una storia senza nome” è un film sul cinema, un atto di fede, ironico e paradossale, sulle sue capacità di investigare la realtà e di trascenderla. Si è sempre sostenuto che l’immaginazione, anche la più potente e visionaria, paghi il prezzo di una impotenza a priori: l’impossibilità di provocare effetti reali. Il mio film, in modo giocoso, e mi auguro divertente, mostra il contrario. 

Mi faceva piacere, in un momento in cui il cinema appare più fragile e marginale, raccontare una storia al cui centro ci fosse un film e il suo misterioso, imprescindibile, legame con la realtà. 

Con Angelo Pasquini e Giacomo Bendotti abbiamo scelto una vicenda leggendaria degli annali criminali italiani, il furto della Natività di Caravaggio, avvenuto a Palermo nel 1969, un tempo in cui la città era preda del crimine organizzato, cioè della mafia, e anche della più completa indifferenza civile. Quell’anno i ladri prelevarono il quadro dallo splendido Oratorio di San Lorenzo, scolpito dal grande scultore Giacomo Serpotta, e in una notte di pioggia lo portarono via con un’Ape. 

Molti anni dopo, il pentito Francesco Marino Mannoia rivelò che si era trattato del primo furto su commissione eseguito dalla mafia. Raccontò anche di come la tela, al momento d’essere srotolata davanti al misterioso committente, si fosse sbriciolata in mille, minuscoli, frammenti. In seguito, altre deposizioni di pentiti contraddissero o amplificarono questa versione, sino a quando i mafiosi, poco prima degli attentati che colpirono Firenze, offrirono allo Stato la restituzione del quadro in cambio di un ritocco sostanziale del 41 bis. La strage dei Gergofili spazzò via, in modo definitivo, quell’assurda trattativa.

Se custodire e tramandare la bellezza è la forma più elementare di civiltà, questo grado minimo in Italia è sempre stato a rischio. La nostra storia civile, densa di crimini e oscurità, offre infatti una cronaca mutilata di cui solo un atto fantastico può restituirci il senso. Ecco, il mio film è un atto fantastico.

Un capolavoro rubato e dato in pasto ai porci, come riferirono altri pentiti, è infatti un racconto perfettamente aderente ai nostri trascorsi, un ottimo pretesto per un narratore che voglia creare una miscela tra fatti reali e fatti immaginati. 

Ora che il film è sul punto di uscire, si annunziano nuovi sviluppi delle indagini, e si ipotizza che il quadro, dopo essere stato rubato da ladri comuni, fosse stato consegnato alla mafia, che, dopo averlo tagliato a pezzi, lo avrebbe venduto a un mercante svizzero. 

Sin qui la cronaca, vera o falsa che sia. Veniamo alla finzione. 

Al centro del plot del film c’è una giovane donna, Valeria (Micaela Ramazzotti), che vive sullo stesso pianerottolo della madre, Amalia, donna affascinante e nevrotica, (Laura Morante). Valeria lavora come segretaria di un produttore cinematografico, ma nessuno sa che è lei a scrivere le storie firmate da uno sceneggiatore di successo, Alessandro Pes, (Alessandro Gassmann). 

Tutto inizia quando Valeria incontra un uomo misterioso, un poliziotto in pensione, (Renato Carpentieri), che le regala una storia.  Da quel momento, la sceneggiatrice si troverà immersa in un meccanismo implacabile e rocambolesco.

Con questo film avevo voglia di ritornare a un tono leggero, e di ritrovare temi che mi accompagnano da sempre: il fascino dell’impostura, i sentimenti nascosti che aspettano il momento propizio per uscire allo scoperto, gli equivoci che fanno d’improvviso deragliare la vita lasciandone esplodere il lato comico e imprevisto. 

A chi mi chiede se il mio film è una commedia rispondo con una frase di Billy Wilder: “Quando sto per fare un film non lo classifico mai, non dico che è una commedia, aspetto l’anteprima, se il pubblico ride molto dico che è una commedia, altrimenti dico che è un film serio o un noir”.

Roberto Andò

 

 

LA STORIA DELLA NATIVITA’ SCOMPARSA.

Scomparso. Forse distrutto o forse venduto, fatto a pezzi o ben custodito, dopo mezzo secolo è “mistero palermitano” che resiste ancora. 

L'anno era il 1969, il mese ottobre. La notte quella fra il 17 e il 18, incerta l'ora, approssimative le indagini che ne seguirono. Scomparso. 

Scomparso come sarebbe scomparso l'anno dopo Mauro De Mauro, il giornalista che diede per primo la notizia sulle colonne del quotidiano "L'Ora”: “Un’opera del Caravaggio – la Natività – è stata rubata all’Oratorio di San Lorenzo in via dell’Immacolatella. Il valore della tela è inestimabile, gli esperti dicono che si aggira sul miliardo di lire”.

Olio su tela, cm 298 x cm197, dipinto nel 1609.

Furto d'arte che a Palermo non poteva che diventare furto di mafia.

Anche se la storia, come ce la raccontano, sarebbe iniziata in tutt'altro modo.

Ladri, solo ladri. Un coltello per aprire una vecchia porta, una lametta per staccare la tela dalla cornice. 

Vaga la ricostruzione della dinamica (tre o quattro gli autori?), sicuro il ritardo con il quale le sorelle Gelfo, Emilia e Maria (le custodi dell'oratorio) avevano dato l'allarme della sparizione del dipinto. Loro avevano avvertito il parroco, don Benedetto. E don Benedetto aveva avvertito l’arcivescovo Carpino. Poi l’arcivescovo Carpino aveva avvertito il Sovrintendente Scuderi. E il Sovrintendente Scuderi aveva avvertito la polizia.

Dopo, e per lungo tempo, nessuno avrebbe più sentito parlare di quel Caravaggio.

Come sempre, tutto è diventato più chiaro - e naturalmente più confuso - quando è entrata in scena la mafia. 

Quando i boss pentiti hanno cominciato a rivelare la loro verità sul quadro che non c'era più. 

Prima Francesco Marino Mannoia al giudice Giovanni Falcone, poi Giovanni Brusca, poi ancora Gaspare Spatuzza. Ciascuno con la propria narrazione.

E' stato bruciato, l'hanno dato in pasto ai maiali, avvolto in un tappeto e sepolto, usato come merce di scambio per alleggerire il carcere duro dopo le stragi del 1992. E ancora: ce l'ha un collezionista svizzero, è passato dalle mani del boss Gerlando Alberti detto ù Paccarrè, l'ha avuto per un po' anche Pietro Vernengo boss di Ponte dell'Ammiraglio, l'ha conservato in casa sua Rosario Riccobono della Piana dei Colli.

L'ultima versione dei fatti è affiorata da un'inchiesta voluta dalla presidente della Commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, con i carabinieri del nucleo speciale per la tutela del patrimonio artistico che hanno dato la caccia al Caravaggio come a uno di quei latitanti che non si trovano mai. 

Erano ladri per davvero quelli che lo rubarono ma poi - parola dell'uomo d'onore Gaetano Grado - furono costretti a consegnare un "bottino” così prezioso al grande crimine, a Cosa Nostra. Fu lo stesso Grado a portarlo al capo della mafia palermitana Stefano Bontate, che a sua volta lo fece recapitare al capo dei capi di tutta l'organizzazione Gaetano Badalamenti. 

E così, già nel 1970, il quadro sarebbe finito in Svizzera, pagato profumatamente in franchi. Intermediario, un antiquario venuto da Berna o da Zurigo. 

La tela sarebbe stata scomposta, in sei o in otto parti, per essere più facilmente rivenduta a vari acquirenti sul mercato clandestino internazionale. Ciascuno di loro - pare - pagò una fortuna pur di avere un "dettaglio” di quel dipinto.

Un'ultima verità non basta però per questa scomparsa eccellente. Ce n'è un'ultimissima. Quella di Francesco Di Carlo, un altro pentito di Cosa Nostra. Giura di avere visto La Natività nella dimora di un suo amico, uno che abitava nella borgata palermitana di Partanna Mondello. Quando? Nel 1981.

Finalmente, del Caravaggio sappiamo tutto e niente. 

Attilio Bolzoni 

 

CAST ARTISTICO

 

Valeria Tramonti         MICAELA RAMAZZOTTI

Alberto Rak RENATO CARPENTIERI

Amalia Roberti  LAURA MORANTE

Jerzy Kunze    JERZY SKOLIMOWSKI

Vitelli ANTONIO CATANIA
        Diego Spadafora GAETANO BRUNO

Riccardo MARCO FOSCHI

Irene MARTINA PENSA

Onofri – Ministro Cultura RENATO SCARPA

Agate SILVIA CALDERONI

Presidente del Consiglio EMANUELE SALCE

         Nemi – Ministro Economia PAOLO GRAZIOSI

Seminerio FILIPPO LUNA

Augusto Trezzi MICHELE DI MAURO

John Morris ALLAN PEARCE CAISTER

Mario GIOVANNI MARTORANA

 

con la partecipazione di ALESSANDRO GASSMANN nel ruolo di Alessandro Pes

 

CAST TECNICO

 

regia ROBERTO ANDÒ,
sceneggiatura ROBERTO ANDÒ, ANGELO PASQUINI
con la collaborazione di            GIACOMO BENDOTTI
fotografia MAURIZIO CALVESI
montaggio ESMERALDA CALABRIA

musica MARCO BETTA 

Edizioni Musicali New Emergency Music
scenografia GIOVANNI CARLUCCIO
scenografo arredatore GIADA ESPOSITO
costumi LINA NERLI TAVIANI

truccatore e acconciatore ENRICO IACOPONI e SHARIM SABATINI
suono FULGENZIO CECCON
aiuto regista GIANLUCA MAZZELLA

segretaria di edizione CINZIA LIBERATI
fotografa di scena LIA PASQUALINO

casting ANTONIO ROTUNDI


produttore esecutivo GIANFRANCO BARBAGALLO  

prodotto da ANGELO BARBAGALLO
coprodotto da PATRICK SOBELMAN

una produzione            BIBI FILM con RAI CINEMA

In coproduzione 

con  AGAT FILM  & CIE – PARIGI

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