GLI SCACCHI UNGHERESI IN ACCADEMIA

Lunedì, 20 Maggio 2019

GLI SCACCHI UNGHERESI IN ACCADEMIA

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Quando si pensa agli scacchi, come giocatori vengono in mente i nomi di personaggi quasi leggendari, Karpov o Kasparov. Bene, bisogna sapere che c’è una simpatica signora ungherese che li ha battuti entrambe e non solo loro, ma anche un’altra decina di campioni mondiali: Judit Polgár.

Dall’età di cinque anni e per trentacinque anni consecutivi, ha partecipato a gare e tornei internazionali. Diventa, a soli dodici anni, la più giovane giocatrice di scacchi ad entrare nella Top 100 dei migliori giocatori al mondo, poi, avendo superato, unica donna, i 2700 punti ELO (dal nome dell’inventore di questo sistema per misurare l’abilità dei giocatori, Arpad Emrick Elo), si ritrova ad essere l’ottava nella classifica mondiale divenendo, a soli 15 anni, Super GM (Grande Maestro Internazionale: il massimo riconoscimento che può essere attribuito) e, di fatto, miglior giocatore-donna nella storia degli scacchi.

Dopo il suo ritiro dall’attività agonistica, cinque anni fa, ha creato un programma educativo, “Chess Palace”, già introdotto nelle scuole primarie di Ungheria e Cina. Nel 2015 è stata capitano della squadra maschile ungherese che ha lasciato, dopo un anno, per dedicarsi al mandato di ambasciatrice dell’ UN Women (Ente delle Nazioni Unite per l'uguaglianza di genere e per l’emancipazione delle donne). Dallo scorso anno ha assunto anche la carica di vicepresidente onorario della FIDE, Fédération Internationale des Échecs, (denominata in francese poiché fondata a Parigi nel 1924) riconosciuta, questa federazione, dal Comitato Olimpico Internazionale, ed accolta come membro dell’UNESCO. 

Per incontrarla, l’Ambasciata di Ungheria e l’Accademia d’Ungheria in Roma, hanno organizzato un evento in collaborazione con la Federazione Scacchistica Italiana, la Judit Polgar Chess Foundation, e la #Chess Connects Us, sotto il Patrocinio del Dott. Zsolt Semjén, Vice Primo Ministro Ungherese.

In questo evento, Judit Polgár ha tenuto, nella mattinata, una conferenza a 150 ragazzi, narrando loro il fascino del mondo degli scacchi e presentando il suo testo, “Scaccoparco”, rivolto particolarmente alla prima didattica. Successivamente, ha disputato con loro una partita in simultanea coinvolgendoli nel gioco.

Nel pomeriggio, Judit Polgár ha incontrato gli invitati che sono poi intervenuti e che, oltre a poter giocare liberamente, hanno assistito ad una partita di scacchi dal vivo, tra due squadre formate da giocatori sorteggiati tra gli ospiti e su di una scacchiera gigante, allestita nel cortile di Palazzo Falconieri, quest’ultimo, sede dell’Accademia di Ungheria a Roma, diretta impeccabilmente dal Prof Istvàn Puskàs e dove, fra iniziative musicali e varie mostre, dimora una biblioteca con circa 20.000 volumi di storia, letteratura, linguistica, archeologia e storia dell’arte, tra gli altri anche edizioni rare delle opere di Petrarca.

Partirà da Budapest, nel 2020, Il Giro d’Italia di Ciclismo e, da questa splendida doppia-città (Buda e Pest, unite da vari ponti sul Danubio, tra cui, con i suoi 375 mt, quello famoso “Delle Catene”) è partita, una quarantina anni fa, la storia di Judit Polgár che ha fatto, degli scacchi, una parte essenziale della sua vita. Oggi, chiamarli solo gioco è banalmente riduttivo, in quanto la passione, trasmessa da questa pluri-campionessa internazionale, ci parla di qualcosa che va oltre la parte ludica; va oltre anche la considerazione di sport della mente, che gli scacchi hanno assunto nel tempo; arriva a comunicare cultura. Il messaggio lasciato da questo incontro con lei, campionessa mondiale, è chiaro:

“Attraverso l’analisi della situazione, l’uso della pazienza, la pianificazione della strategia, il gioco si fa coesione sociale e diventa anche un utile strumento educativo per i giovani. Insegna il concetto del sacrificio, utile per progredire, che unito allo studio delle possibili varianti, gli scacchi, mossa dopo mossa, accompagnano l’allievo a perseguire la vittoria, nel rispetto delle regole e dell’avversario, come accettare l’eventuale sconfitta. Pensando sempre che, anche dopo uno scacco matto, come nella vita, si giocherà una nuova partita”.

Roma 20 maggio 2019               Maurizio Moretti

 

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