ABBIAMO VISTO "TOSCA" DI GIACOMO PUCCINI

Domenica, 15 Dicembre 2019

Teatro alla Scala – Inaugurazione Stagione 2019/20
TOSCA
Melodramma in tre atti
Libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
Musica di Giacomo Puccini
Nuova edizione critica a cura di Roger Parker; Casa Ricordi, Milano

Floria Tosca Anna Netrebko
Mario Cavaradossi Francesco Meli
Il barone Scarpia Luca Salsi
Angelotti Carlo Cigni
Sagrestano Alfonso Antoniozzi
Spoletta Carlo Bosi
Sciarrone Giulio Mastrototaro
Un carceriere Ernesto Panariello
Un pastore Gianluigi Sartori

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala
con la partecipazione del Coro di voci bianche dell’Accademia Teatro alla Scala
Direttore Riccardo Chailly
Maestro del coro e del coro di voci bianche Bruno Casoni
Regia Davide Livermore
Scene Giò Forma
Costumi Gianluca Falaschi
Luci Antonio Castro
Video D-Wok
Nuova produzione Teatro alla Scala
Milano, 7 dicembre 2019

 

 

 

L'apertura della stagione del teatro alla Scala di Milano rappresenta un evento importante e  la partecipazione di tante personalità e volti noti del mondo della cultura, della politica e dello spettacolo è un fatto positivo. Significativa , quest'anno in particolare,  la presenza del presidente Mattarella, salutato dal pubblico con un lungo e caldo applauso. Il pensiero che la ricerca di una identità nazionale e di una pacificazione in un epoca di grandi contrasti e lacerazioni, passi attraverso il riconoscimento di un grande patrimonio culturale quale il nostro melodramma, è una bella sensazione che mitiga il disagio dato dalla percezione di come questo evento rappresenti per molti una semplice vetrina e un appuntamento mondano.

Veniamo allo spettacolo che ha goduto di un successo per molti versi annunciato ma che ha comunque superato ogni previsione. Quindici o sedici minuti di applausi , una sorta di tripudio, sono il segno certo che lo spettacolo nel suo insieme ha convinto. Eppure il dubbio che si insinua, a luci oramai spente è che un certo clamore acritico e indifferenziato sia un segno tutt’altro che positivo che ci fa quasi rimpiangere l’intransigenza appassionata dei loggionisti.  Il cast in scena è di grande caratura  e spessore, ma generalmente non all'altezza delle aspettative. A partire da Anna Netrebko il cui prezioso materiale vocale non è stato supportato da una recitazione adeguata al ruolo. L'eroina di Puccini è sopra tutte le altre, focosa passionale e impulsiva, l'interpretazione della Netrebko al contrario ci è parsa timorosa e esitante, forse troppo preoccupata di riuscire a ritrovare se stessa in questo ruolo al quadrato, una cantante che interpreta una cantante, per non padroneggiarlo con la convinzione e il fuoco che questo richiede. L'incidente occorsole nel secondo atto ne è la prova. Ma si tratta sempre e comunque di una grande voce. Lo stesso "Vissi d'arte" del secondo atto, partito male con una brutta esitazione sulla prima nota, conclude splendidamente con un mirabile e intenso diminuendo su un lungo fiato, ed è roba da brivido, degna di un autentica fuoriclasse.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche il tenore Meli dal timbro pieno e caldo, pur impreziosendo il suo fraseggio con diminuendo e mezze voci, non regala mai la zampata del leone che era lecito attendersi. Il migliore in campo è certamente lo Scarpia di Luca Sansi, intenso e feroce, eccellente dizione e presenza scenica, convincente nelle arie e il più disinvolto nella recitazione. Nel  duetto del primo atto la coppia si scalda e Chailly recupera dall’edizione critica otto  battute nel migliore stile pucciniano poi tagliate dal compositore. Finito il duetto il primo incidente, il più grave; Tosca è appena uscita di scena, nelle battute che precedono la rientrata sul palco di Angelotti, partono solo alcuni degli archi coinvolti per poi fermarsi quasi subito. Seguono alcuni interminabili secondi di vuoto poi l'orchestra riparte, questa volta compatta. Forse Angelotti non era pronto all’entrata in scena, o forse lo era ma il maestro Chailly non lo ha visto, fatto sta che questi incidenti che qualcuno annovera “da teatro di provincia”, possono invece capitare anche nei grandi teatri (successe anche a Daniele Gatti in una recente Traviata) . Sono comunque assai spiacevoli, in questo contesto ancora più imbarazzanti e hanno sempre delle responsabilità o spesso corresponsabilità.

Da qui la recita segue senza intoppi fino all'episodio di défaillance della Netrebko sopra accennato. Tosca ha appena acconsentito al vile ricatto di Scarpia e alla promessa di un salvacondotto per far fuggire Cavaradossi chiede "chi m'assicura?". Scarpia risponde sciorinando tutta la spiegazione ma quando sta per raccomandarsi al suo fido Spoletta incredibilmente la Netrebko gli ripete erroneamente la domanda "chi m'assicura" per la seconda volta. Perfetta la reazione di Luca Salsi che le risponde  nuovamente per dare poi la battuta a Spoletta e rientrare quindi senza che l’errore abbia causato danni. La fortuna vuole che il tutto avvenga su un recitativo accompagnato da un tremolo d’archi punteggiato ogni tanto da celli e bassi quasi “ad libitum”. Incidente rientrato, nessuno si è fatto male, musicalmente parlando. Ma sono stati attimi di vera tensione. Il viso della Netrebko che si rende immediatamente conto dell’errore e si porta le mani alla bocca è su youtube in un video diventato virale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La regia di David Livermore, pur non rivoluzionando i parametri fondamentali dell’opera, è ricca e innovativa,  non esita ad avvalersi di video proiezioni, spot luminosi e tableaux-mouvants  con risultati spesso di grande suggestione visiva. Un taglio di tipo cinematografico  ottenuto con mezzi tecnologici che spesso alterano i parametri spazio-temporali. Cosi nella scena finale il bellissimo effetto rallenty da moviola con conseguente proiezione sembra fermare il tempo nell’atto del suicidio di Tosca. Il suo volo da Castel S. Angelo diviene una ascesa; irradiata da raggi è l’effigie di una santa, l’icona dell’eroismo femminile. 

Quanto alla lettura musicale di Chailly, questa è generalmente corretta e valorizza pregevolmente l’orchestra scaligera,  senza però mai riuscire  a sfiorare l’Olimpo delle grandi bacchette. La sua tappa nel progetto “Puccini filologico” è di sicuro interesse musicale e musicologico e recupera materiale della versione della prima al Costanzi nel gennaio 1900 . Le versioni definitive rimangono comunque le migliori , evidenziando la lucidità e la grande sensibilità teatrale del compositore, i cui tagli vanno sempre nella direzione di snellire ed esaltare l’effetto drammatico. Come sul finale dove la prima versione prevedeva diverse battute nel momento della scoperta dell’uccisione di Cavaradossi, poi tagliate per giungere con maggiore efficacia al salto nel vuoto dell’eroina. In conclusione forse voleva essere la Tosca del secolo e non lo è stata ma certo, aldilà di ogni considerazione identitaria, una bellissima serata seguita in diretta tv da quasi tre milioni di spettatori, che testimonia come l’opera, nonostante tutto, sia ancora viva e coinvolgente e goda di ottima salute.

Alessandro Murzi

 

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