Viviroma.it spettacoli a Roma - MUSICA - Abbiamo visto: Semyon Bychkov con Katia e Marielle Labèque e l’orchestra di Santa Cecilia al Parco della Musica

Lunedì, 25 Marzo 2019

Nella stagione sinfonica 2018-2019, la sala Santa Cecilia del Parco della Musica di Roma, ha ospitato Venerdì 22 Marzo, il concerto che ha visti protagonisti al pianoforte le sorelle francesi Katia e Marielle Labèque e il direttore russo Semyon Bychkov. In programma il concerto op.88a di Max Bruch per due pianoforti e orchestra e la sinfonia n.9 di Schubert detta “La Grande”.

Risultati immagini per katia labeque

Diverse le analogie fra i due brani, le cui partiture originali sono venute alla luce postume, anche se in maniera differente. A partire dalla “detective story”, per usare le parole di Sandro Cappeletto, del brano di Bruch scritto e dedicato al duo pianistico delle sorelle americane Rose e Ottilie Sutro. Queste apportarono modifiche sia nella parte pianistica che nella partitura tali da indurre l’autore a giungere al compromesso che avrebbe autorizzato l’esecuzione esclusivamente in America e non in Europa. In realtà dopo le prime esecuzioni il brano, accolto tiepidamente dalla critica, non fu più eseguito dalle sorelle la cui biblioteca fu acquistata dopo la loro morte dal pianista Nathan Twining che riuscì, grazie al materiale in suo possesso a ricostruire la partitura originale.Risultati immagini per semyon bychkov

Per il ritrovamento postumo della ben più famosa sinfonia di Schubert dobbiamo invece ringraziare Robert Schumann. Questi scoperse la partitura in casa del fratello di Schubert Ferdinand, ne riconobbe immediatamente il valore artistico e caldeggiò Felix Mendelssohn Bartholdy affinché eseguisse quella che a sua detta era la composizione che avrebbe rivelato un lato assolutamente sconosciuto del compositore viennese. Ed in effetti proprio nella magniloquenza, e nell’enfasi del gesto compositivo, troviamo un altro aspetto che, oltre a rappresentare un “unicum” nella produzione di Schubert, accomuna i due lavori di questa serata. Nel caso di Bruch inoltre l’ardente slancio romantico appare del tutto anacronistico se pensiamo che nel 1912, data di composizione del brano, il romanticismo di quella fattura era decisamente alle spalle . Ma il sincero lirismo e l’ appassionata spontaneità dell’invenzione melodica rendono il concerto particolamente affascinante e coinvolgente al di là di ogni considerazione sulla sua collocazione temporale ed estetica, o forse proprio grazie alla sua ingenua inattualità . Quanto alla sinfonia di Schubert, l’ampiezza dell’impianto formale e la grandiosità ormai matura del linguaggio compositivo rivelano con chiarezza la necessità del confronto, gia in parte intrapreso nella precedente sinfonia “incompiuta”, con la pesante eredità beethoveniana.

Risultati immagini per orchestra accademia santa cecilia

Alla lettura attenta e lucida di Bychkov, affiatatissimo in Bruch con le brave e appassionate sorelle Labèque, ha risposto con puntualità e maestria l’orchestra di Santa Cecilia, particolarmente compatta e incisiva, specie negli archi e nei legni, e valorizzata dall’eccellenza delle prime parti. Un plauso particolare al primo oboe Francesco di Rosa, per la grande qualità del suono e la ricchezza del fraseggio espresso in particolare nel secondo tempo della sinfonia. Sala piena e pubblico caloroso ed entusiasta.

Alessandro Murzi

Non sei iscritto, partecipa a Vivi Roma!

Autore

Murzi

File disponibili

Nessun file caricato

Post dai gruppi

Chi è in linea