Viviroma.it spettacoli a Roma - Abbiamo visto: gli SPIRITUAL FRONT all'Orion di Ciampino

Domenica, 03 Febbraio 2019

Conosco Simone Salvatori, frontman degli Spiritual Front, da anni, più di trenta, se la memoria non mi inganna, per motivi che esulano dalla musica; era sfrontato già in adolescenza, si divertiva ad imbarazzare noi ragazzine adolescenti, tirandoci su la gonna quando meno ce lo aspettavamo, nel corridoio di un istituto scolastico religioso; si prendeva le sberle di noi tutte, non essendo disposto a rinunciare, per nessun motivo, ad una risata sfacciata; andava in giro, negli anni ottanta, con un giacchetto di jeans pieno di toppe, di gruppi musicali punk e rock, che gli invidiavo e si vedeva già da allora che il suo dinamismo lo avrebbe impegnato in qualcosa di diverso, curioso com’era della vita.

Salvatori

Ci perdemmo di vista, perché a me quell’istituto religioso andava un po’ stretto e me ne andai sul più bello, mentre lui continuò, fino alla fine, a mostrarsi irriverente e scanzonato; successivamente, a distanza di tanti anni, ci siamo incrociati piu’ volte, lui sempre di corsa, con il trolley, in arrivo o in partenza per un live, con le t-shirt appena stampate della sua band nel borsone ed un appuntamento di musica in bilico, da rispettare, arrivando dall’altra parte di Roma, senza mai perdere di vista il piacere per ciò che stava facendo:  onorare la musica. 

 La musica dovrebbe essere in grado di appagare chiunque si accosti ad essa, non nella banale pretesa di inglobare la moltitudine dei piaceri in un unico modo di mostrarla e di mostrarsi, ma nella libertà assoluta e diversificata degli artisti di esprimerla.

Va da sé che ogni moda, con conseguente massificazione imposta di essa, intesa come unica possibilità radiofonica di ascolto, o come unica, assoluta  visibilità, ne mortifica la vera essenza, annichilisce, facendo somigliare lo standard  a qualcosa di strabiliante.

Ecco il motivo per cui mi sento di paragonare un live degli Spiritual Front, ad uno stordimento, a qualcosa a cui ci si è disabituati, un’intenzione raccolta di intimità in esplorazione,  una corda ammaliatrice dove sonorità cupe e contaminate legano la profondità all’introspezione; il sesso esplicito, le ambiguità, le cadute in ginocchio, il piacere, il dolore, l’amore che disconosce identità precostituite, svelato tra pieghe a volte oniriche, a volte vestite di crudezza,  stringono forti i nodi tra palco e pubblico.

Simone Salvatori è magnetico, sa tenere bene tra le dita questa corda sul palco, la trattiene, la stringe con maestria e allenta al momento giusto, la sua voce ti avvolge, sempre.

Ogni musicista della band ha la sua caratterizzazione, sono tutti vestiti di nero, diversissimi, ma ognuno di loro è coeso all’altro, aderente a questa percezione  di viaggio introspettivo, intimo, sensuale.

Anche in questa serata, dove l’esibizione prevede un omaggio ai The Smiths, ci lasciano sospesi nella bellezza distintiva del loro modo, della loro identità,  di catturarti e portarti via dalle consuetudini, come lo scorrere delle immagini, dietro di loro, del capolavoro di Pier Paolo Pasolini, con una indimenticabile Anna Magnani in primi piano, e Simone Salvatori stagliato davanti a lei, assieme alla sua band; una visione globale di chiaroscuro, dove luci e ombre si rincorrono, un appuntamento invitante dove l’arte  necessita  di allargare ed espandere orizzonti di chi c’è di fronte e di fluttuare nell’aria, evanescente, libera.

by Simona Melamangio Paolucci

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