Viviroma.it spettacoli a Roma - Abbiamo visto: AIDAN MARTIN E Simone Liga - Terzo Tempo alla Stazione.it

Lunedì, 28 Gennaio 2019

Quando avevo letto la notizia di questo spettacolo musicale, un repertorio di cover rock di Ligabue presentate da i TerzoTempo insieme ad un cantante londinese, Aidan Martin, al suo debutto in Italia, ero rimasta un po' perplessa di fronte alla discrepanza tra i due mondi musicali.

Mi sono presentata alla serata incuriosita, trafelata e priva di pregiudizi, nonostante le perplessità, perché avevo già avuto modo di apprezzare la capacità professionale di Simone Liga e della sua band in altre circostanze, mentre per quanto riguarda l'artista Aidan Martin, mi ero documentata, con piacere, scoprendo l'entusiasmante percorso professionale di questo giovane uomo.

Mi accoglie con gentilezza colui che cura le pubbliche relazioni della band Terzo Tempo, Alexander e ci ritroviamo, dopo aver cenato insieme, seduti tutti quanti sul divano, io, Aidan, Simone Liga e il brillante Michele Pisani, un vero gentiluomo, che si occuperà della traduzione simultanea di tutto ciò che scorrerà nel corso della mia intervista.

Non ho parlato dell'intervista con nessuno di loro, durante la cena, perché ho preferito osservarli nella loro naturalezza e perché non amo gli accordi pre-intervista.

Rimango colpita da subito delle differenze tra loro e di quanto siano belle: 

  • Simone possiede un modo spicciolo e sincero di esprimere se stesso e il suo modo di vivere la musica, è concreto e i suoi occhi sono lame taglienti, di chi ha visto passare tante sfumature e riconosce al volo quelle più aderenti alla sua persona e quelle da evitare come la peste; 
  • Aidan è un puro, quando parla di musica gli occhi irradiano luccichii incredibili, che lo fanno somigliare, agli occhi di una fantasiosa come me, al Piccolo Principe, anche se lui è altissimo e non ha la sciarpetta al collo, ma una t-shirt a righe bianca e rossa.

Terminata l'intervista, arriva il momento più atteso, lo spettacolo.

Aprono la serata i Terzo Tempo, con la prepotenza di chi sa il fatto proprio, si intuisce il lavoro che c'è alle spalle della band e la preparazione tecnica, dalla sicurezza con cui, nel mentre suonano, senza sbagliare un colpo, creano dinamismo sul palco, si muovono, si incrociano, invertendo le loro posizioni, graffiano con i loro suoni l'aria; Simone è il leone che ricordavo, ed è se stesso, pur presentando un repertorio di cover, il che per me è un punto di forza e di caratterizzazione; è un trascinatore vero, sul palco ha la capacità di far sentire il pubblico parte dello show, che inevitabilmente, non si lascia attendere nel partecipare intonando le canzoni piu' famose, alzando braccia o calici al cielo in segno di risposta. 

E' il momento di Aidan, la band  dei Terzo Tempo rimane sul palco, assieme alle due donne che si occuperanno di curare la sezione cori, Priscilla e Valentina; è in questo momento che si respira la differenza di cui parlavo inizialmente, l'atmosfera diventa improvvisamente da ruvida e rock ad intima e senza nulla di eclatante, soltanto con il cambio di staffetta da parte dei due cantanti.

Aidan illumina il palco, il suo corpo flessuoso segue la voce, voce con una timbrica che, grazie a Dio, non lo fa somigliare a nessuno, se non a se stesso; passa con disinvoltura dalla voce piena, estremamente calda, alla voce in maschera, con una padronanza impressionante; ciò che arriva dalle orecchie a tutto il resto è uno stato di armonia incredibile, messo a disposizione, generosamente, di chi lo sta ascoltando.

La chiusura dello spettacolo dimostra come a volte, nelle diversità, possano realizzarsi magie, "Fix you", dei Coldplay, cantata da entrambi ne è la dimostrazione, ed è il video che ho scelto di pubblicare per rappresentare la serata.

I miei complimenti vanno anche alla maestria con cui è stata curato il suono, Alessandro Di Nunzio non si smentisce mai nel suo eccellente ruolo di fonico.

Spesso sento dire che Roma è provinciale, è vero, per certi aspetti lo è, ma in serate come questa, dove la proprietà di un locale decide di investire in qualcosa di diverso, dove gli stessi ragazzi impegnati in un progetto di cover eccellente, decidono di mettersi ulteriormente in discussione, si scardina questo concetto; investire nella cultura, che invita alle sperimentazioni vuol dire portare avanti un discorso di diversità e di radici che, anziché scontrarsi, si avvicinano e avvicinano alla bellezza.

Tanta bellezza.

Simona Melamangio Paolucci

Guarda il video del duetto finale sulla pagina viviroma.it di Facebook cliccando QUI

Guarda il video della nostra intervista cliccando QUI 

 

 

 

 

Non sei iscritto, partecipa a Vivi Roma!

Autore

Redazione

File disponibili

Nessun file caricato

Post dai gruppi

Chi è in linea