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Venerdì, 16 Novembre 2018

All'inizio del mese siamo stati all'Auditorium Parco della Musica per ascoltare la leggendaria chitarra di Marc Ribot.

Al termine del concerto, usciti dalla sala Petrassi, passando di fianco ad un pianoforte sul mezzanino, sento risuonare un accordo.

Incuriosito faccio tre passi indietro e la persona di fianco al ‘pianista improvvisato’ mi dice:

- Lo vieni a sentire l'11 dicembre alla Casa del Jazz, vero? -

Il pianista si alza e si incammina con noi sulle scale verso l'uscita.

Mi racconta della sua composizione, di chi suonerà con lui; mi presento, gli dico che sono di viviroma.it, e gli chiedo: - scusa ma tu chi sei? - 

- Marco Sinopoli - mi risponde - Qualcosa a che fare con Giuseppe Sinopoli, a cui è dedicata la sala qui a fianco? - chiedo io - Si era mio padre -

Ovviamente a dicembre andremo a vedere il suo concerto, mi auguro con alcuni di voi.

Oggi vi volevo raccontare solo questo: uscire, emozionarsi con la musica, con gli incontri, fare attenzione a tutte le note, anche quelle casuali.

A proposito, non vi ho detto che il concerto "The Zone" mi è piaciuto molto, ma questa è un'altra storia.

Reduce dal recente successo del disco Songs Of Resistance 1942-2018 - l'album di canzoni politiche anti-Trump pubblicato lo scorso settembre che vanta la collaborazione, tra gli altri, di Tom Waits - Marc Ribot ha suonato nell’ambito di Romaeuropa Festival martedì 6 novembre per la Prima assoluta di “The zone”, concerto ideato dal compositore Daniele Del Monaco.

 “The Zone” ha portato in scena le energie di una nuova stagione della musica sperimentale newyorkese in cui confluiscono armoniosamente diverse anime musicali: l’energia del rock unita all’interplay dell’improvvisazione, i colori della musica contemporanea e la sintesi della composizione musicale.

La chitarra di Marc Ribot, la voce inconfondibile di Fay Victor, osannata  da tutta la stampa statunitense per il suo timbro  ultraterreno e sciamanico, le tastiere e l’elettronica di Daniele Del Monaco e il Marco Capelli Acoustic Trio, ovvero Cappelli alla chitarra, Ken Filiano al contrabbasso e Satoshi Takeishi alla batteria.

La vicenda filosofico/fantascientifica di "Picnic sul ciglio della strada", il celebre romanzo dei fratelli Strugackij noto anche grazie alla personalissima trasposizione cinematografica del film Stalker di A. Tarkovskij,  e l’epopea Sufi de "Il verbo degli uccelli", parabola di  rara intensità partorita dalla magistrale penna del poeta mistico persiano Farid al-Din’Attar: sono questi i due riferimenti che hanno guidato Daniele Del Monaco nella scrittura di questo concerto. Due storie, distanti nello spazio e nel tempo, s’incontrano e delineano il racconto di un cammino eroico verso la conoscenza in cui è necessario abbandonare ogni cosa, bruciare cento mondi e gettare il proprio cuore nel tempestoso fuoco del presente. 

“The Zone” è dunque un percorso iniziatico che porterà a un risultato inaspettato, in cui confluiscono il tema del viaggio, della rinascita e del rituale. Un’odissea Sufi che, con spirito punk, si allontana dai cliché adolescenziali, costruendo, all’interno delle sue sette canzoni, toni austeri e tenebrosi, violenti eppure dolcissimi, in grado di restituire valore e spessore poetico al concetto di rituale.

Con The Zone mettiamo in scena un gesto violento e liberatorio, ma anche distensivo e riconciliatorio”- spiega l'ideatore Daniele Del Monaco.  “Una pulsazione rituale attraversa l’opera dall’inizio alla fine, talvolta in forma percussiva, talvolta come armonia o nella melodia. È la paura del primo uomo cavernicolo, ovvero qualcosa della quale è necessario riappropriarsi, liberandoci delle infrastrutture culturali rappresentate dai confini: fisici, politici, culturali e ideologici”.

Mentre lo scrivevo - prosegue il compositore - avevo bene in mente alcuni miei amici e compagni di viaggio che, come le migliaia di uccelli di Attar, hanno condiviso con me un faticoso tragitto esistenziale rendendosi testimoni di molti cambiamenti irreversibili. Ne è uscito fuori un lavoro in cui c’è tutto me stesso e in cui si complementano, senza artifici o forzature teoriche, prassi e sonorità differenti, dal contrappunto, la musica africana, al punk. Questo sono io e il mio percorso eclettico, nel bene e nel male”.

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