NON CI CREDO MA TOCCO FERRO

Giovedì, 11 Febbraio 2021

Quante volte abbiamo incrociato le dita o toccato ferro (anche di nascosto), per scongiurare eventuali ripercussioni scatenate da situazioni considerate portasfortuna? E chi, almeno una volta, non ha chiamato in causa i più noti detti popolari per giustificare o dare una spiegazione a eventi quotidiani poco chiari?

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Con Non ci credo ma tocco ferro, Manuela Donghi rappresenta scene di vita quotidiana attraverso dieci racconti verosimili, reinterpretando alcuni noti luoghi comuni e dando vita a storie diverse tra loro: alcune sono più divertenti, come quella di Martina che ha tanto cercato un fidanzato per evitare di essere chiamata zitella, per poi scoprire che forse "Si stava meglio quando si stava peggio", o "Chiodo schiaccia chiodo" con Nicole alle prese con il suo compagno che fa coming out dopo anni insieme.

Altre sono più serie: in "Chi ha tempo non aspetti tempo" si fanno i conti con la quotidianità modificata dal Coronavirus e dal lockdown, e in "Non tutti i mali vengono per nuocere", si affronta il tema del morbo di Alzheimer, arrivando però a un epilogo totalmente inaspettato. Dieci narrazioni collegate da stereotipi e pregiudizi che vengono, pagina dopo pagina, confermati o sconfessati.

Manuela Donghi, in modo spesso dissacrante, sdrammatizza ciò che molte volte condiziona le nostre azioni: non sempre la saggezza popolare ha infatti ragione. E l’autrice da’ naturalmente la sua personale interpretazione, lasciando nascere storie veritiere ma a tratti anche bizzarre e soprattutto poco politicamente corrette. “Questo libro nasce dal fatto che io non sopporto letteralmente chi parla per sentito dire o chi in generale giudica le persone. Il mio motto, tra gli altri, è “vivi e lascia vivere”, sottolinea Manuela Donghi. “Quindi ho pensato che sarebbe stato carino ma anche utile appropriarmi di alcuni detti popolari per raccontare a modo mio alcune situazioni.

Per chi conosce il mio stile narrativo, sa bene che mi piace scrivere storie nelle quali il lettore può riconoscersi. Della serie: “Questo mi è capitato un sacco di volte” o “Questa cosa l’ho sempre pensata”, e via dicendo. E posso assicurare che almeno in uno dei dieci racconti tutti si ritroveranno. Sarà curiosa di sapere in quale in particolare…”. Come in tutti i libri di Manuela Donghi, anche in questo c’è un finale a sorpresa con il racconto "Le donne han lunghi i capelli e corti i cervelli", nel quale l'autrice diventa la protagonista. “Ho voluto mettermi in gioco raccontando alcune mie esperienze che si ricollegano ai pregiudizi sulle donne. Diciamo che mi sono tolta qualche sassolino nella scarpa, affrontando però anche contemporaneamente il tema della parità di genere in modo assolutamente diverso dal solito. Non mi ritengo femminista, ma amante della giustizia, e sono convinta che a volte si ottengano più risultati prendendosi in giro: solo così si dimostra di essere più forti di quello che gli altri pensano”.

Manuela Donghi, giornalista professionista economico-politica, è Direttore di Le Fonti Tv. Collabora con Rai2 per la trasmissione Detto Fatto e interviene come opinionista in molti programmi televisivi nazionali. Amante della letteratura, degli animali, della palestra e degli horror psicologici, è molto attenta al sociale e da anni aiuta a sensibilizzare sulla malattia di Alzheimer. Questo è il suo terzo libro. Con Ladolfi Editore ha pubblicato “Visto con i tuoi occhi” e “Le cose capitano”. 

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Redazione

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