Recensione di "M il figlio del secolo" di Antonio Scurati

Domenica, 26 Luglio 2020

 

L'opera di Scurati “M il figlio del secolo”, alla quale l'autore ha dedicato tanti anni di studio e ricerca e con la quale si è aggiudicato il Premio Strega 2019 (dopo essere stato per ben due volte finalista in edizioni precedenti), vale davvero il prezzo di copertina. Il libro infatti non offre soltanto una ricostruzione puntuale della genesi del Fascismo, né si caratterizza per essere “semplicemente” un romanzo storico. Aprendolo il lettore acquista un biglietto per un viaggio nel tempo che lo conduce al binario morto dell'Italia vincitrice della prima guerra mondiale. Una vittoria di Pirro che ha messo in ginocchio il Paese che fatica a prendere coscienza di sé e della propria classe dirigente.

In un articolo comparso sul Corriere della Sera datato 24 marzo 1919, tratto dalla rubrica “Le conferenze domenicali”, viene annunciato un convegno per la costituzione dei Fasci regionali. All'evento, al quale partecipa Benito Mussolini, fautore di diverse proposte, insieme a personaggi del mondo dell'industria come Enzo Ferrari, il giornale dedica lo stesso spazio di un fatto di cronaca, avvenuto nella stessa giornata, intitolato: “Furto di tre tonnellate di sapone”, il che la dice lunga sull'evanescenza del fascismo in germine, che, tuttavia, nel giro di pochissimi anni cambierà i connotati del Paese conducendolo verso il doloroso destino che ben sappiamo.

Chi è Benito Mussolini in quel periodo? Scurati lo descrive come imprenditore prossimo al fallimento, un donnaiolo perseguitato e perfino un politico finito.

Nelle strade e nelle campagne, intanto, si registra il trionfo del socialismo che, tuttavia, quasi inspiegabilmente non osa la conquista definitiva del potere e, paradossalmente, sembra trovarsi anch'esso su un binario morto. Eppure qualcosa si muove. Nel 1920 si occupano le fabbriche e l'evento suscita tanto clamore che il Corriere titola “Una dichiarazione di guerra”, ed è proprio questo che rinvigorisce la linfa dei fascisti. Essi, sono violenti, gretti, ignoranti. I moderati li aborrono eppure se ne servono come un “agente patogeno virulento ma necessario”, per fermare l'avanzata del socialismo che minaccia il capitalismo.

L'Emilia Romagna, fra tutte le regioni, è la forza preminente del movimento. Fioccano gli iscritti in tutta Italia ma è soprattutto qui che si registrano i numeri maggiori in termini di adesioni: a Ferrara si contano 7000 iscritti contro i 6000 di Milano.
Tra capitalisti e comunisti i fascisti fanno da terzo incomodo; non sono una classe che partecipa alla lotta, ma uno strato intermedio, che assume i connotati di forza militare dotandosi perfino, a cominciare dal 1921, di una propria divisa: la camicia nera, che in origine era il costume ordinario del lavoratore di Romagna.

Già nel 1921, tra le pagine de Il Popolo d'Italia, di cui Mussolini è fondatore e curatore, dopo essere stato espulso dall'”Avanti”, il futuro duce annuncia la necessità di una dittatura; anzi, di un dittatore, che poi è lui in persona, che salvi l'Italia.

Mussolini non ha fretta, è intelligente, calcolatore, un vero stratega, e aspetta pazientemente che i tempi maturino. Non da ascolto alle sirene di Fiume e di D'Annunzio che lo esortano insistentemente a partecipare all'azione, e attende sapientemente il momento giusto.

Dalla Marcia su Roma in poi il Fascismo è ormai irrefrenabile e l'ascesa di Mussolini inarrestabile. I contestatori vengono convinti a desistere con minacce, percosse e assassini alla luce del giorno di fronte ai familiari. Stessa sorte tocca anche a quello che, fra tutti, è il più determinato ed impavido contestatore: Giacomo Matteotti, il quale viene catturato, pestato e infine assassinato. Da quel momento in poi è assai chiara a tutti la sorte che tocca a chi si osa opporsi al regime fascista.

Il viaggio nella vicenda narrata si conclude alle soglie del 1925, quando Mussolini ormai troneggia in un parlamento ormai insignificante, svuotato di ogni rappresentatività, efficacia e volontà che non sia la sua. Ad accompagnare il lettore, oltre alla voce onnisciente del narratore, che si libra attraverso una prosa forbita e sapiente, a tratti addirittura magistrale, c'è la presenza costante di alcuni personaggi: si tratta di fascisti dei primordi, uomini brutali, senza scrupoli, con la fedina penale sporca, che si fanno un vanto dei crimini e degli omicidi commessi. Sono gli stessi individui che sequestrano e uccidono Matteotti, ultimo autentico baluardo dell'opposizione, mentre Mussolini, ormai presidente del Consiglio, consola la moglie del politico di sinistra, che non sa ancora di essere vedova.

Stefano Mc Vey

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Steve

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