La spia corre sul campo - recensione del romanzo di Le Carrè

Sabato, 07 Marzo 2020

 

 

 

 

Nel suo ultimo romanzo "La spia corre sul campo" il sempreverde autore John Le Carrè (87 anni) propone un protagonista inconsueto: un "eroe sfortunato" nell'epoca di Trump e della Brexit.

"Sono un uomo sul campo", sostiene Nat, agente veterano dei servizi segreti britannici, convinto a 47 anni che i suoi anni di spia siano ormai finiti, e così accetta un ultimo incarico come unica alternativa alla pensione, assumendo il comando di Haven, una sottostazione di Londra.

Sua moglie Prudence, ex agente ed ora avvocato, lo asseconda benché poco entusiasta della nuova situazione e appena Nat assume il nuovo incarico sorgono tre inquietanti sviluppi.

Florence, una promettente agente alle sue dipendenze si dimette con rabbia per l'annullamento di un progetto che ha guidato e messo in campo con l'aiuto di Nat. Sergei Kusnetsev, un disertore russo che è diventato un agente dormiente per il governo di Sua Maestà, viene contattato da Anastasia, un agente russo che presumibilmente vuole attivarlo, Ed Shannon, conosce Nat al club sportivo e lo sfida a giocare a badminton senza perdere mai occasione per sfogarsi con lui sulla follia della Brexit e sull'ascesa del neonazismo negli Stati Uniti. Questi tre fili si intrecciano in un'unica matassa.

La trama del romanzo edito in Italia da Mondadori non è particolarmente incalzante, nello stile di Le Carrè, ma contiene una notevole tensione che non si manifesta tanto in azioni eclatanti quanto in accenni e gesti.

Il climax finale è emozionante anche se, in fondo, Le Carrè non offre allo spettatore un vero e proprio finale, quanto piuttosto un inizio di qualcosa di diverso.

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Autore

Steve

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