Viviroma.it spettacoli a Roma - LIBRI – Abbiamo letto: PALEOLITHIC. The Next free Land

Venerdì, 05 Aprile 2019

L’anno scorso, il giorno dell’Immacolata, in occasione di Più libri più liberi - Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria nella Nuvola a Roma, ci siamo imbattuti in un personaggio particolare, apparentemente proveniente dal Paleolitico ma probabilmente un po’ più giovane, con in mano il libro da cui diceva di essere uscito.

Abbiamo così conosciuto Stefania Nicolai, una giovane scrittrice romana appena dieci anni più grande di noi, “insegnante elementare e laureata in scienze infermieristiche, da sempre appassionata di storia antica” che, dopo essersi dilettata nella scrittura di sceneggiature per corti e racconti per ragazzi, presenta il suo primo romanzo, edito da Edizioni Espera.

Ci siamo trovati dunque per le mani questa copertina con pitture rupestri sormontate dall’impronta sanguinante di una mano e le 564 pagine annesse.

Dalla nota dell’autrice scopriamo che, narrando fatti avvenuti 22.000 anni fa nella Siberia sud-orientale, ci troviamo di fronte ad un romanzo preistorico, collocato temporalmente nel paleolitico superiore (come suggerisce il titolo).

Da quei luoghi antichissime popolazioni siberiane si mossero verso l’America, che raggiunsero e popolarono attraversando lo stretto di Bering. “…portando con sé tradizioni ed organizzazioni sociali che diventeranno poi patrimonio dei futuri Amerindi: prima fra tutti la figura degli Sciamani…”.

La storia comincia nella Terra di Len dove un popolo pacifico sta aspettando emissarie delle Donne Guerriere che portino i figli maschi concepiti grazie al seme dei Leniti.

Purtroppo, la comitiva, variando il percorso programmato, si imbatte in esponenti di un terzo popolo, i Wakidi, guerrieri bellicosi, che fanno strage di Donne Guerriere e bambini. 

Le Guerriere sopravvissute si vendicano ed alla fine degli scontri restano in vita:

- Barz, figlia della Capo Tribù delle Donne Guerriere, 

- Aturk, figlio del Capo Tribù dei Wakidi 

- e un bambino, figlio di Barz e di Naran, Capo Villaggio dei Lenidi, che poi sarà chiamato Ghor.

Intorno a questi tre popoli e a questi tre personaggi (che sopravvivono fino alle ultime pagine del libro) il romanzo si riempe di ben 63 altri personaggi ed altri 3 popoli: i Nomadi, gli Atariti (Bassi) e i Norkesh (Giganti).

Le storie si alternano e si intrecciano guidate da sentimenti primordiali, l’amore, l’odio, l’amicizia, l’invidia, l’ambizione, la sete di vendetta, la gioia, la vergogna…

In una società preistorica non possiamo applicare i nostri filtri e quindi ci imbattiamo in pagine cruente dove l’uomo è bestia e delle bestie crescono degli umani, il sesso è possesso, la maternità è custodire il seme, la riconoscenza si ferma di fronte al richiamo dell’appartenenza ad una stirpe.

Senza accorgerci ci troviamo imbrigliati in una storia che presenta continui cambi di prospettiva, di ritmo, dove i nati dalle unioni volute o violente tra esponenti di popoli diversi creano focolai di crisi e divisioni all’interno delle stesse tribù.

Consiglio la lettura di questo libro a chiunque (fatti salvi i bambini vista la presenza di scene di violenza anche estrema) ma soprattutto chi non ha paura di confrontarsi con gli istinti primordiali dell’umanità e ha voglia di viaggiare in un tempo che garantiva qualche comodità in meno ma tanta adrenalina!

QUI il collegamento al libro

 

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