Siamo andati a vedere la mostra fotografica " Villa Perugini - La Casa dove abita la Luce " al Contemporary Cluster

Domenica, 18 Ottobre 2020

Giovedi scorso avevo appuntamento a Campo de' Fiori, sotto la statua di Giordano Bruno, con un uomo garbato e misterioso. Vedendo una sua foto sul social, mi ha colpito il fluire artistico dei suoi capelli al vento e gli occhi coperti da un paio di occhiali Persol, dalla montatura vintage e la lente scura da rendere appena appena visibili gli occhi.

In effetti c'era un pò di vento il pomeriggio dell'appuntamento e i suoi capelli fluivano, mentre i miei erano raccolti e compressi in una crocchia;è stato piacevole passeggiare per quelle vie di Roma che regalano una sensazione di spazio più a misura d'uomo e distante, almeno visivamente, dalla metropoli caotica quale Roma è.

Ho avuto l'impressione, varcando la soglia del Contemporary Cluster, di essere inglobata in un vortice che mi ha catturata, come la calamita con il magnete, verso profondità e superfici, spessori e leggerezza, colori e zone d'ombra, ruvidezza e poesia, una passeggiata nel tempo che si riincorre, tra passato, presente e un futuro che sta per nascere, un futuro che guarda indietro e si rinnova, salendo e scendendo le scale, senza che la curiosità smettesse mai di decrescere.

All'interno di questa galleria, ho avuto il piacere di godermi la mostra fotografica avente per oggetto Villa Perugini, realizzata da Elisabetta D'Alessandro, mostra fortemente voluta da Gianluca Nardacci.

Villa Perugini colpisce a colpo d'occhio per l'architettura singolare, realizzata appositamente, con materiali, forme e colori tali da renderla armonica e in sintonia con l'ambiente naturale che la circonda, come se la stessa fosse, non un'intrusione dell'uomo nella natura, ma un modo di coabitare e di esistere all'unisono, senza discrepanze, nella continuità dello spazio.

Le innumerevoli presenze del vetro, utilizzato non solo per la realizzazione delle finestre, ma anche come punto strategico di rifrazione della luce, tra la piscina sottostante e il piano superiore ad esempio, attraverso lastre trasparenti sul pavimento, o attraverso feritoie o tagli, anche sul soffitto,permettono a questa casa sospesa, di catturare e restituire la luce in ogni sua parte, luce non solo concepita come fase diurna e assolata, ma anche, per chi le ama tanto, come apertura e invito a dedicare lo sguardo anche alla luce notturna, dove poter godere appieno del tendaggio di luna e stelle. 

L'iinterpretazione, del tutto personale e me ne prendo quindi la responsabilità. forse non è soltanto quella di tenersi coesi e in simbiosi con qualcosa da cui per troppi anni ci siamo allontanati, la natura, ma è l'esigenza stessa di abbandonare orpelli che danno pesantezza e senso di vergogna alla casa e all'individuo che la abita.: le persiane, le serrande e le tende in questa abitazione non esistono; mi è venuto in mente che chi l'ha abitata non si sia posto il problema di camminare per casa privo di vestiti, liberamente e senza macchia, perchè ciò che macchia è la discrepanza tra un ambiente chiuso e una mente aperta, tra un ambiente aperto e una mente chiusa, dove c'è sintonia tutto appare armonioso e lecito.

Tutte queste emozioni che ho tenuto abbottonate, senza lasciarle trapelare più di tanto per una questione di mio pudore emotivo, non sarei riuscita a provarle o a " vederle ", se dietro la macchina fotografica che le ha catturate non ci fosse stata la sensibilità e attenzione di colei che ha dato vita alla mostra: la fotografa Elisabetta D'Alessandro, e anche Gianluca Nardacci deve essere un uomo che sa riconoscere il talento nel talento, la possibilità di cristallizzare, a colpo d'occhio, una intenzione, quella di Giuseppe Perugini, architetto ma anche scultore e musicista, che nel 1968, la costrui' Villa Perugini.

Sono stata fortunata, ad avere una guida misteriosa accanto, che raccontandomi tutto ciò, aveva un tale entusiasmo nel parlarne, che traboccava dal tono della voce,da permettermi di vedere il riflesso del luccichio degli occhi attraverso le lenti scure degli occhiali e di farmi mettere piedi, occhi e mani, dentro questa opera d'arte brutalista, la Casa Albero, dove abita la luce, nonostante sia disabitata da tempo, nonostante esponga segni di usura, la luce continua a pervaderla e a pervaderci.

Contemporary Cluster

Via dei Barbieri 7, c/o Palazzo Cavallerini Lazzaroni - Roma

Foto dell'articolo di Elisabetta D'Alessandro

Simona Paolucci

 

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Autore

Melamangio

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