Il teatro documentario di Azkona & Toloza al Romaeuropa Festival

Mercoledì, 20 Ottobre 2021

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Già con Tierras del sud (presentato durante il Romaeuropa Festival 2020) il duo ibericosudamericano Azkona & Toloza ha mostrato come il teatro possa essere trasformato in un dispositivo in grado di ribaltare le narrazioni dominanti e le immagini che l’occidente ha prodotto per raccontare se stesso. Il Ref21 ospita i due spettacoli che completano la trilogia Pacìfico, inaugurata nel 2014 per indagare le conseguenze del neocolonialismo e del capitalismo in Cile, Argentina e Brasile. Con un teatro documentario radicato nella tradizione sudamericana ma reinventato nelle forme e nei simboli che animano la scena, Txalo Toloza-Fernández e Laida Azkona Goñi condensano la complessità della storia sudamericana e delle sue relazioni con l’occidente. Primo capitolo di questo percorso Extraños mares ardenin scena al Mattatoio il 20 e il 21 ottobre, intreccia la storia della famiglia Guggenheim con quella del deserto più arido del mondo, il deserto di Atacama, per mostrare i legami tra l’industria mineraria e il sistema dell’arte contemporanea insieme alla storia delle famiglie che quotidianamente hanno subito le atrocità commesse in questi luoghi. Popolazioni che, invece di fuggire, hanno deciso di restare e fare del deserto più aspro del pianeta il loro ultimo rifugio.

In scena, tre personaggi, una donna e due uomini, trasformano la galleria di un museo d'arte contemporanea in una sezione del deserto di Atacama. Un angolo di mondo sfruttato fino all’esaurimento per secoli, culla di ricchezze esportate nel mondo e di atrocità sottese alle grandi fortune che hanno governato l'arte contemporanea, l'industria delle armi e della finanza mondiale.

Teatro Amazonas (2020) in scena il 23 e il 24 ottobre sempre al Mattatoio prosegue questo percorso invitandoci in due dei principali siti architettonici del Brasile: il Teatro dell’Opera e lo stadio di Manaus per raccontare le trasformazioni dell’Amazzonia brasiliana tra boom industriale, cultura coloniale e indigena. La Trilogia Pacìfico si configura allora, utilizzando le parole del duo, come «un percorso che attraversa le storie dimenticate, cancellate o messe a tacere dal colonialismo, per tratteggiare una rivisitazione della storia ufficiale e scrivere una nuova storia che racconti dei vinti, dei “nessuno”. La storia di coloro che siamo finiti per designare come popoli sterminati o estinti o mai esistiti, ma che, al contrario, sono rimasti saldi per secoli, difendendo la loro sapienza ancestrale e il loro modo di vedere e di ordinare il mondo. Perché alla fine si tratta di mettere a confronto diverse visioni di come dovrebbe essere il mondo e di capire come una di esse, il modo coloniale di fare le cose, abbia prevalso sulle altre a furia di sangue, croci, denaro e fuoco. Cancellando deliberatamente buona parte della storia comune dei popoli indigeni latinoamericani ma senza riuscire a recidere i legami che li uniscono alle terre che abitano. Come i fiumi che scorrono liberi da secoli, o le montagne eterne delle Ande che sono i loro luoghi di passaggio, i loro rifugi e i loro luoghi sacri. Fiumi e montagne costantemente minacciati dalle industrie estrattive che si moltiplicano esponenzialmente, dall’arrivo degli imperi coloniali ai nostri giorni».

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Autore

Enrico

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