STAGIONE 2020-2021 TEATRO DI ROMA – TEATRO NAZIONALE

Domenica, 04 Ottobre 2020

CANTIERE DELL’IMMAGINAZIONE

OLTRE 50 TITOLI | 27 PRODUZIONI E COPRODUZIONI 27 OSPITALITÀ DI CUI 11 RECUPERI

 

Con il titolo CANTIERE DELL’IMMAGINAZIONE, motore di un pensiero progettuale e di politica culturale, la Stagione 2020/21 risponde alla crisi pandemica collocando al centro del dibattito il teatro nella sua profonda relazione con il nostro tempo per ribadire la sua funzione di servizio pubblico per la società.

Nella riflessione sul ruolo del teatro al tempo del distanziamento sociale, lanciare una nuova Stagione assume per il Teatro di Roma la valenza simbolica di una presa di responsabilità. Riconoscendo nel teatro l’arte che più di ogni altra ha immediatamente a che fare con l’Altro, Cantiere dell’immaginazione si interroga sul concetto di presenza e sul ruolo e la funzione che il Teatro di Roma è chiamato a ricoprire nei confronti della sua città. Dove il lockdown ha reso necessaria una chiusura diventa fondamentale, oggi, riaprire alla socialità, alimentare il desiderio di dialogo e di incontro attraverso il teatro, che sul modello delle grandi istituzioni culturali del resto d'Europa, sempre più diventa il luogo non solo della visione ma quello del confronto, della presa di parola, della sperimentazione. Il Cantiere dell'immaginazione ripensa la scena come contenitore inclusivo di persone e spazi e come rinnovata occasione per la produzione e la trasformazione collettiva del pensiero, attraverso cui agire sul mondo e sul nostro presente. Paesaggio della Stagione è una Roma sconfinata, composta di tante metropoli, divisa tra le sue molte anime, dove riprendere confidenza con il teatro e con i suoi luoghi, ampliando le occasioni di dialogo con il pubblico per recuperare la conversazione interrotta ed esplorare forme di presenza altre da inventare insieme a spettatori e spettatrici.

È con il pensiero all’eccezionalità di questo periodo emergenziale che il Teatro di Roma, tenendo conto delle disposizioni attuali, decide in via straordinaria di presentare la prima parte di Stagione, che prende avvio da settembre a gennaio con una programmazione estremamente connotata da produzioni e coproduzioni. Farà seguito una seconda parte di Stagione articolata tra novità produttive, internazionali e ospitalità, accompagnata dalla riprogrammazione di alcuni spettacoli sospesi a causa del lockdown, che sarà prossimamente annunciata nei dettagli per tutelarla da possibili variazioni e che, in questa sede, anticipiamo a conferma dell’impegno istituzionale del Teatro. Compone la trama dei cartelloni una totalità di oltre 50 titoli, di cui 11 recuperi, con 27 produzioni  7 nuove produzioni dirette9 nuove coproduzioni fra cui un’importante coproduzione internazionale – e 27 spettacoli ospiti.

Una Stagione che si esprime in due momenti, aperta e attenta all’evolversi delle contingenze per integrarne connessioni, prospettive, spinte ed energie creative, che possano incoraggiare e sostenere una riflessione collettiva sul nostro presente, necessaria e resa ancora più urgente dalla pandemia. Così, il Teatro di Roma, presieduto da Emanuele Bevilacqua, mette al centro della propria proposta ciò che naturalmente era già inscritto nel proprio progetto triennale, un progetto culturale integrato e inclusivo, ideato da Giorgio Barberio Corsetti e coadiuvato per l’India da Francesca Corona, che punta sull’idea di arte come occasione di fare e ridefinire la comunità e traducendo in pratica e impegno quotidiano i concetti di aperturapresenza e coinvolgimento del pubblico.

Durante il periodo di chiusura il Teatro di Roma ha aderito al programma #laculturaincasa di Roma Capitale, reinventandosi in nuove forme attraverso un palinsesto di attività virtuali dal titolo #TdROnline. Una programmazione digitale diramata dai canali social del Teatro con più di 500.000 visualizzazioni totali e un milione di utenti raggiunti, aprendo finestre di dialogo e mantenendo vitale il contatto fra il pubblico e teatro attraverso iniziative come i Talk&Dialoghi, conversazioni pubbliche fra Giorgio Barberio Corsetti e artiste e artisti della scena nazionale e internazionale, e i frammenti poetici e di narrazione della rassegna Schegge&Racconti. Al fianco della programmazione virtuale, la scorsa primavera ha visto inoltre la nascita di Radio India, spazio di incontro immaginario divenuto in breve tempo punto di riferimento con quasi 28.000 ascolti tra live e podcast già soltanto nei mesi della quarantena. Prima di misurarsi con le difficoltà e i limiti imposti dall’emergenza sanitaria, nella precedente Stagione sono andate in scena 31 produzioni, a fronte delle 5 annullate per il lockdown, registrando più di 100.000 spettatori e quasi 7.000 persone che hanno preso parte alle attività culturali come le mostre, gli atelier, gli incontri della Scuola Serale (65 appuntamenti a fronte dei 6 annullati).

Si torna ora insieme ad abitare gli spazi con un progetto sperimentale, di visione e di pensiero, che scorrerà sui palcoscenici di ArgentinaIndiaTorlonia e Valle, attorno a modalità produttive e formati originali di rappresentazione e relazione, dove gli artisti e le artiste saranno le antenne più ricettive delle istanze contemporanee, mentre il pubblico diventerà, sempre più, il punto di contatto con l’esperienza collettiva del fare teatro. La collettività si conferma, infatti, l’elemento necessario per la ripartenza di un’arte strettamente connessa con l’ascolto del pubblico, oggi più che mai legata alla città, che continua a interrogare l’essenza stessa della convivenza umana.

La sfida è dunque quella di leggere nell’esperienza della crisi un’opportunità: potenziare gli spazi sociali, teatrali e non, attraverso il coinvolgimento degli spettatori negli Atelier, nei corsi formativi della Scuola Serale, nei dibattiti dei Talk, nella chiamata alle armi creative delle Call. Ma anche investire nelle energie e nella ricerca di artiste e artisti, come per le cinque compagnie residenti di Oceano Indiano e le speciali curatele affidate al coreografo Michele Di Stefano, coordinatore della quarta edizione della sezione dedicata alla danza contemporanea Grandi Pianure, e al regista Fabrizio Pallara, per il primo anno alla guida di una sezione progettuale interamente dedicata al pubblico delle nuove generazioni.

Pieno rispetto delle norme sanitarie anti-contagio, a salvaguardia degli spettatori, degli artisti e artiste e lavoratori, che si riflette anche sulle capienze contingentate della platea di Argentina (324 posti) e delle sale di India (Sala A 121; Sala B 60; Sala Oceano Indiano 49), conteggiate secondo le disposizioni attualmente in vigore.

A bilanciamento delle problematicità legate alla capienza e in considerazione delle difficoltà economiche connesse all’emergenza, il Teatro di Roma si dota di speciali miniCard da 50 euro, oltre a soluzioni promozionali e ulteriori formule di recupero per venire incontro a coloro che non sono riusciti a utilizzare a pieno gli abbonamenti della passata Stagione, allo scopo di garantire l’accessibilità a un Teatro che si vuole accogliente, plurale e partecipato,

Leggendo nella situazione emergenziale un’opportunità per il settore dello spettacolo dal vivo di stringere nuove alleanze teatrali e rinsaldare quelle già in essere, il Teatro di Roma investe nella continuità artistica, recuperando parte della programmazione dalla Stagione mancata, e nelle misure di accessibilità, che si inseriscono in una più ampia attenzione verso il sostegno al reddito per le artiste e gli artisti e per il lavoro teatrale. Ne è un esempio la produzione digitale di Centuria dello scorso maggio, a cui ha fatto seguito a settembre la residenza a Torlonia e India della compagnia di artisti e tecnici di Un nemico del popolo – la pluripremiata produzione del Teatro di Roma diretta da Massimo Popolizio e colpita dall’interruzione della tournée. In questa occasione il Teatro di Roma si è infatti messo in ascolto delle loro riflessioni e proposte accogliendo il progetto Scritture orizzontali: appunti per un Mondo Nuovo, per riattivare il dialogo creativo a partire dal tema delle competenze e della dignità del lavoro culturale.

 

PRENDERE PARTE

Cantiere dell’immaginazione è il nome della nuova Stagione che intreccia spettacoli e performance con un palinsesto di attività culturali, tra incontri, laboratori, mostre e dibattiti, sotto il segno di un unicocoesoprogetto artistico. Un progetto che identifica gli spettacoli come emersioni del pensiero, nodi significativi che prendono posto nel complesso panorama culturale e artistico contemporaneo, di cui rintracciare le connessioni ed esplorare le innumerevoli sfumature.

Cantiere dell’immaginazione è lo spirito con cui il Teatro di Roma si propone di immergersi ancora più a fondo nel presente della nostra città - con le sue contraddizioni, le sue crisi, le sue complessità - per intercettarne le urgenze e farsi luogo e strumento di una trasformazione possibile, che sia sempre più aperta, libera, vitale. Un progetto che coinvolge profondamente il Teatro di Roma, nel quale dispiegare in modo esteso tutte le istanze, i desideri, gli slanci che lo contraddistinguono in quanto teatro della città. Come tutte le istituzioni culturali, anche il Teatro di Roma oggi si confronta con un’era inedita e, a questa chiamata, risponde immaginando un teatro e una vita comune del futuro, entrando direttamente in dialogo con le urgenze del presente. Il Cantiere viaggia “dal vivo” nella città, tra quartieri e generazioni, nelle sue emergenze e criticità, nella pluralità degli spazi e le diverse morfologie della Capitale. Una presa diretta sul territorio, in cui trovare un nuovo tipo di presenza attraverso incursioni performative e attraversamenti urbani, in cui rimettere il teatro al centro della comunità, facendo coincidere il desiderio di partecipazione con l'esplorazione della città, creando le occasioni perché si creino o si rinsaldino le alleanze tra i suoi molteplici corpi – cittadine e cittadini, pubblico, artiste, critici, ricercatrici, studenti, attiviste, mondo delle associazioni.

Il palinsesto delle attività culturali del Cantiere dell’immaginazione prende il via dalla partecipazione attiva della cittadinanza, coinvolta in un ciclo di incontri apertilaboratori e tavoli di lavoro, rivolti a tutte le generazioni e differenti realtà presenti sul territorio. In questo modo il Teatro di Roma si mette al servizio della città offrendo tempi e spazi per creare connessioni, tracciare nuove lingue comuni, condividere un pensiero di costruzione del fare cultura a Roma e ripensare insieme un ecosistema.

La prima pietra del Cantiere è stata posta quest’estate al Parco Tor Tre Teste da Giorgio Barberio Corsetti, che ha guidato Cantiere Amleto avviando il suo lungo viaggio nelle periferie romane. Un itinerario di performance, incontri e laboratori in cui sono i giovani partecipanti a prendere parola per raccontare le proprie vite vissute tra desideri e utopie, ma anche la rabbia, il senso di rivolta e il sogno di una città diversa. Un percorso attraverso i territori e i loro abitanti, all’aperto lungo la linea che collega i Teatri in Comune fino a rientrare nel cuore della città, sul palco dell’Argentina per il debutto ad aprile dello spettacolo Amleto, o la gioventù usurpata.

Cantiere Amleto è soltanto il principale tra i progetti con cui Cantiere dell’immaginazione affronterà le tematiche che segnano il nostro tempo, come la questione ecologica posta dai Fridays for future; le riflessione sull’economia e sulla filosofia; la discussione su colonialismo e post-colonialismo che si delinea, ad esempio, nel lavoro di ripensamento creativo della toponomastica dedicato alla città di Roma, che coinvolgerà un gruppo di giovani per leggere criticamente l’ambiente in cui viviamo.

La linea culturale si contagia con le istanze legate ai palcoscenici e viceversa; si pensa a un modo per il teatro pubblico di inserirsi al centro del dibattito sociale e politico attraverso uno scambio fra la platea e la città: un doppio lavoro di apertura, in cui il teatro accoglie la questione pubblica, e la questione pubblica ridisegna la funzione del teatro. Questo il pensiero che muove l’ideazione delle attività: gli Atelier - Facciamo il teatro! con il coinvolgimento dei cittadini nell’esperienza diretta del palcoscenico assieme agli artisti in programmazione; la Scuola Serale, un’occasione di formazione per il pubblico con corsi legati alle discipline performative; i Talk, momenti di condivisione e dibattito che indagano rapporti e rimandi degli spettacoli con la cronaca, la letteratura e la cultura contemporanea; il Laboratorio Integrato Piero Gabrielli, fiore all’occhiello della proposta di teatro sociale, che quest’anno compie 25 anni confermandosi una delle realtà più sensibili e ricettive nello scambio fra teatro e disabilità; le Domeniche Indiane, dedicate alle nuove generazioni, per costruire una comunità che coinvolga i più piccoli e le famiglie; l’impegno ininterrotto di Maturadio, programma radiofonico di approfondimento culturale nato durante i mesi di lockdown a sostegno delle studentesse e degli studenti maturandi. L’offerta di formazione per il pubblico non può infine prescindere da interventi a carattere frontale, come i Blitz nelle scuole; gli incontri domenicali di Luce sull’Archeologia, un successo senza precedenti giunto alla VII edizione, che quest’anno ricostruirà la storia di Roma Da Capitale di un Impero all’ultima Roma antica; e le Visite Spettacolo alla scoperta dei luoghi segreti di Argentina, India, Torlonia e Valle.

Accompagnerà il Cantiere dell’immaginazione in un percorso a più dimensioni – fra teatro, danza, performance, poesia, musica, pensiero critico, attivismo, forme di vita – The Performer, progetto di ricerca del Teatro di Roma e realizzato in collaborazione con NERO. Uno spazio di riflessione intorno al corpo e alla liveness fuori e dentro la scena a cura di Lorenza AccardoIlenia CaleoGiulia CrispianiPaola GranatoGraziano GrazianiValerio MattioliValerio MannucciAttilio Scarpellini.

 

PRIMA PARTE DI STAGIONE: UN TRIMESTRE DI PRODUZIONI FRA ARGENTINA E INDIA

Dall’autunno prende il via il progetto produttivo del Teatro di Roma per una prima parte di Stagione estremamente connotata da produzioni e coproduzioni firmate da artisti e artiste che rileggono i classici con sguardo contemporaneo, insieme a creatori della scena che guardano alle scritture e ai linguaggi più attuali. Un nutrito gruppo di presenze sperimentali e anticonvenzionali della scena performativa, maestri del teatro, espressioni del territorio e talenti emergenti, che si caratterizzano per capacità di innovazione e scrittura del contemporaneo, muovendosi con disinvoltura fra gli spazi e le architetture di Argentina e India a seconda del formato proposto.

GIACOMO BISORDI | GIORGIO BARBERIO CORSETTI | MASSIMO POPOLIZIO

FABIO CONDEMI | MICHELE DI STEFANO MUTA IMAGO INDUSTRIA INDIPENDENTE

DOM- FROSINI/TIMPANO DEFLORIAN/TAGLIARINI | ROBERTO RUSTIONI

 

L’apertura di Stagione del Teatro Argentina è affidata a Giacomo Bisordi, giovane regista di matura sensibilità scenica, che ribalta in invenzione l’assenza di contatto dovuta alle limitazioni anti-Covid con la nuova produzione Uomo senza meta, microsaga familiare del norvegese Arne Lygre, sulle delusioni del sogno capitalista e le ambiguità dei comportamenti umani, tra sentimenti, denaro e potere (17/25 ottobre). Con lo stesso spirito con cui ha rigenerato le modalità spettacolari e di produzione nel corso della sua carriera, e una speciale attenzione rivolta all’interazione dei linguaggi teatrali con spazi diversi, Giorgio Barberio Corsetti immagina per l’Argentina una produzione ispirata alle Metamorfosi di Franz Kafka, che ripercorrerà l’opera del grande scrittore del Novecento evocando con potenza l’idea di costrizione del nostro tempo, in una riflessione sulle negazioni e il distacco (10 novembre/6 dicembre). Torna Massimo Popolizio con le due produzioni di successo firmate nella passata Stagione, a rinnovare una lettura dei classici che si fa sguardo sul presente: da Furore di John Steinbeck, affresco epico sulla grande Depressione tra migranti, povertà e crisi sociale, che rivela la sua travolgente attualità nella drammaturgia di Emanuele Trevi (15/20 dicembre e 5/10 gennaio); ai versi affilati ed erotici di Gioachino Belli con l’accompagnamento di Valerio Magrelli (29/30 dicembre).

Il Teatro India, già espressione dell’intervento trasformativo che il Teatro di Roma ha intrapreso dalla scorsa Stagione, si consolida come luogo aperto alla creatività emergente e integrato in reti internazionali, con una notevole spinta al rigore e alla qualità delle proposte. Oceano Indiano è il progetto produttivo e abitativo che invera questo impegno attraverso il quintetto di compagnie in residenza, rimaste attive anche durante i giorni di lockdown dai microfoni della neonata Radio India, diventata in pochi mesi un punto di riferimento per l’incontro fra compagnie e spettatori. La vita della radio, nata come risposta artistica all’esigenza di chiusura, prosegue fuori dall’emergenza radicandosi nello spazio fisico della sala, senza perdere la connotazione di luogo immaginario che si pone come virtuale spazio d’incontro e punto di contatto tra le realtà del teatro. La programmazione spettacolare si compone, invece, dei singoli risultati produttivi delle compagnie che affiorano a partire dall’autunnoFabio Condemi con La filosofia nel boudoir affronta una delle opere più controverse di de Sade (1/11 ottobre) e ripropone per la scena l’omaggio pasoliniano di Questo è il tempo in cui attendo la grazia (2/15 novembre); Michele Di Stefano (mk) presenta l’evoluzione del suo Pezzi anatomici, proseguendo la sua indagine coreografica tra sala prove e scena (6/10 ottobre); Muta Imago (Riccardo Fazi e Claudia Sorace) con Sonora Desert invita a sperimentare una dimensione liminale del tempo e dello spazio tra performance e installazione, in collaborazione con Romaeuropa (7/22 novembre); Industria Indipendente (Erika Z. Galli e Martina Ruggeri) con Klub Taiga propone un formato drammaturgico ibrido, una scena diffusa destinata alle controculture (14/17 gennaio); mentre i DOM- (Leonardo Delogu e Valerio Sirna) con WILD FACTS/FATTI FEROCI, prima edizione del progetto triennale Nascite di un giardino, si confrontano con il concetto di “archivio dal vivo” nella creazione partecipata di un giardino semipermanente per gli spazi esterni di India (dal 2 ottobre al 20 dicembre). Da gennaio prenderà invece il via una seconda fase per Oceano Indiano, che vedrà gli artisti residenti affiancare l’intera Stagione co-progettando altre forme di lavoro collettivo e di creazione in una trama di aperture performative, opere site-specific, letture collettive e laboratori aperti alla cittadinanza.

La drammaturgia contemporanea è il perno delle produzioni e coproduzioni che vivranno sui palcoscenici dell’India lungo tutto l’autunno fino ad arrivare a gennaio: La rivolta degli oggetti de La Gaia Scienza, spettacolo d’esordio del sodalizio Corsetti-Solari-Vanzi, ritorna dopo il successo della passata Stagione per far rivivere i versi rivoluzionari ed esistenziali di Majakovskij nel corpo-segno di tre giovani performer (20/25 ottobre); il viaggio nel mito fondativo della Rivoluzione francese di Frosini/Timpano con Ottantanove, in collaborazione con Romaeuropa (28 ottobre/1 novembre); il rinnovato investimento coproduttivo sul duo Deflorian/Tagliarini con Scavi, in cui i due artisti riportano alla luce le scoperte che hanno accompagnato il processo creativo di Quasi Niente, spettacolo ispirato al film di Antonioni (28 novembre/6 dicembre); il duo firma inoltre la regia di Chi ha ucciso mio padre, del giovane francese Édouard Louis (13/24 gennaio), spettacolo mancato e riprogrammato dalla scorsa Stagione come VAUDEVILLE! di Roberto Rustioni, riscrittura libera e vitale da Eugène Labiche per uno spettacolo che restituisce il volto più ridicolo e assurdo della condizione umana (1/13 dicembre).

È con rinnovato impegno, a fronte del momento emergenziale, che il Teatro di Roma opera in stretta relazione con il sistema culturale locale e nazionale, sostenendo le proprie scelte artistiche anche grazie alla complicità delle sue collaborazioni con istituzioni, strutture e reti che contribuiscono a promuovere e integrare le rispettive programmazioni e coinvolgere pubblici sempre nuovi. Su questa topografia immensa, l’autunno si apre sui palcoscenici del Teatro di Roma con il meglio della creatività contemporanea, che passa dalle proposte dei cartelloni di Romaeuropa Festival, con la co-realizzazione delle produzioni dei Muta Imago (Sonora Desert), dei Frosini/Timpano (Ottantanove) e dei franco-catalani Baro d’Evel (); mentre si conferma la relazione con Short Theatre, con attività formative al Teatro India e in chiusura di edizione al Teatro Argentina con la co-realizzazione della pièce del collettivo catalano El Conde de Torrefiel (La Plaza). Si consolida il rapporto sinergico con l’Accademia Silvio d’Amico attraverso la condivisione degli spazi di prova di India e la valorizzazione dei nuovi talenti della scena con il biennio di specializzazione in recitazione e regia.

Molte le partnership trasversali con istituzioni e reti che attraversano più discipline, come i Premi Tuttoteatro.com 2020 – alle arti sceniche “Dante Cappelletti” XIV edizione, “Renato Nicolini” VII edizione, “Miglior Teaser” II edizione – Teatri di VetroAccademia Filarmonica Romana, il Centro Studi Giuseppe Gioacchino Belli, l’Azienda Speciale Palaexpo, i rapporti con le Accademie e le Università romane. Si salda lungo tutta la Stagione il rapporto con il micro-festival Allezenfants! per gli studenti delle Scuole di secondo grado, con OnStage! festival per portare il teatro americano a Roma, e con l’attivismo urbano, le associazioni cittadine, i centri sociali e poli culturali come Spintime e molti altri. Il Teatro di Roma si conferma inoltre main partner del progetto Dominio Pubblico, il più significativo evento italiano focalizzato sulla creatività Under 25 nell’ambito delle arti sceniche con attività di formazione e avvicinamento dei giovani allo spettacolo dal vivo, e il loro coinvolgimento nell’organizzazione di un vero e proprio festival al Teatro India.

Il Teatro di Roma inaugura quest'anno la collaborazione con il progetto europeo INFRA, Inclusive Network for Refugee Artists, progetto sostenuto dalla Commissione Europea, ideato e organizzato assieme a numerosi partner internazionali - Latitudes Contemporaines (Lille), Vooruit Arts Center (Gent), Music and Drama Theatre (Tbilisi), la National School of Visual Arts di La Cambre (Bruxelles), MIR Festival (Atene) – con l’obiettivo di lavorare sulla visibilità di artiste e artisti migranti, investendo nel sostegno alle loro idee e creazioni, come accade in questa Stagione per Il mio filippino. Invisible Bodies, Neglected Movements dell’emergente Liryc Dela Cruz. Il Teatro di Roma è partner locale del progetto europeo Fabulamundi Playwriting Europe: Beyond Borders? di Pav, dedicato alla drammaturgia contemporanea europea e volto a intensificare il legame tra l’offerta culturale, la mobilità degli artisti e la formazione del pubblico.

 

SECONDA PARTE DI STAGIONE: PRODUZIONI, RECUPERI E OSPITALITÀ

La scena nazionale

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