Daniele Monterosi in “Daniele Racconta”.

Martedì, 23 Giugno 2020

Daniele Monterosi in “Daniele Racconta.

Non è un caso che tutto sia avvenuto durante un periodo anomalo come quello del Coronavirus, perché Daniele Monterosi sembra proprio ricalcare l’ideale dell’artista che non si arrende davanti al cambiamento più inaspettato e apparentemente negativo.

Quale modo migliore per poter evadere e ricreare una storia fantastica, -andata in scena nel celebre Alexanderplatz di Roma-, e a volte anche drammatica come quella dei quattro trombettisti più celebri e geniali del mondo, coloro che hanno fatto la storia del jazz a partire da Louis Armstrong, passando per Dizzie Gillespie, Chet Baker e finendo con Miles David.

Le loro biografie sembrano scritte da uno sceneggiatore, invece non sono che la più assoluta verità e mentre si assistite al racconto entusiasta e coinvolgente dell’attore romano, classe 1981, non si può fare a meno di notare che la loro altezza artistica è direttamente proporzionali alle loro vite dissolute e a volte tragiche, fatte di drammi familiari, dipendenza da droghe, nomadismo allo stato brado.

Si parte da Armstrong commuove con la sua storia fatta di povertà e razzismo, e la svolta pazzesca di un successo planetario oltre che per l’ascesa come trombettista a Chicago anche per la sua voce unica al mondo.

Si continua con Dizzie Gillespie, bambino prodigio, anche lui povero ma fortunato e virtuoso.

Fu l’inventore dello stile “Bebop”: frequente molto a New York, era caratterizzato da tempi molto veloci e da elaborazioni armoniche innovative, nacque in contrapposizione agli stili jazz utilizzati nelle forme dell’epoca.

Si arriva a Chet Baker, musicista bello e maledetto, uno dei simboli della Beat Generation, movimento culturale e letterario che caratterizzò gli States in uno dei periodi più prolifici di tutti i tempi dal punto di vista artistico.

Baker è stato uno dei più influenti rappresentati del “Cool jazz”  generalmente tradotto come jazz calmo, rilassato, letteralmente freddo), è una corrente del jazz affermatasi tra la fine degli anni 40 e l'inizio degli anni 50’.

Pur facendo proprie alcune delle acquisizioni dell'allora imperante bebop, il cool jazz ne fornisce una versione più rilassata, per certi versi cantabile, priva di alcune asprezze armoniche e dalle linee melodiche meno involute, con non pochi riferimenti alla classica.

Chet morì in circostanze misteriose manifestando la sua particolarità fino alla fine dei suoi giorni.

Lo spettacolo interamente accompagnato dalla magnifica tromba di Angelo Olivieri, uno degli più importanti musicisti jazz nel panorama italiana, chiude con  il più rivoluzionario dei trombettisti mai esistiti al mondo: Miles Davis fu e resta famoso sia come strumentista dalle sonorità inconfondibilmente languide e melodiche, sia per il suo atteggiamento innovatore (peraltro mai esente da critiche), sia per la sua figura di personaggio pubblico. 

Fu soprannominato “Il Principe delle Tenebre” per il suo modo lunatico e scontroso di affrontare la vita...

Daniele Monterosi è stato in grado di portare il pubblico all’interno di queste storie straordinarie con garbo e comicità, alternate a interventi improvvisati, con cui ha convinto il pubblico, che la storia del jazz non è una delle tante storie, ma “La Storia” di un’umanità che crede nella speranza e nell’amore per l’arte e l’uomo: tutti siamo artefici dell’opera d’arte che può essere la nostra vita in comunione con l’altro.

 

 

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