Abbiamo visto IL COSTRUTTORE SOLNESS di Henrik Ibsen al Teatro Eliseo

Mercoledì, 04 Marzo 2020

Teatro Eliseo al tempo del Coronavirus. Poca gente e atmosfera irreale per le strade, sala semi piena con posti assegnati in modo alternato per coronare, appunto, la fine di un teatro. Anzi sembrerebbe proprio la fine del Teatro intero italiano in questa prima romana.

Luca Barbareschi, che per cinque anni ha diretto il Teatro Eliseo, Teatro di Rilevante Interesse Culturale, paragonabile al Piccolo di Milano, prende il microfono prima dell’inizio dello spettacolo e annuncia la chiusura delle attività teatrali a fine stagione per mancanza di fondi. Da 5 mesi infatti i lavoratori e i tecnici non vengono pagati.

Mentre per due anni l’Eliseo ha usufruito di una legge ad personam che ha sostenuto le spese per 4 milioni l’anno, ora gli unici contributi statali di 600 mila euro l’anno e regionali di 80 mila non sono sufficienti (con 80 mila euro ci si paga un terzo del solo costo dei Vigili del Fuoco).  

Barbareschi fa notare che un teatro come quello di Catania, ad esempio, riceve sovvenzioni per 5 milioni e 600 mila euro.

Con rammarico denuncia che nessun suo collaboratore di cinema, fiction o teatro, abbia speso parole per salvare l’Eliseo e del mancato interesse degli enti locali in particolare del Sindaco di Roma.

Con questo clima, ma anche con il desiderio e la curiosità del pubblico di onorare il lavoro degli attori e dei tecnici diretti da Alessandro Serra, sull’opera di Henrik Ibsen, Il Costruttore Solness, si apre la scena con il suono di un forte ticchettio di macchina da scrivere e un fondale grigio che si trasforma in un ufficio con una segretaria di spalle al lavoro e Umberto Orsini che con la sua sola lunga e potente presenza silenziosa scatena uno scrosciante applauso di saluto.

Il lento movimento del cupo e alto fondale è stato protagonista per tutta la pièce quasi priva di musica. Come un gioco di geometriche costruzioni o meglio come un enorme origami di carta, si è trasformato per tutto lo spettacolo in diversi ambienti ora più larghi, ora claustrofobici, ora con porte e finestre: un ufficio, una casa, un terrazzo, una torre, una sala mortuaria, un palazzo.

Il delirio di onnipotenza del ricchissimo protagonista, il costruttore Halvard Solness, interpretato magistralmente da Orsini, si manifesta in pieno con il suo cinico controllo e dominio, anche sessuale sulle donne, dei giovani collaboratori del suo ufficio di cui può decidere le sorti, nel non volerne riconoscerne i meriti e talenti e addirittura nello stabilire le condizioni perché si sposino.  

In realtà l'esercizio di potere assoluto nasconde la sua profonda insoddisfazione e le tante debolezze: la paura del tempo che passa senza felicità, la paura di invecchiare e cedere il passo ai giovani architetti, un senso di colpa per il dovere la sua fortuna all’aver iniziato a costruire sull'incendio della casa in cui vive con la  moglie Aline, Renata Palminello, ancora in lutto per la morte dei loro figli gemelli da piccoli e per aver smesso di costruire chiese da quel momento, ma solo 'case per uomini' (quindi essersi allontanato da Dio).

Il dramma dell’uomo che invecchia e vede sfuggire vanamente la vita si manifesta in pieno quando la giovane Hilde Wanger, interpretata con freschezza e grazia da Lucia Lavia, conosciuta e scioccata con un assalto di baci dieci anni prima, quando aveva solo dodici anni, si presenta a casa sua pretendendo quello che da bambina aveva preso come una promessa dal suo idolo: vivere in un castello ed essere amata da lui, l’uomo che lei ricorda di aver ammirato mentre saliva in cima alla torre di un campanile da lui stesso costruita, un uomo che lei vede tanto speciale e dalle qualità così elevate da innamorarsene.  

In Halvard, lusingato, si riaccenderà il desiderio e perderà la testa per questa ragazza, riuscendo a cambiare comportamenti e sfidare le sopraggiunte vertigini. L’ultima sfida, dovuta all’incontrollabile smania di assecondarla, finirà per farlo salire su un’impalcatura e cadere, come un moderno Icaro.

Delizioni gli altri attori che hanno accompagnato Orsini nella piece: Pietro Micci che ha dato voce al Dottor Herald, Chiara Degani, Kaja, Salvatore Drago, Ragnar e Flavio Bonacci nel ruolo di Knut Brovik.

Suggestivi, quasi ipnotizzanti, gli effetti visivi e le luci dello spettacolo, curati dallo stesso regista Serra.

Sempre meraviglioso Ibsen. Sempre meraviglioso il Teatro, sempre, in tutti i tempi!

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IL COSTRUTTORE SOLNESS
di Henrik Ibsen

è
Umberto Orsini 

nel ruolo di Hilde Lucia Lavia
Aline Renata Palminiello
Dottor Herald Pietro Micci
Kaja Chiara Degani
Ragnar Salvo Drago

e con
 nel ruolo di Knut Brovik Flavio Bonacci

Regia, scene, costumi e luci
Alessandro Serra

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