Abbiamo visto "Dove tutto è stato preso" di Bartolini Baronio al Teatro India.

Martedì, 25 Febbraio 2020

 

 

“Dove tutto è stato preso” di Bartolini/Baronio è l’esempio di un teatro di narrazione intimo che affonda le mani in uno dei beni primari dell’uomo, cioè la casa. Ambita se è espressione di amore, di accoglienza e di condivisione, temuta se è luogo di disagio e solitudine. La capacità del duo è stata quella di portare in scena il furto che l’uomo perpetra costantemente nei confronti di se stesso, abbandonando, trascurando, depredando, l’unico luogo ameno che lo sostanzia. Sente un tarlo che rosicchia i mobili legnosi della sua vita, lo teme ma non opera nessun cambiamento. Da qui la fatidica domanda “cos’è casa?”.

La geniale rappresentazione di canottierine da bambino sbattute colme di borotalco a formare una nuvola di polvere in un cono di luce, dà il senso della polvere generata dalle macerie che ogni giorno l’uomo produce, in una sorta di folle autodistruzione. Per questo ad un certo punto ha bisogno a tutti i costi della collettività, per condividere il peso gravoso della vita e la necessità di cose elementari, semi, terra, per innaffiare la speranza di una possibilità. Sono pochissimi gli oggetti sul palco e tutti sembrano artigianali e declinabili per usi diversi. Adattabilità, bisogno, quotidianità davanti ad un ovetto in padella cotto lì per lì, presentano scene di vita di una coppia che condivide i mille dubbi e necessità della convivenza comunitaria.

 

 

Tutto l’impianto drammaturgico viene presentato a ritroso. Dalle elucubrazioni di un adulto sfrattato e in cerca di dimora e sicurezze, all’origine del mondo, con il parto e il vagito di un bambino e le parole inventate di una favola da consegnare a chi dovrà costruirsi la propria casa, si spera, d’amore. Con la classica domanda, "cosa lasceremo ai nostri figli?".

 

 

Quadri fotografici si mescolano a note musicali gradevolissime a dare il senso del tempo e dello spazio, in continui monologhi e dialoghi narrativi stimolanti, vissuti personali e riflessioni di gruppo.

 

 

Ecco che ancora una volta la parola “casa” appare in tutte le sue sfaccettature come bisogno spesso inappagato e non solo per motivi economici ma anche come espressione di vicinanza e amore. E anche laddove ci fossero le mura costruite apposta per contenere e accogliere amore non è detto che siano efficaci perché “se rimani a casa a piangerti addosso che succede?”

 

 

 

 

 

 

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