Viviroma.it spettacoli a Roma - Abbiamo visto "Vetri rotti" al Teatro Eliseo

Mercoledì, 12 Febbraio 2020

 

Al teatro Eliseo di Roma è in scena “Vetri rotti”, opera del drammaturgo statunitense Arthur Miller già celebre – oltre che per il suo matrimonio con la diva Marylin Monroe – anche per successi planetari come “Morte di un commesso viaggiatore”, per citare forse quello più famoso.

La commedia è ambientata in America nel 1938 e la protagonista è una donna ebrea di mezza età, la signora Sylvia Gellburg, magistralmente interpretata da una impeccabile Elena Sofia Ricci, la quale è sposata con Philiph Gellburg, pallido personaggio intento ad esorcizzare la propria appartenenza alla comunità ebraica nel goffo quanto vano tentativo di omologarsi ad una società borghese dalla quale è palesemente escluso. Philiph veste sempre di nero e il suo abito scuro sembra simboleggiare il funerale della propria identità personale e sociale di cui egli stesso è fautore.

Sullo sfondo della vicenda giungono gli echi dell'intensificarsi delle persecuzioni naziste contro gli ebrei tedeschi all'indomani della notte dei cristalli e le prime immagini di quegli orrori sconvolgono la protagonista che, improvvisamente, diventa incapace di deambulare e perde del tutto la sensibilità alle gambe.

Qui entra in scena la figura del dottor Hyman, interpretato da  un ottimo David Coco, che, pur non essendo uno psicoterapeuta, intuisce che il disagio di Sylvia è mentale piuttosto che fisico. Il vero protagonista dell'opera, infatti, è proprio la sua immobilità che la costringe alla sedia a rotelle. Un'immobilità che l'autore trasforma in una protesta simbolica contro quella, forse altrettanto inspiegabile, dell’America di Roosevelt e, più in generale, di tutto il mondo di fronte alle azioni criminali di Hitler.

Sylvia sembra essere affetta da una paralisi isterica; si tratta dunque di un problema di natura psicosomatica, apparentemente attribuibile alla sua notevole impressionabilità verso i fatti di cronaca che legge avidamente sui giornali. Forse la sua preoccupazione risiede nel fatto che l'antisemitismo, pur distante migliaia di chilometri, comincia a diffondersi come un vento tiepido e insidioso anche nella società americana. Forse ella teme che quelle stesse terribili vicende possano accadere anche in America e che anche lei possa dunque esserne vittima.

Il dottor Hyman, intuisce che il motivo del disagio di Sylvia è un altro. Si tratta di qualcosa di più personale, più profondo; qualcosa di insito nel suo inconscio e, così, cerca di aiutarla a scavare dentro di sé per liberarla da questo male oscuro.

I cristalli rotti della Germania si rivelano pian piano come una similitudine con i vetri rotti dell'animo di Silvia. I suoi “cocci” interiori, sono quelli di una vita vuota ed infelice, una vita che sembra sprecata, vissuta con un uomo che non ama, un marito freddo ed egoista che, pur sostenendo di volerle bene, l'ha privata di ogni gioia. Un uomo con cui è obbligata a trascorrere la quotidianità come un carcerato con il suo compagno di cella. Anch'ella, a suo modo, è perserguitata da un carnefice proprio come gli ebrei con i nazisti, e per questo Sylvia rifiuta inconsciamente di andare avanti, di camminare, di muovere ancora un passo perché non c'è, per lei, alcuna direzione nella quale proseguire.

Silvia ha bisogno di sentirsi viva. Ha bisogno di amore e di calore, al punto che, appena il seducente dottor Hyman le si avvicina, lei, per un attimo riacquista vigore alle gambe, come una pianta sul punto di appassire che riceve acqua vivificante per la sua linfa vitale.

Il finale dell'opera sarà sorprendente quanto rivelatorio.

L'opera è ben interpretata da tutti i protagonisti ma, ancora una volta, va sottolineata la portata della recitazione di Elena Sofia Ricci. La sua interpretazione lascia il segno non solo per la straordinaria naturalezza quanto per la padronanza con cui giganteggia sul palco attraverso ogni singola espressione facciale, ogni movimento del corpo ed ogni verso recitato.

E' il caso di dire: “chapeau”.

Roberta Misuri

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Autore

Roby

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