Abbiamo visto RE LEAR al Teatro Eliseo

Venerdì, 24 Gennaio 2020

Re Lear, la tragedia di Shakespeare con l’epilogo più drammatico, è stata portata in scena con la regia di Andrea Baracco e l’adattamento di Letizia Russo.

Tratta principalmente del senso dell’amore frainteso, di rapporti di potere che inquinano le relazioni familiari, di verità mal poste, di visioni distorte fino alla follia, dell’inclinazione verso la catastrofe nell’utilizzo delle parole, rispetto alla capacità di ascolto del cuore, di impotenza della bontà rispetto alla cecità della mente, di mancanza di una guida interiore quando gli uomini vengono presi dalle loro più basse pulsioni con il risultato finale di dividere tutti: famiglie, generazioni, fratelli, nazioni.

KING LEAR, una monumentale scritta sulle vetrate di un cupo palazzo postmoderno a vetri, accoglie il pubblico in una sinistra corte dove un'enorme corona stilizzata è appesa in alto a centro palco a mo' di lampadario. Appaiono i protagonisti della precipitante tragedia in abiti classici senza tempo e da ultimo viene calato da un ascensore, seduto sul suo trono, l’anziano e stanco, ma pur sempre autoritario, eccentrico e crudele, Re, il grande attore ottantanovenne Glauco Mauri.

ROB, Teatro Eliseo “Re Lear” con Glauco Mauri

Re Lear ha deciso di abdicare e dividere il regno fra le tre figlie, Goneril, Regan e Cordelia. Le prime due sono già sposate rispettivamente con il duca di Albany e il duca di Cornovaglia, mentre Cordelia ha molti pretendenti.

I rapporti tra il padre e le prime due sono falsati dal rapporto di potere, ma il re, accecato dalla sua vanagloria, non se ne accorge. Dopo aver annunciato di voler dare alle figlie una parte dei territori in proporzione all’amore che esse dicono di provare per lui, ottiene false ed interessate dichiarazioni da Regan e Goneril, intenzionate a sbarazzarsi di lui, mentre Cordelia, la sua preferita, si rifiuta di gareggiare con le altre in adulazioni, convinta che i suoi veri sentimenti di sincero amore sarebbero immiseriti. E qui Lear commette il suo più grande errore per assurda superficialità: scambiandola per ingrata la mette al bando e per ripicca divide la quota del regno che le spetterebbe fra Goneril e Regan. Tuttavia, il re di Francia la sposa, benché diseredata, poiché ne apprezza la sincerità (o forse perché vuole un casus belli per una successiva Guerra all'Inghilterra).

Affidarsi alle due figlie interessate si rivela una trappola, perché le due si sono messe d’accordo per depauperarlo dei suoi uomini e screditarlo completamente, trattandolo da vecchio pazzo. Rimangono accanto al re, profondamente sorpreso, deluso e addolorato, il matto di corte dal rosso cappello, l’unico amico autorizzato a dire il vero in quanto matto, l'apprezzato Dario Cantarelli, e il conte di Kent, messo al bando per aver preso le difese di Cordelia e che però è tornato travestito dal servitor Caio.

Una seconda trama che riprende ed amplifica lo stesso tema della incapacità dei padri di riconoscere e vedere nel cuore i propri figli, riguarda il conte di Gloucester, Roberto Sturno, che ha due figli, Edgar e l’illegittimo Edmund. Edmund fa giungere a suo padre la calunnia che Edgar vorrebbe ucciderlo; l’onesto Edgar, allora, è costretto all'esilio e a fingersi di essere il cencioso e pazzo vagabondo Tom.

Il conte di Gloucester aiuta Lear a scappare a Dover da Cordelia, ma viene catturato dagli scagnozzi del duca di Cornovaglia, marito di Regan, e viene da lui torturato, barbaramente accecato e abbandonato nella tempesta. Poco dopo il duca di Cornovaglia muore per la ferita riportata.

Una terza trama potenzia l'immagine negativa dei figli egoisti ed ingrati ponendoli in un pericoloso triangolo di attrazione sessuale: il velenoso Edmund, rimasto a corte, seduce ed ha relazioni sia con Goneril che Regan, riuscendo così a metterle l’una contro l’altra.

Edgar, interpretato in modo toccante da Francesco Sferrazza Papa, ancora travestito da pazzo vagabondo, scopre suo padre che vaga nella tempesta con gli occhi insanguinati. Il conte non riconosce il figlio dalla voce e gli chiede la strada per Dover. Edgar turbato dalla vista del padre così ridotto si prende cura di lui e lo guida. A Dover il conte di Gloucester è intenzionato ad uccidersi gettandosi da una roccia, pronunciando (licenza dell'adattamento registico) il celebre passo dall’Amleto “Ah, se questa mia troppo, troppo solida carne, potesse sciogliersi in rugiada!  .. “, ma il figlio con un trucco glielo evita, facendolo anzi riflettere sulla fortuna di essere ancora in vita.

Il vecchio re Lear ormai teneramente farneticante, oggi diremmo in preda alla demenza senile, incontra e si rappacifica con Cordelia, la quale decide di andare con l’esercito francese a ricollocarlo sul trono.

La guerra che ne consegue tra francesi e britannici, che viene rappresentata in modo molto stilizzato da soli due soldati dalle diverse divise, avrà però come esito la sconfitta dei francesi e la prigionia di Re Lear e Cordelia. Edmund, nella confusione di potere provocata dalle liti di gelosia tra le due sorelle, ordina che padre e figlia siano condannati a morte.  

Da qui un vortice di rivelazioni, arresti, sfide a duello, avvelenamenti, suicidi e impiccagioni fa volgere la tragedia verso un epilogo di morte inarrestabile da cui pochissimi si salveranno.

Nella desolazione di cadaveri che occupano la scena finale, la grande corona dal soffitto cala lentamente sul superstite Edgar a rappresentarne una possibile investitura come re e restituendo un po’ di speranza in un futuro migliore.

Ho apprezzato molto: la carica umana degli attori, a cominciare da Glauco Mauri, un nonno da abbracciare in certi momenti; il collocamento temporale in un tempo inesistente ma parallelo al nostro, che mi ha fatto riflettere sui rapporti familiari che possono esistere al giorno d’oggi in cui anziani padri agiati rispetto alle nuove generazioni, vorrebbero più attenzioni da figli invece catturati dalle loro moderne battaglie quotidiane; i colori e le atmosfere cupi e sinistri delle scene e dei video proiettati; il linguaggio attuale eppur poetico dell’adattamento. Ho notato qualche ripetizione registica (i seni scoperti delle sorelle, gli sputi, il fumo in diverse scene) che ne ha ridotto un po’ l’enfasi, ma nel complesso lo spettacolo ha ben reso il senso dell'opera, mi è piaciuto e mi rimarrà a lungo impresso.

Re Lear

Di William Shakespeare

Regia di Andrea Baracco

Traduzione, riduzione ed adattamento di Letizia Russo

Scene e costumi Marta Crisolini Malatesta

Musiche Giacomo Vezzani, Riccardo Vanja

Luci Umile Vainieri

Foto Marco Di Meo, Filippo Manzini

 

Con:

Glauco Mauri – Re Lear
Linda Gennari – Goneril
Aurora Peres – Regan
Emilia Scarpati Fanetti – Cordelia
Roberto Sturno – Conte di Gloucester
Francesco Sferrazza Papa – Edgar
Aleph Viola – Edmund
Dario Cantarelli – Matto
Enzo Curcurù – Conte di Kent
Laurence Mazzoni – Oswald
Paolo Lorimer – Duca di Albany
Francesco Martucci – Duca di Cornovaglia

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