Abbiamo visto "Bahamut" al teatro Vascello

Lunedì, 30 Dicembre 2019

In questo spettacolo non si capisce niente. 
E non c'è niente da capire. 
Se non quello che le proprie sinapsi sono in grado di mettere insieme, un'esasperazione dei concetti e un capovolgimento dei luoghi comuni in cui ciascuno ha la libertà di capire ciò che vuole con i propri meccanismi. E' questo che diverte, persino in un buio di oltre 30 secondi carico di aspettativa, di densità e di vuoto, che per chi conosce lo spessore plastico "rezzamastrellense", sa che è presagio di un capolavoro.
In Bahamut, opera del 2006, molto liberamente ispirata alla creatura descritta ne "Il Manuale di Zoologia fantastica” di Borges , c'è un uomo paralitico che tirannizza i suoi infermieri e da vittima diventa carnefice, del resto "sono pagati per questo". Segue il palestrato che espira ad ogni esercizio costruendo una storia verbosa di soli afflati. Il nano, più basso delle sue ambizioni, che gioca con le aspettative del pubblico muovendosi al buio e mostrandosi con la luce. L'imprenditore Porfirio, che rende larve coloro che indossano i suoi abiti e così la signora Porfirio, personaggio ricorrente in tutta la non-storia, fintamente forte che che ha trascorso gli unici momenti felici della sua vita quando è stata stuprata. Lo zio che sul letto di morte se la prende con tutti, tanto sta per morire. La donna incinta che spera che il figlio sia maschio perché se è femmina sono botte. Insomma qualsiasi concetto che anche lontanamente ricorda il teatro borghese viene schiacciato da un patchwork di personaggi improbabili e impresentabili che trovano compimento nella reiterazione di concetti, prendono forza e forma da allitterazioni e da idiomi fluidi che rendono estetica la schizofrenica performance. Non servono troppe parole per denunciare l'identità violata di un gruppo di Indios, più efficace intonare a fior di labbra un canto drammaticamente ironico. E' con il corpo che rezzamastrella si scatena, provocando con genialità e finta semplicità le attonite risate del pubblico che attende ad ogni spettacolo di essere coinvolto in una carneficina di idee preconcette.  
E chi è Bahamut? Solo un pesce mostruoso che si muove dentro e fuori la realtà, dentro e fuori l'utopia, dai mille volti e mille luoghi, che scivola al tatto della ragionevolezza. E se l'uccellino chiuso fuori dal cucù non fosse solo la vittima di una ingiustizia ma anche l'espressione di uno stop alla zona confort? Ad ognuno la sua verità.

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