Abbiamo visto " I fisici" di di Friedrich Dürrenmatt al Teatro Trastevere

Martedì, 24 Dicembre 2019

I fatti sono… che un certo Möbius, fisico nucleare, riconosciuto inventore della “formula universale di tutte le invenzioni possibili” si fa internare in un manicomio per evitare che le sue scoperte finiscano nelle mani sbagliate e danneggino l’intera umanità. Che due sedicenti fisici si infiltrano per far evadere lo scienziato e utilizzare le sue scoperte. Che ciascuno uccide la propria amata infermiera e che l’ispettore non riesce a cavare un ragno dal buco. E come finisce? Finisce con il fallimento di ogni intento umano di fronte alle congetture perché la vera matta, la direttrice del manicomio, beffa tutti e si appropria delle scoperte di Möbius.

Se Dürrenmatt ha usato questo genere di commedia grottesca è perché non vuole farci stare tranquilli con intrecci didascalici o finali da quieto vivere. Il senso dell’imprevisto richiama un continuo sovvertimento della realtà e dell’idea della realtà e ogni volta che crediamo di aver svelato l’arcano, qualcuno rimaneggia le carte in tavola canzonandoci sul vero ruolo di ciascun personaggio e la sua ragion d’essere.

Il rischio del nucleare è palpabile, così come il rapporto malsano tra scienza e potere, argomenti più che attuali a anni di distanza. Se cercassimo in Dürrenmatt il bene a tutti i costi non lo troveremmo. Il senso di tranquillità e serenità non fa parte del suo scrivere tanto che fino alla fine non si sa da che parte stare.

Il caso, l’irrazionalità, l’impotenza, la sagacia, la follia… strutture portanti dell’opera dell’autore, tremano sotto i piedi degli attori che purtroppo non reggono il peso del ritmo che questa commedia caricaturale e grottesca pretende.  Pur volendo premiare la scelta audace vengono travolti da un insolito destino  e soccombono alla difficoltà del genere. Le battute spesso si perdono in un incedere bradipizzato e pedante che affatica il godimento dei due atti, quasi come se gli attori disconoscessero i propri ruoli. Per nostra fortuna la moviola al rallentatore è interrotta dal baldanzoso Eugenio Banella (a cui va un plauso per non essersi fatto coinvolgere dalla narcolessia) e a tratti da Guia Scognamigno, altrimenti questo spettacolo sarebbe stato annoverato tra i rimpianti del 2019.

 “Una storia è pensata fino alla sua estrema conclusione quando ha preso il peggiore sviluppo possibile”. E’ stato davvero così.

 


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    Fino ad oggi ho fatto tre interventi con Roma al centro della argomentazione principale:
    La capella Sistina e le Stanze
    la tomba di Pietro sotto L’altare della Confessione
    L’ultima Marcia su Roma, un racconto della fine della Repubblica e l’inizio dell’impero Romano.
    Prossimamente verranno la luce le giornate su Raffaello, sei giorni sulla vita e opere del “Divin Pittore”.
    Saluti

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