Abbiamo Visto "Fotofinish" di Rezza-Mastrella al Teatro Vascello.

Venerdì, 20 Dicembre 2019

Fotofinish è la storia di un uomo che si fotografa per sentirsi meno solo. Di un politico che parla ad una folla inesistente. Di un ospedale ambulante che si sposta a casa del malato. Di una maratona tra suore, medico e macchina della tac con il paziente dentro. Di una casa schiacciata da un mutuo. Di un cane a difesa della casa. Di un cinema dove l'erotismo è diverso dalla pornografia.

Se fosse stato solo questo lo spettacolo di Rezza-Mastrella non sarebbe stato così disturbante, scorretto e dissacrante come invece è stato. Di performer anticonvenzionali ce ne sono. Di artisti visionari, geniali e scomodi forse non così tanti.

Tra le righe di una drammaturgia caustica rappresentata in un habitat scenico poliedrico si affiancano una serie di contraddizioni che travolgono e coinvolgono il pubblico suo malgrado. I mutui da pagare, gli ospedali che non funzionano, la politica che sberleffa, la depressione, il tabù dell'omosessualità... sembrano usare Rezza-Mastrella per rappresentarsi da soli, in una ovvia successione di eventi ridicoli. Sì perché grazie a scene reiterate e inframmezzate da corse ecclesiastiche e mimiche facciali esilaranti in questo spettacolo si ride proprio. E si ride di sé, della propria vita e della paura primaria che è la solitudine.

Come mancanza di presenza a se stessi e agli altri, quando si percepisce di non aver capito che nulla è mai esistito perché la sostanza è solo apparenza di esistenza. Lo stesso cane, a tutela di una proprietà che non sarà mai propria ma del consumismo imperante, non esiste... perché non esiste nulla neanche la fedeltà ad un principio che non sia intercambiabile. Sillogismi e verità sputate in faccia si sprecano e per arrivare a capirle tutte occorrerebbero molti altri Fotofinish. Ma quello che è chiaro forse solo alla fine dello spettacolo quando tutto il pubblico è morto, in parte sul palco, in parte sulle poltrone, in parte sotto le poltrone per non morire sul palco, è che l'abbattimento della quarta parete è l'abbattimento delle convenzioni e del politicamente corretto. Perché le verità sono tante quante le persone che le cercano.

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