Abbiamo visto L’onore perduto di Katharina Blum al Teatro Eliseo

Mercoledì, 11 Dicembre 2019

“Ti prego di farmi arrestare. Quel giornalista l’ho ucciso. Cercavo rimorsi, non li ho trovati” asserisce decisa Katharina Blum. La prima scena rivela subito l’epilogo del dramma, seguita da flashback coinvolgenti.

Può funzionare un thriller poliziesco a teatro o ha bisogno della sala cinematografica?

La trasposizione scenica di un romanzo è sempre un compito arduo. Ma lo è ancor di più se ci troviamo di fronte a un giallo. Sono stupito delle mie impressioni e stavolta preferisco addirittura il teatro perché da più spazio alla caratterizzazione della protagonista. Tutta la suspense si gioca sul capire cosa abbia spinto al delitto una giovane donna, bellissima, dal carattere affabile e servizievole. Una storia di candore, passione e violenza che quindi ha tutte le carte in regola per appassionare.

Il piccolo miracolo artistico di far funzionare un giallo sul palco è dovuto alla perfetta sinergia di tutte le componenti: testo, attori, regia, scenografia e pure le luci, che inquadrano i personaggi come se fossero una macchina da ripresa.

Quattro grandi pareti di vetro incrociate con delle porte anch’esse vetrate formano delle stanze. Spesso la recitazione si svolge in contemporanea in esse, stratagemma che da una grande azione alla scena. Ma in realtà le gabbie di vetro sono in grado di rappresentare efficacemente luoghi, ambienti e stanze distanti tra loro, un luogo di villeggiatura, un appartamento, una stanza da letto, una stazione ferroviaria tramite una semplice affermazione tipo apro la porta di casa, aspetto un aereo che non arriva.

Abbiamo quasi l’impressione di viaggiare instantaneamente nei ricordi di Katharina che ci svelano l’intreccio, le vetrate non sono altro che la sua memoria. E li vediamo svolgersi rapidamente le vicende.

 

 

 

 

La parte del leone spetta agli attori che riescono a far funzionare il complicatissimo gioco. La scelta felice per la protagonista di Elena Radonicich ne rispecchia perfettamente il personaggio. La sua imbarazzante bellezza rispecchia quella di Katharina che conquista tutti, e così per il pubblico in sala che tifa per lei. E quando si infila i collant rosso fuoco in primo piano lascia tutti senza respiro.

L’avvocato innamorato di lei, Peppino Mazzotta, il celebre Fazio del commissario Montalbano non è da meno e così tutta la Compagnia del Teatro stabile del Friuli Venezia Giulia che si trova a suo agio con un testo mitteleuropeo.

L’adattamento di esso fatto da Letizia Russo rispecchia sia il carattere a tutto tondo dei personaggi che vengono pennellati sia i simboli di cui sono rappresentazione e che danno un senso pregnante e simbolico a tutta la vicenda che si svolge a Colonia negli anni 70 in una Germania sfiancata dal terrorismo.

E’ liberamente ispirato alla vicenda del professor Peter Brückner, docente di psicologia di Hannover, sospeso dal proprio incarico e pesantemente diffamato dai giornali per avere ospitato per una notte Ulrike Meinhof, cofondatrice, come è noto, della banda Baader-Meinhof.

Un ultimo aspetto preveggente di questo racconto è l’effetto dirompente causato da una stampa corrotta dalla voglia di guadagno: oggi le Fake news e la macchina del fango hanno ben altre conseguenze sulle nostre vite.

«…chi si serve pubblicamente delle parole mette in movimento mondi interi e nel piccolo spazio compreso tra due righe si può ammassare talmente tanta dinamite da far saltare in aria questi mondi…» Heinrich Böll.

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L'onore perduto di Katharina Blum

con

Elena Radonicich

Peppino Mazzotta

e la Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia:
Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Riccardo Maranzana,

Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Maria Grazia Plos

Scene Domenico Franchi

Costumi Andrea Viotti

Luci Pasquale Mari

Regia Franco Però

Produzione TEATRO STABILE DEL FRIULI VENEZIA GIULIA

TEATRO STABILE DI NAPOLI - TEATRO NAZIONALE
TEATRO STABILE DI CATANIA

 L’irreprensibile e prüde segretaria Katharina Blum incontra a un ballo di carnevale Ludwig Götten, un piccolo criminale, sospetto terrorista. Trascorre la notte con lui e l’indomani, non del tutto consapevole della situazione, ne facilita la fuga. Katharina, interrogata brutalmente dalla polizia, collabora solo in parte. La stampa scandalistica, attraverso lo spietato giornalista Werner Tötges, viola ripetutamente la privacy di Katharina e manipola le informazioni raccolte, ne fa prima una complice del bandito e poi una vera e propria estremista. La vita di Katharina viene sconvolta: riceve minacce e offese, i suoi conoscenti vengono emarginati, il suo onore viene definitivamente compromesso. La polizia e lo Stato non la tutelano. Dapprima disperata, poi lucida nel suo isolamento, Katharina Blum si vendica uccidendo il giornalista Tötges e si costituisce alla polizia.

Nonostante il tema drammatico, la struttura costruita da Böll è lieve, piena di simpatia per il personaggio e ironica. Lo scrittore, con straordinaria abilità, per tutto il racconto, non fa che parodiare il linguaggio della stampa scandalistica, con i suoi luoghi comuni, le moralizzazioni spicciole, le espressioni alla moda, la sua piattezza intrinseca. La forma del romanzo è quella del giallo: si parte dall’atto già avvenuto, andando avanti e a ritroso, permettendoci così di vedere quell’incubo mediatico che avvolge la protagonista, con le sue menzogne che ne distruggono le relazioni sociali e intime, portandola al gesto estremo.

Nonostante siano trascorsi più di quarant’anni dall’uscita del romanzo, si rimane colpiti dall’attualità di alcune problematiche emerse nel secondo dopoguerra e sviscerate da Böll nei primi anni ’70: tra queste vi sono senza dubbio quelle riguardanti l’uso dei mezzi di comunicazione di massa e le forme di violenza intrinseche al linguaggio mediatico.

Scriveva Heinrich Böll nel 1959: “...chi si serve pubblicamente delle parole mette in movimento mondi interi e nel piccolo spazio compreso tra due righe si può ammassare talmente tanta dinamite da far saltare in aria questi mondi...”. Oggi diciamo facebook, twitter etc etc, ma Böll ci aveva messo in guardia in modo esemplare molto tempo fa.

«Portare in scena un romanzo – commenta il regista Franco Però – implica di poter contare su interpreti che incarnino appieno i diversi personaggi concepiti sulla pagina dall’autore». In

L’onore perduto di Katharina Blum gli attori del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia sono diretti naturalmente da Però. A loro per l’occasione si aggiungono Elena Radonicich (applaudita di recente nella popolare fiction La porta rossa, oltre che sul grande schermo) che sarà Katharina, e Peppino Mazzotta, bravissimo attore di teatro, amato dal grande pubblico per il suo ruolo di Fazio nella famosissima serie tv Il commissario Montalbano.

Personaggi e interpreti:

Elena Radonicich Katharina Blum

Peppino Mazzotta l’avvocato Hubert Blorna

Ester Galazzi Trude Blorna

Maria Grazia Plos Else Woltersheim, madrina di Katharina

Riccardo Maranzana Werner Tötges, giornalista

Francesco Migliaccio Erwin Beizmenne, commissario capo

Jacopo Morra Walter Moeding, commissario assistente

Emanuele Fortunati Alois Sträubleder

TEATRO ELISEO

Da martedì 3 a domenica 15 dicembre 2019

Biglietteria tel. 06.83510216

Giorni e orari: lun. 13 – 19, da martedì a sabato 10.00 – 19.00, domenica 10 - 16

 

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    È approdata su Viviroma Aurora Geri. Giovane artista che ha deciso di collaborare con noi. Consiglio a tutti di non perdere la delicatezza e la profondità delle sue opere.

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    È approdato su Viviroma quel “Genio di professione e Recensore indelicato” de IL TRASATTI. Consiglio a tutti di seguire le sue geniali ed ironiche recensioni ????

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    L'IMMORTALE
    Opera prima per Marco D'Amore che si cimenta con la macchina da presa in un lungometraggio che funge da introduzione all'ultima stagione di Gomorra, e che introduzione aggiungerei.
    Il mitologico Ciro Di Marzio, reduce dall'ennesimo attentato ai suoi danni, vive una nuova avventura condita però sempre con la stessa salsa, quella della sua terra d'origine.
    Nonostante le ambientazioni siano molto diverse da quelle della serie, la regia e le atmosfere sono in linea con quanto raccontanto da Sollima e compagnia; questa tanto breve quanto intensa storia di Ciro riesce a catturare molto di più rispetto all'ultima stagione di Gomorra, che risentiva infatti della mancanza di quest'ultimo, colonna portante della serie insieme a Genny.
    Perfetta a mio parere la sequenza finale, che spalanca le porte alla stagione conclusiva.

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    ''Cena in familia''
    Acrilico su cartone telato
    18x13 cm
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    Diplomata al Liceo Artistico Statale Caravaggio (Ex Mario Mafai), nel 2017.
    Frequento il terzo anno, del triennio di Pittura, all’Accademia di Belle Arti di Roma.
    Come professore di pittura, i primi due anni, ho avuto Bondi Moreno e, quest'ultimo anno, Scolamiero Vincenzo. Entrambi noti pittori contemporanei.
    Nei miei lavori, il legame con la famiglia, il passato ed il quotidiano, sono il tema predominante, una continua ricerca del bello nel semplice, tramite immagini, ricordi e soprattutto, uno studio approfondito del colore, andando a saturare ed accendere la raffigurazione.
    Sono nata in una famiglia di artisti. Grazie a mia madre e mia nonna, entrambe pittrici, sono cresciuta in un ambiente creativo, colorato e completamente immerso da quadri e tele da dipingere.

    Riccardo Antinori Dovresti postare particolari del quadro così non si vede ne la pennellata ne i dettagli. Così da lontano sembrano impressionisti
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  • Maru78
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    BIOGRAFIA - La sua costante è un esigenza di cambiamento e le sue idee talmente tante da portarla a dipingere anche quattro opere contemporaneamente; riesce a dipingere 45 opere in un anno. Appassionata di cinema ( film horror- fantascienza), musica, scienza, geometria, porta le sue ispirazioni al punto cruciale, esprimendole sull’opera. Nei suoi dipinti troviamo raffigurati ufo, leggende metropolitane, vari ordini mondiali, raffigurazioni massoniche, ma anche soggetti naturali quali ritratti, paesaggi ed animali. Il tutto mai nella norma, con la voglia di stupire lo spettatore, per dar modo di soffermarsi a pensare all’opera stessa.

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