Viviroma.it spettacoli a Roma - Abbiamo visto INTESTAME' all'Ospitale di Santa Francesca Romana

Giovedì, 05 Dicembre 2019

Martedì 3 dicembre sera mi sono recata con amiche e mia mamma sul Lungotevere, a Trastevere, in una fresca e piacevole serata di cielo quasi sgombro dopo le forti piogge dei giorni precedenti, presso l'Ospitale di Santa Francesca Romana per vedere lo spettacolo Intestamè, scritto ed interpretato da Carlo Ragone. Avevo invitato parecchie persone perché avevo già visto e apprezzato moltissimo lo stesso spettacolo al Globe Theatre qualche anno fa. In quella occasione era accompagnato dalle musiche dal vivo del Trio William Kemp di cui fa parte l’attore e musicista Stefano Fresi, compositore di molte delle musiche e canzoni dello spettacolo il quale partecipava attivamente facendo da spalla in alcuni momenti comici; la regia era di Loredana Scaramella, coautrice del testo; l’atmosfera del Globe era magnifica e la bravura di Carlo Ragone mi era rimasta così impressa che stavolta mi sono sentita di estendere l'invito a più persone possibile, pur sapendo che il teatro per quanto di ottimo livello incontra i gusti solo di una nicchia di persone.

Per questa volta Carlo Ragone ha voluto rappresentare lo spettacolo in un posto insolito, non un teatro, ma una casa di riposo aperta anche per eventi culturali, avvalendosi dell'accompagnamento del pianista Enzo Campagnoli (direttore d’orchestra più volte a Sanremo e docente in format televisivi) e la riuscita della elegantissima serata è stata ancora oltre le aspettative. Entrando nella struttura da una piazzetta ci siamo trovate di fronte la facciata della chiesetta medioevale di Santa Maria in Cappella ed abbiamo potuto visitarla. Contiene reliquie e reperti storici importanti ottenuti da scavi che testimoniano come già dall’anno 1000 questo luogo è stato un’importante sede di cristianità ed accoglienza per pellegrini, malati e bisognosi, dato anche il comodo affaccio sul Tevere, via di comunicazione; la stessa patrona di Roma, Santa Francesca Romana, per 30 anni frequentò la chiesa e l’Ospitale per prestare le sue opere. All'interno della chiesa sono stati collocati alcuni letti antichi che riempivano le sale. E la suggestiva sala che ospita lo spettacolo è proprio una di quelle. Per raggiungerla siamo passate per le scale e le terrazze dell’antico Ospitale ottocentesco, da dove si ammira il grande Giardino delle Delizie in cui si respira pace e natura, in quest’angolo poco conosciuto di Roma, al Porto di Ripa Grande.

Arrivate nell’antico dormitorio allestito con più di un centinaio di sedie, mobili antichi e il pianoforte, siamo state accolte con un calice di vino Eremo Tuscolano, grissini, biscotti e cioccolatini. Il pianista è entrato, le luci si sono spente ed è incominciata la magia del Teatro.

Alle note si è sovrapposto l’accorato pianto del figlio Ferdinando che legge il testamento del padre, Matteo, un pianto che però presto si trasforma in sorriso negli spettatori quando dalla sua entrata in scena con il testamento in mano, si scopre che il papà, dei suoi piccoli lasciti ai parenti, a Ferdinando non ha lasciato proprio niente, ma non esattamente niente. In realtà ha lasciato tutto: “tutto quello che non ho fatto”. Con la canzone del rimpianto, Vecchio frac di Modugno, Ragone si trasforma nel padre, e inizia a raccontare la sua vita da bambino all’epoca della guerra, le fragilità, le relazioni familiari, le insicurezze. Con dolcezza e divertimento, grazie alla simpatia tipica della comunicativa e del dialetto campano e con la poesia del testo e della musica il pubblico si immedesima nel piccolo Matteo che non sa giocare a pallone, ma sa raccattare la palla, e si cala nel suo mondo: i rifugi, la radio, l’abbigliamento unico per tutti i figli, le privazioni, le antipatie, il sovraffollamento e le bombe, a cui sopravvive. Arrivano gli americani, la guerra finisce che Matteo è ancora un ragazzino, e gioca con i giochi semplici e commoventi tipici della sua epoca, fatti di materiali riciclati. Meglio che nei migliori film realisti, sulle note della Ballata di Johnny, il pubblico partecipa alle emozioni e con gesti, giocando con Ragone, per poter ascoltare gli episodi in cui Matteo incontra gli americani e conosce le loro usanze. Il primo lavoro come apprendista parrucchiere fa vivere a Matteo la frustrazione di dover sopportare le angherie del superiore, le prese in giro, e i dolorosi nocchini per i quali però si vendica! E finalmente arriva l'occasione della sua vita, quella di poter partecipare e vincere un concorso per diventare parrucchiere in una famosa catena di Parigi, Londra e New York, avendo la possibilità di raggiungere i parenti espatriati negli States. Molto divertente è la rappresentazione del picnic degli italoamericani che ormai hanno acquisito un linguaggio misto e nuovi atteggiamenti che si prendevano a contatto col nuovo mondo. Quando Matteo bersagliere s'innamora si entra nella fiaba. La futura moglie Caterina è vista come una principessa da lui, uomo delicato e gentile, e una romantica luna complice partecipa alla storia. Ragone ci fa vedere soldati, stelle, montagne, finestre, feste, dame, vestiti, torri, le prevaricazioni del generale prepotente di turno, interpretando con tante voci i personaggi di una incantevole, tenera, rocambolesca e comica storia d'amore. La canzone Cosa sono le nuvole di Modugno e Pasolini accompagna l'amore nella vita di Matteo che invecchia incredibilmente a vista d’occhio nelle ultime note fino al dialogo tra il padre ed il figlio in cui si interrogano su cosa sia la morte e quindi, la vita: un’occasione da non sprecare.

Lo spettacolo si è chiuso così in un lunghissimo ed emozionato scroscio di applausi per la consapevolezza di aver vissuto un momento di generosità eccezionale: uno spettacolo preparato con cura ed esperienza ed interpretato da un attore di rara bravura dai molteplici talenti, sostenuto da un gruppo di organizzatori, in una struttura che trabocca di secoli di dolore ed amore ed il cui ricavato è andato in beneficenza. Questa serata di arte, bellezza ed altruismo, a cui è seguita una replica il giorno successivo, è stata un po’ come uno schiaffo morale ad una parte della società sempre più superficiale, frenetica ed arrivista, che per chi l’ha vissuta rimarrà impressa nell’anima. Un regalo a chi ha più bisogno, un regalo alla cultura, un regalo a Roma. Grazie.

December 5 19 19 15 43

 

Intestamè

scherzo e musica per un attore solo

martedì 3 e mercoledì 4 dicembre ore 21.00

Ospitale di Santa Francesca Romana

di Carlo Ragone e Loredana Scaramella
musiche Stefano Friesi
con Carlo Ragone
pianoforte Enzo Campagnoli

 

Non sei iscritto, partecipa a Vivi Roma!

Chi è in linea