Abbiamo visto FURORE al Teatro India

Martedì, 26 Novembre 2019

Abbiamo visto” FURORE” al Teatro India sabato 23 novembre.

dall'omonimo romanzo di John Steinbeck
FURORE Copyright © John Steinbeck, 1939. Copyright rinnovato John Steinbeck, 1967.
adattamento di Emanuele Trevi
un progetto di e con Massimo Popolizio
con musiche eseguite dal vivo da Giovanni Lo Cascio.
Aiuto regia: Giacomo Bisordi

Assistente volontaria alla regia: Maria Lalla Fernandez

Creazioni video:  Igor Renzetti e Lorenzo Bruno

Suono: Alessandro Saviozzi

Luci: Carlo Pediani

Fonico: Massimo Poloni

Datore video: Nicolas Mari

Foto di scena: Federico Massimiliano Mozzano

Produzione: Compagnia Umberto Orsini  / Teatro di Roma – Teatro Nazionale

Durata 75 minuti.

Dopo una raccolta di racconti brevi pubblicata nel 1938 uscirà nel 1939 il  romanzo più celebre di John Steinbeck:  The Grapes of Wrath  ( Furore). Il titolo, che significa letteralmente I frutti dell'ira, è una citazione biblica. Pur ottenendo un grande successo,  il romanzo subì un violento attacco politico a causa delle descrizioni dei conflitti tra  lavoratori stagionali  e proprietari terrieri. Nonostante le critiche il romanzo fu premiato nel 1940 con il Premio Pulitzer . Da Furore John Ford trasse, quello stesso anno, il famoso film omonimo   che ottenne 7 nomination al premio Oscar. In Steinbeck la denuncia sociale non è, come negli altri scrittori realisti del periodo della Depressione, un'accusa  senza  speranza di un'America in rovina, ma è sempre ispirata da un umanitarismo sereno.

foto di scena prova FURORE Massimo Popolizio

”Gli articoli che furono scritti da Steinbeck sul San Francisco news - racconta Popolizio - denunciavano la drammatica situazione della crisi agraria. E io in scena do quindi voce a un cronista che osserva l’epopea epica della migrazione di migliaia di persone verso la California, sperando di trovare una terra che le accolga, che possa dare loro lavoro e una condizione di vita dignitosa. Invece, questi poveretti appena arrivavano venivano sistemati in tendopoli, in campi di assistenza, con tutto ciò che comportava. Oltretutto - continua l’attore - loro fuggivano dalla polvere, dalla siccità che rovinava i raccolti, ma in California trovano le alluvioni e morivano affogati! Steinbeck è stato il primo a parlare di cambiamento climatico... Ed è inutile negare che la parabola dei migranti di quell’epoca fa venire in mente ciò che avviene oggi: io non evidenzio il rapporto tra passato e presente, non ce n’è bisogno, perché il pubblico il paragone lo fa da solo».

Popolizio racconta con ritmo coinvolgente, potente ed incisivo, creando un rapporto globale , sensoriale e percettivo, tra la narrazione, le immagini che scorrono sullo schermo, crude e realistiche, l’accompagnamento musicale e la scenografia, limitata all’essenziale. Gli avvenimenti divengono pelle, corpo, pathos, polvere, siccità. Il racconto si fa sempre più coinvolgente, tra rabbia e compassione.  Si sente la terra riarsa, la disperazione della gente. In viaggio verso la California, la terra promessa, verso nuove terre e nuova vita. Si sente la fatica che penetra fin dentro le ossa, si vedono presenze mosse dalla fame, dalla forza della disperazione, dall’incombere della morte. Ma la California è amara per chi , tra mille stenti, riesce ad arrivare. I salari sono troppo bassi per sopravvivere, i lavoratori vengono sfruttati fino all’inverosimile. Popolizio  da vita all’umanitarismo di  “ Furore” realizzando sulla scena, con grande efficacia ed intensità, un racconto epico, lirico, poetico e realista.

L’allestimento della mostra The Grapes of Wrath, accompagna ed affianca  lo spettacolo attraverso le foto di Dorothea Lange e  Walker Evans.

Danilo Ferrin

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