La nostra intervista a Paolo Andrea Zaccheddu, interprete de DALL’ALTO DI UN FREDDA TORRE

Giovedì, 14 Novembre 2019

VIVIROMA.IT Partiamo dalla fine del nostro articolo sulla prima di DALL’ALTO DI UN FREDDA TORRE visto sabato scorso al Teatro di Villa Flora: "Ovviamente alla fine dello spettacolo abbiamo chiesto a Paolo Andrea Zaccheddu del perché siano serviti due attori per un personaggio, lui ci ha risposto: - È una lunga storia…

Zaccheddu

VIVIROMA.IT Allora com'era quella lunga storia?

Paolo Andrea Zaccheddu - Innanzitutto mi presento. Mi chiamo Paolo Andrea Zaccheddu e, così come i miei compagni dello spettacolo, non sono un attore professionista, nel senso che fare l’attore non è la mia professione, facciamo tutti altro per guadagnarci da vivere (dall’assicuratore al software tester…). Ci siamo incontrati frequentando dei corsi amatoriali presso la Fonte di Castalia (www.lafontedicastalia.it).

VIVIROMA.IT - Ci racconti questo mondo?

Zaccheddu - Il mondo dei corsi amatoriali è piuttosto variegato. Non c’è veramente uno standard. Si va da insegnanti che cercano di farti passare un paio di ore piacevoli a quelli che vogliono insegnarti i fondamenti dell’arte del recitare. La più grossa limitazione è sempre quella del tempo: due o tre ore a settimana, dopo una giornata di lavoro, sono un limite che ti permette di crescere fino a un certo punto, visto che poi, da attore non professionista, le occasioni per andare in scena sono veramente poche.

VIVIROMA.IT - E quindi?

Zaccheddu - Qui entra in gioco Filippo Gili (colui che ha anche scritto e diretto DALL’ALTO DI UN FREDDA TORRE). È regista teatrale e cinematografico di un certo spessore ed anche attore teatrale e cinematografico (una delle sue ultime apparizioni al cinema è stata in Terapia di Coppia Per Amanti). Tiene anche corsi di natura molto più accademica, quindi più ore, su più giornate consecutive. Insomma, un professionista nel campo, abituato a gestire sia attori professionisti, sia studenti che dell’essere attore vogliono fare la loro professione.

Un paio di anni fa volle accettare la sfida, sempre presso la Fonte di Castalia, di tenere un corso avanzato per attori amatoriali come noi. Noi, che sentivamo che molti dei tradizionali corsi amatoriale avevano preso un po’ tutto quello che ci potevano dare, ci iscrivemmo con curiosità a qualcosa che sembrava diverso da tutti gli altri.

Posso dire che l’esperienza fu alquanto traumatica per entrambi.

Noi non eravamo abituati al suo stile, quello di un regista che pretende tutto (dai suoi attori. Lui non era abituato a gente che poteva incontrare solo una volta a settimana per tre ore e reduci da una giornata di. Inoltre, alcuni di noi non possedevano tutti gli strumenti di quel bagaglio che ci si aspetta da un attore anche semi-professionista.

VIVIROMA.IT- Ed il testo DALL’ALTO DI UN FREDDA TORRE chi l’ha scelto?

Zaccheddu - Lo spettacolo a cui hai assistito al teatro viene dal saggio del secondo anno di corso che abbiamo fatto con lui. Ha voluto metterci alla prova con questo suo testo in cui hanno recitato attori bravissimi (per esempio, il ruolo della figlia è stato portato in scena da Vanessa Scalera, sempre da lui diretta).

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VIVIROMA.IT - Dopo queste utili premesse veniamo ai due attori per un personaggio…

Zaccheddu - Frequentemente nei corsi amatoriali ci sono più attori che personaggi, quindi è abbastanza normale che nello stesso ruolo si scambino più persone. Il nostro regista però ha cercato di trarre il massimo da questa apparente limitazione (anche se, gioco forza, qualche spettatore all’inizio appare confuso).

VIVIROMA.IT - Invece dicci qualcosa della scenografia, del recitare circondati dal pubblico

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Zaccheddu - Il saggio lo avevamo rappresentato su un palcoscenico classico, ma siccome era nato a pianta centrale (è stato rappresentato per la prima volta all’Argot), nacque in noi il desiderio di portarlo in uno spazio simile. Filippo acconsentì a metterci il nome e la faccia e noi ci occupammo di trovare il teatro, gli oggetti di scena eccetera…

Devo dire che più si avvicinava la data, più saliva la tensione. Era la prima volta che recitavamo lontani dall’ambiente rassicurante e familiare del “saggio” in cui si è circondati da amici e parenti e andavamo in scena in uno spettacolo a tutti gli effetti aperto a tutti. Non ti dico della preoccupazione alla notizia che Filippo aveva invitato alla prima attori professionisti che avevano già recitato in quei ruoli…

VIVIROMA.IT - Filippo Gili che commenti ha fatto sulla vostra performance?

Zaccheddu - Il giorno della prima ci ha detto che pur non potendoci chiamare “attore professionista” (nel senso che non è la nostra professione), ci stava stretta anche la definizione di amatoriale per il modo in cui eravamo riusciti a trasmettere delle emozioni quando eravamo sul “palco”.

E il feedback che abbiamo avuto dagli attori che sono venuti a vederci ci ha rincuorato.

VIVIROMA.IT - Comunque le serate sono state un grande successo…

Zaccheddu - Si, infatti vorremmo riportarlo in scena, grazie anche al ritorno straordinario del pubblico, e stiamo già valutando alcune idee.

VIVIROMA.IT - A proposito di pubblico, qual è il commento allo spettacolo che ti è rimasto particolarmente impresso?

Zaccheddu - Una spettatrice ci ha scritto queste parole: “Se è vero che la differenza tra dramma e tragedia è che nel dramma muore una sola persona e nella tragedia muoiono tutti… In questo spettacolo muoiono tutti e… nessuno. C’è chi muore nello spirito, come i due figli chiamati ad essere boia, chi muore nella carne, come uno dei due genitori, chi sopravvive a metà, come il superstite tra i due. Ma restano tutti in vita finché ciascun spettatore, immedesimandosi, non si porti via un frammento della storia.

L’incessante scorrere del tempo, scandito dal pathos raggiunto magistralmente dagli attori, mette in risalto un miscuglio di ruoli. I figli diventano genitori dei genitori, in una protezione esasperata dalla verità. L’uomo si sostituisce al divino, in una sentenza di vita e di morte. 

Lo smarrimento del fratello (moltiplicato e non diviso da/tra i due attori) e della sorella nel tentativo di cercare un capro espiatorio, colpisce lo spettatore che sente quasi il disagio di essere inopportuno osservatore tra i due(tre) attori, potenti ed espressivi.

La credibilità dei due genitori nelle classiche dinamiche familiari, quasi divinatorie (non gli si può nasconder nulla), è suggellata da una potente intensità verbale e non.

La freddezza delle due dottoresse, angeli della morte in bianco, con l’ingrato compito di rappresentare oltre alla malattia un caso di coscienza, è espressa con bravura e forza.

Come ogni spettacolo dal finale aperto lascia in crisi chiunque voglia porsi delle domande. Una potrebbe essere… ma è la morte che condiziona la vita o la vita che esorcizza la morte?

VIVIROMA.IT - È molto bello, se dopo l’intervista ci lasci il suo nome la contattiamo per scrivere su VIVIROMA.IT!

Prima di lasciarci ci vuoi dire qualcosa sui tuoi colleghi attori?

Zaccheddu - Certamente: 

  • Andrea Scarpellini, detto "Furio" che è riuscito a tenere tutte le redini organizzative per portare questo spettacolo, interpretava anche lui il fratello
  • Massimo Ponti, il "babbo" persona di una grande umanità e impegnata nel volontariato e sociale.
  • Serenella Di Nepi, che faceva la mamma (e ha cucinato molte delle cose che mangiavamo durante lo spettacolo), insegnante e persona dolcissima.
  • Silvia Di Giorgio (la sorella) che è le "viscere" del gruppo e ha portato sul palco tutto il dolore vissuto dal suo personaggio
  • Paola Cirillo (l'aiutante della dottoressa) persona serafica e “calmifica”. Ha aiutato a portare calma quando si arrivava al limite...
  • Simona Asole la primaria. I suoi siparietti con Andrea meriterebbero uno spettacolo a parte.
  • E ultimo ma non per importanza, Alessandro Cianfanelli, che tantissimo ci ha donato ed è riuscito ad infondere rara sensibilità curando le luci del nostro spettacolo (e non solo!)

Se lo spettacolo è riuscito ed è piaciuto, è stato grazie allo sforzo di tutte le attrici e tutti gli attori, a prescindere dal numero delle battute sul palco, e a Filippo Gili, che ha avuto fiducia in noi.

VIVIROMA.IT – Grazie, speriamo di rivedervi presto e viva il Teatro.

Leggi il nostro articolo sullo spettacolo: https://www.viviroma.it/index.php?option=com_community&view=groups&task=viewbulletin&groupid=208&bulletinid=4705&Itemid=188

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    È approdata su Viviroma Aurora Geri. Giovane artista che ha deciso di collaborare con noi. Consiglio a tutti di non perdere la delicatezza e la profondità delle sue opere.

    Aurora geri

  • Eleonora Bavastro condiviso IL TRASATTI foto
    ieri

    È approdato su Viviroma quel “Genio di professione e Recensore indelicato” de IL TRASATTI. Consiglio a tutti di seguire le sue geniali ed ironiche recensioni ????

    Screenshot_20200408-220926_Instagram

  • IL TRASATTI ha condiviso una foto.
    ieri

    L'IMMORTALE
    Opera prima per Marco D'Amore che si cimenta con la macchina da presa in un lungometraggio che funge da introduzione all'ultima stagione di Gomorra, e che introduzione aggiungerei.
    Il mitologico Ciro Di Marzio, reduce dall'ennesimo attentato ai suoi danni, vive una nuova avventura condita però sempre con la stessa salsa, quella della sua terra d'origine.
    Nonostante le ambientazioni siano molto diverse da quelle della serie, la regia e le atmosfere sono in linea con quanto raccontanto da Sollima e compagnia; questa tanto breve quanto intensa storia di Ciro riesce a catturare molto di più rispetto all'ultima stagione di Gomorra, che risentiva infatti della mancanza di quest'ultimo, colonna portante della serie insieme a Genny.
    Perfetta a mio parere la sequenza finale, che spalanca le porte alla stagione conclusiva.

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  • Aurora Geri ha condiviso una foto.
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    ''Cena in familia''
    Acrilico su cartone telato
    18x13 cm
    _
    Diplomata al Liceo Artistico Statale Caravaggio (Ex Mario Mafai), nel 2017.
    Frequento il terzo anno, del triennio di Pittura, all’Accademia di Belle Arti di Roma.
    Come professore di pittura, i primi due anni, ho avuto Bondi Moreno e, quest'ultimo anno, Scolamiero Vincenzo. Entrambi noti pittori contemporanei.
    Nei miei lavori, il legame con la famiglia, il passato ed il quotidiano, sono il tema predominante, una continua ricerca del bello nel semplice, tramite immagini, ricordi e soprattutto, uno studio approfondito del colore, andando a saturare ed accendere la raffigurazione.
    Sono nata in una famiglia di artisti. Grazie a mia madre e mia nonna, entrambe pittrici, sono cresciuta in un ambiente creativo, colorato e completamente immerso da quadri e tele da dipingere.

    Riccardo Antinori Dovresti postare particolari del quadro così non si vede ne la pennellata ne i dettagli. Così da lontano sembrano impressionisti
    21 ore fa 20 minuti fa
  • Maru78
    ieri

    BIOGRAFIA - La sua costante è un esigenza di cambiamento e le sue idee talmente tante da portarla a dipingere anche quattro opere contemporaneamente; riesce a dipingere 45 opere in un anno. Appassionata di cinema ( film horror- fantascienza), musica, scienza, geometria, porta le sue ispirazioni al punto cruciale, esprimendole sull’opera. Nei suoi dipinti troviamo raffigurati ufo, leggende metropolitane, vari ordini mondiali, raffigurazioni massoniche, ma anche soggetti naturali quali ritratti, paesaggi ed animali. Il tutto mai nella norma, con la voglia di stupire lo spettatore, per dar modo di soffermarsi a pensare all’opera stessa.

  • Aurora Geri ha una nuova cover profilo.

    ieri

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