Viviroma.it spettacoli a Roma - Abbiamo visto al Teatro Ghione IL MERCANTE DI VENEZIA con MARIANO RIGILLO e ROMINA MONDELLO

Lunedì, 11 Novembre 2019

A Roma, in un sabato sera di inizio novembre, umido e piovoso, si può scegliere di restare a casa e farsi cullare al caldo di una coperta oppure si può uscire, avventurarsi tra la pioggia ed accomodarsi nella platea di un teatro elegante, sperando che la compagnia teatrale non deluda le aspettative.

E la compagnia messa in scena al Teatro Ghione con la regia di Giancarlo Marinelli non ha deluso i palati fini della platea.

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Non è mai facile proporre Shakespeare, ancor più difficile è mettere in scena oggi, in Italia, il “Mercante di Venezia”, opera scritta dal celebre drammaturgo inglese sul finire del ‘500, la cui vicenda risente molto del clima antisemita presente nell’Inghilterra elisabettiana.

Le tematiche proposte, infatti, possono facilmente indurre il pubblico a vedere nell’opera sentimenti antisemiti che, alla luce dei recenti fatti di cronaca, inquietano e preoccupano.

Sono l’attenta regia di Marinelli e l’eccellente interpretazione di Mariano Rigillo nel ruolo di Shylock a diradare le nebbie e ad eliminare ogni eventuale dubbio che possa nascere nella mente dello spettatore.

L’opera è un omaggio, profondo e commovente, a Giorgio Albertazzi che più volte è stato protagonista del “Mercante di Venezia” nel ruolo di Shylock.

Il “Mercante di Venezia” è una commedia nera, dove i protagonisti principali sono Antonio, mercante veneziano che attende il ritorno delle sue navi mercantili alla laguna di San Marco e Shylock, un ebreo veneziano che presta denaro ad usura.

La vicenda è nota: Bassanio, giovane gentiluomo veneziano, vorrebbe la mano di Porzia, ricca ereditiera. Tuttavia, per vincere la concorrenza di altri corteggiatori più benestanti, Bassanio chiede al suo amico Antonio tremila ducati in prestito. Antonio, che ha investito interamente le proprie fortune nei traffici marittimi non può prestare il denaro a Bassanio, tuttavia Antonio decide di garantire per lui presso Shylock, un ricco usuraio ebreo.

Shylock è disprezzato dai cristiani per i propri traffici usurai e ricambia questo sentimento verso il resto della popolazione cristiana, ma soprattutto non sopporta Antonio, il mercante di Venezia, che presta denaro gratuitamente, facendo così abbassare il tasso d'interesse nella città, umiliandolo, inoltre, pubblicamente, con pesanti insulti.

Nonostante ciò, Shylock accorda il prestito a Bassanio, con Antonio come garante, stabilendo che, in caso di mancato pagamento, Antonio debba pagare con una libbra di carne dal proprio corpo.

L’opera messa in scena da Marinelli è abbastanza fedele all’originale con le necessarie variazioni dovute al cambiato contesto e alla variata sensibilità nei confronti della religione ebraica. Emozionante, forte ed emblematica, in questo senso, è la frase aggiunta, per questa edizione, alla figura del ricco ma emarginato Shylock che in una battuta ricorda di essere sì di religione ebraica, ma anche di essere un cittadino veneziano e non uno straniero.

Ed è in questo contesto che emerge il contrasto tra la maggioranza e colui che viene considerato straniero, quindi un “diverso” rispetto al resto della società, e che proprio per questo disprezzo ricevuto (senza volerne fare una giustificazione) fa prevalere le proprie bassezze e miserie.

La scenografia, firmata da Fabiana Di Marco, è di grande impatto: al centro della scena campeggia un classico ponte veneziano, evidente richiamo alla Serenissima; alle spalle, fa da sfondo un telo bianco su cui sono proiettati, di volta in volta, differenti colori con relative sfumature che, coniugate da musiche romantiche, ricreano atmosfere poetiche e decadenti.

E’ l’entrata in scena di Romina Mondello a concedere agli spettatori la prima, intensa, emozione dello spettacolo: scalza e vestita completamente di bianco, saltella sul palco giocando alla “Campana”: è un’immagine che riporta lo spettatore, soprattutto quello più in là con gli anni, alla propria infanzia, quando per giocare bastava un sasso ed un pezzo di gesso.

Tuttavia Romina Mondello non è solamente una bellissima donna, è anche un’attrice che incanta nel modo in cui interpreta Porzia con una recitazione emozionante e appassionata.

Ma a far riflettere lo spettatore è soprattutto l’interpretazione magistrale di Mariano Rigillo, il cui Shylock, come accennato in precedenza, spicca per la sua complessità. L’attore napoletano grazie ad una fortissima presenza scenica e ad una recitazione intensa (a tratti magari troppo lenta) contribuisce a creare, infatti, un personaggio pieno di autorevolezza e dignità, ricco di sfumature, che emoziona il pubblico con il suo magnetismo e rende il personaggio di Shylock attuale e lontano dalle stucchevoli caricature del vecchio ebreo shakesperiano.

Altra menzione speciale va fatta per Cristina Chinaglia che interpreta il ruolo di Job, il servo di Shylock che, con un convincente accento veneto, crea un personaggio accattivante e ricco di verve comica.

Il resto della compagnia contribuisce con professionalità al successo della messa in scena: Ruben Rigillo (Antonio) è particolarmente efficace nel suo ruolo del mercante di Venezia, pensieroso, illuminato, altruista e forse attratto omo-sessualmente da Bassanio, interpretato da un ottimo Francesco Maccarinelli. Incisive e determinanti per il successo finale dell’opera sono anche le interpretazioni di Francesca Valtorta (la dolce Jessica, figlia di Shylock), Mauro Recanati (Lorenzo), Simone Ciampi (il divertente e dispettoso Graziano), Antonio Rampino (il Doge) e Giulia Pellicciari (Nerissa, la delicata ancella di Porzia che sposerà Graziano).

Particolarmente azzeccati i costumi scelti da Daniele Gelsi che proiettano direttamente lo spettatore nella Venezia del cinquecento ed il gioco di luci predisposto da Gianluca Ciccolini. Completa il cast, Tommaso La Pera a cui è affidata la fotografia.

Poche le cose che non ci hanno convinto, tra queste, alcuni movimenti scenici posti in essere da Porzia e da Nerissa in alcune situazioni, una forma di danza simulata con le mani che appesantisce e rallenta lo scorrimento della messa in scena che ha i suoi pregi proprio nella vitalità e nella scorrevolezza della rappresentazione.

Il pubblico segue concentrato l’evolversi dell’opera, sembra quasi, ad un certo punto, farsi tutt’uno con la solitudine di Shylock che, incattivito, richiede il pagamento della libbra di carne dal corpo di Antonio: è in quest’ottica che emerge l’attualità dell’opera shakesperiana con l’emarginazione dell’uomo contemporaneo, le sue paure, le sue follie, le sue sconfitte.

Sarà il lieto epilogo a distendere il pubblico che premia gli attori presenti con ripetuti, convinti applausi.

L’appaluso finale sembra non avere fine e Mariano Rigillo, il mattatore della serata, con un abbraccio ideale congeda la compagnia e lascia nello sguardo del pubblico un sorriso di ringraziamento.

                                    

                                                                                                               Claudio Padellini (Claudio7483)

 

 

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