Abbiamo visto venerdì 8 novembre - 1.9.8.9… ovvero L'ultimo nastro der fijo de Mimì - al Teatro Tor Di Nona 

Sabato, 09 Novembre 2019

E’ l’ultimo lavoro della Trilogia della Compagnia Enter dedicata alla Memoria ed alla Famiglia. La Trilogia ha portato in scena “Miracoli del Magico Fascicolo” e  “Anduma”.

Luca Milesi 1

Nel primo il nostro protagonista, comincia  proprio dalla lettura di questo fascicolo, un carteggio ingiallito dal tempo rinvenuto  nell’archivio storico del suo posto di lavoro, un vecchio fascicolo di documenti appartenuto a sua madre.  Così, in quella  magica notte,  oggetti  di figure care ormai scomparse, facevano riemergere ricordi del personaggio, affiorare voci del passato. Il secondo racconto, “Anduma”,   è  un espandere i ricordi,  quelli dei genitori e quelli di un tempo, quello dell’infanzia, in cui  l’autore  ascoltava e partecipava di eventi più lontani ancora. Stimolato dal presente,  e da circostanze  che lo vedevano ora in un altro ruolo, quello del genitore di un piccolo bimbo, si trovava a rivivere situazioni simili a quelle passate. Quest’ultimo lavoro“ 1.9.8.9… ovvero L'ultimo nastro der fijo de Mimì”  è dedicato, come dichiara il titolo, ad un anno particolare, il 1989. E come e forse più che nei precedenti lavori, a ricordi intimi e familiari, fanno da sfondo le vicende storiche dell’epoca. Anche qui frammenti di memoria, ma di un’età diversa. Il ragazzo quindicenne evoca la posizione di qualunque adolescente, in quel tempo della vita, sospeso tra l’infanzia e l’età adulta, tra momenti personali e slanci ed interessi sociali. Sulla scena, ancora una volta, scorrono immagini dell’epoca e si diffondono musiche che s’intrecciano  e si mescolano con il racconto del protagonista. Che dire? La memoria è la nostra identità, è ciò che siamo stati e siamo divenuti. Una volta , un uomo di una cultura dell’Africa Centrale mi raccontò che nel suo villaggio, il delitto più grave che si potesse commettere era offendere od uccidere un anziano. Perché esso rappresentava concretamente la memoria, l’identità e la storia non solo personali, ma di tutto il popolo. Era considerato testimone e presenza di tutto ciò che erano divenuti e che sapevano di essere. Nella nostra società, in questi anni, le relazioni si sono rarefatte, non c’è  tempo per ricordare, corriamo sempre sempre più velocemente senza aver capito dove stiamo andando. Per questo la trilogia di Luca Milesi  coglie nel  segno. Lo fa in modo semplice ed immediato come semplici ed immediati sono i ricordi quando riaffiorano. Così lo spettatore può andare via con la sensazione di essersi scaldato attorno ad un fuoco, quello di un calore umano fatto di schiettezza, ricordi, emozioni.

Danilo Ferrin

Scritto, diretto ed interpretato da Luca Milesi.

Aiutoregia: Maria Concetta Liotta.

Videomaker: Francesco Sotgiu

Assistente alla regia : Domizia D’Amico

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