Abbiamo visto USCITA D’EMERGENZA al Teatro Marconi

Venerdì, 08 Novembre 2019

Abbiamo visto “USCITA D’EMERGENZA”  al Teatro Marconi giovedì 7 novembre

di Manlio Santanelli

Regia Claudio Boccaccini

Con Felice Della Corte e Roberto D’Alessandro

Uscita demergenza

Uscita d’emergenza è la prima e più conosciuta opera di Manlio Santanelli. Cirillo e Pacebbene , ex suggeritore ed ex sagrestano, condividono un alloggio di fortuna, una stanza, in un appartamento pericolante a Napoli. Il bradisismo ha fatto sì che tutta la popolazione abbandonasse la zona per andare in posti più sicuri. In questa landa desolata e deserta trovano rifugio questi due uomini, emarginati e soli , abbandonati da tutto e da tutti e soprattutto abbandonati a se stessi. Questo ricovero pericolante, precario, disordinato e deprimente, esposto ai continui movimenti sismici è anche lo specchio della loro condizione. Insieme trascorrono le giornate , sempre uguali e vuote, tra litigi, scherzi crudeli, confidenze. Per nascondere a se stessi il profondo immobilismo in cui si trovano e dal quale non c’è più salvezza o via d’uscita.

Interessante questo commento dell’autore “…Si ha da sapere che ho trascorso la mia infanzia, e cioè dalla nascita ai vent’anni – sì, proprio venti: è sempre stata una mia prerogativa prolungare le stagioni della vita molto oltre i loro limiti normali: e tuttora, a quarant’anni suonati, nutro seri dubbi di essere uscito dall’adolescenza – come dicevo, si ha da sapere che ho trascorso la mia infanzia in una angusta magione di un ancor più angusto edificio del centro storico di Napoli.Ma il destino, come nei migliori romanzi popolari, era in agguato. E, infatti, un brutto giorno due ingegneri del genio civile bussarono alla porta, entrarono, osservarono alcune lesioni alle pareti (che noi francamente avevamo considerato più che altro decorativo), e dichiararono inabitabili tre quarti della nostra abitazione.

Confinati nell’unica ala dell’edificio ancora immune dai tardivi ma inesorabili effetti della guerra, desolati assistemmo alla progressiva muratura di balconi e finestre da parte di maestranze che lavoravano cantando O sole mio. Fino a ritrovarci rinchiusi in una sorta di bunker, con l’incubo che anche quello un giorno o l’altro potesse crollarci sul capo. Ma eravamo giovani e intraprendenti, e dopo un’iniziale titubanza durata non più di due anni trovammo il coraggio di trasferirci in una dimora meno angusta, ma un tantino più abitabile.

Ciò purtroppo non riesce ai due personaggi di questa Uscita di emergenza. Messi a dura prova da un’esistenza che ha lasciato loro soltanto l’amaro sapore della memoria, essi non sono in grado di esprimere altra volontà se non quella di spostarsi su e giù per l’unica stanza che costituisce il loro covo, in una smania di emigrare che però non li porta mai oltre la soglia di casa.

Minacce, sospetti reciproci, equivoci e travestimenti costituiscono ormai il loro tragico e ad un tempo clownesco sistema di affrontare il vuoto quotidiano. Non aggiungo altro. Il resto va da sé, nel senso che ogni spettatore sarà libero di ritrovare nella commedia quegli umori che gli sono più congeniali, beninteso anche contro le intenzioni dello stesso autore…”

Gli attori caratterizzano abbastanza bene i loro personaggi, creando, pur nel loro comune destino, due tipi ben definiti che s’incontrano e si scontrano con i loro dialoghi surreali. Nonostante l’atmosfera di sospensione e di desolazione che attraversa l’opera, si aprono squarci di comicità che  nell’insieme rendono il lavoro equilibrato, godibile ed apprezzabile.

Danilo Ferrin

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