Abbiamo visto - Romeo l'Ultrà e Giulietta l'irriducibile (Storia d’ amore e tifo, con tragedia finale)

Sabato, 05 Ottobre 2019

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Il cartellone della nuova stagione teatrale si è aperto al Ciak all'insegna della tragedia shakesperiana, ma lo spettatore è avvertito, già a cominciare dal titolo, che non si tratta di un classico remake. Infatti, non ci sono né Capuleti, né Montecchi, ma soltanto laziali e romanisti, e l'ambientazione non è a Verona ma nella difficile realtà periferica della Roma dei nostri giorni.

Dalle prime battute lo spettatore potrebbe essere tratto in inganno, sperimentando la sensazione di trovarsi di fronte ad una parodia, peraltro a tratti anche molto divertente, ma in realtà c'è molto di più.

Gianni Clementi, autore del testo in versi romaneschi, ci offre un affresco in chiave calcistica del disagio sociale della dimensione suburbana abbandonata a sé stessa, priva di valori, di punti di riferimento e di speranza nel futuro, con un'istruzione ridotta ai minimi termini, dove chi osa pronunciare parole troppo colte come “mestizia”, come fa il novello Mercuzio (un bravissimo Gianmarco Vettori), non può essere compreso e viene guardato come una sorta di alieno.

I giovani di questa trascurata realtà sono facili prede delle droghe che assumono ad oltranza (lo stesso Romeo è un ex tossico), ed oziano tutto il giorno, continuando ad incontrarsi, a provocarsi e a scontrarsi brandendo coltelli per ogni inezia.

La via di fuga per costoro è il calcio, o meglio, l'appartenenza ad una bandiera di una squadra di calcio, unica forma possibile di aggregazione, reazione alla solitudine, panacea per la cura del disagio sociale che si supera, almeno temporaneamente, con l'oblio della partita, momento parossistico e culmine della settimana dove, finalmente, la frustrazione, l'aggressività, le energie represse e il malessere possono avere sfogo ed essere urlate in faccia agli avversari, che si trasformano, inevitabilmente ed inconsapevolmente, in nemici.

In questo contesto di violenza e inimicizia si colloca la storia d'amore di Romeo e Giulietta, entrambi figli dei capi delle rispettive frange di tifo organizzato, e lo spettatore sa bene quale sarà il suo sviluppo.

Il dramma shakesperiano si ripete, tale e quale, fino alla fine, proprio come un ricorso storico che, come insegnava Giambattista Vico, non è tanto il ripetersi delle forme politiche delle nazioni, quanto piuttosto la successione di tutte le forme della cultura umana e sociale.

 

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Steve
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