Viviroma.it spettacoli a Roma - Teatro Vascello - Stagione 2019-2020 Mai più soli

Venerdì, 20 Settembre 2019

Teatro Vascello - Stagione 2019-2020 Mai più soli


Una stagione ricca di novità quella del Teatro Vascello, frutto di un lavoro appassionato
alla ricerca non solo di grandi titoli e grandi interpreti ma di sempre motivate e mai casuali scelte programmatiche. Un disegno di ampio respiro, con proposte diverse tra loro ma tutte riconducibili a un progetto culturale unitario sotto il segno della qualità.
Mai più soli è lo slogan della Stagione 2019-2020 che individua nel teatro il luogo ideale e privilegiato per incontrarsi, riflettere e confrontarsi con la realtà e la contemporaneità che ci circondano.
Si rinnovano relazioni già collaudate e si concretizza una nuova e inedita collaborazione con la Compagnia di Teatro di Luca De Filippo, oggi guidata da Carolina Rosi con la quale il Teatro Vascello condivide ideali e futuri progetti.

Per una più immediata leggibilità gli spettacoli sono stati raggruppati in diverse sezioni.
Il nuovo abbonamento di prosa è composto da 9 proposte di artisti diversi per sensibilità, ma accomunati dal loro indiscusso talento.
Drammaturgia contemporanea con Stefano Massini, Spiro Scimone, Enzo Moscato:
- Alessandro Preziosi è l’intenso protagonista di Vincent Van Gogh L’odore assordante del bianco, uno spettacolo prodotto da Khora.teatro con la regia di Alessandro Maggi e la drammaturgia di Massini - asciutta ma ricca di spunti poetici – che riflette sul rapporto tra le arti e sul ruolo dell’artista nella società contemporanea (26 novembre - 1° dicembre).
- Scimone e Sframeli si misurano per la prima volta con Pirandello e con i Sei personaggi in una versione calorosamente festeggiata che, dopo una lunga tournée, arriva finalmente a Roma; uno spettacolo in perfetto equilibrio tra comicità e feroce ironia diretto da Francesco Sframeli, anche in scena con un nutrito cast di giovani attori (3-8 dicembre).
- Una sanguigna e tenerissima Imma Villa diretta da Carlo Cerciello, dà voce e corpo a Scannasurice di Enzo Moscato, uno spettacolo emozionante pluripremiato che torna a Roma dopo gli unanimi consensi ottenuti dal pubblico e dalla critica e che è ormai diventato un apprezzato piccolo “cult” (10-15 marzo).
Due i classici: La tempesta di Shakespeare e La locandiera di Goldoni.
Quella che arriva dal Teatro Biondo Palermo, a firma di Roberto Andò è una Tempesta ricca di spunti visionari, di elegante fattura e densa di suggestioni; nel ruolo di Prospero un attore di talento come Renato Carpentieri affiancato, tra gli altri, da Vincenzo Pirrotta, Filippo Luna, Gaetano Bruno e Giulia Andò (10-19 gennaio).
Sorprende e fa sorridere La locandiera, nella versione della Compagnia Proxima Res di Tindaro Granata: una brillante edizione, diretta da Andrea Chiodi, fedele all’originale, ma non priva di trovate che la rendono piacevolmente attuale (28 gennaio-2 febbraio).
Teatro musicale con Moni Ovadia, artista ironico, narratore dotato di straordinaria lucidità: a 25 anni dal primo Oylem Goylem, mette in scena un nuovo spettacolo con nuove storie, umorismo yiddish, canzoni, barzellette, musica klezmer (4-9 febbraio).
Dopo aver lavorato sui testi pubblici e privati di Gadda e Pasolini Fabrizio Gifuni continua la sua lacerante antibiografia di una nazione; in Con il vostro irridente silenzio (18-23 febbraio) si confronta con alcuni degli scritti più scabri della storia d’Italia: le lettere dalla prigionia e il memoriale di Aldo Moro. Gifuni dedica inoltre con Fatalità della rima una serata a Giorgio Caproni, poeta livornese che visse una parte importante della sua vita a Monteverde, a due passi dal Teatro Vascello (17 febbraio).
Atteso ritorno a Roma è quello di Marco Paolini, straordinario affabulatore, con Filo filò, il suo più recente lavoro prodotto da Jolefilm che riflette sui cambiamenti determinati dalle nuove tecnologie sulla nostra vita quotidiana (24-29 marzo).
Rezza & Mastrella, Leone d’Oro alla carriera alla Biennale Teatro di Venezia 2018, sono di casa al Vascello che dedica quest’anno ai due artisti una piccola “personale”. Sarà l’occasione per vedere (o rivedere) Fotofinish, uno dei cavalli di battaglia della coppia, un classico della loro graffiante e surreale comicità (17-22 dicembre), Bahamuth, scatenato e spassosissimo montaggio dadaista (26-31 dicembre); Anelante (3-5 gennaio) storia di un uomo alla continua ricerca della sua dimensione.

Accanto alle proposte in abbonamento un’ampia sezione è quella dedicata ai progetti di teatro, alla danza, alla musica, al circo.

Inaugura i progetti teatrali The night writer Giornale notturno di Jan Fabre. Lo interpreta Lino Musella che diventa Fabre in questa opera autobiografica dell’artista belga in cui emergono le intriganti sfaccettature e gli affascinanti pensieri di uno dei maggiori esponenti dell’arte e del teatro contemporaneo (11-13 ottobre in collaborazione con Romaeuropa Festival).
Un focus è dedicato a Roberto Latini, regista, attore e performer di originale personalità: La delicatezza del poco e del niente è un concerto poetico di parole su alcune delle composizioni più intense di Mariangela Gualtieri (14 ottobre); Il cantico dei Cantici è un poema antico al quale Latini sa infondere nuove energie (16-17 ottobre); Sei. E dunque, perché si fa meraviglia di noi? è una rielaborazione drammaturgica del capolavoro pirandelliano interpretato da PierGiuseppe Di Tanno che, solo in scena, dà voce a tutti i personaggi (18-20 ottobre).
Una novità è Venezia a Roma, un progetto che nasce in collaborazione con la Biennale Teatro di Venezia con l’intento di sostenere il lavoro di giovani artisti. Ospite quest’anno è Giovanni Ortoleva, regista under 30, menzione speciale alla Biennale 2018 che presenta Saul liberamente tratto dall’Antico Testamento e ispirato al testo di André Gide, drammaturgia dello stesso regista e di Riccardo Favaro (24-27 ottobre).


Quattro sono gli appuntamenti con la danza:
- Il Balletto di Roma arriva con due lavori inediti: Hu_Robot su coreografie di Ariella Vidach (4-6 ottobre) e Sogno, una notte di mezza estate firmato da Davide Valrosso (25 febbraio -1 marzo).
- Ricky Bonavita con la Compagnia Excursus presenta in prima nazionale Alma Tadema (13-15 novembre);
- Dancing partners (27-28 aprile) è un progetto europeo in rete che vede coinvolti artisti di diverse nazionalità (Italia, Spagna, Svezia, Inghilterra);
- Vivaldiana è infine il titolo del nuovo lavoro della Spellbound di Mauro Astolfi ispirato al musicista veneziano (5-10 maggio).
- È uno “spettacolo per tutti” - tra danza e circo - L’uomo calamita del Circo El Grito in programma dal 12 al 15 dicembre.

Spaziano dal classico al popolare le proposte musicali:
Tre gli appuntamenti di Calendario Civile (programma che trae ispirazione dal libro di Alessandro Portelli, per non dimenticare i grandi avvenimenti che hanno segnato la storia dell’Italia e dell’umanità) realizzati in collaborazione con il Circolo Gianni Bosio:
- Moni Ovadia rilegge i grandi poeti greci in Romeosini Grecità (16 settembre);
- Dario Marconcini anche in scena con Giovanna Daddi e Emanuele Carucci Viterbi propone – in occasione della Giornata della Memoria - La mamma sta tornando, povero orfanello di Jean Claude Grumberg (27 gennaio);
- dedicato al ricordo del disastro di Chernobyl è Bob Dylan, pioggia e veleno con Alessandro Portelli, Piero Brega, Susanna Buffa, Sara Modigliani (20 aprile).
- La Scuola Popolare di musica Donna Olimpia e l'Orchestra di Villa Pamphilj arriva (dal 6 all’8 marzo) con Lucignolo e gli altri singspiel originale per soli, cori e orchestra diretto da Fabrizio Cardosa;
- Di voce in voce è la proposta di Nando Citarella, un viaggio tra musica e parola con ospiti diversi ogni sera (1-5 aprile);
- Ovidio Heroides Metamorphosis è l’incontro artistico tra Manuela Kustermann, interprete di alcune pagine del poeta latino Ovidio e Cinzia Merlin, virtuosa pianista (15-19 aprile);
- Soul è un concerto della More than Gospel diretto da Vincenzo De Filippo (26-29 maggio).

Chiusura con Maggio corsaro, due spettacoli di drammaturgia italiana contemporanea:
- La consuetudine frastagliata dell’averti accanto di Marco Andreoli diretto e interpretato da Daniele Pilli e Claudia Vismara (12-17 maggio);
- L’uomo più crudele del mondo scritto e diretto da Davide Sacco (20-22 maggio).

Numerosi gli appuntamenti in calendario in Sala Mosaico – rinnovata piccola sala del teatro - con incontri, letture, mise en espace dedicate alla poesia e alla letteratura; da novembre ad aprile si conferma inoltre la presenza di Vittorio Viviani - ogni giovedì alle ore 18.00 - con Quel copione di… che, a partire dalla novellistica italiana, riflette sulla situazione di oggi.
Come di consueto - saranno proposti nel corso dell’anno appuntamenti dedicati ai ragazzi con Il Vascello dei piccoli e si rinnoveranno le collaborazioni con il Romaeuropa Festival, Flautissimo, Roma Fringe Festival.

Sono in vendita on line e al botteghino del Teatro Vascello gli abbonamenti per la prosa Zefiro (a 9 titoli), Eolo (a 5 titoli a scelta). Ponentino è invece una card libera a 5 titoli tra le proposte di danza, musica, circo e progetti speciali di teatro.

È previsto inoltre un cambiamento negli orari della programmazione: sabato ore 19.00, domenica ore 17.00, tutti gli altri giorni alle ore 21.00.

L’Art Theatre BioBistrò è aperto tutti i giorni a partire dalla mattina.

Biglietteria:
Prosa intero € 25, ridotto over 65 € 18, ridotto under 26 € 15
Abbonamenti
ZEFIRO abbonamento fisso a 9 spettacoli (posto e turno fisso)
turno a scelta tra martedì, mercoledì, giovedì: 162,00 euro
turno a scelta tra venerdì, sabato, domenica: 180,00 euro
EOLO abbonamento a combinazione a 5 spettacoli (posto e turno fisso)
turno a scelta tra martedì, mercoledì, giovedì: 90 euro
È possibile effettuare il cambio turno con un costo supplementare di € 5,00;
esclusivamente per i nostri vecchi abbonati il cambio turno sarà possibile senza costi aggiuntivi.

Progetti Teatro intero € 25, ridotto over 65 € 18, ridotto under 26 € 15
Progetti Musica, Danza e Circo intero € 20, ridotto over 65 € 15 ridotto under 26 € 12
Flautissimo intero € 20, ridotto over 65 € 15, ridotto under 26 € 12
* per il concerto degli Avion Travel inizio spettacolo h 18: Intero € 25 ridotto over 65 € 18 ridotto under 26 € 15
Maggio corsaro posto unico € 15
Vittorio Viviani quel copione di... posto unico € 12,00 compreso di aperitivo
Ponentino card € 60,00 a 5 spettacoli a scelta tra le proposte di teatro, musica e danza, l’abbonamento non è valido per le proposte inserite negli abbonamenti EOLO e ZEFIRO.

TEATRO VASCELLO STRUTTURA DOTATA DI ARIA CONDIZIONATA
Via Giacinto Carini, 78 – 00152 Roma
Tel. 06.5881021/06.5898031
www.teatrovascello.it promozione@teatrovascello.it

Il Teatro Vascello si trova nello splendido quartiere di Monteverde vicino al Gianicolo sopra a Trastevere a Roma, con i suoi 350 posti, la platea a gradinata e il palcoscenico alla greca permette un'ottima visibilità da ogni postazione.
Il Teatro Vascello propone spettacoli di Prosa, Spettacoli per Bambini, Danza, Drammaturgia Contemporanea, Eventi, Festival, Rassegne, Concerti, Laboratori
Come raggiungerci con mezzi privati: Parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini, 43, Roma; Via Maurizio Quadrio, 22, 00152 Roma, Via R. Giovagnoli, 20,00152 Roma Con mezzi pubblici: autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini, Colosseo, Piramide, oppure: 44, 710, 870, 871. Treno Metropolitano

16 settembre 2019 h 21 Progetti Musica
CALENDARIO CIVILE CIRCOLO GIANNI BOSIO
ROMEOSINI GRECITA’
di e con Moni Ovadia
e con: Roberta Carrieri, voce e chitarra
Dimitris Kotsiouros, bouzouki e oud

Moni Ovadia rilegge i grandi poeti greci contemporanei capaci di trovare una voce autentica, moderna e umanissima agli dei e agli eroi dell'antica Grecia.
“Noi pensiamo greco, perché tutto il nostro apparato concettuale è di derivazione greca. Dobbiamo piuttosto chiederci come parlavano i greci, che voci avevano e da questo cercare di capire che queste lingue portano anche i travagli di duemila anni di storia. E’ una lingua semplicemente sublime perché porta dentro di sé i segni della dominazione turca, tutti i barbarismi, tutto il cosmopolitismo levantino. E’ una lingua grandiosa, multanime, dove trovi parole veneziane, slave, turche, una lingua che porta tutto il Mediterraneo in sé.
Quando l’Unione Europea ha umiliato la Grecia ha umiliato la nostra origine, una sciagura dal punto di vista simbolico. E allora vogliamo dire che la Grecia di oggi è la Grecia viva che viene dalla Grecia di allora che era viva”.


4-5-6 ottobre 2019 venerdì h 21 - sabato h 19 - domenica h 17 Progetti Danza
BALLETTO DI ROMA
Hu Robot
Spettacolo in atto unico
Ideazione e Regia Ariella Vidach, Claudio Prati
coreografia di Ariella Vidach
in Co-Produzione con Lis Lugano In Scena
Ariella Vidach Aiep / Avventure In Elicottero Prodotti
con il Sostegno di Mibact | Next Regione Lombardia
Comune Di Milano | Decs Canton Ticino Swisslos, Comune di Lugano
Disegno sonoro e programmazione audio max/msp
Paolo Solcia, Riccardo Santalucia e Alessandro Perini
Disegno luci Stefano Pirandello
Programmazione grafica vvvv Sebastiano Barbieri
Realtà aumentata e visione robotica Giovanni Landi
Scenografia ed elementi visivi Claudio Prati
Designer elementi UR10 Gisto – Alessandro Mason
Drammaturgia Ariella Vidach e Claudio Prati in collaborazione con Enrico Pitozzi
Maitre/assistente alle coreografie Anna Manes
Assistenza alla programmazione UR10 Massimiliano Davi /Max Effects

HU_robot è una coreografia che esplora la robotica e la realtà aumentata, aprendo lo spazio scenico a inedite possibilità percettive. In una geometria non euclidea, i danzatori si smaterializzano e si moltiplicano, replicati in immagini, riprese ed elaborate da un robot in scena. In un passo a due tra l’umano e il suo doppio, tra uomo e macchina, si realizza la perturbante esperienza della nostra contemporaneità, tesa tra la fascinazione nei confronti del progresso scientifico e la paura per l’allontanamento dall’organico. In una drammaturgia astratta, la danza trasforma gli eventi in un’esperienza sinestetica e polisensoriale che “proietta” letteralmente lo spettatore sui fondali della scena, coinvolgendolo in un confronto serrato con l’alterità.

Stiamo vivendo il tempo dell'effettiva integrazione fra uomini e automi e la continua frequentazione con macchine che sembrano dotate di facoltà tipiche del genere umano, come la parola e il comportamento, suscitano molte domande e dubbi. Quali sono gli effetti psicologici ed etici di questa coesistenza ed interazione sempre più profonda ed intima? Quali sono le nuove forme e modalità di comunicazione e fino a che punto si possono spingere le relazioni fisiche e psichiche tra uomo e automa? Due robot possono dialogare tra di loro e in che lingua lo fanno? È accettabile provare emozioni per un robot e pensare di utilizzarli come badanti o partner sessuali?
La performance propone visioni e prospettive in relazione alle domande poste e agli aspetti che creano più inquietudini e timori, focalizzando l’attenzione sulle forme di comunicazione, di dialogo e d’interazione tra la nuova generazione di robot collaborativi ed esseri umani. Utilizzando la tecnologia per potenziare l’osservazione, lo sguardo e l’ascolto dell’altro da sé, il lavoro propone l’esperienza empatica ed immersiva di una dimensione inorganica, artificiale, infinita e disponibile fuori dall’ordinario. In questo modo, uno “sguardo” ed un “ascolto” aumentato possono portare a comprendere meglio la dimensione virtuale che permea sempre di più la nostra esistenza.

I coreografi e registi:
Ariella Vidach / Coreografa e danzatrice Nata ad Umag (Croazia), si forma nella New York degli anni Ottanta con i protagonisti della danza postmoderna americana da Trisha Brown, Twyla Tharp, Dana Reitz, a Steve Paxton e Bill T. Jones. Inizia la sua produzione proprio nella metropoli statunitense con la realizzazione di performance che saranno presentate anche in Europa.
Torna a Milano nel 1990 e nel 1996 costituisce la compagnia di danza Ariella Vidach - AiEP, con la quale produce performance multimediali che affiancano alla ricerca coreografica l’interesse per il rapporto tra corpo e tecnologia.
Dal 2015 realizza numerose produzioni, tra cui: .Mov, presentata in occasione dei mondiali di ciclismo di Mendrisio, Relais, Bodhi, Vocset, selezionato alla NID 2014 Piattaforma della danza italiana, e ID, commissionato dall'Istituto Italiano di Cultura a New York e presentato all'interno di European Dreams, manifestazione realizzata in collaborazione con altri 4 paesi per la promozione della danza europea negli Stati Uniti. Realizza molti progetti site specific in collaborazione con Urban Experience e all’interno della mostra Body Worlds Carnem presso la Cattedrale della Fabbrica del Vapore. Continua la sua attività di ricerca e produzione e l’impegno nella divulgazione del rapporto tra danza e tecnologie interattive. È attiva anche nel sostegno dei giovani autori con il progetto residenze NAOCREA (2009-2017), di cui è direttrice artistica. Nel 2016 realizza lo spettacolo Temporaneo Tempobeat e collabora con artisti di rilievo internazionale come Moni Ovadia e Studio Azzurro per lo spettacolo Delfi Cantata. Nel 2017 crea la performance HABITdata e collabora con CAREOF e Nico Angiuli per il progetto The Tool’s Dance, vincitore del Bando MigrArti 2017 del MiBACT. Vive a Milano, dove insegna alla Scuola Paolo Grassi e all'Accademia di Belle Arti di Brera.

Claudio Prati / Videoartista e regista Nato a Berna nel 1954, dopo il diploma cantonale di scuola magistrale di Ginnastica e Sport presso il politecnico federale di Zurigo, frequenta dal 1982 al 1986 l'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, diplomandosi in scultura con il prof. Alik Cavaliere, e la scuola del Piccolo Teatro nel corso specializzazione mimo e pantomima. Dal 1986 al 1988 studia alla New York University con il prof. Peter Campus nei corsi M.A di Videoart e Special Project Mixed Media. Studia Contact Improvisation presso il Movement Research e il PS122, e danza contemporanea negli studi di M.Cunnigham e A.Nikolais, partecipando ad alcune performance della compagnia di Elisabeth Streb e Yoshiko Chuma. Nel 1988 ritorna in Europa e fonda a Lugano l'associazione culturale Avventure in Elicottero Prodotti (AiEP) con cui produce performance multimediali e organizza rassegne, workshop di teatro, danza e nuove arti visive. Nel 1996 crea con Ariella Vidach la Compagnia Ariella Vidach - A.i.E.P., con cui produce spettacoli e performance interattive presentate in numerosi festival europei. Nel 1998 è membro della giuria internazionale del prestigioso “Premio PIXEL IMAGINA - INA” a Montecarlo. Realizza come regista diversi lavori di video danza, come Elicon Silicon (1994), Exp (1997) e altri co-prodotti dalla RSI come E-motions (2000 menzione speciale al festival Coreografo Elettronico di Napoli), Les Buffers (2003) Cromosonic (2007). Dal 2005 cura la regia di Meet The Media Guru, una rassegna che presenta le personalità culturali internazionali più significative del nostro tempo. Guida dal 2005 al 2011, come capofila per la svizzera, i progetti Interregg INnet e Tec Art Eco, laboratori, seminari e festival dedicati al rapporto tra performance, teatro, danza, multimedia, interattività ed ecologia. Tra il 2009 e 2011 è condirettore artistico dei progetti NAO Nuovi Autori Oggi impegnandosi nella promozione e diffusione dei saperi legati alle nuove tecnologie alle nuove generazioni di autori.


PROGETTI TEATRO
ven.11/10/2019 h 21
sab.12/10/2019 h 19
dom.13/10/2019 h 17
The night writer. Giornale notturno
Testo, scene e regia Jan Fabre
Con Lino Musella
Musica Stef Kamil Carlens
Drammaturgia Miet Martens, Sigrid Bousset
Traduzione Franco Paris
Direzione tecnica Geert Van der Auwera / Javier Delle Monache
Disegno luci Wout Janssens
Fonica Marcello Abucci
Direzione di produzione Gaia Silvestrini
Produzione Troubleyn/Jan Fabre e Aldo Grompone
e FOG Triennale Milano Performing Arts / LuganoInscena-LAC / Teatro Metastasio di Prato /TPE – Teatro Piemonte Europa / MARCHE TEATRO / Teatro Stabile del Veneto
Produzione esecutiva e distribuzione Aldo Miguel Grompone
in collaborazione con Romaeuropa Festival

The Night Writer. Giornale notturno è un autoritratto.
Jan Fabre di notte scrive e disegna. The Night Writer raccoglie, come in un flusso, i suoi pensieri sull’arte e sul teatro, sul senso della vita, sulla famiglia, sul sesso, sull’amore: dai vent’anni di un giovane di provincia, sino alla maturità dell’artista celebrato in tutto il mondo.
Come in una confessione, un mettersi a nudo con spregiudicatezza, con ironia e crudeltà, il copione raccoglie diverse pagine dei diari personali dell’autore, oltre a brani tratti dai suoi scritti per il teatro: ‘La reincarnazione di Dio’ (1976), ‘L’Angelo della Morte’ (1996), ‘Io sono un errore’ (1988), ‘L’imperatore della perdita’ (1994), ‘Il Re del plagio’ (1998), ‘Corpo, servo delle mie brame, dimmi…’ (1996), ‘Io sono sangue’ (2001), ‘La storia delle lacrime’
(2005), ‘Drugs kept me alive’ (2012).
Lino Musella dà corpo a questo “diario umano” e restituisce l’irrestituibile: da grande attore incarna con verità, con poesia, con commozione, con ironia e con intelligenza questo carico di vita e di pensieri, con la stessa potenza, vitalità e bellezza, con cui l’autore li ha trasferiti su carta. Quando ero più giovane me lo dicevano tutti i giorni con un dito ammonitore
‘Tu vivi sul filo del rasoio
Sei una candela che brucia da sotto e da sopra (…)’
Io brucio sempre
Persino quando voi pensate che io non faccia niente
Brucio più violentemente di quanto concesso e previsto
Brucio e non solo per me
Ma anche per dare
Fuoco e luce agli altri
Proprio come dagli altri ho ricevuto
Fuoco e luce
La lettura del diario ci introduce alle molteplici, contraddittore e intriganti sfaccettature di Jan Fabre, che si rivela di volta in volta visionario, disarmante e scaltro, pungente e commovente, provocatorio ed esitante, sovversivo e orgoglioso della propria tradizione figurativa fiamminga. (…) Emerge poi un’evidente e significativa discrepanza
tra la vita del giorno, ricca comunque di impressioni, sensazioni, lavoro, performance, mostre, progetti e quella – se possibile ancora più intensa – della notte, intima, lacerante, sconvolgente, colma di furia creativa, ora meditativa, ora “sanguigna”. L’affermazione di una curiosità senza limiti e di un’inesauribile energia ruotano già in queste pagine intorno al ruolo del corpo, un corpo che è nel contempo spirituale e materiale, culturale e
viscerale, sede del pensiero ma anche di sangue, urina, sperma, nucleo dell’eterno flusso di nascita-morterinascita. (…) Un ritratto al rosso profondo e coinvolgente.
Franco Paris

Il nuovo assolo del geniale Jan Fabre, il primo scritto in italiano per l’ottimo Lino Musella, ci consegna l’incrollabile certezza che il teatro sia il solo luogo (mentale, creativo, fisico) che nell’epoca del virtuale sia riuscito a conservare la sua spiritualità.
Jan Fabre con un assolo tutto nuovo, in cui si racconta, si rivela, si nasconde, ci provoca, ci affascina ma per interposta persona... Questo alter ego è Lino Musella, interessante attore che ama spesso esibirsi in spettacoli fuori dagli schemi consueti, ricco di estro e di intelligenza. … Ascoltando le sue parole è possibile penetrare dentro l’officina artistica di questo inventore di teatro, performer, coreografo, artista visivo che se ne infischia dei generi
avendoli profanati tutti e che mantiene l’incrollabile certezza che il teatro sia il solo luogo (mentale, creativo, fisico) che nell’epoca del virtuale sia riuscito a conservare la sua spiritualità. Maria Grazia Gregori, delteatro.it

L’artista fiammingo, che di tante ricerche della scena di oggi è stato un ispiratore e precursore, si racconta, si confessa per bocca di un bravissimo attore italiano, Lino Musella, in uno spettacolo che unisce la sfrontata messa a nudo di sé a un alto grado di costruzione formale… Questo attore, approdato in tempi recenti a una deflagrante maturità espressiva che ne fa uno dei talenti
più sfaccettati del panorama teatrale attuale, riesce a trovare misteriose sintonie con l’inquieta personalità di Fabre, che traduce in una gamma di umori ora rochi, ora malinconici, ora come venati da un vago e sottile struggimento… Il testo, che mescola dichiaratamente verità esistenziali e finzioni narrative, spezzoni poetici e appunti occasionali, tratta gli argomenti più disparati, la famiglia, il fratello morto, il rapporto con la propria mente, i processi creativi. È curioso notare come anche le sensazioni
più delicate si intreccino in lui con un che di estremo, e persino il culto della bellezza sia associato a una vocazione conflittuale e sovversiva. Renato Palazzi, Il Sole 24ore

Giornale notturno, sprezzante zibaldone di rapide illuminazioni («Ogni vera bellezza è scomoda») e altrettanto fulminei turbamenti, redatto con irrequietezza nel corso di notti insonni. Ora questo diario giovanile, composto da pensieri sull’arte e sul teatro, sul senso della vita e sulla famiglia, è diventato un omonimo spettacolo, diretto
ovviamente dallo stesso Fabre… artista che ha trovato nel teatro lo spazio privilegiato di sperimentazione e nelle pratiche performative il luogo di confluenza di linguaggi e umori.
Matteo Marelli, Il Manifesto

Jan Fabre (Anversa, 1958) è artista visivo, regista e autore teatrale, da quarant’anni tra le figure più innovative della scena internazionale. Le sue opere sono state presentate nelle più importanti rassegne internazionali, tra cui la Biennale di Venezia, la Biennale di Lione, la Biennale di San Paolo, dOCUMENTA a Kassel. È il primo artista a cui il Museo del Louvre dedica un’importante mostra monografica (L’ange de la metamorphose, 2008). Negli ultimi
anni sono state allestite in Italia diverse personali dedicate alla sua opera: tra le più importanti ricordiamo quella di Palazzo Benzon di Venezia (Anthropology of a planet, 2007), del MAXXI di Roma (Jan Fabre. Stigmata, 2013) e quella realizzata nel centro storico di Firenze (Spiritual guards, 2016). Tra le più recenti pubblicazioni in Italia:
Giornale notturno III (1992-1998), Edizioni Cronopio, Napoli, 2019, il terzo di tre volumi che raccolgo i diari personali dell’artista. Per Editoria&Spettacolo è uscito a marzo 2019 Jan Fabre. Teatro I primo volume di un progetto editoriale per la pubblicazione di tutti i testi per il teatro.

Lino Musella (Napoli, 1980), Premio Hystrio Anct 2015, ha lavorato tra gli altri con Antonio Latella, Mario Martone, Valter Malosti, Serena Sinigaglia; ha recitato nelle serie tv The Young Pope di Paolo Sorrentino e Gomorra. Dal 2009 anima, con Paolo Mazzarelli, la Compagnia Musella Mazzarelli, con la quale ha dato vita agli spettacoli Due Cani-ovvero la tragica farsa di Sacco e Vanzetti (2009), Figlidiunbruttodio (Premio In-box
2010), Crack Machine (2011), La Società-Tre atti di umana commedia (2012), Strategie Fatali Premio Hystrio alla Drammaturgia 2016), Who’s the King (2018).

PROGETTI TEATRO
dal 14 al 20 ottobre 2019
ROBERTO LATINI
lun. 14/10/2019 h 21
La delicatezza del poco e del niente
Roberto Latini legge Mariangela Gualtieri
poesie di Mariangela Gualtieri
regia Roberto Latini
musica e suono Gianluca Misiti
luci e direzione tecnica Max Mugnai
produzione Fortebraccio Teatro
 Compagnia Lombardi-Tiezzi

Da “Ossicine”, “Voci tempestate”, “Sermone ai cuccioli della mia specie”, “So dare ferite perfette”, "Fuoco centrale", “Paesaggio con fratello rotto”, alcune delle più belle confidenze della meravigliosa poetessa cesenate, in una serata per voce sola. Un concerto poetico di parole lucciole e tenerezze e incanti e quella capacità che hanno i poeti di stare nei silenzi intorno alle parole.
Roberto Latini, attore, autore e regista, si è formato a Roma presso lo Studio di Recitazione e di Ricerca teatrale diretto da Perla Peragallo, dove si è diplomato nel 1992.
Vincitore negli anni dei premi intitolati Wanda Capodaglio, Prova d’Attore, Bruno Brugnola e Sergio Torresani, ha ricevuto il PREMIO SIPARIO nell'edizione 2011 promossa dall'Associazione Nazionali dei Critici di Teatro, il PREMIO UBU 2014 e 2017 come Miglior Attore e il PREMIO DELLA CRITICA dall'Associazione Nazionale dei Critici di Teatro nel 2015. Ha diretto il Teatro San Martino di Bologna dal 2007 alla primavera del 2012. E’ il fondatore della compagnia Fortebraccio Teatro, volta alla sperimentazione del contemporaneo, alla riproposizione dei classici e alla ricerca di una scrittura scenica originale.


merc.16 e giov.17/10/2019 h 21
Il Cantico dei Cantici
adattamento e regia Roberto Latini
musiche e suoni Gianluca Misiti
luci e tecnica Max Mugnai
con Roberto Latini
produzione Fortebraccio Teatro Compagnia Lombardi - Tiezzi
con il sostegno di Armunia Festival Costa degli Etruschi
durata 50 minuti senza intervallo

Roberto Latini vincitore del Premio Ubu 2017 come Miglior attore o performer
Gianluca Misiti vincitore del Premio Ubu 2017 come Miglior progetto sonoro o musiche originali

Note di regia
Il Cantico dei Cantici è uno dei testi più antichi di tutte le letterature. 
Pervaso di dolcezza e accudimento, di profumi e immaginazioni, è uno dei più importanti, forse uno dei più misteriosi; un inno alla bellezza, insieme timida e reclamante, un bolero tra ascolto e relazione, astrazioni e concretezza, un balsamo per corpo e spirito. 

Se lo si legge senza riferimenti religiosi e interpretativi, smettendo possibili altre chiavi di lettura, rinunciando a parallelismi, quasi incoscientemente, se lo si dice senza pretesa di cercare altri significati, se si prova a non far caso a chi è che parla, ma solo a quel che dice, senza badare a quale sia la divisione dei capitoli, le parti, se si prova a stare nel suo movimento interno, nella sua sospensione, può apparirci all’improvviso, col suo profumo, come in una dimensione onirica, non di sogno, ma di quel mondo, forse parallelo, forse precedente, dove i sogni e le parole ci scelgono e accompagnano.

Non ho tradotto alla lettera le parole, sebbene abbia cercato di rimanervi il più fedele possibile.
Ho tradotto alla lettera la sensazione, il sentimento, che mi ha da sempre procurato leggere queste pagine. Ho cercato di assecondarne il tempo, tempo del respiro, della voce e le sue temperature. 
Ho cercato di non trattenere le parole, per poterle dire, di andarle poi a cercare in giro per il corpo, di averle lì nei pressi, addosso, intorno; ho provato a camminarci accanto, a prendergli la mano, ho chiuso gli occhi e, senza peso, a dormirci insieme. “vi prego, non svegliate il mio amore che dorme”r.l.

ven. 18/10/2019 h 21
sab.19/10/2019 h 19
dom. 20/10/2019 h 17
SEI. E DUNQUE, PERCHÉ SI FA MERAVIGLIA DI NOI?
da Sei personaggi in cerca d'autore di Luigi Pirandello
drammaturgia e regia Roberto Latini
musica e suono Gianluca Misiti
luci e direzione tecnica Max Mugnai
con PierGiuseppe Di Tanno
produzione Compagnia Lombardi – Tiezzi Fortebraccio Teatro

Ma se è tutto qui il male! Nelle parole! Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch'io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre, chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sè, del mondo com'egli l'ha dentro? Crediamo d'intenderci; non c'intendiamo mai!..(L. Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore.) 

VENEZIA A ROMA prosa
dal 24 al 27 ottobre 2019 martedì, mercoledì, giovedì e venerdì ore 21
sabato ore 19 - domenica ore 17
giov 24/10/2019 h 21
ven. 25/10/2019 h 21
sab. 26/10/2019 h 19
dom. 27/10/2019 h 17
TEATRO DELLA TOSSE
GIOVANNI ORTOLEVA - SAUL
liberamente tratto dall'Antico testamento e da Saul di André Gide
regia Giovanni Ortoleva

prima regionale (2019)
liberamente tratto dall’Antico Testamento e da Saul di André Gide
regia Giovanni Ortoleva

drammaturgia Riccardo Favaro, Giovanni Ortoleva
con Alessandro Bandini, Marco Cacciola, Federico Gariglio
scenografia Marta Solari

musiche Pietro Guarracino
movimenti di scena Gianmaria Borzillo
produzione Fondazione Luzzati Teatro della Tosse, Teatro i, Arca Azzurra Produzioni
in collaborazione con AMAT, Comune di Ascoli Piceno
nell’ambito di Marche in Vita. Lo spettacolo dal vivo per la rinascita dal sisma
progetto di MiBAC e Regione Marche coordinato da Consorzio Marche Spettacolo

DESCRIZIONE
Dopo la prima assoluta dello spettacolo di Leonardo Manzan, Cirano deve morire, la Biennale College Teatro riserva al Festival il debutto di un altro giovane regista: Giovanni Ortoleva, 26 anni fiorentino, destinatario della menzione speciale, che presenta Saul, liberamente ispirato ad André Gide e all’Antico Testamento.
“Quello di Saul è forse il primo mito consegnatoci dalla tradizione occidentale a narrare il tema del fallimento individuale; e il fallimento è oggi l’orizzonte più buio, quello che sembra attendere un pianeta che non è stato capace di prendersi cura di sé stesso, un sistema sociale basato su un’economia che non ha saputo controllarsi. Ho scelto di raccontare la storia di Saul per affrontare questo fantasma. La nostra drammatica incapacità di affrontare la débâcle, in fondo, mi diverte molto.” (Giovanni Ortoleva)

6 novembre 2019 h 21.00 – Flautissimo 2019
Le illusioni perdute [Prima assoluta]
drammaturgia su "Le illusioni perdute" e "Splendori e miserie delle cortigiane"
di Honoré de Balzac
con Giancarlo De Cataldo
musiche eseguite dal vivo Rita Marcotulli
 
La curiosità di Honoré de Balzac si annidava ovunque. Allo stesso modo, Giancarlo De Cataldo indaga nei meandri dell'opera del grande maestro letterario per cercare un paragone nella società dei giorni nostri. Usi e i costumi della Francia dell'800 diventano metafora dell'Italia di oggi, scissa tra Nord e Sud, tra città e provincia. Attraverso l'analisi del passato, De Cataldo racconta difatti la difficoltà dell'oggi di sentirsi al posto giusto. Sorretto dall'esecuzione sopraffina di Rita Marcotulli, lo spettacolo accompagna il pubblico in un flusso costante tra quello che fu e quello che è, lasciandolo ad intime riflessioni e ancestrali domande.

PROGETTI DANZA
13-14-15 novembre 2019 h 21
Compagnia Excursus / PinDoc
ALMA TADEMA
Coreografia e regia Ricky Bonavita
Ricerca musicale, musiche originali ed editing sonoro Francesco Ziello
Disegno luci Danila Blasi
Costumi Daniele Amenta e Yari Molinari
Assistente coreografia Valerio De Vita
Interpreti i danzatori della Compagnia Excursus
Organizzazione e coordinamento Letizia Coppotelli
Produzione PinDoc
con il contributo di Mibac, Regione Siciliana e Regione Lazio

ALMA TADEMA è la nuova produzione di Ricky Bonavita per la Compagnia Excursus / PinDoc, disponibile da novembre 2019.
Produzione di danza ispirata alle opere del pittore ottocentesco Lourens Alma Tadema, che hanno influenzato l'immaginario collettivo con rappresentazioni dell'antichità classica, e determinato il gusto scenografico di film hollywoodiani come Ben Hur o Il Gladiatore di Ridley Scott.
Lo spettacolo invita il pubblico ad immergersi in una narrazione episodica ed astratta di cui sono protagonisti i danzatori e le loro interrelazioni, collocate in uno spazio complesso definito da corpo, architettura ed ambiente e che comprende oltre l'orizzonte idealistico ottocentesco visioni della Roma odierna, Città Eterna che reinterpreta la propria storia stratificata nella cultura urbanistica ed architettonica contemporanea.

Ricky Bonavita,
coreografo e danzatore; docente di tecnica di danza moderna e contemporanea presso l'Accademia Nazionale di Danza a Roma, insegnante ospite di università europee come Norges Dansehøyskole, Oslo; University of Tartu Viljandi Culture Academy, Estonia; Konzervatoř Duncan centre, Praga.
Attivo come coreografo dal 1988 Bonavita è una presenza affermata nel panorama della danza italiana dal 1994 con la Compagnia Excursus fondata da lui stesso e Theodor Rawyler, Dal 2018 condivide con Giovanna Velardi la direzione artistica di PinDoc, associazione che produce il lavoro di dodici compagnie e coreografi italiani sostenuta dal MIBAC e dalla Regione Sicilia.
Insieme a Danila Blasi e Theodor Rawyler cura inoltre la direzione artistica del Festival TenDance, festival di danza contemporanea dell’associazione Rosa Shocking sostenuta dal MIBAC e dalla Regione Lazio.

VITTORIO VIVIANI - QUEL COPIONE DI...
14 novembre 2019 – 9 aprile 2020 Sala Mosaico tutti i giovedì alle h 18
VITTORIO VIVIANI
Quel copione di Shakespeare & Co
Le novelle italiane che fecero l’Europa
ovvero Prima l’Italiano!
20 giovedì al Teatro Vascello di Roma
Produzione La Fabbrica dell'Attore Teatro Vascello

Non solo Shakespeare ha copiato dalle novelle italiane ma anche altri celebri, e meno celebri, autori Elisabettiani, da Ben Jonson a Beaumont e Fletcher, a John Webster. Questo perché il valore delle novelle, con quella lingua e con quelle storie, era universale.
E le novelle, come tutte le altre forme d’arte, raccontavano il famoso “Stile Italiano” a cui tutta l’Europa faceva riferimento. Valori come grazia, eleganza, cultura, buone maniere, e la “sprezzatura” di Baldassarre Castiglione (oggi diremmo, più o meno, “understatement”), sono i pilastri di questi gustosi, arguti ed esemplari racconti.
Vale a dire, il “con-vivere civile”.
A quel tempo, gli europei, le corti europee, riconoscevano che veniva “prima l’italiano!”, inteso come lingua, con la quale si comunicava in tutto il continente, come arte e come cives. L’italiano faceva l’Europa unita.

Leggere queste novelle, da Boccaccio a tutti i novellieri rinascimentali, è anche un atto di orgoglio per recuperare un nostro primato.
Per difenderci e contrastare la barbarie che sempre più sembra montare.
Rinascimento come Risorgimento, per resistere a una decadenza che non meritiamo.

Queste novelle parlano, incredibilmente, di noi oggi. I temi sono la protervia del più forte, quasi sempre del maschio; la violenza sulle donne; la volontà delle donne di conquistare autonomia, libertà; l’ingordigia del più ricco, l’avarizia, le guerre. O, per converso, la pace; la necessità d’amore, di amicizia tra gli uomini; i modi eleganti e cortesi, il rispetto reciproco; la necessità dell’attività lavorativa, base della redistribuzione del benessere; e, soprattutto, raccontano dello spirito, dell’ironia che debbono sempre accompagnare l’azione umana.
Le novelle raccontano quella che noi, oggi, chiamiamo democrazia.
Leggere queste novelle è anche un atto politico.
Come i famosi dieci giovani dell’inizio del Decameron, noi ci riuniremo, in un convivio, nelle sale del Teatro Vascello, per venti giovedì, per isolarci un attimo dalla peste della barbarie incombente al fine di ritrovare, raccontando queste storie, l’energia per affrontarla, quella peste. Col sorriso, l’arguzia, l’eleganza e col nostro Aperishakespeare finale.
Vittorio Viviani interpreta e commenta le novelle italiane che fecero l’Europa.
Viviani accompagna il pubblico per un’ora di racconto affabulatorio, divertente ed emozionante, di sentimenti e di aneddotica, per esaltare il valore unico e la preziosa raffinatezza delle novelle italiane. E per la riscoperta della lingua vivida, espressiva, teatrale, moderna dei nostri novellieri.

IL PERCORSO
Al primo appuntamento partiremo dal racconto sulla peste a Firenze nel 1348 col mirabile reportage di Boccaccio nell’Introduzione alla Prima Giornata del Decameron.

I TEMI
IL RACCONTARE SALVA LA VITA
DEMAGOGIA DEL POTERE E ILLUSIONE
GELOSIA E POSSESSIVITÀ
VIOLENZA SULLE DONNE
BEFFE, BEFFATI E FAKE NEWS
FAMIGLIA ALLARGATA
LIBERTÀ D’AMARE
EROS, AMORE E GIOIA DI VIVERE

 

16 novembre 2019 h 19.00 – Flautissimo 2019
Il resto della settimana [Prima assoluta]
di Maurizio De Giovanni
con Peppe Servillo
musiche eseguite dal vivo Natalio Mangalavite
autore maurizio de giovanni
 
A Napoli il tempo si ferma tra una domenica pomeriggio e l'altra, quando la città si raccoglie intorno ad un pallone e le differenze sociali sbiadiscono fino a scomparire. Siamo dentro un bar della città vecchia, colorato dagli archetipi della società partenopea, tra una sfogliatella, un fritto fumante e l'ultimo pettegolezzo, in un chiacchiericcio diffuso che molto rappresenta la città. Servillo, in una magistrale interpretazione dell'opera di Maurizio De Giovanni, prende per mano lo spettatore e lo accompagna attraverso gli odori che salgono tra i tavolini del bar, tra le viuzze piene di vita e le passioni e paure dei suoi abitanti, in quel flusso di vita quotidiana che si nasconde dietro la sensuale passione del calcio che Napoli sola possiede.


17 novembre 2019 h 17.00 – Flautissimo 2019
L’animale che mi porto dentro [Prima assoluta]
di e con Francesco Piccolo
Quella che Francesco Piccolo racconta è la formazione di un maschio contemporaneo, specifico e qualsiasi. Il tentativo fallimentare, comico e drammatico, di sfuggire alla legge del branco – e nello stesso tempo, la resa alla sua forza. Perché esiste un codice dei maschi; quasi tutte le sue voci sono difficili da ripetere in pubblico, eppure non c’è verso di metterle a tacere. Tanti anni passati a cercare di spegnere quel ronzio collettivo per poi ritrovarsi ad ascoltarlo, nel proprio intimo, nei momenti più impensati. In un mondo da sempre governato dai maschi, capirli è la chiave per guardare più in là. Per questo il racconto si nutre di tutto ciò che incontra – Sandokan e Malizia, i brufoli e il sesso, l’amore e il matrimonio, l’egoismo e la tenerezza – in un andamento vivissimo ma riflessivo, a tratti persino saggistico, che ci interroga e ci risponde, fino a ridisegnare il nostro sguardo.
 
20 novembre 2019 h 21.00 – Flautissimo 2019
Mare
liberamente tratto da “Donne di mare” e “La danza delle streghe” di Macrina Marilena Maffei
di e con Francesca Pica
supervisione di Elena Bucci
scenografia e costume di Domenico Latronico
disegno luci di Simona Parisini
sarti Rita Rubino e Marco Serrau
 
In un sogno lucido, brillante, emozionante e avventuroso, due donne si incontrano. Miti, simboli e figure arcaiche, ora amichevoli ora minacciose, svelano le isole Eolie e la loro feroce bellezza, tra storie di majare, pescatrici e serpi con i capelli.
Mare, delicato e potente al tempo stesso vive nella splendida interpretazione di Francesca Pica, che porta lo spettatore per mano in un Sud in cui realtà e fantasia si confondono. Mare è un gioco di scatole cinesi in cui vita e morte vegliano l’una sull’altra tra le onde, in un eterno presente che muta ogni cosa e la lascia com’è.
 

24 novembre 2019 h 18.00 – Flautissimo 2019
Avion Travel
Peppe Servillo, voce
Mimì Ciaramella, batteria
Peppe D’Argenzio, sax
Flavio D’Ancona, tastiere
Duilio Galioto, piano e tastiere
Ferruccio Spinetti, contrabbasso

A distanza di 15 anni dal loro ultimo album di inediti “Poco Mossi gli altri Bacini”, risalente al lontano 2003, gli Avion Travel tornano con “Privé”, un disco fedele allo spirito di produzione indipendente e alle atmosfere della trilogia composta da “Bellosguardo”, “Opplà”, “Finalmente Fiori” e realizzato dopo aver ricostruito lo staff operativo dei loro inizi, con Mario Tronco nel ruolo di produttore artistico e supervisore, oltre che di arrangiatore e musicista.
Gli Avion Travel si sono ricongiunti in formazione originale per quello che è stato il Retour nel 2014, poi protrattosi fino agli inizi del 2017. Nell’estate dello stesso anno, dopo la scomparsa di Fausto Mesolella e un periodo di esitazioni e riflessioni, il tour è ripreso in quintetto con la new entry di Duilio Galioto alle tastiere.


MAI PIU' SOLI PROSA
dal 26 novembre al 1° dicembre 2019
martedì, mercoledì, giovedì e venerdì ore 21 - sabato ore 19 - domenica ore 17
Vincent Van Gogh L’odore assordante del bianco
di Stefano Massini
con Alessandro Preziosi, Francesco Biscione, Massimo Nicolini, Roberto Manzi, Alessio Genchi, Vincenzo Zampa

scene e costumi Marta Crisolini Malatesta, disegno luci Valerio Tiberi, Andrea Burgaretta
musiche Giacomo Vezzani, supervisione artistica Alessandro Preziosi
regia Alessandro Maggi
una coproduzione Khora.teatro, TSA Teatro Stabile d’Abruzzo
prodotto da Alessandro Preziosi, Tommaso Mattei, Aldo Allegrini

personaggi e interpreti
Vincent Van Gogh Alessandro Preziosi
Dottor Peyron Francesco Biscione
Theo Van Gogh Massimo Nicolini
Dottor Vernon-Lazàre Roberto Manzi
Gustave Alessio Genchi
Roland Vincenzo Zampa
Voce Vincent bambino Davide Piccirillo

Testo vincitore del Premio Pier Vittorio Tondelli Riccione Teatro 2005

Le austere e slavate pareti di una stanza del manicomio di Saint Paul. Come può vivere un grande pittore in un luogo dove non c’è altro colore che il bianco? È il 1889 e l’unico desiderio di Vincent è uscire da quelle mura, la sua prima speranza è riposta nell’inaspettata visita del fratello Theo che ha dovuto prendere quattro treni e persino un carretto per andarlo a trovare. Attraverso l’imprevedibile metafora del temporaneo isolamento di Vincent Van Gogh in manicomio, interpretato da Alessandro Preziosi, lo spettacolo è una sorta di thriller psicologico attorno al tema della creatività artistica che lascia lo spettatore con il fiato sospeso dall’inizio alla fine. Il testo vincitore del Premio Tondelli a Riccione Teatro 2005 per la “…scrittura limpida, tesa, di rara immediatezza drammatica, capace di restituire il tormento dei personaggi con feroce immediatezza espressiva” (dalla motivazione della Giuria n.d.r.) firmato da Stefano Massini con la sua drammaturgia asciutta ma ricca di spunti poetici, offre considerevoli opportunità di riflessione sul rapporto tra le arti e sul ruolo dell’artista nella società contemporanea. Sospensione, labilità, confine: la scrittura di Massini, nella sua galoppante tensione narrativa, offre la possibilità di una vera e propria indagine in quei luoghi, accidentati e mobili, soggetti interni di difficile identificazione, collocati nel complesso meccanismo della mente umana. Il serrato dialogo, sottinteso, tra Van Gogh e suo fratello Theo, propone non soltanto un oggettivo grandangolo sulla vicenda umana dell’artista, ma piuttosto ne rivela uno stadio sommerso. “Van Gogh – sottolinea Alessandro Preziosi – assoggettato e fortuitamente piegato dalla sua stessa dinamica cerebrale si lascia vivere già presente al suo disturbo. È nella stanza di un manicomio che ci appare. Nella devastante neutralità di un vuoto”. E dunque, è nel dato di fatto che si rivela e si indaga la sua disperazione. Il suo ragionato tentativo di sfuggire all’immutabilità del tempo, all’assenza di colore alla quale è costretto, a quello strepito perenne di cui è vittima cosciente, all’interno come all’esterno del granitico “castello bianco” e soprattutto al costante dubbio sull’esatta collocazione e consistenza della realtà.

MAI PIU' SOLI PROSA
dal 3 all'8 dicembre 2019
martedì, mercoledì, giovedì e venerdì ore 21 - sabato ore 19 - domenica ore 17
Compagnia Scimone Sframeli, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale,
Teatro Biondo Stabile di Palermo, Théâtre Garonne-scène européenne Toulouse
in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia
SEI
di Spiro Scimone
adattamento dei Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello
regia Francesco Sframeli
con Francesco Sframeli, Spiro Scimone, Gianluca Cesale, Giulia Weber, Bruno Ricci, Francesco Natoli, Mariasilvia Greco, Michelangelo Zanghì, Miriam Russo, Zoe Pernici
scena Lino Fiorito, costumi Sandra Cardini
disegno luci Beatrice Ficalbi, musiche Roberto Pelosi
durata 65 minuti

Scimone e Sframeli sono artisti molto amati e pluripremiati in Italia così come all’estero. Per la prima volta si misurano con Pirandello e con i Sei personaggi in una versione calorosamente festeggiata dal pubblico e dalla critica che, dopo una lunga tournée, arriva finalmente a Roma. E ciò che salta subito all’occhio è la capacità che i linguaggi dei due autori - diversi ma complementari - hanno di dialogare tra di loro. La commedia pirandelliana perde il suo alone di ancestrale moralismo e scopre invece i rapporti concreti tra le persone.
Scimone lavora sulla parola, ‘ riscrivendo’ con grande fedeltà il testo originario, ma denunciandone apertamente quelle che oggi sarebbero inutili forzature.
È lui stesso a interpretare il capocomico della compagnia in prova mentre Francesco Sframeli, che firma la regia, è un misuratissimo ‘padre’, ovvero il motore colpevole del dramma. Con loro in scena un folto gruppo di bravi ed affiatati interpreti tra i quali molti i giovanissimi. “Sei – affermano Scimone e Sframeli – nasce dal bisogno di mettere insieme il nostro linguaggio teatrale con la lingua del grande maestro. Durante il lavoro di elaborazione, abbiamo ridotto il numero dei personaggi, eliminato o aggiunto scene e dialoghi, sostituito qualche termine linguistico, ma senza stravolgere la struttura drammaturgica dell’opera originale.”
“Siamo in un teatro, gli attori di una Compagnia, stanno per iniziare la prova di uno spettacolo che, forse, non debutterà mai. Improvvisamente un corto circuito lascia tutti al buio; il tecnico che dovrebbe riaccendere la luce non si trova e la luce arriverà solo con l’apparizione, in carne ed ossa, dei Sei Personaggi rifiutati e abbandonati dall’autore che li ha creati.
I componenti della compagnia, sconvolti da questa improvvisa apparizione, pensano che i “Sei” siano solo degli intrusi o dei pazzi e fanno di tutto per cacciarli via dal teatro. Ma, quando il Padre, inizia il racconto del “dramma doloroso” che continua a provocare sofferenze, tensioni e conflitti familiari; l’attenzione e l’interesse da parte degli attori e del Capocomico, verso i personaggi, cresce sempre di più e l’idea di farli vivere sulla scena diventa sempre più concreta e necessaria. Vivere in scena non è solo il desiderio dei personaggi; è anche il sogno degli attori. Entrambi, sanno che la loro vita in scena può nascere solo attraverso la creazione di un rapporto, attori /personaggi, di perfetta simbiosi. Un rapporto che si crea, di volta in volta, di attimo in attimo, durante la rappresentazione. Nella rappresentazione è indispensabile la presenza dello spettatore. Ed è proprio l’autenticità del rapporto attore/personaggio/spettatore la vera magia del teatro che ci fa andare oltre la finzione e la realtà.”
Spiro Scimone Francesco Sframeli

Dalla rassegna stampa:
Splendido adattamento del testo pirandelliano. I Sei personaggi trovano l’autore: Spiro Scimone. Gianfranco Capitta, il manifesto

È bellissimo Sei di Spiro Scimone con Francesco Sframeli e un compagnia di attori, perlopiù giovani, di grande spessore. Il testo è asciugato, portato a una misura intima, profonda.
Che dire di questo Pirandello filtrato da Scimone, acre umorista, che ci prende di sorpresa? Che piace. Un Pirandello fuori chiave, affrontato come “in digest” e con felice chiave umoristica come forse avrebbe desiderato il maestro.
Se il ruolo dei personaggi e degli attori che dovrebbero rappresentarli è -per così dire- ridotto all’osso il senso del testo c’è per intero. L’apparizione dei personaggi è bellissima: appaiono come personaggi usciti da un quadro di Campigli della serie dedicata al circo.
Maria Grazia Gregori, delteatro.it

Interpretato con sensibilità e maestria inarrivabile tutta a sottrarre da Francesco Sframeli, un Padre rintanato in se stesso, nell’errore e nella sofferenza, con il contraltare spudorato, ferino, ferito della giovane Figliastra di Zoe Pernici, una rivelazione di aggressività smarrita, in una compagnia perfetta nello stupore, nella brutale presa di coscienza che non sappiamo dove stia la recitazione e dove l’esibizione delle carni lacerate. Un capolavoro, finalmente.
Massimo Marino, Doppiozero

Scimone Sframeli non hanno sostanzialmente alterato l’impianto del testo originale. L’hanno sfrondato, semplificato. E Scimone l’ha in parte riscritto, soprattutto per quanto riguarda il gergo degli Attori riportandolo a quelle sue costruzioni linguistiche ripetitive, un po’ da cunto popolare, senza coloriture dialettali ma improntate a cadenze sottilmente siciliane. Ma il vero prodigio di Scimone Sframeli e dei loro giovani compagni di lavoro consiste nel riuscire a far sembrare che questi fantasmi dell’immaginario siano del tutto inconsapevoli di appartenere a un testo che ha segnato la storia del teatro, senza l’aura di solennità che accompagna certe grandi interpretazioni pirandelliane.
Renato Palazzi, il Sole24Ore

Perfetto meccanismo tra comicità e feroce ironia, i Sei personaggi pirandelliani esaltati da Scimone Sframeli.
Vincenzo Bonaventura, La Gazzetta del Sud

Progetti circo
12-13-14-15 dicembre 2019 giovedì e venerdì h 21 – sabato h 19 – domenica h 17
CIRCO EL GRITO
Uomo calamita
Scritto e diretto da: Giacomo Costantini
Con: Uomo Calamita, Wu Ming 2, Cloyne
Testo e libro originale: Wu Ming 2
Musiche: Fabrizio “Cloyne” Baioni
Ideazione e costruzione di macchinari: Simone Alessandrini
Occhio esterno: Giorgio Rossi
Occhio interno: Fabiana Ruiz Diaz
Consulenza alla drammaturgia: Luca Pakarov
Costumi: Beatrice Giannini
Luci: Domenico De Vita
Produzione: Circo El Grito
Coprodotto da: Fondazione Pergolesi Spontini, Sosta Palmizi
Realizzato grazie al sostegno del Ministero dei Beni Culturali e Regione Marche

Tra spericolate acrobazie, colpi di batteria e magie surreali, la voce dal vivo di Wu Ming 2 guida lo spettatore in un circo clandestino durante la seconda guerra mondiale: Uomo Calamita è la storia di un supereroe assurdo che combatte l’assurdità del fascismo.
“L’Uomo Calamita era diventato il bandito più
ricercato della zona, con un premio di dieci chili di sale
per chi forniva indicazioni utili alla sua cattura.
Si diceva che i nazisti, per scovarlo, avessero costruito
una bussola apposta, e trappole piene di rottami, per attirarcelo dentro.” Wu Ming 2
Suggestioni magnetiche
Wu Ming Foundation e Circo El Grito incrociano i loro sentieri distillando un oggetto narrativo non identificato che contamina il linguaggio della pista e quello della carta, i funambolismi del corpo e quelli della lingua, le note di uno spartito con le frasi di un racconto e con i gesti di un circense.
In scena vedrete l’Uomo Calamita alle prese con i suoi superpoteri. Che ci crediate o no, resterete col fiato sospeso mentre prova in segreto i suoi pericolosi esercizi di equilibrismo magnetico.
E se non bastassero i suoi virtuosismi in altezza a farvi tremare le budella, ci penserà Cloyne che sulla batteria sfoga tutta la sua rabbia da quando i nazisti gli hanno ammazzato il fratello. Wu Ming 2 non solo racconta la loro storia ma ne prende parte. Sarà lui a cimentarsi in un esercizio dalla cui riuscita dipenderà la vita dell’Uomo Calamita. Siamo circensi, quando sfidiamo la morte lo facciamo sul serio: in uno dei suoi numeri l’Uomo Calamita è incatenato, appeso per i piedi, immerso dentro una vasca d’acqua. L’unica chiave capace di aprire il lucchetto che lo immobilizza è dentro una cassaforte che si aprirà solo se Wu Ming 2 riuscirà nell’esercizio di mentalismo.
Processo creativo
Lo spettacolo ideato da Giacomo Costantini, con la collaborazione di Wu Ming 2, ha assunto come modello di lavoro il dialogo tra il processo di creazione di un dramma circense e la costruzione del soggetto narrativo di un romanzo storico. I due autori si sono confrontati in un fecondo scambio durante due anni di creazione: se Costantini ha potuto appoggiarsi sugli approfondimenti storici e narrativi del libro in costruzione, Wu Ming 2 - man mano che avanzava con la scrittura - ha visto concretizzarsi in gesto circense l’universo che stava scrivendo. Prima che venisse conclusa la scrittura
scenica dello spettacolo è stato coinvolto il compositore batterista Cloyne. In Uomo Calamita la musica è interamente eseguita dal vivo e, al pari del circo e della letteratura, è stata parte integrante del percorso di creazione dello spettacolo.

 

 

MAI PIU' SOLI PROSA
dal 17 al 22 dicembre 2019
martedì, mercoledì, giovedì e venerdì ore 21 - sabato ore 19 - domenica ore 17
Fotofinish
di Flavia Mastrella e Antonio Rezza
con Antonio Rezza
e con Ivan Bellavista

(mai) scritto da Antonio Rezza
allestimento Flavia Mastrella
assistente alla creazione Massimo Camilli
disegno luci Daria Grispino, macchinista Andrea Zanarini
organizzazione Stefania Saltarelli
produzione RezzaMastrella, La Fabbrica dell’Attore-Teatro Vascello

Il Teatro Vascello è la casa di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Leoni d’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia 2018, quest’anno i due artisti tornano con tre diversi spettacoli: Fotofinish, Bahumut, Anelante.
Fotofinish, il primo spettacolo proposto, è la storia di un uomo che si fotografa per sentirsi meno solo.
Apre così uno studio dove si immortala fingendosi ora cliente ora fotografo esperto.
E grazie alla moltiplicazione della sua immagine arriva a credersi un politico che parla alla folla.
Una folla che non c’è.
Ma che lo galvanizza come tutte le cose che non avremo mai.
Tra un comizio e l’altro arriva a proclamarsi costruttore di ospedali ambulanti che si spostano direttamente nelle case dei malati.
E all’interno di questi ospedali c’è sempre lui: sotto le vesti del primario, sotto quelle del degente e sotto quelle delle suore cappellone che sostituiscono la medicina con gli strumenti della fede.
Ben presto, grazie all’inflazione della sua immagine, è convinto di non essere più solo.
E continua nelle sue scorribande politiche delegando se stesso alla cultura per costruire impossibili cinema dove l’erotismo differisce dalla pornografia solo per qualche traccia labile di dialogo. E ipotizza incendi e sciagure, ipotizza uscite di sicurezza per portare in salvo lo spettatore medio che lui stesso rappresenta.
Di tanto in tanto torna dal fotografo che è per costringersi a scattarsi nuove foto. E impazzisce a poco a poco. Ma mai completamente.
Qualcuno poteva forse pensare che, col trascorrere degli anni, il fenomeno Antonio Rezza-Flavia Mastrella fosse destinato a trovare un po' di pace, se non il senso della ragione; e invece questa ragione ha sviluppato i suoi artigli fino a raggiungere la follia pura, ma elaborando il pensiero con un'acutezza così forsennatamente logica da fare a pezzi la sedicente realtà, assunta e cavalcata con criteri rigorosamente matematici.
Franco Quadri

dal 26 al 31 dicembre 2019 prosa
giov. 26/12/2019 h 21
ven. 27/12/2019 h 21
sab.28/12/2019 h 19
dom. 29/12/2019 h 17
lun.30/12/2019 h 21
mar.31/12/2019 h 21 speciale capodanno
BAHAMUTH
di Flavia Mastrella Antonio Rezza
con Antonio Rezza
e con Ivan Bellavista
e Neilson Bispo Dos Santos
liberamente associato al “Manuale di zoologia fantastica” di J.L. Borges e M. Guerrero
(mai) scritto da Antonio Rezza
habitat di Flavia Mastrella
assistente alla creazione Massimo Camilli
disegno luci Maria Pastore rielaborato da Daria Grispino
macchinista Andrea Zanarini
organizzazione Stefania Saltarelli
una produzione RezzaMastrella – La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello

Tre prologhi, un corpo
Un uomo steso fa le veci del tiranno.
E cede il passo all’atleta di Dio che volteggia sulle sbarre con le braccia della disperazione.
E poi un nano, più basso delle sue ambizioni, che usa lo scuro per fare, e la luce per dire.
Frattanto qualcuno cade dall’alto e si infila i piedi nella gola.
E quindi la realtà figurata delle vittime del povero consumo, connotate da assenza di astrazione, con il padrone unto dall’autorità del denaro.
Ma si affaccia Bahamuth, l’essere supremo, che dopo breve apparizione si sottrae al tempo e al giudizio. Mentre la merce si mescola a corpi fatti a pezzi.
Pezzi di uomo ancora da nascere ma già immolati alla meschinità costituita.
E viaggiatori dell’anima con il corpo stanco, alloggiati come bestie a copulare nel grande albergo della carne mozza. Intanto le sfilate della vanità su corpi zoppi e deceduti.
E un amico che parla senza voce e sente senza orecchie. Ma il senso della vita si incontra solo all’infinito dove l’uomo fa la fine del capretto da sgozzare. Brufoli e depressioni tristemente accomunati con le bibite a ghiacciare le parole nella gola. Ma la corsa al vestire il corpo nudo e verme non da tregua all’uomo pellegrino, mentre le braccia del padrone, camuffate da proletariato, saltano al ritmo di una danza di classe. E l’orologio segna sempre l’ora in cui un passerotto castrato, si affaccia e grida la sua costernazione sotto forma di cucù, per poi rientrare diligente nella trappola del tempo. Editti a favore di chi non ha. Urla squassanti di chi non è.
Urla come indiani, urla che non vengono capite perché non le si vuol capire.
Ma come Bahamuth sostiene il mondo, così le immagini si sovrappongono.
E il gran finale, con i personaggi a fare la figura degli sguatteri mentre l’autore che li muove è il gerarca dalla lingua biforcuta.
L’autore è il male dell’opera.

Dal giocattolo a Bahamuth
In una scatola appena accennata, un uomo trascorre l’agonia che lo porterà a una nuova vita fatta di rigurgiti tribali e storie passate, inquinate da problematiche contemporanee.
Il lavoro di ideazione dello spazio scenico è durato due anni.
Ho concepito la scatola e gli altri elementi scultorei per l’allestimento scenico di Bahamuth
pensando a un grande giocattolo, sviluppando l’idea delle sculture in tasca * (una ricerca di
microscultura che porto avanti dal 2004). L’allestimento scenico è composto da pochi elementi –
L’abito rosa, in stoffa e metallo, spersonalizza la materia uomo, dando vita a un personaggio antropomorfo che si muove sul palcoscenico col carisma di un essere mitologico incline a problematiche conservatrici. Il volo è un elemento simile a un ventaglio ingigantito, Non sei iscritto, partecipa a Vivi Roma!

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