Abbiamo visto al Teatro Romano di Ostia Antica "Ti racconto una Storia" con Edoardo Leo

Venerdì, 02 Agosto 2019

Recensione di “Ti racconto una Storia” di Edoardo Leo

Edoardo Leo Ti Racconto una Storia_ 26 luglio, OSTIA ANTICA FESTIVAL

Il panorama incantevole offerto dal Teatro Romano di Ostia Antica all’ora del tramonto, il canto delle cicale che ricorda la bellezza e la quiete della stagione estiva e l’ombra degli alti pini secolari, sono lo scenario che accoglie lo spettatore alla messa in scena di “Ti racconto una Storia” di Edoardo Leo.

E’ la sera di un venerdì di mezza estate e sembra quasi di riconciliarsi con la vita, lontano dal traffico di Roma e dai problemi che ognuno, inevitabilmente, si porta dentro.

L’orario di inizio dello spettacolo è programmato per le 21 e gli spettatori, alcuni organizzatissimi con cuscino e pizza al taglio in mano, ingannano l’attesa, applaudendo ed incoraggiando Edoardo Leo che si intravede tra le colonne del palco.

Sembra tutto perfetto e gli spettatori non vedono l’ora che lo spettacolo abbia inizio, ma… ma lo spettacolo non inizia.

L’attesa non è breve: alle 21.45 un parterre di attori e registi famosi irrompe rumorosamente nel teatro e si accomoda sulle sedie riservate poste sotto al palco e portate lì appositamente.

Alla maggioranza degli spettatori posti nella cavea appare chiaro che l’attesa era necessaria per accogliere quelle persone importanti. Il pubblico reagisce con un misto di applausi e fischi.

Un bambino chiede al papà chiarimenti, l’uomo, imbarazzato, con una carezza invita il piccolo a sedersi dicendogli che lo spettacolo sta per iniziare.

Edoardo Leo sale sul palco, visibilmente a disagio, si scusa e dice che lui era in teatro dalle quattro di quel caldo pomeriggio, ma quella splendida sensazione che aveva accolto al tramonto gli spettatori è già svanita, per un attimo ci si era dimenticati di vivere in un Paese di privilegiati, dove pochi privilegiati possono infischiarsene dei diritti della maggioranza e di basilari principi di buona educazione.

Eppure la serata non finisce così, non può finire così perché la forza del teatro è anche quella di consentire di tirarsi fuori dalla realtà, immergendosi nella realtà creata da altri: è quella liberazione dello spirito (seppur limitata al tempo della messa in scena) che la mente umana ricerca costantemente.

Ecco allora che ci pensa uno straordinario Edoardo Leo ad offrirci quell’energia positiva di cui avevamo bisogno e che in breve ci immerge direttamente sul palco e ci fa dimenticare dell’attesa e della scorrettezza subita.

Bastano pochi minuti al pubblico per cogliere l’essenza di uno spettacolo che scorre via leggero e piacevole. Leo è un affabulatore magistrale che mescola elementi di vita vissuta nella sua infanzia a Sutri, un piccolo paese nel Viterbese, con le storie raccontate dai grandi della letteratura mondiale.

Coadiuvato da una spalla d’eccezione come Jonis Bascir, che da “tuttofare” nella serie tv “Un medico in Famiglia” si trasforma in un musicista di pregio, accompagnando con le melodie ed i pizzichi della sua chitarra la performance oratoria che si celebra sul palco.

In una scenografia che vede Leo sfogliare un grande libro e sullo sfondo ergersi lavagne scolastiche e scaffali pieni di libri, Leo delinea l’importanza di raccontare storie e di saperle raccontare; storie che non devono essere necessariamente (o completamente) vere, ma essere capaci di appassionare gli interlocutori e trasmettere un messaggio, una risata o un’emozione.

In passato era con l’oralità che si tramandavano le storie, erano le storie che tenevano unite le famiglie attorno alla tavola o radunavano le comunità in un cortile ad ascoltare gli anziani parlare di speranze, di guerre o di mondi che ci parevano lontanissimi. Ed è in questo contesto che le storie venivano mitizzate diventando alternativamente leggenda, aneddoto o semplice barzelletta.

 

Nelle quasi due ore di spettacolo, Leo spazia dai racconti brevi di Gabriel Garcia Marquez, alla tragicomica esperienza del “cambio pannolino in dieci mosse” che fa scoprire un lato inedito di Alessandro Baricco.

Leo appare in alcuni casi come il Professore di liceo che tutti avremmo voluto avere, quello che con delicatezza e vitalità ti accompagna al piacere della scoperta, che sa farti appassionare di materie apparentemente noiose e che ti spinge a fare della tua vita una lunga, tenera ed eccitante poesia.

Leo suscita risate sincere ed incalza noi spettatori ponendoci continue riflessioni e, tra una storia ed una barzelletta ricordiamo quell’innocenza che ad una precisa età, tutti noi, rammentiamo di avere perduto.

Lo spettacolo si avvia, quindi, verso la conclusione con la salita sul palco di Massimiliano Bruno, regista di qualità e autore di molti dei testi di Leo, che offre in un monologo assolutamente realistico dal titolo “Quando ti manca una donna a Ostia”.

Leo conclude, visibilmente emozionato, lo spettacolo; gli applausi sono prolungati e sinceri e mentre le luci del palco si spengono e gli spettatori percorrono lentamente il decumano verso l’uscita, quasi a voler prolungare quanto più possibile gli effetti benefici della rappresentazione appena vista, quel bambino, che aveva chiesto spiegazioni al papà del ritardo ingiustificato, sorride e guarda il cielo stellato con occhi sognanti.

 

Claudio Padellini

 

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