Viviroma.it spettacoli a Roma - Abbiamo visto E' QUESTA LA VITA CHE SOGNAVO DA BAMBINO? al Teatro di Ostia Antica

Giovedì, 27 Giugno 2019

Con Luca Argentero
Regia: Edoardo Leo
Testi: Gianni Corsi, Edoardo Leo, Luca Argentero
Musiche: Davide Cavut


Luca Argentero racconta tre storie completamente diverse l’una dall’altra, tre personaggi accomunati da una sola caratteristica, essere diventati, ognuno a modo proprio, degli eroi. La prima storia è quella di Luis Malabrocca, che divenne popolare perchè indosso per due volte la “maglia nera” del Giro d’italia. Ma questo non deve far pensare che fosse proprio un brocco. Ultimo di sette fratelli , soprannominato il cinese a causa degli occhi a mandorla, grande amico di Fausto Coppi suo conterraneo, vinse nella sua carriera 138 corse , di cui 15 da professionista. Tuttavia Malabrocca è più noto per essersi aggiudicato la”maglia nera” nei primi due giri corsi dopo la guerra. Anche se non e’ lui l’inventore della maglia nera (che è stata ispirata da Giuseppe Ticcozelli, ex calciatore che partecipò come indipendente al giro del 1926), tuttavia le sue imprese al contrario sono rimaste leggendarie. Accortosi che arrivare ultimo faceva molta simpatia e faceva guadagnare salame, formaggi, oli, vino ed altro ancora, ricorse a vari stratagemmi quali perdere più tempo possibile tra una tappa e l'altra nascondersi dove poteva, forare le gomme della sua bici e fermarsi per lungo tempo nei bar. Vinse così la maglia nera del 46’ e del47’, quella di antieroe, suscitando l’attenzione degli sponsor e di nuovi sfidanti.
La seconda storia è quella di Alberto Tomba, un grande campione dello sci ed anche uno sciatore insolito per i suoi comportamenti e per essere originario di un paese lontano dalle montagne Castel de' Britti, frazione collinare di San Lazzaro di Savena presso Bologna. Tomba imparò a sciare sugli Appennini (Corno alle Scale), in una nazione dove, fino ad allora, gli sciatori erano pervenuti esclusivamente dalle Alpi.
La terza storia è quella dell’alpinista Walter Bonatti, soprannominato “ Il re delle Alpi” è stato una delle figure più eminenti dell'alpinismo mondiale. L’evento che ha fatto piu’ parlare le cronache risale al 1954 quando partecipò alla spedizione italiana capitanata da Ardito Desio, che porterà Achille Compagnoni e Lino Lacedelli sulla cima del K2; con i suoi 24 anni fu il più giovane della spedizione.
Il giorno prima che Lacedelli e Compagnoni raggiungano la vetta, Walter Bonatti scende dall'ottavo campo verso il settimo per recuperare le bombole d'ossigeno lasciate lì la sera prima da altri compagni. Con questo carico sulle spalle, insieme ad Amir Mahdi, risale fino all'ottavo campo e di lì fino al luogo in cui Compagnoni e Lacedelli avrebbero dovuto allestire il nono campo.
I due però, soprattutto per scelta di Compagnoni, non allestiscono il campo dov'era stato previsto la sera prima di comune accordo con Bonatti, ma lo fissano circa 250 metri di dislivello più in alto. Bonatti e Mahdi riescono ad arrivare nei pressi del luogo concordato poco prima del tramonto, ma non vengono aiutati da Compagnoni e Lacedelli, che invece d'indicar loro la strada per la tenda si limitano a suggerire da lontano di lasciare l'ossigeno e tornare indietro; cosa impossibile, visto il buio che incombe, lo sforzo già sostenuto dai due dalle prime ore del giorno, e vista soprattutto l'inesperienza di Mahdi a quelle quote e su quei terreni. Si ritrovano così soli a dover affrontare una notte all'addiaccio nella "zona della morte" con temperature stimate intorno ai -50 °C, senza tenda, sacco a pelo o altro mezzo per potersi riparare. Solo alle prime luci dell'alba del giorno successivo i due possono muoversi e ritornare verso il campo 8, dove giungono in mattinata; Mahdi riporta seri congelamenti alle mani ed ai piedi, ed in seguito subisce l'amputazione di alcune dita. Walter Bonatti è’ stato per decenni infamato di aver ostacolato l’impresa e messo in pericolo la vita degli altri due alpinisti. Bonatti rimase talmente deluso dall'atteggiamento dei suoi compagni da prediligere da allora in poi imprese alpinistiche condotte prevalentemente in solitaria Nel 1994 il dottore australiano Robert Marshall rintraccia la prima foto scattata in vetta al K2, che era stata pubblicata sull'annuario svizzero "Berge der Welt" del 1955. Tale foto mostra che le maschere dell'ossigeno erano state utilizzate fino in vetta, e l'ossigeno non era finito a quota 8.400 come sostenevano le versioni ufficiali del Club Alpino Italiano, redatta da Compagnoni e presentata da Desio, riabilitando finalmente Bonatti e la sua versione dei fatti. Nella suggestiva cornice del teatro di Ostia Antica, il tempo trascorre veloce assaporando le storie di questi tre personaggi. Con ritmo piacevole, Luca Argentero ci conduce con grazia, stile e misura dentro gli avvenimenti, facendoci godere e riflettere.
Danilo Ferrin

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