Viviroma.it spettacoli a Roma - TEATRO - Abbiamo visto: SI NOTA ALL’IMBRUNIRE con Silvio Orlando al Teatro Argentina

Mercoledì, 15 Maggio 2019

Prima con applausi a scena aperta ieri sera per SI NOTA ALL’IMBRUNIRE (Solitudine da paese spopolato) ideato e diretto da Lucia Calamaro con Silvio Orlando, Riccardo Goretti, Roberto Nobile, Alice Redini, Maria Laura Rondanini.

Lo spettacolo in scena al Teatro Argentina fino a domenica 19 maggio, sarà in programmazione anche nella prossima stagione ma al Teatro Quirino (dal 21 gennaio al 2 febbraio 2020).

Proprio ieri mattina Silvio Orlando nella conferenza stampa di presentazione della prossima stagione del Quirino, diceva: “lo spettacolo di Lucia Calamaro ci incoraggia a venire a teatro non solo per avere delle meravigliose conferme su cose che conosciamo, gli autori del passato, ma anche per avere delle sorprese e meravigliarci per quel nuovo che troviamo sul palcoscenico.

Questo testo parla di un uomo che è affetto da una patologia che è molto contemporanea, il fenomeno della solitudine sociale: tutti noi sentiamo dentro di noi una specie di animaletto che ci morde e ci dice “ma facciamola finita con tutti questi traffici umani spesso avvilenti”. Quindi resistiamo, resistiamo, resistiamo ma poi qualcuno non ce la fa.

Molti di noi hanno un parente, un genitore, a volte anche un figlio, che si ritira nella sua stanzetta e poi non esce più.

SI NOTA ALL’IMBRUNIRE vuole essere un invito a fare degli sforzi, andare incontro a queste persone, fare una telefonata in più, andarli a trovare, cercare di rompere questo labirinto in cui si è avvitato questo nostro caro, che nasce un po’ dall’irrilevanza che quasi tutti noi sentiamo su quello che ci aspetta, quasi come se la storia futura volesse fare a meno di noi, sostituiti da qualche strano algoritmo, da qualche funzione matematica.

Il mio è il tentativo mio di declinare tutto quello che ho fatto in questi anni, le miliardi di sfumature comiche che può avere la tristezza”

E ieri sera alla prova dei fatti abbiamo assistito ad una performance straordinaria, con Silvio Orlando che ci trascina così in basso nella sua cinica solitudine, che basta una mezza battuta per farci ridere di gusto.

Tutti i grandi comici sono degli sfigati pazzeschi, perché le risate che più ci coinvolgono sono quelle che ci fanno sorridere delle nostre stesse miserie.

In breve

Protagonista Silvio Orlando, un uomo che ha acquisito, nella solitudine, un buon numero di manie, la più grave di tutte: non vuole più camminare. La messa per i dieci anni dalla morte della moglie diventa l’occasione di una riunione familiare, e i figli, che finora non se ne erano preoccupati troppo devono smuoverlo da questa posizione che è una metafora del suo stato mentale: quella di un uomo che vive accanto all’esistenza e non più dentro la realtà.

 

SI NOTA ALL’IMBRUNIRE 

(Solitudine da paese spopolato)

di Lucia Calamaro
regia Lucia Calamaro
con Silvio Orlando
e con (in o. a.) Riccardo Goretti, Roberto Nobile, Alice Redini, Maria Laura Rondanini
scene Roberto Crea - costumi Ornella e Marina Campanale - luci Umile Vainieri

 

Produzione Cardellino srl
in coproduzione con Teatro Stabile dell’Umbria
in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival – Napoli Teatro Festival Italia

 

Dal 14 al 19 maggio in scena al Teatro Argentina la nuova creazione a firma della drammaturga e regista, recente Premio Hystrio 2019 alla drammaturgia, Lucia Calamaro, che scrive e dirige uno spettacolo sulla “solitudine sociale”. 

In scena Silvio Orlando con quattro interpreti – Riccardo Goretti, Roberto Nobile, Alice Redini e Maria Laura Rondanini – per raccontare la storia di un uomo che confonde la realtà e i desideri. I figli Alice, Riccardo e Maria sono arrivati la sera prima. Il fratello maggiore Roberto anche. Un fine settimana nella casa di campagna di Silvio, all’inizio del villaggio spopolato dove vive da solo da tre anni. Silvio ha acquisito, nella solitudine, un buon numero di manie, la più grave di tutte: non vuole più camminare. Non si vuole alzare. Vuole stare e vivere seduto il più possibile. E da solo. Si tratta, per i figli che finora non se ne erano preoccupati troppo, di decidere che fare, come occuparsene, come smuoverlo da questa posizione che è una metafora del suo stato mentale: che è quella di un uomo che vive accanto all’esistenza e non più dentro la realtà. Emergono qua e là empatie, distanze e rese dei conti. I familiari di Silvio sono venuti a trovarlo per la messa dei dieci anni dalla morte della moglie. C’è da commemorare, da dire, da concertare discorsi. Preda del suo isolamento, nella testa di Silvio si installa una certa confusione tra desideri e realtà, senza nessuno che lo smentisca nel quotidiano, la vita può essere esattamente come uno decide che sia. 

«Fino a un certo punto – aggiunge Lucia Calamaro, che continua a raccontare – Questo spettacolo, che ha trovato nella figura del padre un interprete per me al tempo insperato e meraviglioso: Silvio Orlando, trova le sue radici in una piaga, una maledizione, una patologia specifica del nostro tempo che io, personalmente, ho conosciuto anche troppo. La socio-psicologia le ha dato un nome: “solitudine sociale”. A mettere in luce i rischi di questa situazione sono stati due studi presentati al 125° incontro annuale dell’American Psychological Association (APA). Essere isolati dalla società è un male oscuro e insidioso. Tutti noi infatti, in quanto esseri umani, abbiamo bisogno del contatto con gli altri, un bisogno che ci permette di sopravvivere. La preoccupazione insorge ancora di più se si pensa che questo tipo di “solitudine estrema” si sta espandendo e continuerà a crescere nei prossimi anni tanto che La Francia ha creato “la giornata della Solitudine” e l’Inghilterra ha istituito, addirittura, un ministero della solitudine. Secondo gli esperti potremmo trovarci alle prese, e non solo nei paesi più ricchi, con un’epidemia di solitudine. Diffusa oramai anche tra i giovani. Silvio Orlando è, secondo me, un attore unico. Capace di scatenare per la sua resa assoluta al palco, le empatie di ogni spettatore, e con le sue corde squisitamente tragicomiche, di suscitare riquestionamenti, emozioni ed azioni nel suo pubblico. E insieme ci piace pensare che gli spettatori, grazie a un potenziale smottamento dell’animo dovuto speriamo a questo spettacolo, magari la sera stessa all’ uscita, o magari l’indomani, chiameranno di nuovo quel padre, quella madre, quel fratello, lontano parente o amico oramai isolatosi e lo andranno a trovare, per farlo uscire di casa. O per fargli solamente un po’ di compagnia».

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