Viviroma.it spettacoli a Roma - TEATRO - Abbiamo visto: REGALO DI NATALE di Pupi Avati al Teatro Quirino

Sabato, 11 Maggio 2019

Abbiamo visto Regalo di Natale di Pupi Avati al Teatro Quirino, martedi 7 maggio, con

GIGIO ALBERTI
FILIPPO DINI
GIOVANNI ESPOSITO
VALERIO SANTORO
GENNARO DI BIASE
adattamento teatrale di Sergio Pierattini
regia di MARCELLO COTUGNO

Scenografie: Luigi Ferrigno
costumi : Alessandro Lai
luci: Pasquale Mari

Uno tra i più bei film di Pupi Avati, Regalo di Natale, scritto e diretto nel 1986, diviene una pièce teatrale  con l’adattamento di Sergio Pierattini e la regia di Marcello Cotugno. Il film , presentato in concorso alla quarantatreesima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia guadagnò critiche lusinghiere e fece vincere a Carlo Delle Piane la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, nel ruolo dell’avvocato Santella. Gli altri interpreti principali erano Diego Abatantuono nel ruolo di Franco, Gianni Cavina in quello di Ugo, Alessandro Haber era Lele e George Eastman impersonava Stefano. Il film ha avuto anche un sequel nel 2004 con La rivincita di Natale e con gli stessi interpreti nei ruoli principali. Presenti in platea ed a lungo applauditi dal pubblico, la sera della prima, oltre al regista, alcuni degli attori del vecchio film: Gianni Cavina, Alessandro Haber, George Eastman. Nella commedia teatrale il copione originale di Regalo di Natale è stato modernizzato, adeguandolo alle innovazioni tecnologiche del presente. E’ stato anche  modificato nella struttura, in parte per esigenze di adattamento allo spazio teatrale, in parte per scelta. Il linguaggio cinematografico è  più legato all’espressione ed alla dinamica degli avvenimenti, mentre quello teatrale è più legato alla parola. La storia, tuttavia, rimane essenzialmente la stessa. La sera di Natale, personaggi fondamentalmente soli a causa dei loro fallimenti, si ritrovano, dopo anni,  per giocare una partita a poker. Sono amici di vecchia data Lele, Ugo e Stefano e si organizzano per spennare lo sconosciuto avvocato Santella un ricco ed anziano industriale , contattato da Ugo e presentato come uno sprovveduto che trova quasi consolazione nel perdere. Hanno però  bisogno di Franco, il quarto amico che ora vive a Milano, possiede un cinema ed è l’unico ad avere abbastanza soldi per affrontare l’impresa, anche se la sua attività non versa in buone acque. Quando Franco, viene a sapere che parteciperà anche Ugo, in un primo momento si rifiuta di venire. Ci sono vecchi e gravi dissapori con lui, che lo ha tradito portandogli via la moglie per puro cinismo, lasciandola dopo pochi mesi. Poi però si risolve a partecipare, essendo oppresso dai creditori e volendo ristrutturare il suo cinema. Così, da mezzanotte alle quattro del mattino, nella villa che Stefano si è fatto prestare da un amica, inizia la partita di Natale. Che è anche una storia di sconfitti, di menzogne, di illusioni e di tradimenti. E che avrà un vincitore ( Ugo si era accordato con l’avvocato, un professionista del poker, per incastrare Franco, tradendolo una seconda volta)in una realtà dove invece , umanamente, sono tutti perdenti.

La commedia non regge Il confronto, inevitabile, col film . Vi è tutta una prima parte, dove alla trama originaria si sostituisce un gioco di battute che Lele fa con Stefano , che induce il pubblico alle risate , a leggere il lavoro in chiave comica, alterando totalmente il terreno, l’humus dal quale nasceva il film di Pupi Avati. Poi gradualmente la tensione sale e bravi sono gli attori a creare il giusto clima drammatico. Nel finale, l’opera viene alleggerita e banalizzata , inserendo un’ultimissima parte che nel film originale non c’era. Della quale non comprendiamo il bisogno e che produce lo stesso effetto di quando si aggiunge abbondante acqua ad un vino pregiato d’annata. Il pubblico approva e si rilassa di sollievo. Il finale  lo alleggerisce e lo riporta alla superficialità iniziale che lo aveva fatto tanto ridere .  Niente a che vedere, per la maggior parte, con il film di Avati, poetico, lucido, amaro, avvincente. 

Danilo Ferrin

 

 

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