Viviroma.it spettacoli a Roma - TEATRO - Abbiamo visto la prima di NOVECENTO al Teatro Eliseo

Mercoledì, 03 Aprile 2019

Novecento

Novecento è un monologo teatrale di Alessandro Baricco scritto nel 1994 e andato in scena, per la prima volta, quello stesso anno al Festival di Asti. Sono passati, dunque, 25 anni da quella prima messa in scena che vedeva allora come oggi in scena Eugenio Allegri con la regia di Gabriele Vacis.  Novecento è la storia di Danny Boodman T. D. Lemon Novecento, nato, vissuto e morto a bordo di un piroscafo, senza mai scendere sulla terraferma perché “la terra è una nave troppo grande, un profumo troppo forte, una donna troppo bella”. Ma Novecento racconta soprattutto la storia di un neonato abbandonato in una scatola di cartone sul pianoforte della prima classe di un piroscafo, il Virginian, e trovato per caso da Danny Boodman, un marinaio di colore che gli farà da padre fino all'età di otto anni, quando morirà in seguito a un incidente sul lavoro. Novecento cresce così insieme agli altri uomini dell’equipaggio e, incredibilmente, senza maestri, diventa un pianista dal talento eccezionale tanto da accettare la sfida del grande Jelly Roll Morton, il primo importante compositore e pianista di musica jazz della storia. E’ stata la prima volta che ho assistito alla rappresentazione di Novecento. Del testo scritto da Baricco, anni fa, amai tutto; quel libro, di appena 64 pagine, già dalle prime battute mi aveva proiettato in un’altra dimensione, portandomi a navigare in mezzo all’oceano sulle note del jazz. Le parole di Baricco, intense, commoventi e quasi consolanti risuonavano nelle mie orecchie insieme alla musica del pianoforte suonato da Danny Boodman T.D. Lemon Novecento: “Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia, e qualcuno a cui raccontarla”. Per questo mi aspettavo un monologo con parole recitate lentamente, magari con strappi improvvisi ma mantenendo quel ritmo che avevo percepito nella lettura. Sin dall’inizio, invece, lo spettacolo in scena in questi giorni al Teatro Eliseo presenta Eugenio Allegri che recita il testo di Baricco come fosse una leggera cantilena, quasi fastidiosa, che segue il ritmo della tromba di Tim Tooney (la voce narrante della pièce). Il testo scorre così, velocemente, troppo velocemente, tra falsetti e gorgheggi, tra voce roca e toni più acuti, tra passi di danza e saltelli. Tutto questo non consente allo spettatore di comprendere appieno la profondità ed il significato del testo. E’ un peccato, perché l’energia di Allegri è evidente ed è manifestata dal caloroso applauso finale (con standing ovation) con la quale la platea omaggia l’attore. La scenografia è semplice, minimale ma azzeccatissima: un lungo telo fa da fondale ed un minuscolo pianoforte rimane appeso, fluttuante in balia delle onde. Tutto ciò permette di immaginare un mare in burrasca che con un gioco di luci colorate consente ad Allegri di regalare immagini suggestive muovendo il telo e ricreando ogni volta situazioni diverse. La messinscena, nonostante le osservazioni fatte sopra, consente allo spettatore di riflettere intorno ai suoi timori quotidiani: la tendenza di ciascuno di noi a rifugiarsi, con le nostre barche dell’esistenza, in porti sicuri, finiti, ben sapendo però che quelle stesse barche non sono state create per veleggiare in baie riparate ma per proiettarsi in mare aperto ed abbracciare nuovi ed imprevedibili orizzonti “Cristo, ma le vedevi le strade? Anche solo le strade, ce n’è a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una? A scegliere una donna? Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire? Tutto quel mondo! Quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce! E quanto ce n’è! Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla? A viverla…”. Claudio Padellini (Claudio7483)

Non sei iscritto, partecipa a Vivi Roma!

Accedi con Facebook

Chi è in linea