Viviroma.it spettacoli a Roma - MOSTRE - Abbiamo visto: LEONARDO DA VINCI. LA SCIENZA PRIMA DELLA SCIENZA alle Scuderie del Quirinale

Martedì, 12 Marzo 2019

Leonardo da Vinci. La scienza prima della scienza

Roma, Scuderie del Quirinale

13 marzo – 30 giugno

Concept della mostra

La mostra vuole presentare al grande pubblico la figura di Leonardo aprendo lo sguardo sulla fitta trama di relazioni culturali che pervade l’ingegneria, la tecnica, l’arte e il pensiero tra Quattro e Cinquecento. Dalla formazione toscana, al soggiorno milanese, fino al tardo periodo romano, la mostra ripercorre l’opera di Leonardo sul fronte tecnologico e scientifico e traccia le connessioni culturali con i suoi contemporanei, per offrire una visione finalmente ampia di questo grande personaggio, spesso presentato come genio isolato. 

 Leonardo da Vinci, Trattato della pittura di Lionardo da Vinci, novamente dato in luce, con la vita dell’istesso autore, scritta da Rafaelle du Fresne. Si sono giunti i tre libri della pittura & il trattato della statua di Leon Battista Alberti, con la vita del medesimo. 1651.  Milano, Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci, VET G.42. ©Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci. Foto: A. Nassiri

 

Dieci disegni originali di Leonardo guidano il visitatore lungo il percorso, alla scoperta di oltre 200 opere tra preziosi modelli, manoscritti, disegni, volumi, stampe e dipinti provenienti da prestigiose istituzioni italiane ed europee. Le sezioni della mostra esplorano i grandi temi affrontati da Leonardo sul versante del pensiero tecnico e umanistico, al centro del dibattito degli artisti e tecnologi rinascimentali : lo sviluppo di macchine per i grandi cantieri di costruzione, l’utilizzo del disegno e della prospettiva come strumenti di conoscenza e rappresentazione, l’arte della guerra tra tradizione e innovazione, le macchine fantastiche come quelle per il volo, la passione per la rappresentazione dell’elemento macchina in quanto tale, l’ideazione di soluzioni negli ambiti del lavoro e della produzione, la riflessione sulla città ideale e lo studio delle vie d’acqua, la riscoperta del mondo classico, oltre a un focus dedicato alla biblioteca di Leonardo, in cui compare l’unico volume identificato come di sua proprietà con annotazioni di suo pugno. Conclude la mostra una riflessione su come nel tempo è nato e si è sviluppato il mito di Leonardo, un fenomeno ancora oggi vivo ma di cui spesso vi è scarsa consapevolezza.

Leonardo da Vinci, Argano a leva, 1478-1480. Codice Atlantico f 30v. Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, ©Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Mondadori Portfolio-f30v

 

Grazie al confronto con i suoi contemporanei che attraversa la mostra, emergono gli aspetti realmente unici e innovativi del lavoro di Leonardo ed il senso dell’eredità del suo pensiero nei confronti della contemporaneità: il disegno come strumento d’analisi e al contempo di comunicazione, la capacità di osservazione e, soprattutto, un pensiero trasversale e duttile, in un’idea di conoscenza che costruisce relazioni e connessioni.

 

LE SEZIONI DELLA MOSTRA

 

SALA 1 - Ingegneri toscani

 

Macchine e meccanismi interessano Leonardo già nei suoi anni di formazione.

Leonardo da Vinci, Gru di Filippo Brunelleschi, 1478-1480 Codice Atlantico f 965r. Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, ©Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Mondadori Portfolio_f965r

 

Il suo primo incontro con l’ingegneria avviene nel cantiere del Duomo di Firenze, dove tra il 1469 e il 1471, come allievo della bottega di Verrocchio, collabora nell’impresa di realizzare e posizionare sulla sommità della lanterna un’enorme sfera rivestita di rame dorato. 

Nella cattedrale Leonardo può osservare da vicino le gru, ideate quattro decenni prima da Filippo Brunelleschi per realizzare la celebre cupola, uno dei più grandi e rivoluzionari cantieri del Rinascimento. L’impressione durevole è confermata dai disegni estremamente precisi che l’artista esegue negli anni successivi.

Nel Quattrocento la Toscana è teatro di una vivace scuola d’ingegneria, che eredita la tradizione medievale, reinterpretandola alla luce della nuova visione umanista.

La generazione di ingegneri-artisti maturata nelle botteghe rinascimentali, forte di una formazione sfaccettata e approfondita, sviluppa il disegno come strumento di illustrazione nei trattati di architettura e macchine.

Dai senesi Mariano di Jacopo - detto il Taccola - e Francesco di Giorgio Martini, ai fiorentini Giuliano da Sangallo e Bonaccorso Ghiberti, tutti compilano quaderni di disegni, zibaldoni e trattati in cui arte militare, ingegneria e architettura si accompagnano al recupero della tradizione classica.

Leonardo si distingue in questo panorama culturale, più che per la ricerca d’innovazione, per la stupefacente qualità del segno grafico e delle tecniche di rappresentazione adottate, come nella dettagliatissima veduta in esploso di un argano dal Codice Atlantico qui esposta.

 

SALA 2 - Lo studio dell’Antico

Dopo il suo arrivo a Milano nel 1482, Leonardo si misura con la tradizione classica, un confronto al centro del dibattito architettonico rinascimentale. 

Tra il 1460 e il 1464, durante il suo lungo soggiorno milanese, Filarete redige in volgare il Trattato di Architettura con un ricco corredo di illustrazioni, in cui compaiono edifici a pianta centrale; il modello planimetrico è approfondito anche da Leonardo in una serie di disegni eseguiti senza alcuna finalità progettuale. 

Gli edifici sono messi a confronto con il solenne archetipo del Pantheon di Roma, documentato dai trattati rinascimentali di Sebastiano Serlio e Andrea Palladio. Il monumento adrianeo rimane uno degli esempi più studiati dagli architetti moderni, come testimonia l’opera tardo ottocentesca del francese Georges Chedanne. 

Il paragone con il mondo antico passa principalmente dalla riscoperta dell’opera di Vitruvio che ispira il Trattato di Architettura di Francesco di Giorgio Martini, dove compare il paragone tra le proporzioni degli edifici e quelle del corpo umano, sintetizzate nell’illustrazione dell’uomo “bene figuratus”. Il modello è riproposto da Leonardo nel suo Uomo Vitruviano e, in seguito, nelle prime edizioni a stampa del trattato antico, pubblicato in latino da Fra Giocondo nel 1511 e tradotto in italiano da Cesare Cesariano dieci anni dopo.

 

Del trattato di Francesco di Giorgio è esposto l’esemplare della Biblioteca Laurenziana, arricchito dalle note manoscritte di Leonardo, l’unico libro proveniente con certezza dalla sua biblioteca.

Tra i miti del Mondo Antico rievocati dagli umanisti tra Quattrocento e Cinquecento, a partire da Leon Battista Alberti, è anche quello delle Navi dell’Imperatore Caligola sepolte nel lago di Nemi, di cui si sogna il recupero.

 

SALA 3 - L’invenzione della prospettiva

L’invenzione della prospettiva è al centro del dibattito teorico europeo del Rinascimento, ratificando il ruolo del disegno come fondamento della formazione artistica.

Leonardo dà prova di una grande padronanza dell’uso della prospettiva geometrica e della resa stereometrica dei solidi cimentandosi nel disegno di forme complesse; lo testimonia l’ardita scorciatura del mazzocchio, eseguita sulla traccia di Paolo Uccello, fino ad arrivare all’ideazione nel 1498 dei sofisticati solidi geometrici che illustrano il De Divina Proportione dell’amico Luca Pacioli. 

 

Leonardo da Vinci e allievo (Francesco Melzi?), Studio prospettico di una ruota dentata, 1508-1510. Codice Atlantico, f 706r   Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, ©Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Mondadori Portfolio-f706r

Fra i disegni di Leonardo collegati alla pratica prospettica, sono presentati due fogli provenienti dal Codice Atlantico: uno studio di ruota dentata e un piccolo schizzo con un artista intento a disegnare una sfera armillare tramite un prospettografo, strumento che permetteva di riportare le coordinate del soggetto inquadrato direttamente sul supporto. Allo stesso tema sono dedicate quattro celebri incisioni di Albrecht Dürer che rappresentano un disegnatore mentre riproduce diverse tipologie di soggetti (dal ritratto alla natura morta) visti attraverso altrettanti strumenti prospettici. 

Per testimoniare le fondamenta e la continuità dell’opera di Leonardo e Dürer, sono esposti in sala una celebre opera medioevale, il Perspectiva Communis di John Peckham, trattato di ottica e geometria di cui Leonardo possedeva una copia nella sua biblioteca, e tre libri pubblicati all’inizio del XVII secolo da Jacopo Barozzi, Francois Niceron e Pietro Accolti. I volumi rappresentano la persistenza dei fondamenti scientifici della prospettiva ben oltre il Rinascimento.

  

SALA 4 - Città ideali e vie d’acqua

“Trova uno maestro d’acqua e fatti dire i ripari d’essa e quella che costa” (Codice Atlantico, f. 661a recto)

L’osservazione della città interessa Leonardo fin dal suo arrivo a Milano nel 1482, costituendo una preziosa materia di apprendimento tecnico. A rappresentare l’immagine della città in quegli anni sono due capolavori della miniatura del Quattrocento: la pianta di Milano, realizzata dal cartografo Pietro del Massaio nella Cosmografia di Tolomeo completata nel 1472, e le vedute miniate da Cristoforo de’ Predis nel Leggendario Sforza-Savoia. Nel primo, pur nell’estrema semplificazione, appaiono i principali edifici della città, definita dalla forma circolare e solcata da corsi d’acqua; nel secondo si individua una veduta ispirata all’antica piazza del Duomo come l’avrebbe potuta vedere Leonardo. 

 

Leonardo da Vinci, Chiusa a porte battenti, 1506-1508. Codice Atlantico f 656r. Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, ©Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Mondadori Portfolio-f30v.jpg-f656r

All’immagine di una Milano dall’impianto circolare, Leonardo contrappone gli studi di una città ideale eseguiti tra il 1487 e il 1490, con un impianto viario ortogonale a doppio livello che fa tesoro delle competenze di ingegneria idraulica acquisite. Una città sognata secondo principi di pragmatica efficienza e razionalità contrapposti alla metafisica bellezza di un progetto di città ideale effettivamente realizzata negli stessi anni, come l’addizione Erculea di Ferrara di Biagio Rossetti. 

Osservando e rilevando le conche in uso nel Milanese, Leonardo descrive e forse progetta alcuni miglioramenti, anche se è difficile stabilire con sicurezza se i suoi disegni rappresentino manufatti già esistenti oppure proposte originali. Questi studi si possono collocare a partire dal 1497, quando Ludovico il Moro dispone che il Naviglio Martesana venga collegato alla fossa interna rendendo necessaria la costruzione di tre conche. 

 

SALA 5 - L’ingegno del fare

Tra Medioevo e Rinascimento l’introduzione di innovazioni meccaniche, dall’accoppiamento di ruota dentata e pignone al sistema biella manovella, fino ad arrivare all’introduzione della vite senza fine, permette una graduale trasformazione delle modalità del lavoro e della produzione, che dal gesto manuale evolve gradualmente alla meccanizzazione dei processi.

Come per gli altri settori della sua attività, le prime macchine da lavoro disegnate da Leonardo appartengono alla consuetudine pratica della bottega rinascimentale, in continuità con la tradizione medioevale. Con il progredire dei suoi studi durante il primo soggiorno milanese, Leonardo arriva a una notevole conoscenza degli elementi da lui definiti “macchinali” che, nell’ultimo decennio del Quattrocento, gli permette di compilare un vero e proprio compendio di meccanica, il Codice Madrid I, e di concepire macchine con sistemi di automazione avanzatissimi.

Leonardo da Vinci, Filatoio con fuso ad alette mobili, 1495. Codice Atlantico f 1090v. Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, ©Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Mondadori Portfolio-f1090v 

 

Negli stessi anni in cui attende all’esecuzione del Cenacolo, tra il 1495 e il 1497, Leonardo si dedica a studi approfonditi in campi legati alle eccellenze produttive della Milano Sforzesca, come il tessile e la metallurgia. I disegni in questo settore, tra i più dettagliati e raffinati del suo corpus, rendono conto delle conoscenze acquisite e forniscono proposte pratiche e innovative.

È il caso di uno dei più bei fogli del Codice Atlantico esposti in mostra, relativo a un filatoio ad alette mobili, quasi un foglio di presentazione per la sua completezza e raffinatezza.

 

SALA 6 - Teatri di macchine

Nel corso del suo primo soggiorno milanese Leonardo dedica la sua attenzione tanto agli aspetti pratici della produzione, quanto alle idee immaginifiche: le macchine divengono oggetto di meraviglia, come i fantastici carri da guerra concepiti da umanisti come Giovanni Fontana e Roberto Valturio. 

Presso la corte degli Sforza, Leonardo è impiegato nella realizzazione di apparati scenografici in importanti ricorrenze, come la Festa del Paradiso per il matrimonio di Gian Galeazzo Sforza con Isabella d’Aragona nel 1489. Per l’occasione costruisce una volta stellata con una grande macchina scenica che mette in moto i pianeti. Di questa impresa effimera non sopravvivono disegni; tuttavia è ricollegabile al mondo del teatro uno studio eseguito dieci anni prima relativo a un carro semovente in grado di muoversi su un palcoscenico o su una piazza.

Leonardo da Vinci, Carro automotore, 1478 circa. Codice Atlantico f812. Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, ©Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Mondadori Portfolio-f812r

 

La relazione tra macchina e teatro è rappresentata, su scala europea, da un celebre ciclo di incisioni realizzate tra il 1516 e il 1518 sotto la supervisione di Albrecht Dürer e Hans Burgkmair raffiguranti il trionfo dell’imperatore Massimiliano I d’Asburgo. Nella serie di stampe le macchine da parata recuperano la tradizione antiquaria dei trionfi di Cesare di Andrea Mantegna, ostentando anche ingranaggi, leve e pignoni perfettamente integrati nel repertorio decorativo.

Nel pieno Cinquecento, con la progressiva affermazione del ruolo dell’ingegnere, la tecnica diviene protagonista dei molti Theatri Machinarum, volumi sontuosamente illustrati da dettagliate incisioni, da Georg Agricola ad Agostino Ramelli, veri e propri “artigiani vitruviani”.

SALA 7 - La biblioteca di Leonardo

Sebbene si definisca un “omo sanza lettere” per la sua formazione pratica, ribadendo l’importanza dell’esperienza e dell’osservazione diretta della natura, Leonardo si confronta, soprattutto a partire dalla fine degli anni ’80 del Quattrocento, con i grandi testi della tradizione classica, medioevale e contemporanea; probabilmente egli desidera divenire un “altore”, ossia uno scrittore, come lo era stato pochi decenni prima Leon Battista Alberti.

Antonio Averlino detto Filarete, De architectura libri viginti quinque, ab Antonio Bonfinio latine redditi, ad Matthiam Corvinum Hungariae regem (Trattato di architettura civile e militare), 1460-1464. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Lat. VIII, 2 (=2796), f. 5r.©Biblioteca Nazionale Marciana; su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali-Biblioteca Nazionale Marciana.

 

A tal fine costituisce una biblioteca eccezionale per un artista dei suoi tempi, composta di oltre 150 volumi, purtroppo dispersa con l’unica eccezione del Manoscritto Laurenziano esposto in mostra. È però possibile ricostruirne le caratteristiche da alcuni elenchi presenti nei suoi Codici.

Non conoscendo il latino, Leonardo inizia a leggere testi in volgare come la Commedia di Dante o le traduzioni di classici come Ovidio e Plinio. Per poter approfondire i suoi studi teorici deve però compiere un faticoso processo di formazione studiando a Milano il latino e la matematica, indispensabili per approfondire ogni campo teorico. In questo percorso gli saranno utili le amicizie con intellettuali come Luca Pacioli, di cui possedeva il Summa de Arithmetica pubblicato nel 1494.

Antonio Averlino detto Filarete, De architectura libri viginti quinque, ab Antonio Bonfinio latine redditi, ad Matthiam Corvinum Hungariae regem (Trattato di architettura civile e militare), 1460-1464. Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Lat. VIII, 2 (=2796), f. 5r.©Biblioteca Nazionale Marciana; su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali-Biblioteca Nazionale Marciana.

 

In sala è possibile esplorare una serie di testi e autori cari allo studio di Leonardo, presentati in edizioni che Leonardo avrebbe potuto avere nella sua biblioteca, oppure poco successive ma corredate di interessanti apparati illustrativi, e infine in manoscritti lussuosi, non certo alla portata di un artista, ma legati a corti come quella Sforzesca.

 

SALA 8 - L’arte della Guerra

“Ho modi di ponti leggerissimi e forti, e atti a portare facilissimamente, e con quelli seguire e alcune volte fuggire li inimici, et altri securi et inoffensibili da foco e battaglia, facili et commodi da levare et ponere […] Ho anchora modi de bombarde comodissime et facile ad portare et cum quelle buttare minuti saxi a similitudine quasi di tempesta […]”

Così Leonardo si presenta al duca Ludovico Maria Sforza in una lettera del Codice Atlantico in cui offre i suoi servigi di ingegnere militare dopo il suo arrivo a Milano nel 1482. Allora, in verità, l’artefice toscano aveva ben poca esperienza di arte militare, approfondita proprio nel primo soggiorno milanese studiando autori classici come Archimede, Frontino e Vegezio attraverso un fondamentale testo contemporaneo, il De Re Militari di Roberto Valturio, volgarizzato nel 1483 da Paolo Ramusio. 

Leonardo inoltre dimostra interesse a rilevare dal vero le fortificazioni che può osservare a Milano e, più tardi, nell’anno trascorso di Romagna tra il 1502 e il 1503. Anche in questo campo innova profondamente gli strumenti di rappresentazione grafica, grazie all’utilizzo di vedute prospettiche, piante, trasparenze e sezioni orizzontali.

Leonardo da Vinci, Studio di due mortai che lanciano proiettili esplosivi, 1485. Codice Atlantico f 33r. Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, ©Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Mondadori Portfolio-f33r

 

I suoi disegni di fantastiche macchine da guerra sono caratterizzati da grande immaginazione: Leonardo sembra interessato a illustrare le tecniche belliche della tradizione e del suo tempo, in una sorta di antologia e repertorio di infinite variazioni. È probabile che i disegni più spettacolari gli servissero per ottenere credito presso Ludovico il Moro costituendo dei veri e propri fogli di presentazione; gli studi raffiguranti macchine belliche grandiose quanto irrealizzabili, come la balestra gigante esposta in questa sala, sono caratterizzati, infatti, da un tratto grafico particolarmente rifinito.

 

SALA 9 – Macchine per il volo

“Piglierà il primo volo il grande uccello sopra del dosso del suo magno Cecero, empiendo l’universo di stupore, empiendo di sua fama tutte le scritture e gloria eterna al loco dove nacque”

Leonardo da Vinci (Codice sul volo degli uccelli, copertina)

 

L’antico desiderio di far volare l’uomo, testimoniato dal mito di Dedalo e Icaro, è declinato da Leonardo in una accurata osservazione della natura, tradotta in forme meccaniche. I suoi studi si concentrano in due periodi: al primo soggiorno milanese (1482-1499) risalgono le riflessioni sul volo meccanico, denominato “strumentale”, mentre al decennio successivo appartengono le indagini, sempre più organiche e complesse sul volo librato degli uccelli, “senza battito d’alie”.

Leonardo da Vinci, Aliante, 1493-1495. Codice Atlantico f 846v. Milano, Veneranda Biblioteca Ambrosiana, ©Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Mondadori Portfolio-f846v

 

Nella maggior parte dei suoi studi, Leonardo traduce l’anatomia degli uccelli in forme meccaniche utilizzando il lessico di elementi macchinali dell’ingegneria, dalle pulegge e ruote dentate al sistema vite senza fine/madrevite.  I suoi disegni di macchine fantastiche sono di grande impatto: si pensi a quello per una navicella volante con le ali incurvate fino ad arrivare al dettagliato progetto di un aliante con le estremità delle ali manovrabili. 

Dopo il suo ritorno a Firenze, all’inizio del 500, Leonardo muta prospettiva, studiando la fisiologia e le traiettorie del volo degli uccelli nel complesso sistema delle correnti ascensionali, secondo una visione della natura più complessa.

 

SALA 10 – Il mito di Leonardo

“Laonde per tante parti sue sí divine, ancora che molto piú operasse con le parole che co' fatti, il nome e la fama sua non si spegneranno già mai”. Giorgio Vasari, Le Vite

 

Il mito moderno di Leonardo ingegnere e scienziato inizia sostanzialmente nel 1796 quando, dopo secoli di oblio, i suoi manoscritti, fatti requisire da Napoleone alla Biblioteca Ambrosiana di Milano e approdati a Parigi, sono oggetto di una approfondita ricognizione da parte del fisico modenese Giambattista Venturi (1746-1822). Nel suo Essai sur les ouvrages physico-mathématiques de Léonard de Vinci egli mette in evidenza la componente scientifica e tecnica dell'opera di Leonardo, la cui fama era legata unicamente alla dimensione artistica tramandata dal Trattato della pittura. In questa direzione vanno anche le ricerche di Guglielmo Libri nel suo Histoire des sciences mathématiques en Italie (1841-1844). 

A partire dal 1881 la progressiva pubblicazione dei codici di Leonardo, prima in Francia (Ravaisson Mollien) e poi in Italia (Accademia dei Lincei) consente a studiosi provenienti da diversi campi del sapere la verifica diretta dei suoi scritti scientifici e tecnici. Parallelamente il mito di Leonardo “genio universale”, visionario inventore e anticipatore della modernità, ha intrapreso una strada indipendente e spesso slegata dalla realtà storica.

La retorica Mostra di Leonardo da Vinci e delle Invenzioni italiane del 1939 è un chiaro esempio in questa direzione: in piena età fascista e a ridosso della guerra, Leonardo diventa il simbolo per celebrare l’autarchia e il primato del genio italico, esibendo con orgoglio i successi scientifici e tecnologici di un’Italia che non aveva bisogno dell’aiuto di potenze straniere.

 

 

 

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