Viviroma.it spettacoli a Roma - Abbiamo visto: LA GOVERNANTE al Teatro Quirino di Roma

Giovedì, 07 Marzo 2019

 

La Governante è senza dubbio una delle opere di maggior rilievo di Vitaliano Brancati. Il dramma, scritto nel 1952, tratta il tema, a quei tempi imbarazzante, dell’omosessualità femminile e rappresenta il culmine della “nuova” produzione letteraria dello scrittore siciliano che, dopo aver conosciuto Alvaro, Moravia ed altri scrittori antifascisti, matura (in pieno regime) la sua crisi politica, distaccandosi dalle posizioni fasciste giovanili e dai suoi scritti iniziali, improntati all’ideologia dell’azione.

L’opera, non appena pubblicata, venne subito censurata in un’Italia ancora troppo conservatrice qual era quella dei primi anni del dopoguerra. La Governante è andata in scena la prima volta a Parigi nel 1963, mentre la prima rappresentazione italiana ha dovuto attendere il 1965 con l’abolizione della censura.

La rinnovata versione italiana, in scena in questi giorni al Teatro Quirino, sotto l’attenta regia di Guglielmo Ferro vede come protagonisti principali un eccezionale Enrico Guarneri nel ruolo di Leopoldo Platania ed una sempre meravigliosa Ornella Muti nel ruolo di Caterina Leher. Nel cast spiccano per bravura anche Nadia De Luca nel ruolo di Iana, Rosario Minardi nel ruolo di Bonivaglia e Caterina Milicchio in quello di Elena.  Un cast, dunque, di tutto rispetto, completato dai bravi Naike Rivelli, Rosario Marco Amato e Turi Giordano

La vicenda è imperniata su Caterina Leher, governante francese assunta in casa Platania, una famiglia borghese di origine siciliana, trapiantata a Roma, il cui patriarca Leopoldo ha sacrificato la vita di una figlia, morta suicida, ai pregiudizi della sua morale. Caterina è Calvinista e viene considerata da tutti un modello d’integrità e quindi costretta a vivere segretamente la propria omosessualità.

L’opera, pur essendo un dramma, non manca di tratti di comicità soprattutto nei dialoghi tra il patriarca Leopoldo, il figlio Enrico, la nuora Elena e la giovane Iana a cui è facile affezionarsi per l’energia e l’ingenuità che esprime.

Le due ore dello spettacolo impongono allo spettatore, tuttavia, riflessioni profonde sui temi dell’etica e della responsabilità individuale, sul senso di “colpa” che nelle anime innocenti è sempre presente, e ancora sui principi della Sicilia baronale e sull’ipocrisia dei benpensanti cattolici.

Le tematiche trattate sono tuttora attuali e lo spettatore ne rimane coinvolto, rapito dalle luci del palco, ottimamente allestito.

Gli applausi finali a tutti i protagonisti sono sinceri ed il fatto che a distanza di due giorni io continui a pensare, con affetto, alle figure di Iana, Caterina e Leopoldo, mi fa comprendere che i loro drammi appartengono a tutti noi.

 

 

 

 

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Autore

Steve

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