Viviroma.it spettacoli a Roma - Abbiamo visto: LA GIOIA regia di Pippo Delbono al Teatro Argentina

Mercoledì, 06 Marzo 2019

In scena fino a domenica al Teatro Argentina La Gioia uno spettacolo per la regia di Pippo Delbono in onore del suo compagno di scena Bobò, conosciuto nel 1995 al manicomio di Aversa.

Uno spettacolo tutto da interpretare che apre tante porte nella nostra mente e forse chiude qualche finestra sul mondo.

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Un omaggio a una persona davvero speciale da una persona estremamente sensibile e geniale. Doti queste che fanno la differenza rispetto agli altri ma che ci rendono vulnerabili e a volte incompresi. La storia ne è testimone con i suoi molteplici esempi. L’incomprensione potrebbe condurre alla follia o meglio potrebbe distorcere la visione delle cose che non siamo capaci di decodificare e portare a interpretarle come pazzia.

Essere allegri, divertirsi, fare baldoria non sono altro che sinonimi del nostro modo di dire “darsi alla pazza gioia”?

La gioia è forse pazzia. Occorre avere una buona dose di pazzia per conoscere la gioia.  La gioia ci rende pazzi e ci fa fare cose incredibili.

Chi decide chi è pazzo e chi non lo è?

Porsi sul piano della pazzia ci pone di fronte a una realtà diversa e ci porta a concepire le cose secondo una visione contrapposta. Il nostro pensiero allora si capovolge e le cose acquistano un significato diverso. Questi e tanti altri pensieri ci hanno attraversato.

E se la pazzia fosse qualcosa che noi non capiamo? Oppure qualcosa che esce dall’ordinario, o semplicemente dalla logica abituale e dal pensiero di massa, oppure dai luoghi comuni? E quindi se tutti noi fossimo pazzi, in ogni diverso grado e misura, ma tuttavia non sappiamo di esserlo? Ciò vorrebbe dire che non ne abbiamo coscienza della pazzia ma non che non lo siamo.

La pazzia come semplice alterazione delle proprie facoltà mentali, ma anche come differenza rispetto alle convenzioni sociali; come diversità rispetto al contesto e al momento storico o culturale. Pazzia per alcuni ma normalità per altri.

Uno spettacolo introspettivo che ci spinge a riflettere su noi stessi ma soprattutto che pone ciascuno di noi rispetto alla società in cui viviamo, intrisa di condizionamenti sociali e culturali. Uno spazio e un tempo in cui è difficile riappropriarsi della propria identità, avere la capacità e consapevolezza di sviluppare un proprio pensiero, libero dai condizionamenti, dai ritmi, dai modelli che il mondo occidentale e industrializzato ci impone.

Si vive in un contesto dove l’essere è condizionato dall’avere, dove l’io è influenzato dal limite materiale e spaziale. Una società dove siamo oppressi da ciò che rappresentiamo: il nostro ruolo sociale e il nostro lavoro rappresentano l’io.

In tutto questo trambusto, in questo caos dove acquista valore ciò che è effimero ed è senza importanza ciò che invece dovrebbe essere pregno di significato, dove è finita la gioia? Dove si trova la gioia?

Ciascuno di noi, in un momento di riflessione dovrebbe porsi questa domanda ed è invitato a trovare una risposta.

La gioia appare in un momento per scomparire nel buio o nel dolore per poi riapparire il momento dopo.

La gioia non è uno stato dell’essere o una condizione ma semplicemente una felicità fatta di attimi da cogliere nella vita di ognuno di noi; possiamo gioire per una cosa qualsiasi: un pagliaccio, un circo, un fiore, un pensiero, un sentimento, un gioco, un ballo, un ricordo.

Spesso è superfluo dare un significato a cose che in fondo non lo hanno o che possono avere un’interpretazione diversa per ciascuno di noi. Come questo spettacolo, onirico, meditativo, artistico esilarante e “pazzesco”.

La scenografia semplice, delicata espressione della voce narrante di Pippo Delbono è arricchita dai molteplici colori accesi, dal gioco di luci e ombre.

Gli elementi di scena sono scarni ma acquistano un immenso valore simbolico e diventano centrali per i sentimenti che trasmettono allo spettatore.

Un viaggio alla ricerca della gioia uno spettacolo interessante e unico, che non è espressione di certezze o verità ma piuttosto rappresenta un invito alla riflessione, alla diversità e alla liberazione da cliché e stereotipi.

Uno spettacolo di Pippo Delbono

con Dolly Albertin, Gianluca Ballarè, Bobò, Margherita Clemente, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Simone Goggiano,
Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Zakria Safi, Grazia Spinella
composizione floreale Thierry Boutemy
musiche Pippo
Delbono, Antoine Bataille, Nicola Toscano e autori vari
luci
Orlando Bolognesi - suono Pietro Tirella - costumi Elena Giampaoli
Produzione Emilia Romagna Teatro Fondazione - Teatro Nazionale, Théâtre de Liège, Le Manège Maubeuge - Scène Nationale.

 

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Autore

cileno

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