Viviroma.it spettacoli a Roma - Abbiamo visto LA COMMEDIA DI GAETANACCIO al Teatro Eliseo

Mercoledì, 20 Febbraio 2019

Roma. Siamo nel 1825, Anno Santo, e il Papa Leone XII promulga un severo editto che proibisce, tra le altre cose, le “presunte attività culturali le quali, che quando va bene, non servono a gnente”. E così gli artisti si trovano in crisi.

Tra questi, Gaetano Santangelo, detto Gaetanaccio, bravo e famoso burattinaio che viveva solo di rappresentazioni dei suoi spettacoli ambulanti, si trova senza lavoro e quindi senza di che sfamarsi.

Questo personaggio, così ironico e creativo, che inseriva salaci allusioni ai potenti del tempo, divertendo con il suo spirito plebeo, battute scurrili e pernacchie, popolani, nobili e prelati, ha ispirato diverse opere tra cui questa commedia di Luigi Magni con musiche di Gigi Proietti, Piero Pintucci e Luigi Magni.

La precarietà della vita del teatrante e la censura sulle attività artistiche sono gli importanti temi che hanno ispirato nella stesura della Commedia del Gaetanaccio rappresentata e diretta da Gigi Proietti 40 anni fa e che il Teatro Eliseo ripropone con le stesse musiche e la regia di Giancarlo Fares; Giorgio Tirabassi è Gaetanaccio e Carlotta Proietti la sua amata Nina, popolana e attrice, Carlo Ragone è Fiorillo, il figlio di Pulcinella, Elisabetta De Vito la Morte. Completano il cast degli altri personaggi della vicenda: Daniele Parisi, Marco Blanchi, Enrico Ottaviano, Pietro Rebora, Matteo Milani, Martin Loberto e Viviana Simone.

Per l’ambientazione, le tribolazioni del popolo romano con il governo papalino, i fondali raffiguranti scorci di Roma, i costumi ispirati all’epoca, la presenza di canzoni, e la regia classica, molto dello spettacolo rimanda la mente al più noto spettacolo Rugantino, che tanto successo ha avuto.

La storia di Gaetanaccio è bella e poetica e gli spunti per far ridere e commuovere sarebbero molti. Lo spettacolo però in questa prima risulta non completamente convincente e una parte importante della responsabilità sembra essere del testo. La fame di Gaetanaccio che non mangia da giorni e il contemporaneo amore sempre vivo per Nina sembrano insieme non molto realistici, e soprattutto si alternano facendo perdere il focus sul messaggio principale, che infatti non si capisce quale sia. Siamo di fronte ad una storia d’amore così alta da vincere sulla morte, come avviene nel finale? O ad un rassegnata constatazione che il teatro resta vittima dalla censura, visto che Gaetanaccio subisce non solo la fame, ma anche la galera?

Inoltre per poter far affezionare il pubblico alle vicende del burattinaio sarebbe stata auspicabile una interpretazione più intensa di Tirabassi, soprattutto nelle parti drammatiche perché il personaggio risulta a volte piatto e leggero rispetto al dramma che sta vivendo.

Più adeguata è l’interpretazione di Carlotta Proietti, un personaggio lineare e credibile nel suo realismo e nel tentennare nella povertà verso la prostituzione con il Porporato, Marco Blanchi, senza però rinunciare alla fine ai suoi valori.

Va fatta una menzione speciale alla già matura interpretazione di Carlo Ragone che con il personaggio maschera di Fiorillo ci regala il senso della poesia nel teatro. Fiorillo è il figlio di Pulcinella, è stato affidato a Gaetanaccio dal padre alla sua morte e vorrebbe vendicare il padre ucciso dai gendarmi, ma goffamente mira male e alla fine viene ucciso dallo stesso Gaetanaccio. Questo personaggio ci fa realizzare che stiamo entrando in una specie di delirio dell’affamato teatrante, che vede e ci fa vedere burattini che dialogano con lui, come anche la Morte che lo viene ogni tanto a trovare.  Ragone, presenza scenica da ex danzatore, con grande capacità espressiva e di modulazione della voce trasmette tantissime sfaccettature di intenzioni, incuriosendo e incantando il pubblico ad ogni entrata in scena.

La scena dei manganelli ci conferma che siamo ormai passati dalla storia alla fantasia e siamo nel teatro delle marionette che infatti si sovrappongono nel finale ai personaggi, favolistiche nei loro colori delicati o decisi come i costumi degli attori di Santuzza Calì.

Belle le musiche suonate dal vivo da cinque musicisti e le canzoni cantate da Gaetanaccio e Nina.

In conclusione, è uno spettacolo che per la cura della messinscena, gli ottimi ingredienti e per l’amore del pubblico romano per i temi legati a Roma, con l’ovvio rodaggio delle repliche, sicuramente potrà deliziare gli spettatori.

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