Viviroma.it spettacoli a Roma - Abbiamo visto IL RACCONTO D'INVERNO al Teatro India

Venerdì, 08 Febbraio 2019

Abbiamo visto IL RACCONTO D'INVERNO in questo adattamento di Andrea Baracco e Maria Teresa Berardelli con la regia di Andrea Baracco, che è giusto appunto un quadro freddo e fin troppo estetico del racconto Shakespeariano. 


La sola fiamma che ha scaldato un palcoscenico sterile di emozioni è quella di Leonte che da subito ha accesso il fuoco della sua improvvisa e insana gelosia urlando la sua cieca rabbia per tutto il tempo e per tutto il tempo è stato bravissimo, non c'è che dire, ma senza umani cedimenti emotivi. Lì dove avrebbe potuto e stava quasi per...e invece no, tutto "tirato" fino alla fine. Un Leonte cupo e ossessionato con indiscutibile energia attorica e capace di una bella espressività, poteva anche suggerire al cuore degli spettatori un sentimento diverso, compenetrabile, ma un colore alternativo sul piano vocale e proprio mancato.
Il dramma di una donna ingiuriata e diffamata, nel suo stato più dolce, quello dell'attesa di un figlio è anch'esso, seppure letteralmente gettato a terra, non percepito.
Ermione stessa dice che non verserà lacrime come ci si aspetterebbe da una donna e fin qui... ma è dirompente e disarmante l'aggressività che subisce da Leonte e istintivo per una donna difendere il  proprio grembo quando dentro vi è la luce della vita, e invece questa brava attrice cade a terra violentemente spinta e agilmente si solleva come, agilmente e rapidamente, solleva la propria dignità violata. Con un fare atletico e non drammatico come è invece drammatica l'azione subita e ripetuta.
E l'amica Paolina, pronta a giurare sulla nobiltà di Ermione, con in braccio la figlia di lei prematuramente nata, ha indossato quel fagottino, un pupazzo fasciato ma col volto scoperto, in modo finto quanto il suo istinto materno. E questo, benchè Shakespeare volesse intendere la Donna anche nella sua versione umana meno classica ma più veritiera ed emancipata, non ha reso vero in quella modalità così "invernale" e controllata un sentimento che se non è materno quantomeno è protettivo verso chi non ha potere di difendersi, un neonato appunto.
Un fantoccio sbieco su un carrello in legno ben poteva rappresentare un figlio, il primogenito di Ermione e Leonte, nella struttura un po' fiabesca della messinscena ma è diventato un "accessorio" tale la mancanza di calore umano di questa pièce. Un fantoccio già morto prima di morire di crepacuore.
Costumi coerenti, stilosi. Belle le luci. Essenziale la scenografia, pulita e asciutta. Linee cromatiche generali eleganti.
Registicamente quest'opera è come se avesse perso un'occasione. E' sembrato un ottimo saggio e un prematuro spettacolo. Con attori bravi, diversamente bravi, forse troppo giovani per incarnare ruoli così adulti. 
Ci sono state note rock che potevano "sciogliere" la rigidità percepità ma che sono state invece composte e non scatenanti e aspetti scenografici interessanti, anzi no...belli ma nel contesto tutto non sono bastate a reggere uno spettacolo che ha però un alto potenziale.
La Compagnia dei Giovani del Teatro Stabile dell'Umbria; Mariasofia Alleva, Luisa Borini, Edoardo Chiabolotti, Jacopo Costantini, Carlo Dalla Costa, Giorgia Filippucci, Silvio Impegnoso, Daphne Morelli, Ludovico Rohl e Adriano Baracco (voce registrata) merita in ogni caso la possibilità di maturare un'opera che ha alla base idee in stato quasi embrionale e che mi auguro mettano le ali nelle repliche prossime.

TEATRO INDIA
7 - 10 febbraio 2019
Durata 1 ora e 30 minuti.

Orari spettacoli
giovedì ore 21.00
venerdi e sabato ore 19.00
domenica ore 18.00

 

 

Non sei iscritto, partecipa a Vivi Roma!

Autore

YARRO

Chi è in linea