Viviroma.it spettacoli a Roma - Abbiamo visto: UNO NESSUNO E CENTOMILA con Enrico Lo Verso al Teatro Ghione

Giovedì, 07 Febbraio 2019

Enrico Lo Verso in scena al Teatro Ghione fino al 10 febbraio con Uno Nessuno e Centomila per la Regia di Alessandra Pizzi

Un’energia incredibile e un’atmosfera magica ieri sera al Teatro Ghione, come non capita spesso.
Non ci sono parole per descrivere le emozioni e le riflessioni che questa rappresentazione è in grado di suscitare.
Un magnifico e ironico Enrico Lo Verso, nel pieno della sua eccezionale maturità artistica, ci rivela ancora una volta un attore ricco di straordinaria sensibilità ed umanità. Solo un grande attore come lui può permettersi di salire sul palco e recitare un monologo, un’opera così impegnativa con tale naturalezza e disinvoltura da far sembrare che essa sia stata scritta apposta per lui.
Tutti magnifici i suoi personaggi: Vitangelo, Gegé, Dida, Anna Rosa; tutti rivelano di avere qualcosa in comune ma al tempo stesso attraverso uno sguardo, una cadenza, un’espressione o un gesto si distinguono nettamente tra loro. Anche da questo possiamo cogliere la peculiarità e la bravura dell’interpretazione.
Allora cosa possiamo credere di aver visto nella realtà ieri sul palco?
Non abbiamo la presunzione che la realtà sia uguale per tutti, e non sappiamo come si vedesse o si sentisse lui in quel momento ma possiamo darvi la nostra idea: noi pensiamo di aver trovato un artista raffinato, colto, un uomo semplice, gentile, che con il suo profondo carisma e il suo fascino ha saputo rendere omaggio con orgoglio alla nostra cultura, essendone parte.
Una rappresentazione entusiasmante, davvero straordinaria, coinvolgente al punto da toccare nel profondo l’anima e il cuore dello spettatore.
Una regia che ha saputo cogliere pienamente il testamento del grande Luigi Pirandello e che è riuscita a valorizzarlo sia per quanto riguarda il pensiero stesso dell’autore sia per la capacità di utilizzare al meglio gli strumenti del linguaggio teatrale -fatto di parole ma anche di luci, suoni, gestualità, immagini- per catturare tutta l’attenzione ed entrare in profonda empatia con il pubblico.
Una regia che ha rivelato la sua genialità nello scomparire dietro l’esaltazione dell’autore e la valorizzazione dell’attore.
Di Pirandello si può trovare l’essenza del suo pensiero, l’ironia con cui rappresenta il dramma dell’uomo che è alla ricerca di se stesso e che non si ritrova nell’immagine riflessa di se allo specchio e neppure in quella che hanno di lui gli altri.
Una storia introspettiva, un continuo dialogo con se stesso fatto d’illuminazioni, ripensamenti, dove l’interlocutore immaginario è rappresentato dallo spettatore.
L’ individuo in crisi e in conflitto con la realtà e con il mondo sceglie di rinunciare a tutto anche a se stesso.

Trama
La storia del protagonista Vitangelo Moscarda s’innesca quando egli scopre dalla moglie di avere il naso storto e da questo particolare comincia a fare una serie di ragionamenti che lo portano a riflettere sul fatto che egli si vede e sente di essere in modo diverso da come gli altri lo vedono. Allora egli comincia a domandarsi se non sia come gli altri lo vedono o piuttosto come egli crede di essere.
Questa dicotomia lo porta a un’introspezione su come egli è realmente e su quale è la realtà se non ciò che ognuno pensi che essa sia. Si assiste a una frantumazione dell’io come individuo: come identità personale fatta della propria consapevolezza e come ciascuno viene percepito dagli altri e dalla società. Una società che guarda all’apparenza e con superficialità tende ad etichettare, a giudicare.
Il suo momento di crisi ha inizio quando lui pensando al padre prende consapevolezza che egli faceva l’usuraio e poiché ha ereditato il lavoro del padre capisce di essere egli stesso usuraio. Decide così di distruggere l’immagine che gli altri si sono fatti di lui.
E lo fa con un gesto del tutto inaspettato per l’idea che gli altri si erano fatti di lui.
Da ciò un gesto di generosità del protagonista –gesto attraverso il quale egli si vuole riscattare- che viene visto dagli altri come follia, in quanto contraria all’immagine stessa che gli altri si erano fatti di lui.
Tale immagine agli occhi degli altri viene ancora più sconvolta quando lui decide di ritirare i soldi dalla banca senza preoccuparsi che la banca vada fallita.
Egli non si riconosce più nella sua vita e in quello che esse rappresenta e decide di cambiarla e di alienarsi da tutto ciò che aveva rappresentato fino a quel momento.
Il susseguirsi degli eventi allontanano sempre di più Vitangelo dal mondo e dalla sua vita passata, egli si ritira in un ospizio accettando quello che agli occhi del mondo rappresenta il nulla.
La storia si chiude con il protagonista che ci spiega: “muoio ogni attimo, io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non più in me ma in ogni cosa fuori.”

Note sull’Autore
Il teatro fu un amore autentico per Pirandello, uno degli scrittori più importanti della letteratura italiana nonché premio Nobel nel 1934. Egli ha avuto senza dubbi il merito di saper cogliere e di adattare le proprie opere ai modi espressivi del palcoscenico che non sono fatti solo di battute ma anche di luci, suoni, pose, movimenti e scenografie.
Uno nessuno e centomila fu l’ultimo romanzo di Pirandello e divenne presto uno dei classici della letteratura contemporanea. Potremmo dire che rappresenta il suo testamento in quanto espressione del suo pensiero.
In questo romanzo Pirandello oltre alla crisi dell’individuo ci ha voluto mostrare la crisi della società, un’originale rappresentazione della conflittualità tra le persone e di ciò che è spesso all’origine delle incomprensioni: il fatto che ciascuno vuole imporre il proprio modo di vedere le cose e gli altri.

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Autore

cileno

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