Viviroma.it spettacoli a Roma - Abbiamo visto la finale del Roma Fringe Festival 2019  al Teatro Vascello

Domenica, 03 Febbraio 2019

Al Teatro Vascello si è svolta la finale del Roma Fringe Festival 2019, l’evento è cominciato lunedì scorso alle 18,30 per concludersi attorno alla mezzanotte.

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Prima di procedere con la descrizione degli spettacoli, è necessario spiegare a grandi linee in cosa consista il Roma Fringe Festival. Le informazioni sono state reperite dal sito (che ho personalmente trovato un po’ disordinato): “Il Fringe è il più importante festival mondiale di spettacolo dal vivo. Un evento che si replica in ogni capitale culturale del mondo. Nato nel 1947 a Edimburgo (UK), conta oggi circa 240 festival annuali, dall’Australia agli Stati Uniti, dall’Asia alla nostra Europa. Per capire cos’è il Fringe e cosa rappresenta per il settore delle arti sceniche basta dare un’occhiata ai numeri: ogni anno, 19 milioni di persone in tutto il mondo vedono 170 mila artisti replicare 79 mila spettacoli.(…) Una vera e propria fucina di talenti, ma non solo. Sono moltissimi, infatti, gli attori affermati che vogliono provare l’ebbrezza e l’emozione di un contatto diretto con un pubblico schietto e verace. Il Fringe è attivo a Roma dal 2012, patrocinato dalla World Fringe Society, ed è alla sua VII edizione. È Il fenomeno di spettacolo dal vivo più vivace della penisola e rappresenta un punto di riferimento per tutti gli artisti indipendenti che ambiscono a una platea internazionale. Nel 2017 sono state 350 le compagnie che si sono iscritte alla selezione per un cartellone che prevedeva 40 spettacoli…”

Quindi si tratta di un festival di opere prime di autori giovani. Alla serata in questione era possibile vedere i 4 spettacoli che sono arrivati in finale. Li indico così come sono stati presentati: 

“Pezzi” da Pescara, con la Regia di Laura Nardinocchi e tre attrici: Ilaria Fantozzi, Ilaria Giorgi e Claudia Guidi;

“Radici” da Bologna/Pescara, per la Regia di Millanta – De Nitto e come attore protagonista Antonio De Nitto;

“Attesa” dalla Basilicata, ideato da Elena Oliva, drammaturgia e scene di Dino Lopardo e sul palco la stessa Oliva assieme ad Alessio Esposito;

“Un po’ di più” da Palermo che ha visto come attori Lorenzo Covello e Zoé Bernabéu.

Il primo lavoro racconta di una madre e due figlie che l’8 Dicembre stanno preparando l’albero di Natale. Il testo è ben scritto e le attrici mostrano una capacità tecnica notevole, ma lo sviluppo della storia e dell’epilogo mi sono sembrate essere un po’ scontate. Una storia molto densa, ma alla quale corrisponde forse una conclusione troppo frettolosa. E’ evidente un ottimo lavoro con le attrici, che mostrano un notevole affiatamento, e una buona presenza scenica. Questo è il testo che ha vinto il premio come miglior spettacolo del Roma Fringe Festival 2019!.

Il secondo lavoro è un monologo recitato da Antonio De Nitto, un testo potente, che riverbera luci dal passato e le usa come paradigma per mostrare il presente. Una grande capacità interpretativa e una forte sensibilità personale che fanno amare i personaggi rappresentati. 

“Attesa” è invece una commedia, dove l’attrice si prende anche un po’ in giro. Godibile e originale la parte centrale dello spettacolo, incentrata sulle chat con aspiranti spasimanti. Interessante il contrasto fra l’interprete maschile e quello femminile. Alcuni cali di ritmo forse hanno nuociuto al testo e personalmente, il cambio di registro finale mi è sembrato essere un po’ forzato. Complimenti però per il coraggio e l’ironia. 

Personalmente ho ritenuto essere il più innovativo e interessante l’ultimo lavoro presentato: “Un po’ di più”. Per metà dello spettacolo non si sente una sola parola. E quando avviene l’espressione verbale, questa è sconnessa, spezzettata, apparentemente incomprensibile. Ho apprezzato il coraggio di rinunciare alla parola, che in un testo teatrale è fondamentale, per lasciare spazio alla corporeità. La sensazione di straniamento iniziale è la metafora dello straniamento dal quale si è attraversati quando finisce una storia di amore. 

A conclusione dell’articolo, sono necessarie delle riflessioni generali. 

La questione scenografie: tutti i testi sono stati recitati con un fondale nero e con delle scenografie essenziali, quasi inesistenti (Un albero di legno, delle scatole di cartone, una sedia, un tavolo, delle torce). Tale aspetto, che potrebbe essere considerato negativo, è, a mio parere invece, assolutamente positivo, poiché obbliga lo spettatore a concentrarsi sul testo e sulla recitazione e a costruire con la propria fantasia il contesto. 

Tutte gli attori e le attrici hanno recitato egregiamente, dimostrando grandi competenze. Non è così scontato. 

Complimenti infine agli organizzatori e alla Giuria, che ha saputo scegliere fra i testi migliori. Non condivido la scelta finale effettuata, ma le scelte delle giurie vanno sempre rispettate, soprattutto in questo caso, perché composte da persone estremamente competenti.

Francesco Castracane 

 

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Autore

Redazione

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