Viviroma.it spettacoli a Roma - Abbiamo visto: Lunga giornata verso la notte di Eugene O’Neill al Teatro Vascello

Venerdì, 18 Gennaio 2019

Abbiamo visto “LUNGA GIORNATA VERSO LA NOTTE” di Eugene O' Neill , il 13 gennaio al teatro Vascello, nella traduzione di Bruno Fonzi per la regia di Arturo Cirillo con Milvia Marigliano( Mary), Arturo Cirillo ( James ),Rosario Lisma (James Jr.), Riccardo Buffonini ( Edmund). Scene di  Dario Gessati, costumi di Tommaso Lagattolla,  luci  di Mario Loprevite, assistente alla regia Mario Scandale, assistente scene Maddalena Moretti, assistente costumi Donato Di Donna. Collaborazione di Lucia Rho. Spettacolo selezionato nell’ambito di NEXT 2017/2018.

Lunga giornata verso la notte (Long Day's Journey into Night), talvolta tradotto come Lungo viaggio verso la notte, è un'opera teatrale del drammaturgo statunitense Eugene O’Neill, vincitrice del prestigioso Premio Pulitzer per la drammaturgia nel 1957. Oltre ad essere considerato il capolavoro di O'Neill, Lungo viaggio verso la notte è considerato uno dei massimi capolavori del teatro statunitense del XX secolo insieme con Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller ed Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Williams.

Così Eugene o Neill scrive alla moglie del suo dramma:

A Carlotta, nel dodicesimo anniversario del nostro matrimonio

Carissima, ti offro il manoscritto originale di questo dramma d’un’antica pena, scritto con le lacrime e col sangue. In una ricorrenza così lieta può sembrare un dono triste e inopportuno. Ma tu capirai. Te lo offro come tributo al tuo amore e alla tua tenerezza, che seppero infondere in me la fede nell’amore ed il coraggio di affrontare alfine i miei morti e scrivere questo lavoro_ con profonda pietà  e comprensione e desiderio di perdono verso tutti  e quattro i tormentati Tyrone.

Mia amata, questi dodici anni sono stati un viaggio verso la luce, verso l’amore. Tu sai quanto ti sono grato, e quanto ti amo.

Gene

Tao House, 22 luglio 1941

 

La storia: Nella sua residenza estiva, la famiglia Tyrone si confronta, nell’arco di un’intera giornata, dal mattino a notte fonda, col proprio passato, i propri fallimenti , le proprie ossessioni e rimpianti. La madre Mary è dipendente dalla morfina, il padre James è un ex-attore di teatro ormai ossessionato dal denaro e dalle proprietà terriere, i due figli Edmund e Jamie sono a un passo dall’alcolismo. Edmund si scopre affetto da tubercolosi, mentre la madre Mary è prossima a ripiombare in una delle sue crisi deliranti. 

Purtroppo, della profondità del testo e della sua potenza, sono rimaste solo le parole. Che tuttavia  sopravvivono alla superficialità  della rappresentazione e riescono, almeno quelle, ad arrivare al pubblico, a causa della forza stessa che le anima. La trovata più interessante dello spettacolo è la disposizione della scena: semicircolare, al centro si trovano solo un tavolo con bottiglie di alcol e bicchieri, ed una poltrona. Gli attori s’incontrano per poi ritornare ai margini dello spazio, dove quattro piccole sedute ricordano quattro camerini teatrali. Per il resto la storia procede senza uno sviluppo, agitando in continuazione conflitti  tra i protagonisti.  Manca completamente una vita fisica dei personaggi , cosicché il testo risulta quasi sempre slegato dai movimenti degli attori

 

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